Home Eventi Eventi

Consiglio regionale

La seduta odierna  

Minuto di silenzio per ricordare le vittime dell’attentato di Brindisi e del terremoto

Prima di dare inizio ai lavori del Consiglio il presidente Rosario Monteleone ha espresso ai genitori di Melissa, la studentessa rimasta uccisa sabato scorso in un attentato a Brindisi, il cordoglio dell’Assemblea legislativa e profonda solidarietà agli altri ragazzi rimasti feriti nell’esplosione. «Vicinanza e solidarietà» sono state espresse anche alle sette vittime del terremoto che domenica all’alba ha colpito l’Emilia Romagna.

Il consiglio ha osservato un minuto di silenzio

Pannelli fonoassorbenti sulla A10

Il consigliere Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato una interrogazione in cui ha chiesto alla giunta di «intervenire presso la “Società Autostrade per l’Italia spa” al fine di sollecitare l’installazione dei pannelli antirumore nel tratto tra la galleria Chiesa e la galleria Marotta, all’altezza del complesso residenziale di Villa Gavotti» e di «informarsi sulle date previste per l’inizio e il termine di questi lavori». Il consigliere ha, inoltre, domandato alla giunta «se intenda intraprendere iniziative per monitorare gli interventi programmati da “Società Autostrade per l’Italia spa” e per sensibilizzare la società stessa al rispetto degli impegni assunti».

Siri ha ricordato, infatti, che circa due anni fa, a seguito di una denuncia pubblicata su un quotidiano genovese, il condirettore generale dei servizi tecnici autostrade per l’Italia aveva dichiarato che: “Autostrade per l’Italia ha dato inizio a un programma di 44 interventi antirumore. Di questi fa parte il cosiddetto “macro intervento n. 9” per il quale sono già state completate le attività di monitoraggio acustico ed entro l’estate (2010) sarà dato l’avvio alla progettazione”. L’intervento è urgente anche perché un’indagine della provincia ha rilevato livelli di inquinamento acustico superiore a quelli ammessi. «Eppure ad oggi – ha concluso Siri – non sono stati ancora aperti i cantieri per l’installazione dei pannelli anti rumore in questa tratta autostradale. Corre voce che non esistano più i fondi per realizzarli. Chiediamo che gli impegni vengano rispettati ».

Ha risposto l’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita. «Appena ricevuta la sua sollecitazione – ha detto – già nel 2011 abbiamo scritto alla Società autostrade e convocato una riunione apposita. In quella occasione l’ingegner Rigacci della società autostrade ci ha confermato che pressoché l’intero nodo autostradale di Genova verrà dotato di barriere antirumore con un investimento complessivo di circa 66 milioni di euro già disponibili. I lavori stanno andando avanti secondo un cronoprogramma che la società ha deciso. E’ in corso la bonifica dell’A10 a Voltri, nelle tre gallerie del tratto del savonese, a Pegli e nella galleria Chiesa. I lavori nelle adiacenze di Villa Gavotti sono programmati per il prossimo autunno».

Siri si è detto soddisfatto della risposta e ha chiesto all’assessore di monitorare l’andamento dei lavori e di essere costantemente aggiornato.

Accordo fra Italia e Francia per la Torino–Lione. Liguria esclusa

Marco Scajola (Pdl) ha presentato un’interrogazione sul nuovo accordo fra Italia e Francia sulle direttrici europee. «L’intesa raggiunta tra Italia e Francia sulla Torino – Lione taglia fuori completamente la Liguria. Tale risoluzione – ha dichiarato Scajola – colpisce, quindi, duramente la nostra regione, rendendola ancora più debole, e favorisce solo i collegamenti nella tratta fra Francia e Piemonte mentre sarebbe stato importante che tale accordo coinvolgesse anche la Liguria, attraverso il corridoio Nizza-Ventimiglia-Genova». Scajola ha chiesto, dunque, alla giunta «perché sia stata persa un’opportunità così importante e quali atti siano stati compiuti dall’amministrazione regionale per tutelare il territorio ligure da questa grave esclusione. Il tema infrastrutture e dei collegamenti del territorio ligure con la vicina Francia è ritornato di grande attualità dopo la firma del Governo al tracciato della Torino Lione. Questo accordo vede la Liguria tagliata fuori dalle principali direttrici europee di traffico. Senza collegamenti rischiamo di perdere ogni occasione di sviluppo» .

Ha risposto l’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita «Non è vero che la tratta Torino-Lione ha marginalizzato definitivamente la Liguria, smentisco anzi che ci sia concorrenzialità fra la Torino-Lione e la Genova-Marsiglia: noi dobbiamo e possiamo far giocare tutte le nostre potenzialità. Oggi finalmente, grazie all’intesa con la regione francese del Paca, abbiamo recuperato l’inserimento della Liguria nel sistema delle reti infrastrutturali europee e, anche in recenti incontri con Rfi abbiamo sottolineato la centralità del raddoppio della linea del Ponente che è in corso di attuazione. Il raddoppio della linea del Ponente comporta, infatti, un investimento di 1500 milioni e richiede un’azione congiunta anche con la regione del Paca per riconoscerlo come priorità assoluta di livello europeo e ottenere così fondi europei. Altro importante risultato ottenuto sono i finanziamenti per il primo lotto del terzo valico mentre è in parlamento il contratto per il 2° lotto. Sono opere fondamentali per la realizzazione del corridoio mediterraneo. Una sfida che possiamo vincere se sviluppiamo un clima di grande collaborazione: il nostro futuro passa dallo sviluppo delle nostre infrastrutture».

Scajola ha ribattuto: «Mi fa molto piacere che ci sia un recupero rispetto ad una situazione preoccupante: per affrontare la crisi occorrono vivacità e attenzione politica».

Agricoltura e pesca in difficoltà

Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione «per conoscere le azioni che la Regione Liguria intende attuare, anche e soprattutto nei confronti del Governo nazionale, per sostenere in questo difficile momento le aziende agricole e ittiche». Dopo aver ricordato che mezzi agricoli e barche da pesca sono alimentati a gasolio, il consigliere ha denunciato che «l’aumento delle accise ha reso proibitivo il costo del carburante. Inoltre l’introduzione da parte del Governo dell’IMU anche sui terreni e i fabbricati rurali è un balzello capace di compromettere l’attività di numerose imprese agricole». Secondo Rixi, «con la crisi attuale, un aumento della tasse sulle aziende agricole può assestare un colpo mortale ad alcune colture strategiche per l’economia ligure quali la floricoltura, l’olicoltura e l’orticoltura con il rischio che in Liguria chiudano attività importanti dal punto di vista economico, culturale e storico».

Ha risposto l’assessore all'Agricoltura, floricoltura, pesca e acquicoltura Giovanni Barbagallo: «Sono contento – ha detto – che si seguano con attenzione questi particolari problemi. Le Regioni non possono decidere il costo del gasolio, il peso delle accise o chi deve pagare l’Imu, ma possono fare massa critica nei confronti del Governo nazionale e dei ministeri. Per la verità qualche risultato, soprattutto per l’Imu sugli edifici agricoli, lo si è raggiunto. In pratica il governo ha detto che se con il pagamento della prima rata si raggiungerà la cifra necessaria non si pagherà la seconda. Per quanto riguarda il gasolio, abbiamo fatto pressioni, ma non abbiamo ottenuto risultati, nonostante il suo aumento abbia effetti moltiplicatori sui prezzi di moltissimi prodotti non solo agricoli».

Rixi ha replicato: «Vorrei capire se le sollecitazioni della Regione sono state recepite dai parlamentari, cosa sta succedendo con questo Parlamento e questo Governo e vorrei sapere se i nostri parlamentari hanno preso iniziative appropriate».

Controllare il Collegio San Giovanni Battista e le altre fondazioni

Modificare il regolamento per l’assegnazione delle case agli indigenti

Raffaella della Bianca del Gruppo misto-Riformisti italiani ha illustrato una interrogazione sulla Fondazione Collegio San Giovanni Battista”. Dopo aver ricordato l’esposto presentato in Procura su operazioni immobiliari «assolutamente discutibili», il consigliere ha segnalato che la denuncia riguarda la sospetta cessione di sei immobili a prezzi decurtati del 20 e del 50 per cento rispetto al valore di mercato. Situazione analoga si è verificata con la vendita del patrimonio immobiliare del Brignole. Si trattava tra l’altro di immobili di pregio, situati nelle zone residenziali della città e praticamente svenduti. Della Bianca ha quindi sottolineato che era compito della Regione controllare i bilanci e che «la competenza di monitorare l’operato è del Settore Affari Istituzionali, delega diretta del Presidente Claudio Burlando». Della Bianca ha chiesto alla giunta se fosse informata dei fatti in questione e per quale ragione non sia intervenuta nel controllo. Il consigliere voleva, inoltre, sapere se la giunta intenda o meno intervenire sul controllo delle vendite del patrimonio pubblico, anche in merito ad altre situazioni anomale (ad esempio quella dell’Istituto Brignole) e se sia possibile cambiare il regolamento comunale per dare la priorità nell’assegnazione delle case popolari a chi si trovi in situazione di effettiva emergenza e senza lavoro. «Le speculazioni su cui indaga la procura – ha detto Della Bianca – rendono ancora più stridente la grave situazione in cui versano molte famiglie colpite dalla crisi e che spesso si trovano a perdere il lavoro e a non poter più disporre di una casa. Queste persone si scontrano con un regolamento molto rigido di assegnazione degli alloggi di edilizia popolare, che prevede una graduatoria assai rigida e di fatto impedisce di risolvere con rapidità situazioni drammatiche. Accade così che molte persone si trovino a dover trovare rifugio in macchina o in alloggi di fortuna».

Su argomenti analoghi era stata presentata un’interrogazione sottoscritta da Nicolò Scialfa (Idv) che non è stata illustrata in aula.

Per la Giunta ha risposto il presidente Claudio Burlando: «Per ciò che riguarda il collegio San Giovanni – ha spiegato – si tratta di un ente di diritto privato nel cui consiglio di amministrazione la Regione non nomina rappresentanti. Secondo la legge il nostro compito è di fare un controllo sulla regolarità dei bilanci che non devono presentare anomalie e non debbono alienare parti del patrimonio senza utilizzare procedure di evidenza pubblica. Per altro, questo tipo di soggetti sono più di 100 e un controllo puntuale non è facile». Sulle difficoltà che si incontrano nell’assegnare alloggi a persone che improvvisamente sprofondano in una situazione di indigenza, Burlando ha condiviso l’allarme lanciato da Della Bianca: «La sua sollecitazione va senz’altro accolta – ha detto – E’ un problema che va affrontato insieme dalla Regione e dai Comuni. In questo caso siamo attori politici e abbiamo strumenti per agire. Dobbiamo cercare di avere aggiornamenti più rapidi che tengano conto della situazione sociale in rapido movimento prevedendo periodiche integrazioni alle graduatorie».

Della Bianca ha replicato: «Sulla verifica dei bilanci del Collegio San Giovanni c’è un esposto in procura e sarà la procura a far luce, ma se ci sono 100 enti nella stessa situazione occorre avviare subito dei controlli. La legge dà alla Regione l’onere del controllo sui loro bilanci: se questo controllo è reso difficile dalla normativa, la si cambi, ma i varchi al malaffare vanno assolutamente chiusi» .

Piani di gestione e finanziamenti alla pesca

Roberto Bagnasco (Pdl) ha presentato un’interrogazione alla giunta per sapere «come intenda muoversi per preparare i piani di gestione per tutte le tipologie di pesca che vengono praticate nel Mar Ligure, per consentire agli operatori del settore di continuare a lavorare nel rispetto del mare e degli stock ittici e, infine, se l’Amministrazione regionale intenda inserire nel proprio bilancio le cifre necessarie per il finanziamento dei piani».

Bagnasco ha ricordato il recente decreto n. 404 della Commissione europea, che istituisce un regime di controllo comunitario per il rispetto delle norme della politica comune della pesca. Tale provvedimento, secondo Bagnasco, «è l’ennesima stangata ad una categoria che chiede, altresì, il rispetto del diritto al lavoro sancito dalla Costituzione». Il decreto contiene, infatti, alcune novità, come il raddoppio delle sanzioni, la licenza a punti ed una serie di regole «che penalizzano ulteriormente tutti i mestieri caratteristici della pesca ligure» e rischia di «allontanare decine di operatori da un settore che rappresenta non solo un importante fattore economico, ma anche un preciso riferimento socio-culturale e turistico per la nostra regione».

Ha risposto l’assessore Giovanni Barbagallo, assessore all'Agricoltura, floricoltura, pesca e acquicoltura: «C’è un po’ di confusione fra i piani di gestione speciali che riguardano ricciarelli, bianchetto e rossetto, e i piani di gestione locali che vengono fatti su proposta dei pescatori. Per realizzare questi piani c’è la necessita di una serie di dati, però deve essere chiaro che in generale i piani non permettono di fare tipologie di pesca vietate dall’Unione europea o di utilizzare strumenti proibiti dalle leggi. Anzi i piani spesso sono più restrittivi, in sostanza non hanno l’obiettivo di allargare il tipo di pescato o attrezzature vietate, ma di regolamentare l’attività. All’Unione europea abbiamo chiesto una spazio per pescare il tonno rosso. Speriamo di arrivare alla stesura di almeno uno di questi piani, anche se non ci facciamo illusioni sulla loro capacità di risolvere i problemi del settore».

Bagnasco si è detto: «né soddisfatto né insoddisfatto della risposta. Fra i pescatori – ha aggiunto – la situazione è di estrema difficoltà. La piccola pesca è in una crisi pazzesca e moltissimi che oggi fanno questo lavoro rischiano di restare a casa. Anche i pescatori sanno che ci sono normative europee vincolanti ma sanno anche che bisogna salvaguardare la nostra pesca dall’assalto delle marineria straniere. Per questo ci vuole un piano di gestione e delle risorse: se vengono dall’Europa meglio, altrimenti occorre l’impegno della Regione. Su questo terreno si gioca il futuro della piccola marineria della nostra regione valore economico ma anche culturale e turistico» .

Depuratore di Sestri Levante

Matteo Rosso (Pdl) ha presentato una interrogazione sulla mancanza di un depuratore a Sestri Levante. «Il Comune di Sestri Levante – ha spiegato – non è dotato, ad oggi, di un vero e proprio depuratore, infatti quello presente, che sorge fra l’altro in una zona a forte vocazione turistica, depura e rilascia miasmi nauseabondi, danneggiando e squalificando anche la zona. Eppure somme ingenti sono state impiegate per la realizzazione di un impianto che di fatto non funziona». Rosso ha ricordato, inoltre, che gli abitanti della cittadina pagano l’interesse del 7% sulla bolletta dell’acqua, relativo alla depurazione e ha dichiarato: «Se non si doterà in tempi brevi di un depuratore funzionante, il comune di Sestri Levante incorrerà nel 2015 in sanzioni imposte dall’Europa».

Il consigliere ha, quindi, chiesto alla giunta «in che modo l’amministrazione regionale intenda far fronte a tale situazione in modo tale da fornire al Comune di Sestri Levante di un impianto di depurazione funzionante e dire finalmente se dove e quando si farà il nuovo depuratore»

Ha risposto l’ assessore all'Ambiente Renata Briano: «Certo che siamo d’accordo sulla costruzione del depuratore, tutta la Liguria deve esserne dotata. Per quell’area si sta ragionando per un depuratore o due comprensoriali con lo scopo di depurare le acque di tutto il Tigullio orientale e non solo di Sestri Levante. In proposito le decisioni vengono prese dall’Ato che rappresenta i 66 comuni della zona. Esiste già un piano d’ambito con un budget frutto del gettito tariffario e che permette di realizzare le strutture necessarie. Le risorse esistono e sono già a disposizione. Posto che il centro più grande è Rapallo, il problema è la localizzazione delle strutture: si è ipotizzata la realizzazione di una grande colmata alla foce dell’Entella, ma è stata scartata per il suo impatto, oggi ragioniamo su altre ipotesi, fra cui una colmata più piccola. Poi si stanno studiando dal punto di vista tecnico una serie di siti alternativi per il secondo impianto. Il problema sono le fughe di notizie che creano apprensioni e inutili allarmi nella popolazione».

Rosso ha replicato: «L’importante è che si vada avanti con i lavori e che questi ultimi si facciano bene senza magari produrre miasmi nauseabondi come è successo troppe volte. Chiedo alla Giunta di tenerci costantemente aggiornati».

Disagi dei pendolari nel Ponente 

Sergio Scibilia (Pd) ha illustrato un’interrogazione sui disagi dei pendolari nel Ponente Ligure. Il consigliere ha ricordato in particolare un episodio avvenuto lo scorso 23 aprile, denunciato dall’associazione “Utenti Trenitalia per il Ponente Ligure”: migliaia di passeggeri del treno Ic Ventimiglia-Roma, il più frequentato del mattino, furono costretti a viaggiare in corridoi affollatissimi a causa della  riduzione della composizione del numero delle carrozze, passate dalle 10 originarie alle 8 attuali. Scibilia ha, inoltre, ricordato che spesso sulla linea Ventimiglia Genova viaggiano carrozze vetuste e con spazi inadeguati rispetto al numero di utenti. Il consigliere ha quindi chiesto alla giunta se intenda conoscere le motivazioni di Trenitalia che giustifichino queste carenze di servizio, se «si intenda intraprendere azioni, non solo risarcitorie, nei confronti di Trenitalia, per superare in modo definitivo i disagi quotidiani dei passeggeri». Ha aggiunto:«Mi chiedo quando si riuscirà a raggiungere il capoluogo  in tempi normali. Non dimentichiamo che ogni giorno si muovono moltissimi pendolari. La linea in questione diventerà mai normale?»

Per la giunta ha risposto l’assessore ai Trasporti, Giovanni Enrico Vesco «Questa linea diventerà normale, con tempi di percorrenza normali,  di sicuro solo quando avrà il doppio binario,  che al momento non ha  rappresentando una grave penalizzazione». Vesco ha quindi espresso la sua amarezza per la tensione che si è creata tra lui e i pendolari . «Tengo moltissimo al dialogo con i pendolari e non mi sono mai sottratto al confronto che ha fornito stimoli ed ha portato a risultati concreti. Cito, tra gli altri, la carta “tutto treno” – ha detto – Credo, infatti, non debba esserci contrapposizione con i pendolari, ma unione per il confronto con Trenitalia». Rispetto all’episodio riportato da Scibilia, relativo alla riduzione di carrozze su un Ic, treno, dunque, non di diretta competenza della Regione ha detto: «In questi casi possiamo solo protestare. Abbiamo sempre chiesto che il treno in questione debba avere almeno dieci carrozze. Per il resto i nostri ispettori non possono salire e elevare contravvenzioni». Ha infine ricordato che a partire dal 10 giugno saranno velocizzati diversi treni regionali, con tempi di percorrenza che si avvicinano a quelli degli ic. «Ma – ha detto – la tratta Genova-Ventimiglia non avrà risultati soddisfacenti fino a quando ci saranno 54 chilometri a binario unico».

 

 

Lotta contro il cinipide del castagno

Sull’azione del cinipide che sta attaccando il castagno nella nostra regione sono state trattate in modo abbinato due interrogazioni, una illustrata da Aldo Siri  (Liste civiche per Biasotti presidente) ed un’altra da Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania).  

Aldo  Siri ha ricordato che le piante di castagno presenti nei boschi della nostra regione hanno subito l’aggressione del cinipide, la raccolta delle castagne si è quindi ridotta del 60% con punte che si aggirano intorno all’80%,  con pesanti ripercussioni sull’economia agricola». La Regione Liguria – ha ricordato il consigliere – per contrastare la diffusione del parassita ha messo in atto una lotta biologica che consiste nell’inserimento di un insetto antagonista del cinipide, il “Torymus sinesi”, che si nutre delle sue larve. Dal 2008 al 2011 sono stati effettuati lanci di “Torymus” nei Comuni di Murialdo, Cengio, Castelvittorio, Montegrosso Pianlatte, Né, Sassello, Levanto, Maissana, Carro, Cicagna, Torrriglia. «Certamente – ha detto  il consigliere – la lotta biologica, pur avendo tempi medio – lunghi, rappresenta l’unico modo per debellare questo parassita e recuperare i castagni “malati”. Interrompere questo tipo d’intervento, dunque, significherebbe mettere in ginocchio le attività del settore. Ha quindi aggiunto:  «Per avere un risultato in tempi utili, credo sia opportuno ritrovare risorse per perfezionare lanci del parassita che contrasta quello dannoso e che sta distruggendo i nostri castagneti. Mi pare che i lanci recenti siano insoddisfacenti. Speriamo che si possa raggiungere risultati complessivi e globali. Chiedo e invito, reperire adeguate risorse per incrementare la lotta al parassita che aggredisce i nostri castagni».

Francesco Bruzzone  ha ricordato che il parassita intacca le piante, rischia di provocare danni irreparabili all’ambiente in Liguria, che è caratterizzato dall’altissima presenza di boschi. Originario della Cina, ma ormai ampiamente diffuso in Giappone, Corea e Stati Uniti, il cinipide è stato segnalato per la prima volta in provincia di Cuneo nel 2002 e dal 2007 si è diffuso anche nella nostra regione. Il consigliere, dopo aver rilevato che il problema sta diventando progressivamente sempre più grave, ha chiesto al presidente e alla giunta regionale di sapere «se vi siano state evoluzioni nelle iniziative intraprese per debellarle il pericoloso parassita». Ha quindi sottolineato la necessità di proseguire e incentivare ogni tipo di intervento, teso a debellare il parassita.  Ha ricordato che il bosco rappresenta un bene prezioso, anche dal punto di vista economico. Il consigliere ha pertanto chiesto se  siano stati effettuati nuovi lanci di “Torymus sinesi”, fondamentali per combattere la grave infestazione che ha colpito le piante di castagno e, in caso contrario, se e quando questi verranno ripresi .

Ha risposto l’assessore all’agricoltura, Giovanni Barbagallo: «Per vedere i risultati concreti di questa lotta al cinipide ci vogliono dagli otto ai dieci anni. Bisogna essere pazienti e noi, per fortuna, abbiamo iniziato da tempo. Chi mi ha preceduto ha subito iniziato la battaglia, innanzitutto realizzando i necessari studi propedeutici e avviando la collaborazione con l’Università di Torino. Poiché abbiamo già iniziato da tempo  l’azione per debellare il cinipide, ritengo che nell’arco di pochi anni arriveranno i  risultati». L’assessore ha quindi ricordato: «Ad aprile di quest’anno abbiamo fatto diciotto lanci del parassita antagonista al cinipide e precisamente a Pigna, Sanremo, Ceriana, Armo e Molini di Triora, in provincia di Imperia, a Quiliano, Nasino, Giusvalla, Bormida, Calizzano, in provincia di Savona, a Masone, Busalla, Borzonasca e Montoggio, in provincia di Genova, e, per quanto riguarda la provincia della Spezia, a Varese Ligure, Castelnuovo Magra, Calice al Cornoviglio e Rocchetta Vara.  Barbagallo ha annunciato che la lotta biologica va avanti e che si sta cercando di produrre “in casa” il Torymus, antagonista del cinipide, evitando così i costie e ha concluso: «Gli antagonisti stanno lavorando: siamo sulla strada giusta».

 

 

Favorire l’apprendistato

Raffaella Della Bianca (Gruppo misto- Riformisti italiani) con un’interrogazione ha chiesto alla giunta se «intenda aderire al nuovo “quadro” sull’apprendistato, seguendo l’esempio di Piemonte, Abruzzo e Veneto», che hanno già messo a punto le regolamentazioni necessarie. Il consigliere ha ricordato che per i settori produttivi principali l’apprendistato sarà presto reso operativo grazie al decreto legislativo 167/2011 sottolineando che «si tratta di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, finalizzato alla formazione e all’occupazione dei giovani la cui disciplina è rimandata ad appositi accordi interconfederali o a contratti collettivi di lavoro, stipulati a livello nazionale tra le parti sociali». Della Bianca ha, quindi, posto l’accento sull’intervento delle Regioni, che, per quanto riguarda l’apprendistato,  devono «definire i termini, in particolare per la qualifica, il diploma professionale e quello di alta formazione e ricerca» e ha ricordato che attualmente  tre Regioni hanno messo a punto regolamentazioni che recepiscono il nuovo quadro. «Questo strumento – ha concluso – sarebbe particolarmente utile per avvicinare sempre più il mondo della scuola a quello delle imprese». Ha dunque chiesto che cosa ha  fatto la Regione Liguria per favorire l’apprendistato negli ultimi anni, ricordando che si va incontro ad un altro anno di recessione, secondo quanto rilevato dal recentissimo studio Ocse. Ha posto, infine, l’accento sull’importante ruolo assegnato alle Regioni nell’attuazione dell’apprendistato.

Per la giunta ha risposto l’assessore alla formazione, istruzione e università, Sergio Rossetti il quale ha ricordato che grazie a una legge regionale, che recepisce le direttive nazionali e una recente delibera di giunta, la Liguria  darà piena attuazione all’apprendistato. «La Regione rilancia le opportunità di occupazione per i giovani grazie alla nuova legge sull’apprendistato (in obbligo scolastico e professionalizzanti) e sui tirocini che coinvolge gli enti e facilita l’applicazione delle norme esistenti.  Saranno investiti circa quattro o cinque milioni di euro: le cospicue risorse,  cui si aggiungono gli strumenti applicativi, rendono il progetto giovani uno strumento efficace per facilitare l’utilizzo di queste rinnovate opportunità, e ampliare le offerte di inserimento nel mercato del lavoro». L’assessore ha quindi ricordato «che la Regione, al fine di sostenere e promuovere il diritto alla formazione ed all’occupazione degli adolescenti e dei giovani e di contrastare la dispersione scolastica  e l’esclusione sociale, avvia la realizzazione di percorsi sperimentali per il conseguimento della qualifica e del diploma di istruzione d Formazione professionale (in ottemperanza  al quadro normativo in materia recentemente riformato), da attuare  in condizione di “apprendistato”. I percorsi sono attuati in osservanza da quanto stabilito dall’accordo  nazionale previsto dal citato articolo tre del testo Unico dell’Apprendistato tra Governo, Regione e Province autonome e approvato in sede di Conferenza stato-Regioni il 15 marzo 2012». Ha quindi aggiunto. «Per quanto riguarda l’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere, le imprese potranno scegliere se attuare l’intero percorso formativo  relativo alle competenze di base trasversale dell’apprendista, avvalendosi dell’offerta formativa  pubblica, oppure farsi carico dell’attuazione del percorso. Ne sono destinatari  coloro che hanno un’età compresa fra i 18 e i 29 anni. Per quanto riguarda i tirocini, promossi da parte di soggetti pubblici o a partecipazione pubblica o da privati, sono stati individuati quelli rivolti  a chi ha conseguito laurea o terminato un percorso  di istruzione o formativo, di inserimento o reinserimento lavorativo o, ancora, rivolti a soggetti con disabilità o svantaggiati. Sono previsti, infine, tirocini estivi di orientamento rivolti a studenti in età lavorativa. »

Della Bianca ha sottolineato la necessità di seguire l’attuazione di uno strumento, quello dell’apprendistato, che se reso troppo complesso rischia di non essere utilizzato adeguatamente.

Chiusura dell’ex Dogana internazionale di Ventimiglia

Alessio Saso (Pdl) ha illustrato un’interrogazione sulla ipotizzata chiusura della Sezione operativa territoriale (Sot) di Ventimiglia, ex Dogana Internazionale, declassata a Sot, che potrebbe diventare definitiva da luglio: le operazioni doganali verrebbero espletate presso la Sezione di Sanremo». Saso ha chiesto, quindi, alla giunta se non reputi opportuno «intervenire con urgenza presso gli organi competenti affinché si scongiuri la chiusura definitiva della Sezione di Ventimiglia o, quanto meno, che la stessa venga rinviata per almeno due anni». Il consigliere ha infatti sottolineato che lo svolgimento delle operazioni doganali presso le dogane limitrofe potrebbe causare un sensibile calo di traffico, sia per motivi operativi che economici, con una conseguente perdita di concorrenzialità del servizio degli operatori doganali di Ventimiglia. Saso ha concluso denunciando che la conseguente perdita di lavoro comporterebbe la probabile chiusura degli attuali spedizionieri doganali e delle case di spedizione, con la soppressione di altri 50 posti di lavoro, tra attività diretta e indotto. Non solo, secondo il consigliere: «L’attuale struttura non rileverebbe nessun onere di tipo finanziario a carico dell’amministrazione doganale per quanto attiene le infrastrutture dedicate a tale finalità, poiché gli stessi saranno presi in carico dagli operatori a far data dal 1° luglio 2012».

Per la giunta ha risposto l’assessore ai Trasporti Enrico Vesco: «Purtroppo la Direzione delle dogane nei contatti che abbiamo avuto non lascia margini di trattativa e conferma la chiusura della struttura e credo sia difficile intervenire. Le ragioni della chiusura sono puramente economiche: la spesa non sarebbe più sostenibile per l’esiguità dei traffici commerciali, che hanno raggiunto livelli più bassi rispetto ad altre realtà liguri. Inoltre la ventilata ipotesi di una zona franca non ha ancora avuto attuazione . Alcuni operatori economici del settore, per scongiurare la chiusura si sono offerti di mettere a disposizione i locali accollandosi, quindi, i costi, ma anche questa soluzione non è percorribile secondo un’ottica di razionalizzazione della spesa. Tuttavia per alleviare i disagi agli spedizionieri sono state attivate nuove forme semplificate di controllo doganale anche con procedure telematiche».

Saso si è dichiarato insoddisfatto anche se si rende conto «che le possibilità di intervento sono limitate e so – ha detto – che anche i parlamentari si stanno occupando della questione perché la chiusura della sezione per la zona sarà un vero disastro».

Vincoli alberghieri e mancata costituzione in giudizio della Regione

Ezio Armando Capurro (Noi con Claudio Burlando) ha presentato una interrogazione relativa alla sentenza emessa nel gennaio scorso dal Tar sul ricorso presentato contro il Comune di Zoagli e la Regione liguria per annullare il provvedimento di variante al piano regolatore di Zoagli, relativa ad un albergo dimesso. Capurro, dopo aver sottolineato «la forte connotazione turistica della Liguria, che la pone tra le mete preferite dei turisti stranieri e italiani e che la consistenza ricettiva della Liguria è fortemente diminuita negli ultimi trent’anni, passando dai 2.472 alberghi del 1983 agli attuali 1.570 (con un calo del 36,49%)», ha ricordato che la stessa la legge regionale n.1 del 2008, “Misure per la salvaguardia e la valorizzazione degli alberghi” «è stata promulgata per evitare il fenomeno della dismissione degli alberghi, lasciando pur tuttavia degli spazi ai comuni». Capurro ha sottolineato, quindi, che la Regione Liguria non si era potuta costituire in giudizio in quanto aveva deliberato la costituzione in giudizio in ritardo, con un provvedimento della Giunta assunto otto giorno dopo l’udienza al Tar e che il sindaco di Zoagli aveva dichiarato ad un quotidiano: “Abbiamo seguito le indicazioni della Regione e non ci siamo costituiti in giudizio”. Il consigliere voleva, quindi sapere «se la Regione Liguria conferma di aver dato istruzioni al sindaco di Zoagli di non costituirsi in giudizio contro la società proprietaria dell’immobile, di conoscere perché la Regione abbia deliberato solo dopo la sentenza del Tar di costituirsi in giudizio davanti allo stesso, quindi invano, e se intenda presentare ricorso dinanzi al Consiglio di Stato».

Ha risposto l’assessore all’Urbanistica Marylin Fusco: «Noi non abbiamo dato indicazioni al comune di Zoagli, considerando che il Comune con una sua delibera del dicembre 2011 aveva deciso autonomamente di costituirsi in giudizio contro il ricorso al Tar presentato dal privato. Per quanto riguarda la costituzione in giudizio della Regione dopo la sentenza del Tar, ricordo che il ricorso contenente l’istanza di sospensione è stato notificato il 14 dicembre scorso e a fine dicembre il Settore Territorio scriveva al direttore della Pianificazione territoriale ritenendo configurabile l’interesse alla costituzione in giudizio per la fase di merito e tale indicazione veniva confermata dallo stesso direttore e venne predisposta la delibera, approvata dalla giunta il 20 gennaio. Nel frattempo nella camera di consiglio del 12 gennaio, fissata per discutere l’istanza di sospensiva, il Tar ha definito il giudizio con sentenza semplificata. Tale pronuncia è stata notificata il 6 febbraio successivo e il 9 febbraio il direttore del dipartimento di Pianificazione territoriale e il dirigente del settore Urbanistica hanno comunicato all’Avvocatura che è configurabile l’interesse della Regione alla proposizione del giudizio di secondo grado. La causa sarà discussa al consiglio di Stato il 12 giugno prossimo».

Capurro si è dichiarato parzialmente soddisfatto perché il ricorso al Consiglio di Stato non cancella comunque il ritardo rispetto al ricorso in primo grado.

 

 

Statizzare l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e superare una situazione finanziaria insostenibile

All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Lorenzo Pellerano, Liste civiche per Biasotti presidente, ma sottoscritto da consiglieri di tutti i gruppi) che impegna il presidente e la giunta regionale “ad attivarsi presso il Governo della Repubblica perché sia data applicazione alla legge 508/1999, e, quindi, si avvii il procedimento di statizzazione della Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. La Giunta dovrebbe inoltre sollecitare che venga “integrato il testo dell’Atto Camera 4822, prevedendo l’inserimento, oltre all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova” e affinché sia “avviato, da parte dello Stato, l’iter di finanziamento per l’attività didattica dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova anche in considerazione dell’articolo 1 della legge n. 220/2010 che prevede 245 milioni di euro per il sostegno alle scuole non statali e 25 milioni per il sostegno alle università non statali legalmente riconosciute”. Il documento ricorda inoltre che l’Accademia Ligustica di Belle Arti è attualmente “Istituto di Alta Formazione” legalmente riconosciuto ed accreditato. Grazie ad un decreto ministeriale del giugno 2011, rilascia titoli di studio equiparati ai diplomi di laurea di I e II livello ed ha ricevuto dal Comitato di Valutazione del Sistema Universitario parere positivo sugli standard ed i requisiti ritenendoli rispondenti a quelli prescritti per gli “Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale” (A.F.A.M.).

L’Accademia é finanziata dal 1980, con apposite convenzioni, da Comune di Genova, Provincia di Genova e Regione Liguria, ma i contributi non sono sufficienti per coprire i costi dell’attività didattica e i tagli ai trasferimenti hanno reso la situazione finanziaria dell’istituto insostenibile. Inoltre lo Stato, che pure ha riconosciuto i corsi dell’Accademia, non la finanzia dal 2008.

Salvaguardare la realizzazione del Salone nautico nel capoluogo ligure

All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Raffaella Della Bianca, Gruppo Misto- Riformisti italiani, ma sottoscritto da consiglieri di tutti i gruppi) che impegna il Presidente della Giunta a salvaguardare e trattenere “nel capoluogo ligure una manifestazione come il Salone nautico così importante per l’economia dell’intero territorio”. Il documento ricorda che la Marina S.p.a., la società mista Fiera e Ucina, si prepara a partecipare alla gara dell’Autorità portuale per la concessione della nuova darsena. Nel frattempo diverse città italiane si sono attrezzate per ospitare grandi eventi legati alla nautica, hanno bacini d’utenza interessanti e potrebbero candidarsi come sedi alternative per il Nautico. Tutto ciò in un contesto dove si registrano segnali di deterioramento dell’attività cantieristica minore e la diminuzione degli addetti del 15%.

Tutelare Finmeccanica

All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Raffaella della Bianca, Gruppo Misto- Riformisti italiani e sottoscritto da tutti i gruppi) che impegna la giunta e il presidente ad attivarsi “per difendere un patrimonio industriale nevralgico per la nostra regione e l’intero paese, chiedendo il prima possibile un tavolo di incontro e di confronto con il Governo aperto alle istituzioni locali e sindacali per impedire le cessioni”. Nel documento si ricorda che entro l’anno la holding cederà Ansaldo-Breda, la quota di controllo in Ansaldo Sts e il 55% che ancora detiene di Ansaldo Energia. Non solo, il gruppo ha annunciato l’intenzione di dismettere una serie di asset da cui conta di ricavare un miliardo di euro. Nel settore trasporti, inoltre, si va verso una cessione ai giapponesi di Hitachi, che rileverebbero il 50% di Ansaldo Breda e il 20-25% del 40% di Ansaldo Sts detenuto da Finmeccanica. Per quanto riguarda Ansaldo Energia si va verso un fondo strategico italiano della Cassa depositi e Prestiti, che entrerebbe nel capitale della società, oggi 55% Finmeccanica e 45% al fondo Usa First Riserve, con una quota anche in questo caso del 20-25%.

Defribrillatori negli istituti scolastici e negli impianti sportivi

All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Matteo Rosso, Pdl, ma sottoscritto da consiglieri di tutti i gruppi) che impegna il Presidente della Giunta ad attivarsi per il coordinamento sul territorio regionale, anche attraverso l’opera dei Comuni al fine di verificare in modo capillare l’esistenza di defibrillatori nelle scuole di ogni ordine e grado e negli impianti sportivi. La Giunta inoltre dovrebbe fornire in via sperimentale defibrillatori agli impianti sportivi più grandi e alle scuole con il maggior numero di studenti che ne risultino sprovvisti. Il documento ricorda che ogni anno 70 mila persone in Italia perdono la vita a causa di arresti cardiaci. Buona parte di queste vite potrebbero essere salvate se un defibrillatore fosse immediatamente disponibile e venisse usato in tempi rapidi con destrezza. Oggi un defibrillatore costa intorno ai 1000 euro, una cifra non più proibitiva.

Sospendere concorso per direttore di chirurgia urologica al San Martino-Ist.

E’ stato approvato all’unanimità l’ordine del giorno (primo firmatario Ezio Chiesa Gruppo Misto-Liguria Viva e sottoscritto da tutti i gruppi) in cui si chiede alla giunta di “sospendere il concorso per assegnare l’incarico di direttore della Chirurgia urologica a prevalente indirizzo oncologico presso l’azienda San Martino –Ist in attesa che la commissione regionale competente si esprima sull’adozione e sull’approvazione del Regolamento, parere precedentemente non espresso in attesa di conoscere le valutazioni della giunta”.

Il bando era stato emanato il 14 gennaio scorso e, nel provvedimento si ricorda che presso lo stesso ospedale è in funzione con ottimi risultati la clinica urologia diretta da Giorgio Carmignani dove vengono trattate patologie di oncologia e lo steso reparto risulta uno dei pochi con indice di attrazione extraregionale. Secondo l’ordine del giorno il concorso determinerebbe “uno sdoppiamento dell’attuale reparto di urologia “contro ogni logica di ridurre i costi” e si ricorda che la Regione ha deliberato il blocco delle assunzioni. Non solo: la direzione dell’ospedale aveva approvato il 13 gennaio scorso un Documento organizzativo anticipatorio del Regolamento di organizzazione e funzionamento dell’istituto ma il direttore generale del ministero della Salute aveva evidenziato che il documento “stride con l’avvenuta indicazione dell’avviso pubblico del 14 gennaio”. La giunta regionale ha preso atto di tale Documento anticipatorio il 18 maggio scorso. Di qui la richiesta di sospendere il concorso.

A

ssenti: Guccinelli, Montaldo, Piredda, Rambaudi, Scialfa

 

Quorum: 18 voti