Diario di viaggio IV giorno castello di Malbork e viaggio verso Varsavia
Tra una cosa e l'altra, il lavoro sul blog, sono andato a nanna alle due e, ahimè la sveglia ha suonato alle sei, il tempo di sistemare le cose in valigia, lavarsi ed è già tempo di dire adieu a questo grazioso appartamento che ci ha ospitato a Gdansk.
Alle 7 il taxi è già sotto casa e andiamo via di filato verso la stazione, la giornata è soleggiata e si prospetta pure calda, il tempo di fare colazione al Mc Donald ed è già tempo di prendere il treno per Malbork, sosta sulla via di Varsavia per la visita all'omonimo castello dei cavalieri teutonici.
Uscendo da Danzica vediamo per la prima volta un paesaggio diverso, grandi pianure con poche case e tante foreste, il treno che abbiamo quasi preso al volo, visto che eravamo ad attenderlo in testa al marciapiede e la nostra carrozza era l'ultima, procede lentamente, a strappi, pochi kilometri ad andatura decente e tabnte soste, ma tutta la linea ferrata è in rifacimento.
Nonostante tutto arriviamo a Malbork in orario perfetto e ci dirigiamo subito verso loa fortezza castello, una delle più importante residenze dei potenti cavalieri teutoni, che ho imparato a conoscere proprio recentemente grazie al ciclo de 'Il Teutone' di Guido Cervo.
Il Castello di Malbork (in tedesco: Ordensburg Marienburg) venne costruito dall'Ordine Teutonico come un Ordensburg, cui venne dato il nome di Marienburg (letteralmente "Castello di Maria", la patrona dell'ordine). La città che vi crebbe attorno assunse lo stesso nome, oggi divenuta Malbork e appartenente alla Polonia.
Costruito per ordine di Siegfried von Feuchtwangen, il Castello di Malbork è situato sulla sponda sudorientale del fiume Nogat e quindi accessibile alle navi mercantili e alle chiatte. Esso era inizialmente un convento, poi trasformato in un castello a tutti gli effetti.
Il Castello di Malbork è costituito da tre parti: il Castello Alto, cioè l'ex convento; il Castello Medio, con le abitazioni degli inservienti e alcuni servizi; il Castello Basso, nel quale vi era il Karwan, uno spaccio di armi di ogni genere. Durante la Guerra dei Tredici Anni molte stanze del castello si riempirono di armi varie da utilizzare contro un'eventuale invasione. Il castello ritrovò tuttavia le sue funzioni originali con la dominazione polacca.
Il castello, che al proprio interno ospita anche un museo, è un classico esempio di fortezza medievale; è il più grande castello del mondo costruito in mattoni e uno dei più imponenti dell'Europa. Il castello e il suo museo fanno parte dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO sin dal dicembre 1997.
Per me che sono un appassionato di storia medioevale è stato come tuffarsi in un passato sempre sognato e mai vissuto, visitare le grandi sali, salire scale a chiocciola, percorrere bastioni e salire alfine sulla torre è stata una bella emozione.
Si respira l'aria dei cavalieri-monaci che tanta parte ebbero in questa parte d'Europa nel Medioevo.
Peccato che la chiesa sia in ristrutturazione e non si sono potute ammirare le alte volte gotiche che la slanciano verso il cielo. Negli ampi giardini che ci sono nei fossati di difesa si trovano reperti archeologici delle varie epoche del castello, e tanti scorci, immersi nel verde, tra piante officinali e percorsi alternativi che permettono di ammirare e gustare la fortezza in tutto il suo maestoso ed imponente splendore, una nota a parte merita la porta d'oro, anche se di oro io non ne ho visto!!!
Inutile dire che ci siamo sbizzarriti con le foto che hanno immortalato scorci ameni e suggestivi.
Dopo una visita alla chiesa di San Luigi Battista, esempio classico di gotico settecentesco rurale, con il suo interno bianco e le varie pale che la addobbano, abbiamo indi fatto una rapida visita del paese che, diciamolo francamente, così moderno, tutti blocchi simil Germania, stona con quel passo nell'antichità rappresentato dal castello.
La pausa pranzo ce la godiamo davvero al Grot Hotel, il cui ristorantino molto elegante ci permette gi gustare, dopo l'iniziale insalata, i tipici Pierogi Ruski, qua davvero ai loro massimi livelli, accompagnati dal celebre Borsch e, a chiudere il tutto una macedonia con panna e cioccolato che mi manda letteralmente sotto il tavolo, il tutto alla modica cifra di 156 zloty.
Fatico a stare sveglio, dopo tre quarti d'ora in sala d'attesa montiamo alle 14.35 sul Super intercity per Varsavia, tempo di percorrenza previsto 4 ore, le prime due le passo in un dormiveglia, con le cuffie del nuovo Samsung III s sparate al massimo ed il treno che pare uno scuolabus, sempre fermo o in movimento al rallentatore.
Ripresomi dall'abbiocco ne approfitto per fare conversazione con un ragazzo italiano del nostro scompartimento, Eugenio, un padovano attivo nel grande esercito dei volontari alle grandi manifestazioni, lui fa parte dei circa 500 di Varsavia, oltre 5000 per tutte le sedi, provenienti da ben 63 paesi.
Mi racconta di quelli che sono i loro compiti ndi supporto ed assistenza agli spettatori, ai giornalisti, ai cameraman, alle autorità, il tutto per grande passione, visto che l'organizzazione passa solo i pasti e neppure l'alloggio.
Con Luca e Mariela si raccontano dei rispettivi viaggi in Sud Africa e poi di tutte le varie peregrinazioni nostre e sue al seguito dell'Italia. A luglio farà parte dei 70.000 volontari delle Olimpiadi di Londra.
Il tempo vola via amabilmente parlando a 360°, il treno pensa bene di fermarsi del tutto quando a Varsavia mancherebbe non tanto, fatto sta che riuscirà ad accumulare oltre un'ora e mezzo di ritardo e a depositarci nella moderna stazione di Varsavia alle 20.10.
Prendiamo un Taxy guidato da un simpatico polacco che parla solo russo, conosce l'Italia ne ci fa da Cicerone nel viaggio verso l'Hotel Logos dove alloggeremo nel nostro soggiorno a Varsavia.
Di primo impatto la città è imponente con grandi strade e palazzi maestosi che fondono il vecchio ( di origine comunista con la sua tipica architettura dittatoriale) ed il nuovo (con i grattacieli e i lustrini della civiltà occidentale.
Ci sistemiamo in Hotel, abbiamo stanze vicine al terzo piano, e stanchi come siamo mangiamo dentro: salmone annaffiato da birra e Apple Pie.
Non funziona, o meglio, non riesco ad accendere neppure la tv, quindi manco qust'oggi riesco a vedere un solo minuto di calcio giocato, ufff….
Alle 7 il taxi è già sotto casa e andiamo via di filato verso la stazione, la giornata è soleggiata e si prospetta pure calda, il tempo di fare colazione al Mc Donald ed è già tempo di prendere il treno per Malbork, sosta sulla via di Varsavia per la visita all'omonimo castello dei cavalieri teutonici.
Uscendo da Danzica vediamo per la prima volta un paesaggio diverso, grandi pianure con poche case e tante foreste, il treno che abbiamo quasi preso al volo, visto che eravamo ad attenderlo in testa al marciapiede e la nostra carrozza era l'ultima, procede lentamente, a strappi, pochi kilometri ad andatura decente e tabnte soste, ma tutta la linea ferrata è in rifacimento.
Nonostante tutto arriviamo a Malbork in orario perfetto e ci dirigiamo subito verso loa fortezza castello, una delle più importante residenze dei potenti cavalieri teutoni, che ho imparato a conoscere proprio recentemente grazie al ciclo de 'Il Teutone' di Guido Cervo.
Il Castello di Malbork (in tedesco: Ordensburg Marienburg) venne costruito dall'Ordine Teutonico come un Ordensburg, cui venne dato il nome di Marienburg (letteralmente "Castello di Maria", la patrona dell'ordine). La città che vi crebbe attorno assunse lo stesso nome, oggi divenuta Malbork e appartenente alla Polonia.
Costruito per ordine di Siegfried von Feuchtwangen, il Castello di Malbork è situato sulla sponda sudorientale del fiume Nogat e quindi accessibile alle navi mercantili e alle chiatte. Esso era inizialmente un convento, poi trasformato in un castello a tutti gli effetti.
Il Castello di Malbork è costituito da tre parti: il Castello Alto, cioè l'ex convento; il Castello Medio, con le abitazioni degli inservienti e alcuni servizi; il Castello Basso, nel quale vi era il Karwan, uno spaccio di armi di ogni genere. Durante la Guerra dei Tredici Anni molte stanze del castello si riempirono di armi varie da utilizzare contro un'eventuale invasione. Il castello ritrovò tuttavia le sue funzioni originali con la dominazione polacca.
Il castello, che al proprio interno ospita anche un museo, è un classico esempio di fortezza medievale; è il più grande castello del mondo costruito in mattoni e uno dei più imponenti dell'Europa. Il castello e il suo museo fanno parte dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO sin dal dicembre 1997.
Per me che sono un appassionato di storia medioevale è stato come tuffarsi in un passato sempre sognato e mai vissuto, visitare le grandi sali, salire scale a chiocciola, percorrere bastioni e salire alfine sulla torre è stata una bella emozione.
Si respira l'aria dei cavalieri-monaci che tanta parte ebbero in questa parte d'Europa nel Medioevo.
Peccato che la chiesa sia in ristrutturazione e non si sono potute ammirare le alte volte gotiche che la slanciano verso il cielo. Negli ampi giardini che ci sono nei fossati di difesa si trovano reperti archeologici delle varie epoche del castello, e tanti scorci, immersi nel verde, tra piante officinali e percorsi alternativi che permettono di ammirare e gustare la fortezza in tutto il suo maestoso ed imponente splendore, una nota a parte merita la porta d'oro, anche se di oro io non ne ho visto!!!
Inutile dire che ci siamo sbizzarriti con le foto che hanno immortalato scorci ameni e suggestivi.
Dopo una visita alla chiesa di San Luigi Battista, esempio classico di gotico settecentesco rurale, con il suo interno bianco e le varie pale che la addobbano, abbiamo indi fatto una rapida visita del paese che, diciamolo francamente, così moderno, tutti blocchi simil Germania, stona con quel passo nell'antichità rappresentato dal castello.
La pausa pranzo ce la godiamo davvero al Grot Hotel, il cui ristorantino molto elegante ci permette gi gustare, dopo l'iniziale insalata, i tipici Pierogi Ruski, qua davvero ai loro massimi livelli, accompagnati dal celebre Borsch e, a chiudere il tutto una macedonia con panna e cioccolato che mi manda letteralmente sotto il tavolo, il tutto alla modica cifra di 156 zloty.
Fatico a stare sveglio, dopo tre quarti d'ora in sala d'attesa montiamo alle 14.35 sul Super intercity per Varsavia, tempo di percorrenza previsto 4 ore, le prime due le passo in un dormiveglia, con le cuffie del nuovo Samsung III s sparate al massimo ed il treno che pare uno scuolabus, sempre fermo o in movimento al rallentatore.
Ripresomi dall'abbiocco ne approfitto per fare conversazione con un ragazzo italiano del nostro scompartimento, Eugenio, un padovano attivo nel grande esercito dei volontari alle grandi manifestazioni, lui fa parte dei circa 500 di Varsavia, oltre 5000 per tutte le sedi, provenienti da ben 63 paesi.
Mi racconta di quelli che sono i loro compiti ndi supporto ed assistenza agli spettatori, ai giornalisti, ai cameraman, alle autorità, il tutto per grande passione, visto che l'organizzazione passa solo i pasti e neppure l'alloggio.
Con Luca e Mariela si raccontano dei rispettivi viaggi in Sud Africa e poi di tutte le varie peregrinazioni nostre e sue al seguito dell'Italia. A luglio farà parte dei 70.000 volontari delle Olimpiadi di Londra.
Il tempo vola via amabilmente parlando a 360°, il treno pensa bene di fermarsi del tutto quando a Varsavia mancherebbe non tanto, fatto sta che riuscirà ad accumulare oltre un'ora e mezzo di ritardo e a depositarci nella moderna stazione di Varsavia alle 20.10.
Prendiamo un Taxy guidato da un simpatico polacco che parla solo russo, conosce l'Italia ne ci fa da Cicerone nel viaggio verso l'Hotel Logos dove alloggeremo nel nostro soggiorno a Varsavia.
Di primo impatto la città è imponente con grandi strade e palazzi maestosi che fondono il vecchio ( di origine comunista con la sua tipica architettura dittatoriale) ed il nuovo (con i grattacieli e i lustrini della civiltà occidentale.
Ci sistemiamo in Hotel, abbiamo stanze vicine al terzo piano, e stanchi come siamo mangiamo dentro: salmone annaffiato da birra e Apple Pie.
Non funziona, o meglio, non riesco ad accendere neppure la tv, quindi manco qust'oggi riesco a vedere un solo minuto di calcio giocato, ufff….






