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La decisione dell’Ungheria di proteggere il confine meridionale con la Serbia mediante un muro (più che altro un recinto) alto quattro metri e lungo 175 km per impedire una “invasione” di immigranti economici è stato accolto dalle solite bordate di critiche da parte dei buonisti europei e nostrani.

Con l’aggiunta dell’immancabile richiamo papale. Critiche sbagliate, soprattutto considerando quello che l’Europa e i Paesi europei NON fanno per affrontare e gestire sia le cause sia le manifestazioni quotidiane del problema. Intanto i muri di protezione dei confini, per controllo dell’immigrazione, difesa, sicurezza sono presenti in tutto il mondo: esistono in Spagna, in Turchia, in Israele, in Birmania, Arabia Saudita, sono previsti in Algeria, erano programmati in Libia e soprattutto sono stati creati dagli USA prima al confine con il Messico e in futuro anche al confine con il Canada. L’Europa critica, ma fa poco o niente per affrontare il problema nei Paesi di origine, mentre si è visto come Germania, Regno Unito e Francia si comportano nei fatti di fronte ai flussi migratori. Non vogliono le quote, chiudono le porte o i confini, come a Ventimiglia. In particolare è scandaloso che Londra e Parigi, i cui disastri postcoloniali africani sono tra le cause prime delle condizioni economiche e sociali (beh, non dimentichiamo la stagione dei movimenti di liberazione filomarxsisti sponsorizzati da Mosca e dai suoi satelliti) che hanno portato al fallimenti di tanti Paesi africani. Fallimenti che hanno alimentato il “brodo di cultura” per i movimenti come Boko Haram, Al Qaida del Maghreb, IS, etc. Almeno la Francia in Africa sta nuovamente giocando una partita militare importante per stabilizzare (ovviamente con finalità strategiche e non umanitarie) una serie di Paesi e governi amici, tanto che Hollande è noto come l’”Africano”. Ma con la destra anti-immigrazione in grande crescita in Francia non può certo “aprire” all’immigrazione. Il Regno Unito l’Africa la ha abbandonata, mentre gli USA hanno un profilo più basso e la Cina adotta un approccio indiretto.

Quindi le critiche anti-muro in fin dei conti non sono poi così forti. Aggiungiamo che tanti Paesi non hanno neanche bisogno del muro, perché sono protetti da un muro “liquido”, il mare. E’ il caso dell’Australia. Sarebbe anche il caso dell’Italia, basterebbe adottare una politica come quella australiana applicata rigorosamente al limite delle acque territoriali, invece di usare le navi militari per traghettare gli immigranti verso l’Italia.

Non c’è niente di inumano nel regolamentare e contingentare gli ingressi di immigrati in Europa. Soprattutto in un contesto di crisi economica che alimenta il disagio sociale e i contrasti etnici-razziali. Non è il momento per rinforzare questi risentimenti. Persino negli USA si scopre come le tensioni razziali siano solo sopite e pronte a riesplodere, malgrado il Paese abbia una economia che tira e crea posti di lavoro. Figurarsi in Europa.

Infine, gli spin doctors faranno sempre più fatica a cercare di canalizzare la protesta verso bersagli utili (gli scafisti, la criminalità) e non su chi governa e non è in grado di affrontare il problema a causa di retaggi ideologici-politici oggi davvero insostenibili. Senza dimenticare che se l’Europa è economicamente malata lo è proprio per quel sistema dei “banchieri” che ora sta portando al baratro la Grecia (sulla quale si riversano per di più anche gli immigrati). Le multe miliardarie inflitte a chi ha manipolato il corso delle valute, i tassi interbancari e chissà quant’altro per anni ed anni non bastano. La recente enciclica papale sugli abusi della finanza a danno dell’economia e della società meriterebbe di diventare lettura obbligatoria nelle scuole e oggetto di approfondimento sui media. Che ovviamente sorvolano. Più facile attaccare il muro ungherese che i cartelli delle banche. Non sorprende che la gggente non lo abbia ancora capito…o meglio, se i movimenti antisistema tipo M5S aumentano i consensi ci sono validi motivi. Altro che la guerra degli spread ed il trattato TTIP.

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