Località: Perugia
Spazio: Villa Poggiolo
Indirizzo: Strada Pilonico Materno – località Villa Poggiolo, Perugia
Orario: 11.00-19.00
Periodo: 20 giugno – 25 luglio
Titolo: La Polvere e le Stelle
Artisti: Angelo Accadia, Pippo Altomare, Omero Angerame, Toni Bellucci, Andrea Biffi, Mario Boldrini, Andrea Calisti, Stefano Chiacchella, Luigi Cioli, Pippo Cosenza, Arnhild Kart, Diego Lorenzo Latella, Lughia, Silvia Maccioni, Kristina Manukyan, Donatella Marinucci, Michela Meloni, Franco Monteverde, Paola Pagnotta, Maria Cristina Palandri, Fiorella Pasquini, Rosella Passeri, Cecilia Piersigilli, Gabriella Porpora, Eliana Prosperi, Francesco Puja, Ferruccio Ramadori, Simone Salimbeni, Mauro Tippolotti
Curatori: Pippo Cosenza, Giuseppe Salerno
Testi in catalogo: Giuseppe Salerno, Guido Buffoni, Andrea Baffoni, Luciano Cancelloni, Sergio Carrivale, Cristina Maria Sebastian, Ferruccio Ramadori, A. Floriana La Rocca
Organizzazione: Spazio 121 – Perugia
Inaugurazione: sabato 20 giugno ore 17.30
Gloria Pergalani si esibirà in una performance di danza contemporanea.
Jean Luc Bertoni, Sergio Carrivale e Ferruccio Ramadori presenteranno il libro “Distretto d’amore” di Floriana La Rocca
In mostra 30 opere di artisti nel formato 100×100 ispirate al circo, metafora del nostro quotidiano.
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Oggi che le tecnologie elettroniche governano il quotidiano avvolgendoci nella più totale coesistenza di tempi e luoghi, dove ogni cosa convive con il suo opposto, dove passato e futuro, intrecciati indissolubilmente, accolgono provenienze da ogni luogo, dove il caldo ed il freddo, il giorno e la notte sono condizioni dimenticate, dove il reale ed il virtuale, il naturale e l’artefatto sono le determinanti di una matassa inestricabile, ha senso ancora in arte riferirsi al contemporaneo? Non sarebbe più coerente rapportarsi alla condizione di “coesistenza”, ovvero “esistenza contemporanea d’ogni dimensione” non riconducibile in quanto tale ad un sol tempo e luogo?
E’ dunque ”Arte Contemporanea” la nostra, o piuttosto ”Arte del Coesistente”? Una coesistenza del comunque fruibile, una coesistenza dalla cui diffusa perdita del senso delle cose che la accompagna emerge l’insieme quale unico valore.
Di questa nostra condizione il circo è una buona rappresentazione. Rappresentazione nella quale fragranze antiche e istanze future sono la casa di uomini nomadi, convergenti dalle aree più remote della terra, portatori di mondi fantasticamente reali. Una rappresentazione che rappresenta se stessa ascritta in un cerchio privo di inizio e di fine, dove l’eterno divenire ripercorre infinite volte i propri passi. La polvere della terra calpestata dalle bestie e le stelle del cielo, verso le quali si librano le ambizioni umane.
Giuseppe Salerno






