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CONSIGLIO REGIONALE

Tassa di trasporto in ambulanza a carico di chi viene soccorso se ubriaco o drogato

Su richiesta dello stesso proponente, iI Consiglio regionale, con 16 voti a favore maggioranza di centrodestra) e 15 contrari (minoranza), ha rinviato in commissione la mozione presentata da Alessandro Piana (Lega Nord Liguria-Salvini) in cui si impegna la giunta ad istituire una tassa sul trasporto in ambulanza a carico di chi viene soccorso perché ubriaco o sotto l’effetto di stupefacenti e a devolvere i proventi rispettivi ad un fondo a favore delle vittime della strada e/o ad altre iniziative legate alla prevenzione. Nel documento si rileva che sono in costante aumento ferimenti e decessi dovuti alla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti: «I volontari di Pubbliche Assistenze si trovano costantemente ad effettuare soccorsi in incidenti stradali causati dall’eccessivo consumo di sostanze alcoliche e stupefacenti – ha spiegato Piana – e l’addebito del costo relativo al trasferimento in ambulanza rappresenta un messaggio importante, con una forte connotazione educativa, soprattutto per i nostri giovani; questi ultimi devono prendere coscienza che il divertimento deve essere responsabile. Tanto più che il costo del trasporto in ambulanza rappresenta una spesa notevole per il Sistema Sanitario pubblico e le ambulanze, quando sono impegnate in un soccorso di questo genere, non sono disponibili per altri interventi».
Nel dibattito sono intervenuti Valter Ferrando (Pd), Francesco Battistini (Mov5Stelle), che hanno espresso parere contrario a nome dei rispettivi gruppi. Voto contrario hanno annunciato anche Sergio Rossetti (Pd) e Gianni Pastorino (Rete a sinistra), il quale ha chiesto a Piana di ritirare il documento. Piana, invece, ha proposto al Consiglio di rinviare la mozione nella commissione competente per effettuare alcuni approfondimenti. Angelo Vaccarezza (FI) si è dichiarato favorevole al rinvio in commissione.

Codice etico per la buona politica
il Consiglio regionale ha deciso all’unanimità di rinviare nella commissione competente la mozione presentata da Giovanni Battista Pastorino (Rete a sinistra), che impegna il presidente e la giunta regionale a promuovere l’adesione anche degli assessori non componenti del Consiglio e degli Enti locali liguri al “Codice etico per la buona politica”. La Carta di Avviso Pubblico (Codice etico per la buona politica) è un codice etico di comportamento, elaborato da un gruppo di esperti (politologi, giuristi, funzionari pubblici, associazioni), coordinato dal Prof. Alberto Vannucci e presentato a Contromafie nell’ottobre del 2014. «Le disposizioni della Carta – ha spiegato Pastorino – sono molto esigenti nei confronti degli amministratori pubblici che l’adottano, tuttavia il loro rispetto può restituire molto in termini di fiducia e legittimazione agli occhi dei cittadini. Esse infatti impegnano a rispettare i principi di trasparenza, imparzialità, disciplina e onore previsti dagli articoli 54 e 97 della Costituzione».
Nel dibattito sono intervenuti Giovanni Lunardon (Pd), che ha proposto di ritirare la mozione per avviare in Commissione un confronto su un testo nuovo, che possa ottenere il riconoscimento di tutti i gruppi. Andrea Melis (Mov5Stelle) ha annunciato il voto favorevole alla mozione da parte del suo suo gruppo. Il presidente della Giunta Giovanni Toti, dopo avere ribadito l’attenzione della giunta su questo tema, ha chiesto il rinvio in commissione della mozione per approfondire l’argomento e elaborare un testo condiviso. Pastorino ha accolto la richiesta di rinvio in commissione del documento.

Prevenzione e contrasto alla diffusione di app simil slot machine per bambini.
E’ stata approvata all’unanimità la mozione presentata da Alessandro Puggioni (Lega Nord Liguria-Salvini) e sottoscritta anche da altri componenti del suo gruppo, Alessandro Piana, Stefania Pucciarelli e Giovanni De Paoli, che chiede alla giunta di adottare tutte le misure protettive (comprese adeguate campagne di sensibilizzazione destinate ai genitori) contro i contenuti potenzialmente pericolosi di alcune applicazioni per smartphone e tablet, contro le scommesse per smartphone, contro i ticket redemption destinati ai minori. Il consigliere ha spiegato che da alcuni mesi sono disponibili oltre 2000 app per smartphone e tablet che appaiono adatte ai bambini (sono colorate e dalla veste grafica accattivante), mentre in realtà si tratta di simil slot machine. Trenta di queste app sono espressamente destinate ad un pubblico di bambini di età tra i 4 e gli 8 anni. «La creazione, la distribuzione e l’uso di queste app è stata notevole nel giro di poche settimane; ciò fa presagire che si tratti di un fenomeno in piena espansione. La rete offre la possibilità di scommesse virtuali, il cui fenomeno ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio boom tra i ragazzi degli istituti superiori che usano le carte di credito ricaricabili – ha spiegato in aula Puggioni – Un altro fenomeno con rapida e preoccupante diffusione tra i minori è il “ticket redemption” (apparecchi identici alle slot, ma abilitati a distribuire ticket per giocare nuovamente): invece del denaro essi prevedono la possibilità, casuale, di convertire gli stessi ticket accumulati in premi di diversa natura. In realtà – ha ricordato il consigliere – il gioco d’azzardo è vietato ai minori dall’articolo 110 del Testo unico delle leggi di Pubblica Sicurezza e la Regione Liguria il 30 aprile 2012 ha approvato la legge “disposizione per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico».
Nel dibattito sono intervenuti, annunciando voto favorevole Francesco Battistini e Andrea Melis (Mov.5Stelle) e Juri Michelucci (Pd). Anche l’assessore alla sanità Sonia Viale, dopo avere illustrato gli interventi già avviati dalla giunta per la prevenzione del fenomeno e fornito alcuni dati sulla situazione, ha espresso parere favorevole al documento.

Fiocco giallo sul Gonfalone della Regione per solidarietà con i fucilieri detenuti in India
Con 16 voti favorevoli (maggioranza di centro destra), 8 contrari (Pd e Rete a sinistra) e 6 astenuti (Mov5Stelle) è stato approvato l’ordine del giorno che ha come primi firmatari  Angelo Vaccarezza (FI) e Claudio Muzio (FI), ed è stato sottoscritto anche da Alessandro Piana, Giovanni De Paoli, Stefania Pucciarelli, Alessandro Puggioni della Lega Nord Liguria-Salvini,  Andrea Costa (Gruppo Misto-Ncd Area Popolare) e  Matteo Rosso (Fdi) con il quale si impegna la giunta ad attivarsi affinché sull’asta del gonfalone della Regione sia temporaneamente applicato un fiocco giallo in segno di solidarietà ai due fucilieri di Marina, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Si ricorda che i due marò ormai da tre anni e mezzo «sono ingiustamente accusati di omicidio e sono, di fatto, tenuti arbitrariamente prigionieri dallo Stato indiano». Questa circostanza per i sottoscrittori del documento appare inaccettabile, anche alla luce delle ultime vicende relative alle verifiche balistiche sui proiettili.  Secondo Vaccarezza, «inserire il fiocco giallo sull’asta del gonfalone è un messaggio di solidarietà nei confronti di due nostri connazionali, servitori dello Stato, privati unilateralmente dall’India della loro libertà personale senza che sia stata provata, nei loro riguardi, alcuna colpa in un procedimento giudiziario assolutamente imparziale, anzi emergendo nel corso del tempo sempre maggiori dubbi sulla loro colpevolezza». Vaccarezza, in aula, ha ribadito che non viene modificato il gonfalone ma inserito il fiocco giallo sull’asta.
Gianni Pastorino (Rete a sinistra), Luca Garibaldi e Giovanni Barbagallo (Pd) hanno annunciato il voto contrario all’ordine del giorno, Andrea Melis e Francesco Battistini (Mov5Stelle) hanno annunciato l’astensione del gruppo, Claudio Muzio (FI) e Matteo Rosso (Fratelli d’Italia-An) hanno dichiarato il voto favorevole alla mozione. Sergio Rossetti (Pd) ha chiesto il rinvio in commissione del documento. Vaccarezza è intervenuto ribadendo i motivi che lo hanno spinto a presentare l’ordine del giorno. Alessandro Puggioni (Lega Nord Liguria-Salvini) si è espresso a favore. Valter Ferrando (Pd) ha chiesto se la modifica, anche temporanea del gonfalone, non richieda la presentazione di un’apposita proposta di legge. Consultati gli uffici, il presidente Bruzzone ha spiegato che in questo caso non è richiesta una proposta di legge. Raffaella Paita (Pd) ha chiesto il parere scritto degli uffici.

Più risorse alle scuole paritarie per garantire la “libera scelta educativa”
Il Consiglio regionale ha approvato con 16 voti a favore, (maggioranza di centro destra) 7 contrari (Mov5Stelle e Pastorino) e 8 astenuti (Pd) una mozione presentata da Claudio Muzio (FI) e sottoscritta anche dal collega di gruppo Angelo Vaccarezza sulle scuole paritarie e la libera scelta educativa. La mozione impegna il presidente e la giunta regionale a rifinanziare la legge regionale 15/2006 in modo adeguato affinché la libertà di scelta educativa posso essere esercitata da ogni famiglia, con particolare attenzione a quelle meno abbienti. Secondo i proponenti la giunta dovrebbe inoltre promuovere e sostenere la collaborazione attiva tra scuole paritarie ed Enti locali, soprattutto nei contesti in cui le scuole paritarie svolgono un ruolo sussidiario rispetto alla scuola pubblica. Andrebbe poi intrapresa un’incisiva azione nei confronti dello Stato per raggiungere la piena applicazione della Legge 62 del 2000, sul piano economico per una vera “parità scolastica”, incrementando le risorse statali destinate alle scuole paritarie e promuovendo lo snellimento delle procedure per assicurare alle scuole stesse la certezza e la tempestività dei finanziamenti, e per consentire anche alle scuole paritarie l’accesso ai benefici ed alle opportunità previste dalla legge 107/15. Claudio Muzio ha ricordato, in aula, che la Costituzione italiana sancisce la libertà di scelta educativa e stabilisce e riconosce alla famiglia il pieno diritto di poter liberamente scegliere per i propri figli un’istruzione e un’educazione conforme ai propri convincimenti etici che garantisca obiettivi educativi e professionali rispondenti alle proprie attese: «Occorre prendere atto che le scuole paritarie svolgono un ruolo sussidiario rispetto all’offerta formativa pubblica e che la loro esistenza e la loro funzione sono vitali per assicurare il pluralismo delle attività formative ed educative previsto dalla Costituzione italiana». Il consigliere ha sottolineato che, a partire dall’anno scolastico 2009/2010, si è assistito a una progressiva riduzione dei contributi economici a favore della scuola paritaria e tale riduzione investe sia la scuola dell’infanzia, sia le scuole primarie e secondarie superiori, incidendo pesantemente, quindi, sulla reale libertà delle famiglie di accedervi in assenza di un effettivo supporto e sostegno economico.

Più fondi alla Scuola Pubblica Statale.
Il Consiglio regionale ha respinto con 16 voti contrati (maggioranza di centro destra), 7 astenuti (Pd) e 7 favorevoli (Mov.5Stelle e Rete a sinistra) un ordine del giorno presentato da Marco De Ferrari (Mov.5Stelle) e sottoscritto dai colleghi di gruppo Andrea Melis, Francesco Battistini, Fabio Tosi, Alice Salvatore e Gabriele Pisani, che impegna la giunta a mettere in atto politiche economiche che finanzino in modo le Scuole Pubbliche Statali “affinché la formazione educativa possa essere assicurata a ogni famiglia, in un ambiente salubre, opportunamente ristrutturato e che sia corredato di servizi adeguati; a promuovere la collaborazione tra le scuole pubbliche statali e Enti locali, in modo particolare per le scuole dell’infanzia”. Il documento, infine, chiede “un’incisiva azione nei confronti dello Stato per conseguire il raggiungimento sul piano economico per una vera scuola aperta a tutti, i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, incrementando le risorse statali destinandole alle Scuole Pubbliche Statali e promuovendo lo snellimento delle procedure per assicurare alle scuole la certezza e la tempestività dei finanziamenti, e per consentire alle stesse Scuole l’accesso ai benefici ed alle opportunità previste dalla Carta Costituzionale”. Il consigliere in aula ha rilevato: «Le scuole paritarie non sono scuole pubbliche, anche se svolgono un servizio pubblico ed è errato e ingannevole dire che le scuole pubbliche o sono statali o sono paritarie perché l’aggettivo “pubbliche” ha significato diverso nei due casi» e ha rilevato il pessimo stato edilizio delle scuole pubbliche riportando anche alcuni esempi in aula.

Dibattito sulla mozione e sull’ordine del giorno relativi alla scuola paritaria e pubblica
La votazione dei due documenti è stata preceduta da un lungo dibattito
Marco De Ferrari (Mov5Stelle) ha chiesto a Muzio (FI) di ritirare la mozione annunciando, in caso contrario, voto sfavorevole.
Sergio Rossetti (Pd) ha presentato un emendamento alla mozione di Muzio e un altro emendamento all’ordine del giorno di De Ferrari: nell’emendamento alla mozion chiedeva di inserire un fondo di 500 mila euro nel bilancio di assestamento 2016 per la legge 15 del 2006, che incrementa l’offerta educativa e facilita l’accesso alle scuole paritarie; nell’emendamento all’ordine del giorno viene previsto un contributo di 500 mila euro nel bilancio di assestamento 2016 sui fondi alla scuola pubblica statale.
Gianni Pastorino (Rete a sinistra) ha espresso voto favorevole all’ordine del giorno di De Ferrari e voto contrario alla mozione di Muzio.
Alessandro Puggioni (Lega Nord Liguria-Salvini) e Lilli Lauro (Lista Toti Liguria) hanno annunciato il voto favorevole alla mozione di Muzio e voto contrario all’ordine del giorno di De Ferrari.
Luca Garibaldi (Pd) è intervenuto annunciando il voto favorevole agli emendamenti presentati da Rossetti
L’assessore alla Scuola Ilaria Cavo, dopo avere ricordato gli interventi della giunta per sostenere la scuola paritaria, ha espresso parere favorevole alla mozione presentata da Muzio, apprezzandone lo spirito costruttivo, e parere contrario all’ordine del giorno di De Ferrari perché porrebbe in contrapposizione scuola pubblica e paritaria. L’assessore aveva proposto a De Ferrari il rinvio in commissione del documento, per modificare le premesse e arrivare ad un ordine del giorno congiunto. La proposta non è stata accolta. Parere negativo della giunta anche sull’emendamento di Rossetti
Il Consiglio regionale, prima di votare i due documenti, ha respinto l’emendamento Rossetti alla mozione presentata da Muzio con 23 voti contrari (maggioranza di centro destra Mov5Stelle e Rete a sinistra) e 8 favorevoli (Pd).
De Ferrari ha respinto l’emendamento Rossetti all’ordine del giorno che, quindi, non è stato messo ai voti.

Il Gonfalone della Regione Liguria al Family Day
Con 16 voti contrari (maggioranza di centrodestra), 15 favorevoli (Pd, Movimento 5 Stelle, Rete a sinistra) è stato respinto l’ordine del giorno presentato dalle opposizioni consiliari  con il quale si chiedeva alla giunta di non procedere alla scelta di portare  il gonfalone della Regione Liguria  alla manifestazione denominata “Family Day”, «iniziativa del tutto legittima – si legge nel documento – ma che non può essere ricompresa nel novero delle manifestazioni istituzionali, né tantomeno rappresentare in modo unitario il comune sentire della comunità ligure». Il documento impegnava la giunta «a garantire un uso istituzionalmente corretto del gonfalone  che rappresenta tutti i liguri  al di là dell’appartenenza politica».

La votazione è stata preceduta da un lungo dibattito
Giovanni Lunardon (Pd), nell’illustrare l’ordine del giorno, ha rimarcato che il gonfalone non  è soltanto simbolo dell’ente, ma rappresenta tutti liguri ed è, quindi, necessario difendere il ruolo istituzionale del gonfalone. Lunardon ha definito sbagliato l’utilizzo in manifestazioni che ritiene di parte o che comunque possono prestarsi a strumentalizzazione politica. «Non possiamo nasconderci l’evidenza dei fatti e cioè che questo tema divide il paese. Non si può, dunque, dire – ha aggiunto – che non sia un’iniziativa di parte. I dibattiti su divorzio e aborto, hanno diviso, ma hanno anche fatto crescere il paese». Lunardon ha invitato, quindi Toti, a non portare il gonfalone al Family Day.   
Matteo Rosso (Fratelli d’Italia-An) ha dichiarato di avere richiesto personalmente, attraverso una lettera, al presidente della giunta Giovanni Toti di inviare alla manifestazione il Gonfalone della Regione: «Ho visto esposta, in passato, la bandiera arcobaleno sulla sede della Regione, in piazza de Ferrari, eppure allora non ho sentito urlare il Pd. Tante persone del Pd – ha concluso – si riconoscono nella famiglia».
Andrea Melis (Movimento 5 Stelle) si è espresso contro l’utilizzo del Gonfalone «in una manifestazione non istituzionale». Secondo Melis, riferendosi alla recente iniziativa a favore della legge sulle Unioni civili, «si poteva fare un cosa innovativa partecipando ad ambedue le manifestazioni» e ha chiesto che sia ripristinato un «uso corretto del Gonfalone».
Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha dichiarato di avere firmato convintamente l’ordine del giorno perché «il gonfalone costituisce un elemento di identità. Il buon senso vorrebbe che non si portasse ad iniziativa di parte».
Francesco Battistini (Movimento 5 Stelle): «Portare il gonfalone è come far aderire tutta la comunità ligure – ha detto – a quella manifestazione. Allora noi, se vincessimo, dovremmo far aderire gonfalone a gay pride. Non bisogna ripetere gli errori del passato».
Angelo Vaccarezza (FI) ha difeso i valori che ispirano la manifestazione del Family Day : «Un bambino ha diritto di nascere in una famiglia dove c’è una mamma e un papà. E questo valore è quello che si afferma nell’appuntamento di Roma».
Luca Garibaldi (Pd) ha dichiarato: «Il gonfalone è della Regione Liguria e non può essere piegato ad esigenze di parte». Rivolgendosi a giunta e maggioranza ha aggiunto: «State forzando da mesi l’utilizzo dell’istituzione a fini di parte. Avete iniziato con la teoria gendre, poi con i marò ed oggi proseguite con il Family day».
Giovanni De Paoli (Lega Nord Liguria-Salvini) ha ribadito che la famiglia deve essere salvaguardata e va fatto «anche con l’utilizzo del gonfalone».
Raffaella Paita (Pd): «Oggi riteniamo di aver stanato una discussione che altrimenti rischiava di essere svolta nel segreto delle varie anima del centrodestra» ha esordito dichiarando che, secondo alcune notizie di stampa, il presidente Toti non parteciperà alla manifestazione mentre Berlusconi avrebbe fatto aperture al riconoscimento delle unioni civili nel nostro paese. «Siamo il solo paese – ha concluso – fra i fondatori dell’Unione europea che non ha ancora riconosciuto questi diritti».
Anche Luigi De Vincenzi (Pd) si è espresso contro l’utilizzo del gonfalone al Family day.
Andrea Costa (Ncd-Area Popolare) ha dichiarato: «Io avrei partecipato comunque al family day. Non credo che sia una manifestazione di parte. Il partito a cui ho aderito a livello nazionale aderirà al family day. Rilevo che anche all’interno del Pd ci sono posizioni e sensibilità diverse». Costa ha ribadito che quella organizzata a Roma non è una manifestazione di parte: «L’Italia si è data delle regole attraverso la Costituzione scritta dai padri costituenti, non in una canonica, e dove si dice che la famiglia è fondata su matrimonio, una regola in cui si riconoscono gli italiani, quindi non andiamo a difendere qualcosa di parte».
Il presidente della giunta, Giovanni Toti ha annunciato che sarà presente al Family day, dove si recherà dopo  aver partecipato all’apertura dell’anno giudiziario in Corte d’Appello. «La presenza del gonfalone non è una forzatura» ha detto il presidente, ribadendo di essere favorevole all’estensione dei diritti alle Unione Civili, ma ha anche espresso timori sul fatto che il diritto di un bambino possa essere subordinato al diritto alla genitorialità di una persona che,  per natura,  non può avere questo ruolo. Replicando a chi in aula ha criticato la presenza del gonfalone al Family Day, Toti ha ricordato di aver accompagnato il gonfalone alla processione di San Giovanni: «Non credo  ha detto – che in Liguria siano tutti cattolici. Eppure penso che nessuno si sia sentito offeso per questo, perché quella processione fa parte del nostro modello di civiltà, del nostro bagaglio». Il presidente ha spiegato che, mentre il legislatore sta legiferando su una materia delicata, sabato una serie di associazioni chiederà che non venga dimenticato un elemento fondamentale della nostra società, previsto dalla Costituzione: la famiglia, un elemento sempre più fragile, che ha bisogno di attenzione. Il presidente ha quindi ribadito che  il gonfalone non sarà presente ad una manifestazione organizzata da partiti ma in un luogo dove si chiede che, mentre si stanno estendendo dei diritti, non si dimentichi la famiglia.

Ripristino del treno 33865 Savona-La Spezia
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno, sottoscritto da consiglieri di maggioranza ed opposizione, con il quale si impegna la giunta  a far ripristinare  il convoglio ferroviario 33865, tra Savona e La Spezia , soppresso di recente .