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IL PANATHLON CONTRO IL DOPING

” Lo scandalo doping che vede la Russia nel mirino della WADA conferma la validità della grande campagna lanciata dal Panathlon International per combattere questa piaga.” 

Lo ha detto il Presidente del Panathlon International Giacomo Santini  a commento del momento buio che sta vivendo lo sport, ancora una volta, a causa delle attività fraudolente di atleti, dirigenti, federazioni e, ora, sembra addirittura di un’intera nazione.

“Non è la prima volta che scoppiano scandali doping di Stato – ha continuato Santini – ricordo i tempi in cui commentavo per la RAI TV i grandi eventi dello sport, in particolare olimpiadi, ciclismo e sci di fondo e, accanto ai casi di singoli atleti, di tanto in tanto emergeva qualche  vergognosa attività di sistema . Per esempio negli anni tra il 1960 e il 1980 era noto a tutti che gli atleti della Germania Est e della Russia condividevano studi avanzati nell’ utilizzo di sostanze  integrative che poi sarebbero entrate nella lista del doping. Così come tutti ricordano che la pratica dell’autoemotrasfusione fu inventata proprio da loro e poi adottata anche da federazioni sportive internazionali ed italiane. Fino al giorno in cui fu dichiarata pratica dopante e fu proibita. Ma a quel punto migliaia di atleti ne avevano fatto uso e, grazie ad essa, avevano vinto titoli olimpici e mondiali e migliorato record di ogni genere.”

Due anni fa il Panathlon International ha lanciato una mobilitazione di tutti i suoi settori per amplificare il grido di allarme, soprattutto a livello giovanile. Il doping, infatti, non viene praticato solo ad alto livello ma anche nelle attività di base, magari camuffato da cure mediche o alimenti integratori, anche per i più piccini.

“Il Panathlon ha ottenuto grande sostegno (anche economico) dal Comitato Olimpico Internazionale nella sua campagna -ha concluso il Presidente Santini- proprio perché si sapeva che l’allarme aveva bisogno di essere rilanciato a gran voce. Il nostro slogan: “non distruggere quello che la natura ha creato”  è stato adottato da diverse federazioni sportive e questo ci fa onore.  Rimane l’amarezza di dovere constatare che, nonostante l’impegno comune in tutto il mondo, la piaga si estende ancora, addirittura ad un intero ed enorme Paese come la Russia.”