E' una stagione da sogno, una di quelle che vorresti non finisse mai. E allora, buon per la Sestrese (e per tutti gli amanti del bel calcio) che, nonostante la promozione in Serie D conquistata con ben tre turni di anticipo, ci sia ancora qualcosa per cui lottare: c'è l'inebriante profumo della Coppa Italia, certo, ma c'è anche un campionato da continuare a onorare, fino in fondo, perché sarebbe veramente un peccato se un calo di tensione deteriorasse i numeri da record fin qui messi in fila dalla corazzata verdestellata. E dunque, avanti, avanti così. Intanto, prima di rituffarsi nelle ultime gioie dell'Eccellenza, facciamo il punto sul cammino dei genovesi in Coppa: mercoledì scorso, trasferta fino a Udine e un buon pari colto sul campo della Manzanese. Buono, ma non ottimo: lo zero a zero esterno è in assoluto un risultato positivo, ma che nasconde diverse insidie, visto che al ritorno (il 18 aprile a Borzoli) i padroni di casa saranno obbligati a vincere, per passare il turno (un altro zero a zero manderebbe le due contendenti ai rigori), mentre un pari con gol promuoverebbe i friulani. Discorso qualificazione più che mai aperto, quindi, ma in casa sestrese l'ottimismo è di rigore: “ A Manzano – racconta il ds genovese Aldo Panico – ci siamo trovati di fronte una compagine di ottimi livello e ricca di individualità interessanti, su tutte, direi, il portiere, che ha salvato il risultato con una serie di interventi davvero prodigiosi. Sì, perché la gara è stata combattuta, con numerosi capovolgimenti di fronte, ma noi saremmo potuti andare in vantaggio: Sigona due volte e Ramenghi sono andati davvero vicinissimi alla segnatura. I locali, d'altro canto, han colpito un palo... Insomma, ci sarà ancora da lottare, è vero che il pari 'a occhiali' è un risultato che porta con sé qualche rischio, però giocheremo in casa, abbiamo dimostrato di essere all'altezza della situazione e recupereremo Amirante, scusate se è poco, per cui...”. Al di là dell'aspetto tecnico, la trasferta in Friuli verrà comunque ricordata per altri piacevoli motivi: “Ottima accoglienza da parte della compagine locale – sottolinea Panico – e uno splendido impianto sportivo, davvero fantastico. E' stato un piacere giocare lassù: sì, trasferta lunga, ma ne valeva la pena!”.
Chiusa per il momento la parentesi Coppa, non si può non tornare sul trionfo di due settimane fa, il vittorioso blitz di Loano che ha chiuso ogni discorso al vertice, con la Sestrese favolosa prima sotto lo striscione del traguardo. Partiamo proprio da qui, dalla partita decisiva: “Certo l'aver vinto il campionato andando a imporsi sul terreno di quella che è stata, in fin dei conti, la nostra rivale più irriducibile, la più continua, accresce non poco la soddisfazione generale per la promozione appena conseguita – afferma un raggiante Panico.- Grande squadra, allenata da un signor tecnico, averla superata a domicilio incrementa il valore della nostra impresa, di questa stagione semplicemente eccezionale, chiusa con un primo posto corredato da numeri strepitosi, per gol segnati, media inglese, partite vinte, e lo stesso cammino fin qui percorso in Coppa Italia... Abbiamo zittito molte persone che non credevano in noi, e abbiamo sposato in pieno la politica del silenzio e dell'umiltà: niente proclami roboanti, ma lavoro, lavoro, lavoro”. Lavoro e basso profilo: del resto perché esporsi sbandierando la propria forza? Da che calcio è calcio, non si ricorda, a nessun livello, un campionato vinto prima di scendere in campo, e allora è inutile gonfiare il petto a priori, perché le delusioni possono essere cocenti, con contorno di solenni figuracce.
Attenzione, però, perché tutto ciò non significa che la Sestrese 2006/2007 sia stata una “parvenue” dell'alta classifica, una bomba deflagrata per caso e ritrovatasi ai vertici senza alcun preavviso: “Tutto ciò che è accaduto quest'anno – precisa a tal proposito il ds – parte da lontano, è frutto di un progetto serio, di una programmazione di anni, di un lavoro impostato dal presidente Viglietti e da Maisano, all'epoca direttore sportivo e oggi trainer, e al quale noi tutti man mano abbiam portato il nostro contributo: un contributo fatto pure di cuore, di grande attaccamento alla maglia e alla società, e questo vale anche per noi che lavoriamo fondamentalmente dietro la scrivania, non solo per i giocatori! In relazione alla stagione che sta per concludersi, che si partisse da basi solidissime è lo testimonia il fatto che in estate si è costruita una determinata squadra, e questa è stata poi ritoccata, in corso d'opera, in misura minima. Dunque, ripeto, un progetto organico che aveva buone possibilità di riuscita, anche se poi è sempre il fattore campo a dire l'ultima parola”.
Chiarissimo ed esauriente. Questa Sestrese capolavoro meriterebbe davvero una bella passerella trionfale, ma non c'è tempo. Coppa a parte, si diceva in apertura, torna a bussare alla porta un campionato che è sì già vinto, ma non per questo da snobbare: “Di qui alla fine affronteremo tre squadre ormai tranquille, ci sarà quindi la possibilità di giocare al calcio in allegria, senza condizionamenti mentali. E' certo però che la Sestrese non 'sbracherà”: un campionato come il nostro dà anche delle responsabilità immediate, non possiamo abbassare la guardia, dobbiamo salvaguardare i nostri record e magari, perché no, cercare di migliorarli. E poi, affrontare col giusto spirito queste tre gare ci aiuterà senz'altro a giocare in Coppa carichi e concentrati”.
Carlo Calabrò
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