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Visto da Gambino – Genoa, l’organico è incompleto

La sconfitta di Milano contro l’Inter mette in pericolo il Genoa, il momento rossoblù raccontato da Pierluigi Gambino.

Colonna a sinistra della classifica? Per carità. Siamo arrivati al punto che migliaia di tifosi rossoblù, domenica pomeriggio, hanno esultato alla notizia del gol su rigore del clivense Paloschi che ha lasciato immutate le distanze in graduatoria tra il modestissimo Frosinone, terz’ultimo, e il Genoa. Le “colombe” non smettono di rimarcare che i “cugini”, ora pari classifica, stanno forse peggio e che dietro il Grifo troviamo pure il Palermo del presidente Zamparini, suicida nell’intascare quasi tutti i denari ricavati dalla cessione di Dybala invece che coprire i buchi tecnici della squadra. Il “mal comune mezzo gaudio” è una magrissima consolazione, che non basta per osservare il futuro con lenti rosa.

Un mese fa si sprecavano i commenti ironici sul “ricco scemo” Saputo, spinto a spendere milioni come noccioline per costruire un Bologna apparentemente destinato ad una pessima fine. Poi gli è bastato licenziare l’ormai inadeguato Delio Rossi e ingaggiare un allenatore capace come Donadoni per festeggiare la resurrezione a suon di risultati esaltanti e di recite convincenti.
Il Genoa, sia chiaro, non deve andare a cercare un tecnico in gamba. Gasperini – pur con qualche errore nel varo della formazione e soprattutto nella gestione dei cambi – resta un punto fermo, un fuoriclasse per certi contesti. Basilare, sarà, però, un suo cambio di mentalità, dettato dagli sviluppi di classifica, che suggeriscono una bella dose di prudenza e realismo.

Il vero problema è l’incompletezza dell’organico a disposizione, figlio dell’ennesima campagna di mercato al risparmio. Basti un doppio esempio. Nell’Atalanta si è infortunato Pinilla, ma Denis, un degnissimo sostituto, domenica scorsa è andato a bersaglio; persino nel disastrato Carpi, quando Borriello ha accusato segni di stanchezza, è entrato Mbakgu, un armadio in grado di tenere palla e guadagnarsi falli allentando così la pressione del Milan.
Nel Genoa l’anno scorso si sono alternati inizialmente Matri e Pinilla e nella seconda metà di campionato Pavoletti e Borriello, con Niang comunque in grado di agire da centravanti. Adesso, quando manca Pavolo calano le tenebre. Sabato sera a San Siro è parsa desolante la trasparenza di Gakpé, che non ha il fisico e neppure la tecnica per competere con difensori di spessore, e di Lazovic, evidentemente abituato in Serbia a concedersi pause infinite e a produrre solo spunti accademici, senza sostanza.

La difesa si è rinforzata con Ansaldi, ricco anche di personalità, e nel reparto mediano basta e avanza Rincon per garantire una certa copertura. Purtroppo, l’altra fase – costruzione e realizzazione – è deficitaria.  Nel settore destro di centrocampo Figueras e Cissokho possono tranquillamente alternarsi ma fanno rimpiangere il loro predecessore Edenilson e non garantiscono valore aggiunto al pari di Lazovic e Capel, che non obbligano mai i gendarmi e i portieri avversari a fare gli straordinari. Pandev è in chiaro declino, e non da ieri. Resta Gakpé, che certe qualità -anche in zona gol – l’ha evidenziate, ma qualche anno fa avrebbe visto la maglia da titolare o da primo rincalzo col binocolo. Non regge proprio il raffronto tra questi pedatori in cerca di spazio e rilancio con i vari Bertolacci, Kucka, Niang, Iago Falque, partiti in estate. E la classifica ne scapita.

Liguria Sport