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CISAL, MENTRE SI RICORDANO LE VITTIME DELLE MAFIE, SI TAGLIANO I FONDI A FAVORE DELLE FORZE DELL’ORDINE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 23 Marzo 2014 20:20

Il 21 di marzo, non è più soltanto il primo giorno di Primavera ma, come hanno ricordato Papa Francesco e don Ciotti, anche il giorno in cui, oramai da 19 anni, si commemorano le tantissime (sono purtroppo quasi un migliaio) vittime, innocenti, delle mafie. Uomini e donne che, solo perché difensori dello Stato, della libertà, della giustizia e della democrazia o, solo perché magari spettatori incolpevoli di “qualcosa che non dovevano vedere”, hanno pagato il prezzo più alto: la perdita della vita.

Quest’anno, in particolare, complice anche la giornata del sabato, le manifestazioni di commemorazione si sono protratte addirittura per due giorni e tantissime sono state le iniziative in numerose città italiane e in tantissime scuole del Paese in cui si sono ricordate questi cittadini che – costasse qual che è poi costato - non si sono piegati a particolari delittuose volontà.

Capita pure, però, che mentre da un lato - attraverso tante iniziative che coinvolgono anche giovani studenti che con impegno e commozione ricordano eventi e vittime, e attraverso uomini e donne che lo rappresentano - lo Stato continua strenuamente la lotta – spesso impari – contro la criminalità in tutte le sue forme e sfaccettature, dall’altro, poi, sembra quasi fare di tutto per rendere vani i suoi stessi sforzi.

Ad affermarlo è Paola Saraceni, Segretario Generale del Dipartimento Ministeri-Sicurezza e Presidenza del Consiglio dei Ministri, di CISAL Fpc.

Com’è possibile, altrimenti, che in nome di una necessità di tagli sulle spese statali, invece di andare alla ricerca dei veri sprechi e di quelle sacche di privilegi – oramai anacronistici ed immorali –ancora oggi presenti in gran numero, si propongano delle operazioni contabili, secondo la solita rozza logica dei tagli lineari, certamente più semplici e rapide da attuare, ma certamente meno efficaci in prospettiva futura e di rilancio, colpendo numerosi settori nevralgici, tra i quali – in questo caso specifico - la sicurezza di tutti gli italiani?

A noi della Cisal appare doveroso segnalare, ad esempio, una certa sottovalutazione delle possibili ripercussioni negative connesse alla paventata riduzione degli stanziamenti in favore delle forze dell’ordine prevista dall’ “implacabile “commissario-ragionier Cottarelli, nel suo piano di spending review. Se attuata, detta decurtazione sarà unicamente a scapito della tutela della legalità e della sicurezza. Essa inciderà in modo fortemente negativo sulla possibilità di un efficacie contrasto alla criminalità, finendo col produrre un enorme e irrisarcibile danno a tutti i cittadini.

Come già avuto modo di spiegare in diverse occasioni - ha proseguito la Saraceni – noi della Cisal crediamo che gli sprechi da eliminare siano da ricercare altrove. Nei costi della politica e nei vitalizi, ad esempio; nelle consulenze esterne e nelle esternalizzazioni di servizi; nei finti tagli delle auto blu (per risparmiare veramente non se ne vendono all’asta cento, per poi comprarne 1000 o più); negli elevatissimi stipendi dei manager pubblici che guadagnano in un giorno più di quanto molte famiglie hanno a disposizione per un mese o due (e senza vergogna alcuna si lamentano pure se solo si ipotizza una decurtazione); nonchè nella riduzione (quando non totale eliminazione) degli sprechi in generale .

Troppo spesso in passato, biechi interessi e miopi visioni di pochi hanno imposto al Paese scelte scellerate che lo hanno spinto su sentieri economici impervi e senza uscita. Questa volta, per il bene degli italiani, ci auguriamo fortemente che ciò non accada e che venga intrapresa una più impegnativa ma, alla distanza, più produttiva sapiente e lungimirante politica di gestione delle limitate risorse finanziarie rese disponibili dagli stringenti vincoli di bilancio e rapporto deficit-Pil.

In conclusione ed in sintesi – ha chiosato Paola Saraceni - crediamo che nessun Governo, e tanto meno questo, può al giorno d’oggi pensare di risolvere la grave crisi economica in cui si dibatte il Paese con il pallottoliere. Servono, al contrario scelte coraggiose e di lungo respiro, che abbiano una natura progettuale di medio e lungo termine e non emergenziale; scelte che pongano la questione del rilancio e non dello smantellamento del pubblico impiego – risorsa da rivalutare e non zavorra - tra le priorità. Solo così si realizzerà un rinascimento, economico e non, per l’Italia.

Speriamo che l’attuale governo non commetta i soliti errori; potrebbe non esserci un’altra occasione!

 

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