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Visto da Gambino – Sampdoria, che disfatta!

Pierluigi Gambino analizza il momento della Sampdoria dopo la disfatta contro il Sassuolo.

Il sospetto è che domenica scorsa, nell’intervallo, Eusebio Di Francesco, tecnico del Sassuolo, abbia pregato i suoi di non inferire sulla Samp del suo amico e socio in affari Vincenzo Montella. Così i blucerchiati hanno evitato un’umiliazione ancor più severa e nel finale salvato la bandiera con il platonico pallonetto di Zukanovic, ma l’analisi delle manchevolezze di un manipolo senza capo né coda prescindono dal singolo episodio.
Dopo la lezione targata Fiorentina si pensò tutti alla sfortuna di aver incontrato i viola nella serata più luminosa della stagione. Poi anche il Milan ha prodotto contro Eder e C. il capolavoro stagionale e infine i neroverdi emiliani sono usciti dal Ferraris accompagnati da una sia infinita di elogi. Una domanda è lecita: non sarà stata la pochezza attuale della Samp ad esaltarli?

Diciamolo: in questa squadra c’è pochissimo da salvare. Se domenica il meno peggio è stato Cassano, che si porta appresso un fisico matronale, siamo fritti. Siccome le batoste recenti avrebbero spinto qualsiasi calciatore ad una reazione di orgoglio, e così non è stato, si deve chiamare pesantemente in causa la preparazione atletica estiva. Parecchi addetti ai lavori, osservando i ritmi e i carichi di lavoro davvero insufficienti introdotti da Zenga, espressero perplessità assortite, che l’accettabile avvio di campionato – almeno a livello di bottino punti – aveva almeno in parte fugato. Adesso quel difetto è emerso in tutta la sua gravità: i giocatori sono molli e scarsamente reattivi, arrivano secondi su ogni pallone, non attuano un pressing degno di nota in nessuna zona del campo, appaiono in totale balìa degli eventi. Di sicuro il malcapitato Vincenzino durante la pausa natalizia ordinerà un massiccio “richiamo” atletico per risvegliare una muscolatura inerte, cercando nell’immediato di limitare i danni.

Pensare che si tratti solo di una carenza atletica, tuttavia, sarebbe una pia illusione. L’ultimo mese di campionato ha accentuato la sensazione che la campagna estiva di rafforzamento sia stata toppata di brutto e che non bastino i denari generosamente investiti per salvare la dirigenza. L’elenco dei fallimenti è lunghissimo: Fernando è uscito domenica fischiatissimo dal campo dopo essere stato per l’ennesima volta disastroso, Barreto (se non altro, preso a parametro zero) ha perso dopo neppure due mesi l’iniziale verve, Correa non ha mai inciso ed è da tempo ospite dell’infermeria, il baby Bonazzoli resta un’eterna promessa, Moisander e Zukanovic non hanno mai realmente convinto, lo stesso Cassano non ha ancora regalato punti. Aggiungendo alla lista già dolorosa l’indisponente Muriel, acquistato lo scorso anno per una barcata di milioni, si completa un quadro spaventoso.

Intendiamoci: non sono solo i neo-blucerchiati a mancare all’appello. Che dire, ad esempio, dell’azzurro Soriano che anche col Sassuolo è salito sul podio dei peggiori in campo? La sua progressiva involuzione preoccupa. Si dirà: pure Eder è un fantasma, ma per tre mesi ha retto la baracca da solo e ora è stanco e, forse, sfiduciato nell’osservare tutto quanto gli sta attorno.
Anche il tema allenatore andrebbe approfondito. Ora si chiede a Montella, un “super” abituato però ad un certo tipo di giocatori, di guarire l’ammalato, ma un presidente più navigato e competente del Viperetta, invece di lasciarsi ammaliare dal passato (di portiere) e dai proclami di Walterone, a giugno avrebbe ingaggiato quel Donadoni – persona saggia, seria, equilibrata e allenatore di vaglia – che ha firmato la recente resurrezione del Bologna. Nel calcio non ci si può improvvisare dirigenti dall’oggi al domani, e certi errori di programmazione prima o poi vengono a galla.

Pierluigi Gambino

Liguria Sport