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Basket,2008-08-30 21:53:03
Nel ritiro di Folgaria Dragan Sakota parla di sé e della Fortitudo
Mi chiede che carattere penso di avere. Le rispondo: credo di essere soprattutto paziente, confessa il Santone di Belgrado ed in effetti così è Dragan Sakota, dal primo gennaio di quest’anno coach dell’aquila fortitudina. Pazientemente infatti s’apparta tutte le sere con un suo giocatore. Ieri è stata la volta dopo cena di Joseph Forte, uno non facile da prendere, al pianobar del Golf Hotel di Folgaria. Domani probabilmente toccherà a Qyntel Woods, un altro bel tipo. Il pianista suonava e cantava “odio l’estate” di Bruno Martino. Sommessamente, quasi per non disturbare quel padre che parlava col cuore al figlio. Il figliolo di pelle nera lo ascoltava assorto, forse rapito. Pazientemente studia l’italiano col manuale serbo sempre a portata di mano ed un giorno, non lontano, si presenterà in conferenza stampa e parlerà la nostra lingua meglio di Dan Peterson: c’è da scommetterlo. Tempo al tempo. Pazientemente si siede sulla panca all’ombra dello spogliatoio del Centro La Pineta mentre Marcelinho e i compagni anellano giri su giri di campo a ritmo blando. “è bello stare al sole, ma questo picchia troppo forte per la mia crapa”, dice sciogliendosi. Sakota pare un orso. Ma non lo è. La scorza è indubbiamente dura, ma non impenetrabile. Anzi. Il sorriso è tenero. E il gusto per la battuta, furba, non gli manca mai. Gli chiediamo per esempio se preferisce la Coca Cola, la birra o un buon bicchier di vino. E lui: “Sicuramente non la Coca. D’estate, quando fa molto caldo, preferisco la birra, ma credo che se in Italia non apprezzi un bel bicchier di vino, o al massimo due, perdi moltissimo”. E ancora: “Vista la mole, è pure una buona forchetta?”. “Il cibo italiano è il più buono del mondo. Chi non ama il mangiare italiano? Forse i cinesi…”. Già e avanti così. Pazientemente: un piacevole e sereno botta e risposta come una ciliegia che tira l’altra. Mentre il cielo di Folgaria è sempre più blu e il sole lassù si fa sempre più grande. - Restando in tema, il bicchiere di vino preferisce vederlo mezzo pieno o mezzo vuoto?“Non capisco”. E si fa spiegare il nostro modo di dire dall’inseparabile Diego Pastori, delizioso diesse dell’Upim che è forse anche più paziente di lui. “Lo vedo spesso mezzo pieno – alla fine confessa -, ma non lo confesserò mai. E allora ti dico che è meglio vuoto perché sono fondamentalmente una persona molto realista”. - E mai sognatore?“Tutti sognano e tutti vogliamo credere nei sogni, ma i miei sogni non sono mai fuori dalla realtà”.- Sogna una Fortitudo che possa quest’anno anche grattare la pancia alla Mens Sana?“In questo momento non ho ancora a disposizione tutta la squadra perché mi mancano negli allenamenti quotidiani ancora cinque giocatori (Mancinelli e Cittadini con la nazionale azzurra, Barron e Gordon non arriveranno in Folgaria prima di venerdì, Achara è un acquisto dell’ultima ora). Quindi qualsiasi cosa dica ora non avrebbe senso. Solo fra un mese potremo parlare meglio delle possibilità che avrà la Fortitudo in campionato e capire la misura del suo talento. Oggi come oggi sono però soddisfatto di come Savic ha operato sul mercato e ho fiducia nei giocatori che la società mi ha selezionato”.- L’aggrada pure la scelta del ritiro precampionato sull’Altipiano di Folgaria?“Avevo già sentito parlare bene di questa località e della sua organizzazione ad alto livello. So che a luglio è stata qui la nazionale serba e anche loro si sono trovati ottimamente, ma non credo comunque che questa sia stata la ragione per cui la Serbia ha battuto giorni fa l’Italia nelle qualificazioni europee 2009”.- Qual è la sua filosofia cestistica? “Penso che nel basket ci siano varie filosofie cestistiche e comunque credo che il basket non abbia bisogno di tanta filosofia perché in fondo è un gioco semplice. Alcuni sostengono che sia fondamentale la difesa, altri l’attacco. Io dico che devi giocare forte in difesa e avere molto talento in attacco”.- Il suo rapporto con la fortuna?“Dobbiamo sempre credere in qualcosa e, se si lavora molto e bene, credo che ci sia qualcuno che ti aiuta, anche se non lo vedi, a realizzare i tuoi obiettivi. Qualcuno potrebbe dire che questo è Dio, qualcun altro che è la fortuna. L’importante è avere fede in quello che fai e capire che l’opportunità di rendere il nostro destino più facile o difficile dipende soprattutto da noi”.- In Italia siamo un po’ particolari, ci annoiamo quando una squadra vince sempre: pensa che quest’anno Fortitudo, Milano o Roma abbiano fatto squadre competitive ai livelli di Siena o la nostra è più una speranza che una verità?“Vedo molto forti specialmente Roma e Milano, la Virtus ha speso molto, noi speriamo, come dicevo, di aver fatto buone scelte. Pensiamo insomma di poter lottare alla pari con Roma, Milano e Bologna, ma non posso negare che Siena sarà sicuramente ancora la favorita per imporsi in Italia per il terzo anno consecutivo: ha mantenuto lo stesso team e lo stesso altissimo livello qualitativo, in più si è rafforzata e ha più esperienza di tutte”.- Preferisce che la chiamino Santone, come fanno i greci, o professore?“Santone. Scusi, ma non capisco – e di nuovo ricorre in aiuto Diego Pastori -. Credo che prima di tutto ogni allenatore debba essere riconosciuto per il suo carattere e, anche se il professor Nikolic è stato uno dei migliori coach di Jugoslavia, non voglio dire di essere o di voler essere uguale a lui. Certo il mio carattere è più vicino al suo che a altri”.- Che carattere pensa di avere? È stata la prima domanda e ora è l’ultima.“Sono soprattutto molto paziente, ho una buona dose di esperienza e questo mi permette di capire bene i problemi. In più sono motivatissimo. Il mio scopo è quello di aiutare i ragazzi a lavorare bene e in modo corretto. E a volte anche ci riesco”. - Un’ultima cosa ancora: impareremo prima noi l’inglese o lei l’italiano? “Sicuramente io l’italiano, perché tu, mio caro, l’inglese non stai neanche provando ad impararlo”.