In data 7 agosto 2008, l'Ufficio Scolastico Provinciale di Genova ha
reso noti i posti a disposizione nell'organico di fatto che verranno
attribuiti agli insegnanti precari alla fine del mese corrente.
Gli accordi intercorsi tra l'Ufficio Scolastico Regionale della Liguria
e le O.O.S.S. producono una sensibile riduzione dei posti che ogni anno
venivano attribuiti ai docenti precari iscritti nelle graduatorie della
nostra regione.
Più delle parole, sono i numeri ad essere chiarificatori ed ecco
qualche esempio tratto dai dati disponibili per le cattedre genovesi,
ma la situazione è identica in tutta la regione. Nelle scuole superiori
la cosiddetta "emergenza matematica" è stata risolta riducendo del 30%
le cattedre intere, peggio ancora se si considerano gli spezzoni orari;
nessuna cattedra di filosofia, ma solo spezzoni orari, mentre l'anno
scorso erano quattro intere più gli spezzoni orari. L'area letteraria è
in situazione ancora peggiore: italiano (con e senza latino) riduzione
del 57%. Vediamo ora le tre i sulle cattedre intere: inglese -75%,
internet (informatica) -60%, e impresa (economia aziendale) + 1%
(calcolato sul numero di ore). Basterà quell'1% a far gridare al
successo del poker Berlusconi/Tremonti/Brunetta/Gelmini?
La scuola italiana si distingue per l'inclusione degli alunni
diversamente abili ed ecco che, sempre alle superiori, nel sostegno di
area scientifica la riduzione è del 28%, mentre in quello di area
linguistico letteraria è superiore al 40%.
Il fenomeno è da attribuirsi a due cause. La prima è quella delle
riforme politiche in corso che dettano una direzione. Come in RAI al
cambio di Governo si assiste al salto del fosso, così capita negli
Uffici Scolastici e nelle richieste che vengono fatte dai Dirigenti
Scolastici che sono sempre ossequiose del potere costituito che presto
elaborerà "criteri di valutazione" anche per loro. La seconda è il già
citato accordo sindacale
(
http://www.ufficioscolastico.liguria.it/news/2008/C.C.D.R.%20%20Utilizzazioni%202008-09.pdf) che consente ai docenti di ruolo, alla faccia
della continuità didattica, di trasferirsi da una provincia all'altra
non solo "per gravi motivi dovuti all'assistenza di familiari
disabili", ma anche su semplice richiesta/desiderio.
Ne consegue che i docenti che sono entrati in ruolo su province
"fortunate/libere" sulle quali ci si è collocati grazie a minori
vincoli familiari, oggi richiedono in massa di rientrare nelle proprie
città di appartenenza. Si premiano così i "furbi", senza fare loro
pagare alcun dazio. Con questa scelta si toglie il posto a quei precari
che, quasi sempre con figli a carico e che spesso hanno più punti in
graduatoria degli stessi docenti di ruolo, hanno avuto minori
possibilità di muoversi e, restati nelle province d'origine, sono
ancora precari.
Questa precarietà, anche a causa dell'assenza di concorsi dal 1999, ma
quello precedente è del 1990, per molti si protrae da 3/5/10/20 anni di
lavoro continuativo a scuola.
Il gioco del Governo è chiaro. Il fronte dei precari, siano essi quelli
"storici" (corsi abilitanti), siano essi quelli di formazione SSIS,
siano essi quelli dichiarati idonei agli ultimi concorsi, si sta
unificando nella "Rete Precari 11 luglio" alla quale aderisce anche il
Comitato Precari Liguri che gode dell'appoggio della Commissione Scuola
del Partito Socialista genovese.
Non avendo spazio per attivare le guerre tra i poveri, ecco che contro
il fronte unito dei precari si attivano le politiche di "Giovanni senza
terra": dare ai ricchi (garantiti, titolari di diritti riconosciuti:
gli insegnanti di ruolo), togliendo ai poveri (non garantiti, titolari
di nessun diritto: gli insegnanti precari). Ed ecco i contentini agli
insegnanti di ruolo: promesse di stipendi più alti, ripristino degli
esami di riparazione, maggiori possibilità di avvicinarsi a casa e via
così continuando. Tutto nascosto sotto la cortina fumogena mediatica
del voto in condotta e del grembiule a scuola.
I sindacati sono sostanzialmente disinteressati al futuro dei precari e
le riforme del mondo della scuola di questi ultimi quindici anni sono
tutte tese a disossare il sistema scolastico statale a beneficio di
quello privato.
Una lettrice bene informata de Il Secolo XIX in data 7 agosto vedeva
pubblicata una sua lettera titolata "Vogliono distruggere la scuola
pubblica":
"Il ministro Maria Stella Gelmini ha l´obiettivo evidente di
distruggere la scuola pubblica a vantaggio di quella privata. Saranno
tagliati 87 mila docenti e le classi verranno accorpate a livelli da
scuole del terzo mondo.
Otto miliardi di euro di fondi destinati all´educazione saranno rimossi
e ciò porterà al blocco dell´intero sistema educativo. La Scuola di
specializzazione per l´Insegnamento nella scuola secondaria sarà
eliminata di punto in bianco impedendo a una generazione intera di
avere accesso al lavoro per il quale si è preparata ed ha pagato
ingenti tasse universitarie. L´età minima dell´obbligo scolastico sarà
abbassata da 16 a 14 anni, il livello più basso d´Europa. Oltre a tutto
questo è stata posta in atto una campagna di disinformazione contro la
scuola pubblica cercando di indurre in maniera subdola i cittadini a
non fidarsi della di essanel frattempo il ministro distrae l´opinione
pubblica con sciocchezze quali il 7 in condotta ed il grembiule.
L´attuale governo del resto non fa che continuare un trend attivo da
anni, quello di sottrarre fondi alla scuola pubblica per darli alle
scuole private che in Italia, a differenza di altri Paesi, hanno due
caratteristiche specifiche: sono nella quali totalità sotto la gestione
della Chiesa e sono popolate da figli di papà che non hanno voglia di
studiare e che pagano salato per un pezzo di carta che non meritano."
Già Calamandrei nel 1951 ammoniva:
"Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare
le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di
Stato hanno il difetto di essere imparziali. C´è una certa resistenza;
in quelle scuole c´è sempre, perfino sotto il fascismo c´è stata.
Allora, il partito dominante segue un´altra strada (è tutta un´ipotesi
teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad
impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole
private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di
quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste
scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a
consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono
migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come
ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che
saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole
pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami
sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola
privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non
potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di
partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle
sue scuole private."
La Commissione Scuola e la federazione genovese del Partito Socialista,
da sempre attento alla scuola di tutti e alla laicità delle istituzioni
(tra queste secondo Calamandrei anche la scuola), rifiuta queste
logiche ed esprime solidarietà al mondo dei precari della scuola, siano
essi gli insegnanti, siano essi i collaboratori (ATA) che, vergogna!,
nel 50% dei casi sono precari.
Paolo Fasce e Paolo Malerba
Commissione Scuola Partito Socialista
Federazione Provinciale di Genova
Giuliano Boffardi
Segretario della Federazione Provinciale di Genova
Partito Socialista