Diario di viaggio giorno V esplorando Varsavia
La sveglia è benevola oggi e suona appena dopo le otto, una bella doccia per risvegliarsi e giù di sotto al ristorante per la colazione, in questi casi, quando sono all'estero ee è compresa nel costo della stanza, preferisco sempre quella continentale, vado quindi di affettati misti, uova sode e un bel panino di sesamo, il tutto accompagnato da un succo di ananas.
Alle nove meno un quarto siamo già in strada alla scoperta di Varsavia, andiamo a prendere l'autobus, passando dal museo Copernicano, ma vista la giornata di sole pieno e caldo estivo, decidiamo di soprassedere alle visite di luoghi chiusi.
Il nostro itinerario inizia dalla cosiddetta Città nuova e dalla Chiesa della Visitazione della Vergine Maria, la più antica della città nuova, costruita per volere della Principessa Anna di Masovia ad inizio XV secolo, purtroppo è chiusa come tante altre che incontreremo, ci accontentiamo di ammirare una vista sulla Vistola dalla terrazza panoramica.

Raggiungiamo la Via Freta (significa campo non coltivato o sobborgo), la principale arteria della città nuova, già presente tra XIV e XV secolo, e subito ci tuffiamo in un mondo che sembra fatato con i tanti palazzi multicolori e con affreschi, fregi e statue, ma anche con tanti bar , caffè e ristoranti che ne fanno luogo assai vivo e movimentato. Questa strada si apre a metà sulla Piazza del Mercato dalla caratteristica forma triangolare su cui si affaccia il vecchio municipio e la Chiesa di San Casimiro, caratterizzata dalla bella cupola verde, risalente al XVII secolo e di evidente stile barocco.

Ci si imbatte poi in altre due interessanti chiese: quella di Santo Spirito, in cui si incontrano i devoti prima di andare in pelligrinaggio a Czestokova, del XIV secolo, ma martoriata da incendi e riscostruzioni, quella più importante risale al 1717 e vide attivo anche l'architetto italiano Giuseppe Simone Bellotti;

e la Chiesa di San Giacomo, il cui interno, dalla spazialità allungata, ospita il mausoleo dei Kotowsky. Proprio di fronte c'è la strada più ripida di Varsavia che porta in fondo ad un bastione che difendeva uno dei ponti un tempo più lunghi della città.

Il Barbecane , antica fortezza e portale d'accesso difeso unisce la città nuova a quella vecchia ( da sottolineare che le due città vennero ricostruite integralmente così com'erano, tra gli anni '70 ed '80 con un dispiego di denaro e risorse ingentissimo.

Entrati nella città vecchia troviamo finalmente un po' di gente, tanti i tifosi russi che passeggiano tra le vie incorniciate da caratteristici palazzi colorati e pieni di disegni,

dopo poche centinaia di metri si accede nella grande piazza del Mercato, circondata di splendidi e artistici edifici, con tanti ristoranti e negozi che vi si affacciano e con al centro una statua della famosa sirenetta di Varsavia, c'è tanto colore grazie anche agli artisti di strada che espongono le loro opere.

Nell'esplorare la città vecchia incrociamo ancora tante chiese, purtroppo quasi tutte chiuse però, quella di San Martino, celebre per il crocefisso un tempo di legno e poi andato bruciato nella II guerra mondiale, ed incastonato poi in uno moderno di metallo, dove si riunivano gli esponenti di Solidarnosc, la Chiesa dei Gesuiti, esempio di barocco manierista, dedicato alla Madonna della Misericordia, protettrice della città, o ancora la Cattedrale di San Giovanni, ricostruita in stile gotico, purtroppo internamente quasi tutta in restauro.
Ma ci sono anche palazzi privati come quello di latta, cosìddetto perchè fu il primo di Varsavia con tetto in lamiera, e soprattutto lo splendido Castello Reale nella Piazza Zamkowy, ex residenza dei reali polacchi è il simbolo dell'indipendenza polacca. Nella stessa piazza c'è anche la colonna di Sigismondo, il più antico monumento commemorativo, non religioso, della città, innalzata nel 1644.

Dopo tanto camminare ci mancano gli zuccheri e facciamo un pit stop in un locale molto elegante, in pieno stile liberty a prendere un cappuccino schiumoso proprio come piace a me.
Dopo un po' di relax ci spostiamo sulla Strada reale, che un tempo portava dal Castello fino alla città di Cracovia, anch'essa piena di edifici privati e pubblici e di chiese, ma brulicante di calore grazie ai tifosi russi e polacchi che cantano festosi.
Da rammentare la chiesa di Sant'Anna con facciata neoclassica che riproduce i temi palladiani, la Chiesa di San Giuseppe, l'unica rimasta intatta durante la guerra, inno al barocco, e la chiesa di Santa Croce, da rammentare perchè in uno dei pilastri interni è conservato il cuore di Chopin.
Sempre su questa strada si trova anche l'Università di Varsavia la statua del più grande poeta romantico polacco Adam Mickiewicz, quella di Nicolò Copernico e l'Hotel Bristol, uno dei più prestigiosi e tradizionali della città.

Chiudiamo la mattinata, un po' a corto di energie, percorrendo la via Nowy Swiat, tutta piena di locali e di gente, mangiamo in una traversa alla modica cifra di 156 zloty una saporita zuppa vegetale, un hamburger con purè e dei dolcetti mou e noci da sballo, e come birra? una Weiss polacca, decisamente trandy questo Sketch.

Su mie insistenze proviamo a cercare il ghetto, scopriamo però che in realtà non resta quasi nulla, dove 450.000 persone vennero tenute prigioniere morendo di fame o venendo mandate nei campi di sterminio, ora esistoni infiniti bocchi residenziali senza anima e brutti, così si uccide il ricordo e la memoria in una sorta di revisionismo architettonico regolatore.
Si percorre la via Miodowa e si trova la chiesa della guarnigione, dove sono conservate lapidi sui soldati di terra e mare e, proprio di fronte si può ammirare, e io dico, con grande emozione, il monumento agli eroi della rivolta di Varsavia, su cui in occasione del 50° anniversario il presidente Tedesco Herzog si scusò con la Polonia per aver scatenato la guerra.

Ma proseguendo si trovano solo pochi resti scrostati della colonna dell'ultimo bunker in cui nsi arresero gli insorti e 16 cippi di granito con inscrizioni in polacco e jiddish dedicati ai capi della rivolta, eretti nel luogo della loro morte, in un percorso che porta il nome di Via della memoria,

che va fino al monumento di Umschlagplatz, che sorge dove c'era la stazione ferroviaria di Via Dzika, dove partirono verso i campi oltre 300.000 ebrei, a me il monumento gelido ed asettico non è piaciuto, mi ha messo angoscia e rabbia, avendolo letto quasi come un tentativo di cattivo ricordo.

Si chiude con la prigione di Pawiak dove venivano tenuti prigionieri e torturati ebrei ed oppositori, oggi museo, ha davanti un albero con i necrologi di chi fu nella prigione.
Il sole batte a picco, la stanchezza e la delusione la fanno da padrona, prendiamo un tram per rientrare sui nostri passi, con tanto di sosta al Mc per prendere dell'acqua ed usare la toilette…
Nella parte finale del pomeriggio sale in cattedra il Doc che con la sua guida in mano ci trascina dappertutto per vedere palazzi, tra cui il Palazzo del Primate, quello del Governo, il Palazzo Branicki, la chiesa dei Cappuccini e le piazze della Banca e del teatro, io e Mariela non ne possiamo più….
Finalmente chiudiamo l'esplorazione con la visita al monumento del Milite Ignoto e dei vicini Giardini sassoni, posti nella gigantesca piazza Marsz Pilsud Skiego,

per gradire torniamo a piedi all'Hotel perchè i bus non passano più e l'aria si riempie di sirene delle macchine della polizia che sfrecciano, non si sa dove.
Dopo la pausa in Hotel verso le otto torniamo con il 118 (un bus per carità) verso la città vecchia, troviamo un dehors con televisore, Giovanni Rubino Restauracia, ben frequentato in verità, ma mangiamo così così, una buon azuppa polish tradizionale ed una pizza senza sale….guardiamo la partita ma non mi diverto affatto anche perchè del dehors accanto hanno una tv avanti di dieci secondi e allora noi vediamo in differita quello che gli altri hanno urlato già…finisce 1-1 e forse i temuti incidenti non ci saranno, paghiamo 256 zloty e ce ne andiamo via prima del triplice fischio finale.
L'autobus ci riporta vicino all'Hotel e al meritato relax.






