Home Eventi Eventi

Consiglio regionale

La seduta odierna  

Destinazione dell'ospedale di Busalla

Edoardo Rixi (lega Nord Liguria Padania) ha illustrato un’interrogazione per conoscere il futuro che la Giunta intende assegnare all’edificio dove aveva sede l’ospedale di Busalla. Il consigliere ha ricordato: «Dopo la chiusura dell’ospedale di Busalla non è rimasto un solo presidio sanitario in Valle Scrivia, lasciando così senza assistenza un’utenza di circa 22mila persone. Inoltre, a seguito della chiusura l’edificio dell’ex-ospedale è stato adibito a centro d’accoglienza per immigrati extracomunitari, un utilizzo che poco a che fare ha con scopi sanitari. Si tratta di una struttura che resta di proprietà dell’ASL 3 e, quindi, della Regione Liguria e quest’ultima deve decidere la sua definitiva destinazione».

Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo, il quale ha assicurato: «Nel 2013,  con la fine dell’impiego straordinario al quale è stata adibita in questo periodo, la struttura  tornerà ad avere la sua destinazione sanitaria, ospitando un mix di specialità. Ricordo, tra le altre, anche la diagnostica per immagini, oltre alla residenzialità».

Parzialmente soddisfatto Rixi. «I cittadini hanno chiesto alla Regione di intervenire rapidamente. – ha detto – Aspettare ancora un anno significa che l’accoglienza dei profughi dalla Libia è durata molto di più del conflitto nel loro paese di origine»

Tagli alle risorse per l'ospedale Gallino

 Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha illustrato un’interrogazione per chiedere alla Giunta e all’assessore alla salute di conoscere esattamente quali siano le azioni predisposte  per l’Ospedale Gallino di Genova Pontedecimo nel Piano sanitario regionale. Il consigliere ha chiesto se la Giunta non ritenga opportuno rivedere le scelte sanitarie che interessano il nosocomio, in modo da evitare tagli alle prestazioni, scongiurare possibili fughe verso la Regione Piemonte, impedire un peggioramento della gestione dell’ospedale “Villa Scassi” di Genova Sampierdarena e, soprattutto, garantire ai circa 120 mila abitanti della  Valpolcevera il diritto alla salute

Siri ha ricordato: «Nella riorganizzazione del servizio sanitario regionale sono previsti tagli pesanti  alle risorse destinate alle aziende sanitarie e, tra le strutture interessate da questa operazione di ridimensionamento, rientra anche l’Ospedale Gallino, dove si teme vengano ridotti e, forse, chiusi gran parte dei servizi che offre da anni alla comunità. Sebbene fino ad oggi l’ASL 3 non abbia  ancora presentato nessun piano  ne’ comunicato nessuna misura, si teme che venga chiusa l’UTIC (Unità di terapia intensiva coronarica), che il reparto di cardiologia sia trasformato in struttura ambulatoriale, che sia chiuso e trasferito il reparto di chirurgia al Villa Scassi, modificato l’utilizzo delle sale operatorie, smantellato il laboratorio di analisi e, infine, che siano trasformate le cure intermedie da struttura del Dipartimento anziani in struttura Ospedaliera o Distrettuale». Siri ha espresos il timore che si vada verso chiusura del nosocomio.

Ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Il fermento era nato mesi fa da una ipotesi dell’Asl relativa al superamento della cardiologia, che sarebbe bene fosse presente dove c’è l’emodinamica per garantire un servizio completo. Tuttavia ne abbiamo discusso e abbiamo assicurato ai cittadini che questo superamento non sarebbe avvenuto. A distanza di mesi, dunque,  i cittadini continuano a rivolgersi al Gallino per la diagnostica per immagini, le  prestazioni ambulatoriali, la  medicina e  la cardiologia. Inoltre il primo intervento funziona per 14 ore al giorno. A volte si grida al lupo per sparare al lupo, che in questo caso, forse, è la Regione o la Asl.  Al Gallino, invece, tutto funziona come prima: c’è stata una riorganizzazione che riguarda l’impiego di risorse umane e alcune riduzioni, perché c’erano a volte dei paradossi con un impiego spropositato di personale. L’Asl ha il dovere di mettere mano a queste situazioni, tenuto conto che rischiamo una pesante riduzione dei trasferimenti statali per la sanità. Ma, lo ripeto, non si parla dello smantellamento del Gallino». Montaldo ha ricordato, inoltre, il problema della riduzione dei finanziamenti e che ancora una volta è stata rinviata la Conferenza Stato-Regioni in cui il Governo avrebbe dovuto presentare il riparto dei fondi.

Siri  ha invitato l’assessore a fare il possibile per chiedere l’integrazione dei fondi per la sanità spettanti alla Liguria.

Situazione occupazionale all’Ilva di Cornigliano

Raffaella Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani) ha presentato un’interrogazione per sapere, rispetto alla situazione occupazionale nelle Acciaierie di Cornigliano, «con quali modalità la giunta pensa di intervenire e se intenda verificare lo stato di attuazione del piano industriale relativo alle bonifiche delle aree di Cornigliano da parte del “Gruppo Riva». Della Bianca ha ricordato che il 30 settembre 2012 scadranno circa 600 contratti di solidarietà per i lavoratori delle ex acciaierie “Ilva” e che tali contratti prevedevano l’inserimento di queste persone nei due anni successivi alla scadenza dell’accordo del 2010. Il consigliere ha sottolineato, inoltre, che il piano di bonifica del 2005 prevedeva la consegna delle aree di Cornigliano al “Gruppo Riva” solo in cambio di occupazione per 3 mila unità. In realtà « l’occupazione, ad oggi, risulterebbe attestata sulle 1.100 unità più le 600 persone in solidarietà». Della Bianca ha quindi chiesto alla giunta di fare il punto della situazione.

Ha risposto l’assessore al lavoro, Enrico Vesco che ha ricordato come il settore stia risentendo della crisi internazionale, che non riguarda soltanto l’acciaio ed è « fonte di preoccupazione perché quegli impianti, completati con grossi investimenti, oggi funzionano al 50% delle loro potenzialità, e questa non è una scelta aziendale ma nasce dalle difficoltà del mercato di assorbire tutte queste produzioni. L’intenzione dell’Azienda, che io ho incontrato e che mi ha autorizzato ad anticipare la sua posizione – ha aggiunto – è richiedere l’applicazione  dei contratti di solidarietà  (per 500 lavoratori scadono a settembre) almeno per un altro anno e poter così raggiungere e assicurare almeno il novanta per cento della retribuzione». L’assessore ha annunciato che: «per il secondo semestre del 2012 non c’è una ipotesi di ripresa del mercato e non ci sono previsioni in questo senso neppure per 2013. Gli impianti stessi lavorano con percentuali di gran lunga inferiori rispetto alle loro possibilità. Si tratta di un fatto imposto dal mercato e che mette in difficoltà l’azienda».

Della Bianca ha ribadito che, al di là della crisi del settore, l’accordo non è mai stato portato a termine, non soltanto per quanto riguarda la parte occupazionale, ma anche per quella concernente gli investimenti.

Casa di Riposo “Borea” di Sanremo

Edaordo Rixi (Lega Nord – Liguria Padania) ha illustrato un’interrogazione sul recente scandalo che ha coinvolto la casa di riposo “Borea” di San Remo chiedendo di conoscere i risultati dell’istruttoria avviata dalla ASL 1 Imperia sui maltrattamenti a danno di anziani e  per sapere quali meccanismi di controllo la Regione Liguria intenda attuare presso le strutture per anziani in tutta la Liguria, per evitare che episodi simili si ripetano in futuro. «I maltrattamenti nei confronti degli anziani emersi dalle indagini e dai filmati reperibili sul web – ha detto il consigliere –sono riprovevoli otre che fatti criminali. La Regione ha il dovere istituzionale e l’obbligo morale di supervisionare il corretto funzionamento delle strutture sanitarie regionali. A questo proposito l’assessore alla Salute ha dichiarato di avere allo studio una “task force” per il controllo di tutte le residenze per anziani della Liguria: vogliamo sapere quali meccanismi di controllo ha messo o intende mettere in atto affinché simili situazioni non abbiano a ripetersi».

Ha risposto l’assessore alle politiche sociali Lorena Rambaudi: «Il sistema  dei controlli e delle verifiche è complesso. La competenza è dei Comuni,  della Regione, delle Asl e dei Nas. Le strutture vengono sottoposte a ispezioni continuative da parte di questi diversi organismi. Le cose successe al Borea, quindi, non si possono addebitare a carenze dei controlli eppure abbiamo colto l’occasione per fare un  incontro con tutti i distretti, per mettere in atto un’azione che intensifichi il  coordinamento. In  sostanza vogliamo mettere ancor più a sistema l’attività di controllo che già  c’è, con parametri certi. Da parte nostra c’è stato, quindi,l’input  di intensificare il lavoro a sistema, anche con una calendarizzazione di  interventi a rotazione. Il sistema, dunque, non è in stato di abbandono come invece viene detto dal consigliere Rixi. C’è l’intento di recuperare, tra i diversi organismi competenti, ancora una maggiore sintonia».

Rixi si è dichiarato insoddisfatto perché non avrebbe ottenuto alcuna risposta in merito ai quesiti formulati sull’episodio di maltrattamenti citati nella sua interrogazione.

Sentenza del Tar sul ricorso di Riviera Trasporti

Marco Scajola (Pdl) ha presentato un’interrogazione sulla sentenza del Tar della Liguria, che ha dato ragione a “Riviera Trasporti” di Imperia, che aveva denunciato la Regione di aver preparato un Piano triennale 2009-2011 iniquo: «Leggendo la decisione del Tribunale amministrativo ligure – ha detto il consigliere – emergono in maniera chiara le irregolarità della Giunta regionale nell’applicazione dei principi e dei criteri per la stesura del piano, andando a privilegiare il territorio genovese. Qualsiasi scelta che penalizzi un territorio nei confronti di un altro è iniqua e scorretta – ha aggiunto – e categorizza i cittadini liguri in cittadini di serie A e di serie B». Scajola ha ricordato che “Riviera Trasporti” è l’unica società di trasporto ligure a chiudere il bilancio 2011 in pareggio, «ma la Giunta Burlando non le riconosce questo merito, anzi la penalizza».  Il consigliere ha quindi chiesto alla Regione «come intenda comportarsi dopo la sentenza del Tar e se sia pronta ad assumersi la responsabilità della grave scorrettezza che è chiaramente emersa, l’ennesimo tentativo di penalizzare il territorio di Imperia a favore di Genova» e «se non ritenga opportuno cambiare rotta»..

L’assessore ai Trasporti Enrico Vesco  ha ribattuto che la giunta non ha operato alcuna scelta discriminatoria nei confronti delle Aziende del trasporto pubblico locale non genovesi. Ha quindi ribadito che sono stati rispettati i criteri per la ripartizione  delle risorse fissate nel Programma triennale  dei Trasporti.  Ha tra l’altro ricordato: «Il novanta per cento dello stanziamento complessivo viene ripartito in base al servizio pianificato nel 2008,  il 5 per cento viene ripartito in relazione ai progetti ed ai risultati perseguiti  dalle aziende del trasporto pubblico locale  al fine di migliorare e sviluppare l’utilizzo  dei servizi da parte dell’utenza, il rimanente cinque per cento viene ripartito secondo alcuni elementi propri della struttura aziendale delle società che gestiscono i servizi del Trasporto pubblico locale». Dopo essere sceso nel dettaglio tecnico dei criteri adottati, Vesco ha sottolineato: «Grazie ai criteri di ripartizione proposti nel Programma triennale 2009/2011 le aziende di trasporto non genovesi hanno ricevuto maggiori finanziamenti rispetto a quelli che avrebbero ottenuto in base ai criteri di ripartizione cosiddetti storici». Ha quindi ribadito  l’intento della giunta di procedere contro la sentenza del Tar con l’appello dinnanzi al Consiglio di Stato.

Scajola ha ribattuto: «Capisco le maggiori risorse che devono andare al capoluogo di Regione, in base alla quantità di abitanti e quindi di utenti che registra, ma non comprendo perché La  Spezia, che ha caratteristiche simili a Imperia, abbia ottenuto quattro milioni in più rispetto ad Imperia che viene continuamente penalizzata»

 

Esami citologici a Sestri Levante

Armando Ezio Capurro (Noi con Burlando)  ha presentato un’interrogazione per conoscere quali iniziative la Giunta intenda assumere al fine di porre rimedio al fatto che sino al novembre scorso per fare gli esami citologici le persone residenti a Rapallo potevano recarsi presso gli ambulatori della Asl 4 presenti in città mentre ora bisogna recarsi presso l’ospedale di Sestri Levante. «L’esame in questione prevede la consegna di tre campioni delle urine in tre giornate consecutive. – ha detto Capurro – Dunque le nuove disposizioni obbligano le persone che devono effettuarlo, e si tratta in buona parte di anziani, a recarsi a Sestri Levante ben cinque volte, il primo giorno per la prenotazione, altre tre volte per la consegna dei campioni ed un’ultima volta per ritirare il referto. Questo comporta perdite di tempo, costi e disagi. Tanto finiscono, quindi, per rivolgersi a laboratori privati dove l’onere complessivo delle analisi ammonta a 75 euro».

Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Negli anni scorsi i campioni di urina per l’esame citologico  sui pazienti di Rapallo e Santa Margherita venivano raccolti presso il Cup, sala prelievi di Rapallo: venivano consegnati a pazienti flaconi con liquido fissativo per la conservazione delle urine e questi venivano riconsegnati al cup dai pazienti stessi, per l’invio in Anatomia patologica del presidio di Sestri Levante. Al fine del miglioramento della qualità dell’esame, è stata recentemente  standardizzata da parte della Anatomia Patologia la procedura di raccolta ed invio con la stesura di una linea guida  sulle modalità di prelievo delle urine “fresche”.  L’Asl 4 ha deciso di applicare tali linea guida non solo ai pazienti di Sestri Levante, Lavagna e Chiavari, ma anche a quelli di Rapallo e Santa Margherita Ligure, invitandoli ad effettuare l’esame citologico con campioni di urine “fresche” e quindi indirizzandoli presso la Anatomia Patologica di Sestri, dove viene allestito tecnicamente l’esame. La motivazione delle implementazioni dell’esame  citologico su urine “fresche”  deriva  dal fatto che si tratta di un esame particolarmente delicato, richiesto su pazienti con storia recente o pregressa di carcinoma.  Per la valutazione delle caratteristiche citologiche della cellularità è fondamentale l’ottima conservazione dei dettagli nucleari e della modalità di aggregazione, cardini della diagnostica citologica che si ottiene solo  con urina prelevata a fresco. A partire da marzo 2012 vengono inviati  alla struttura di Sestri Levante per la raccolta delle urine ”fresche” esclusivamente i soggetti in buone condizioni fisiche, mentre vengono ritirati a Rapallo i campioni di urina dei soggetti con più di 65 anni o che hanno difficoltà motorie». 

Trattazione congiunta:

Centro per malati di Sla ad Arenzano

Matteo Rosso (Pdl),ha presentato un’interrogazione in cui ha chiesto alla giunta «in che modo intenda comportarsi al fine di garantire un servizio sanitario essenziale per i pazienti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica, la Sla».  Il consigliere regionale ha ricordato che nella seduta del Consiglio regionale del 22 maggio 2012 non era stato discusso l’ordine del giorno sulla chiusura del centro di riabilitazione neuromuscolare dell’ospedale della Colletta di Arenzano a causa della mancata sottoscrizione degli esponenti della maggioranza e che, dunque, non è stato possibile impegnare la Giunta in modo tale che intervenisse a favore del centro di riabilitazione muscolare della Colletta, che ha in cura pazienti affetti da sclerosi laterale amiotrofica. Rosso ha sottolineato che «la struttura rappresenta una realtà molto importante per curare questi pazienti che attraverso il centro “Nemo” assicura loro un’assistenza completa». Quale è futuro della colletta

Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato un’interrogazione sullo stesso argomento in cui ha chiesto alla giunta «se, e come, intenda attivarsi affinché si reperiscano le risorse necessarie a mantenere operativo il reparto di Arenzano specializzato nella cura della Sla  e dedicato a persone in delicatissime condizioni di sofferenza e – ha aggiunto –  quale sarà il destino dei pazienti e del personale, medico e non, attualmente impiegato nel Centro “Nemo”».

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) – ha spiegato Siri – è una malattia neurovegetativa che condanna coloro che ne sono colpiti ad una progressiva degenerazione muscolare e alla dipendenza dai macchinari fino alla morte per insufficienza respiratoria. I pazienti necessitano, quindi, di cure e di un’assistenza che solo una struttura di elevata specializzazione può fornire. «Al terzo piano dell’ospedale della Colletta di Arenzano è presente il Centro di riabilitazione neuromuscolare “Nemo”, un reparto di assoluta eccellenza – ha spiegato il consigliere – che si prende letteralmente cura di una decina di pazienti grazie al valido lavoro di tre medici, sette infermieri, una psicologa, tre terapisti, sei operatori ma, in mancanza di un contributo della Regione Liguria pari a 350 mila euro, il Centro “Nemo” sarà costretto a cessare la preziosa attività dalla fine del prossimo mese di agosto».

Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Abbiamo discusso a lungo con la Fondazione da cui ha origine la onlus che gestisce il centro “Nemo”. Pur comprendendo che le questioni poste potevano avere dei fondamenti, abbiamo fatto presente alla Fondazione che non si poteva modificare in corso d’opera un quadro economico scaturito da una  gara e diventato riferimento per prestazioni rese per servizi analoghi. Il centro sicuramente funziona bene per la riabilitazione e dà sollievo ai pazienti. Questo confronto ha avuto, quindi, un’evoluzione positiva. Infatti la Fondazione ha comunicato il suo intento di proseguire l’attività a queste condizioni: la Asl cercherà di venire incontro alle esigenze della onlus, in termini di servizi e non sul valore economico della retta. Gli interlocutori si sono resi conto della solidità giuridica della nostra pozione. Intanto stiamo lavorando nell’ambito della clinica neurologica per portare questa l’attività al “San Martino”. Cosa che richiede un investimento ma al San Martino, come già a “Niguarda” dove opera il centro Nemo, vi sono tutte le competenze specialistiche che possono offrire il  miglior servizio. Del resto la Colletta ha un ruolo molto importante e oggi è  totalmente adibita a riabilitazione, per varie specialità. Ospita, inoltre, un  centro dialisi con una decina di posti letto. La Colletta, dunque, resta operativa».

Rosso ha espresso perplessità: «Dite che avete trovato l’accordo, ma ci sono 350 mila euro da recuperare. Se il passivo rimane e se l’Asl non garantisce, fra tre mesi siamo daccapo».

Siri si è detto abbastanza soddisfatto nel constatare che la Colletta resterà operativa, anche se, insieme a Rosso, ha chiesto una nota con ulteriori precisazioni.

Pagamento della indennità infermieristica

Luigi Morgillo (Pdl) ha illustrato un’interrogazione sulla mancata erogazione dell’indennità infermieristica. Nel documento Morgillo ha ricordato che il 2 dicembre 2011 è stato siglato  un accordo tra l’assessorato alla salute e le organizzazioni sindacali del personale del comparto nel settore sanitario regionale, in materia di indennità infermieristica (ex art 40 comma 1 –C.C.N.L). Il consigliere in particolare ha sottolineato che, per consentire il pagamento dell’indennità ai lavoratori, l’accordo prevedeva l’erogazione da parte dell’ assessorato alla salute della Regione di 6 milioni di euro, come acconto, al personale del comparto sanitario. «Fino ad oggi, nonostante i ripetuti solleciti da parte dei sindacati, tale importo non ha trovato ancora riscontro nelle buste paga dei lavoratori – ha detto il consigliere – Mi chiedo, come se lo chiedono in particolare tutti coloro che attendono da mesi l’indennità, quale piega stia prendendo questa vicenda: che fine ha fatto l’acconto?». Morgillo ha chiesto, quindi, alla giunta «se è intenzione della Regione Liguria corrispondere gli importi dovuti al personale del comparto sanitario in questione nella busta paga del mese di agosto».

Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: Si tratta di un impegno che abbiamo assunto con le organizzazioni sindacali e che intendiamo rispettare. Abbiamo erogato la  prima parte delle spettanze lo scorso anno. Entro la metà di quest’anno  ci siamo impegnati per la seconda parte. Abbiamo un problema di organizzazione contabile che si sta risolvendo. I fondi verranno reimpostati con l’assestamento.  Pagheremo anche questa quota».

Morgillo si è detto «certo che l’assessore manterrà l’impegno assunto, per il bene dei lavoratori».

Procedure di mobilità regionale ed interregionale per la copertura di posti all’IRCCS-Ist

Ezio Chiesa (Gruppo Misto-Liguria Viva) ha illustrato un’interrogazione relativa all’effettuazione di un avviso pubblico, effettuata dall’Ist, per titoli ed esami per la copertura di sei posti di assistente amministrativo – categoria C. Nel giugno 2009 – ha ricordato il consigliere – è stata approvata un’apposita graduatoria, dando luogo allo scorrimento ed utilizzo dell’intera selezione (i primi 6 classificati ed altri 11 candidati utilmente collocati) per fare fronte alle carenze d’organico specifico alle quali si era fino ad allora posto rimedio anche con il ricorso all’acquisto di lavoro interinale da Agenzie per il lavoro temporaneo, di volta in volta individuate a seguito di procedure di gara. Alcuni dei dipendenti in questione, secondo quanto dichiarato da Chiesa, pur non avendo maturato l’anzianità prevista dalle normative relativa al diritto di partecipare al bando, non contestato dagli uffici dell’Assessorato alla Salute, al momento della maturazione dei tre anni di anzianità anche non continuativa, in virtù delle leggi regionali in vigore automaticamente hanno acquisito il diritto. «Nonostante questo l’IRCSS Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino – IST – ha spiegato Chiesa – ha deciso di non attingere dalla graduatoria, ma nel dicembre 2011 ha predisposto l’avviso di mobilità regionale ed interregionale per la copertura di cinque posti di assistente amministrativo – categoria “C” che, di fatto, rappresenta un doppione dell’avviso pubblico del 2009. In risposta ad una precedente interrogazione, l’assessore competente ha affermato che la nuova procedura di mobilità è stata fatta da IRCCS al fine di individuare la figura del “data manager” precisando che il personale in questione deve possedere specifiche professionalità e competenze, presenti in numero insufficiente fra il personale attualmente in servizio». Secondo Chiesa, però, l’avviso pubblico predisposto a suo tempo dall’IST (2009) e l’avviso di mobilità regionale  deliberato da IRCSS Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino – IST (2011) sono entrambi riservati a personale amministrativo di categoria “C” e rappresentano pertanto un «evidente doppione» in quanto il nuovo bando non indica particolari requisiti per individuare la figura del “data manager. «Risulta palese – ha concluso il consigliere – la volontà di non voler attingere alla precedente graduatoria». Chiesa ha chiesto alla giunta per quali motivi il direttore del Dipartimento Salute e Servizi Sociali della Regione abbia concesso la possibilità, con deroga, di indire l’avviso di mobilità regionale senza procedere all’inquadramento del personale presente nella graduatoria IST, personale dotato di qualifica equipollente e con requisiti compatibili con la figura del “data manager” e, infine, se l’assessore alla salute non ritenga che siano stati penalizzati gli operatori presenti nella graduatoria del precedente bando disposto dall’IST nel 2009.   

Per la giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo: «Le procedure per la copertura di posti a tempo determinato indetta nel 2009 e quella per l’assunzione di personale già dipendente a tempo indeterminato del 2011 sono profondamente diverse e non costituiscono un doppione. L’avviso del 2009 dell’ex Ist era una procedure per incarichi a tempo determinato con una riserva di posti per i precari già presenti nell’Istituto. La procedura si inseriva, inoltre, nel percorso di pre-stabilizzazione disciplinato dalla norma regionale, che prevedeva alla fine di un percorso triennale la possibilità di assunzione a tempo indeterminato per coloro che avessero i requisiti necessari, ma i requisiti non potevano essere maturati grazie a questo avviso. L’avviso di mobilità per l’assunzione di personale a tempo indeterminato indetto nel 2011 ha origine differente. L’allora Azienda ospedaliera San Martino aveva indetto un concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di 5 “data manager” chiedendo alla Regione l’autorizzazione all’assunzione. Nelle more dell’ottenimento è entrata in vigore la legge regionale 22/2010 che impone di ricorrere prima di qualsiasi assunzione a procedure di mobilità interna alla pubblica amministrazione. Per questo il concorso è stato sospeso e si è indetta la procedura di mobilità. Qualora tutti o parte dei posti non venissero coperti si procederà alla prosecuzione del concorso già indetto. Del resto la necessaria identità dei requisisti di partecipazione, non impedisce alla amministrazione di identificare particolari materie oggetto di esame, quindi nel bando di mobilità si specifica che verrà effettuato una prova – colloquio per verificare la conoscenza da parte dei candidati della sperimentazione clinica, delle norme in Good Clinical Practice, la conoscenza dell’inglese e dei sistemi informatici. Da tutto ciò è evidente la natura profondamente diversa delle due selezioni».

Ezio Chiesa ha ribattuto: «Non sono convinto di questa risposta: è vero che i due bandi sono diversi ma la selezione del 2011 appare come una scappatoia per non stabilizzare quelli già in graduatoria. Se c’è una graduatoria già aperta si può e si deve attingere da questa. Io credo che da tutta questa vicenda  risulti palese la volontà di non voler attingere alla precedente graduatoria. Forse si vuole portare all’Ist-San Martino qualcuno che non è in graduatoria». Dopo questa affermazione Claudio Montaldo ha chiesto di replicare per “fatto personale”, replica che poi al termine della seduta non ha avuto seguito.

Danni causati alla vegetazione dal lepidottero Lymantria Dispar

Francesco Bruzzone (Lega Nord) ha illustrato un’interrogazione sui bruchi farfalle (Lymantria Dispar) che nell’entroterra genovese, in particolare nei comuni di Montoggio, Torriglia e Valbrevenna stanno divorando la vegetazione provocando ingenti danni. Bruzzone ha denunciato che la situazione, se non monitorata con la giusta attenzione, non arginata e risolta nel più breve tempo possibile, potrebbe rappresentare un disagio per l’economia agricola legata alla silvicoltura ed alla produzione di ortaggi e, più in generale, un rischio per l’equilibrio ambientale e l’ecosistema. Il consigliere ha quindi chiesto alla giunta se «non ritenga necessario ed opportuno intervenire tempestivamente per comprendere la natura di questi parassiti e, inoltre, risalire alle cause della loro presenza ed attivarsi per evitare il propagarsi degli stessi e per eliminarli laddove siano presenti. Proprio perché non è noto, questo è un nuovo parassita che sta infestando alcune zone di Genova. Viene definito un vorace defogliatore ed è inserito nell’elenco delle cento specie più dannose al mondo».

Per la giunta ha risposto l’assessore all'Agricoltura Giovanni Barbagallo: «Sono contento dell’interpellanza perché dimostra attenzione e sensibilità ai problemi del territorio. Chiedo però di non drammatizzare: la natura ha il suo corso e ciclicamente ci sono parassiti che si moltiplicano e infestano alcune zone. L’allarme del servizio fitosanitario è arrivato da tempo e si sta lavorando per definire la natura e l’entità del fenomeno. Il lepidottero Lymantria Dispar è un parassita voracissimo che si nutre di ben 400 specie di piante però non è pericoloso come la processionaria e fa parte di un gruppo di insetti che ciclicamente colpiscono il nostro territorio. Spesso il bosco trova al suo interno gli anticorpi naturali provocando un crollo verticale delle popolazioni infestanti. Per questo a livello nazionale non è prevista una lotta obbligatoria a questi insetti. Tuttavia l’allarme c’è e in altre regioni quando il fenomeno è troppo invasivo si fanno interventi con prodotti biologici. Normalmente è il privato che interviene; solo se il fenomeno dovesse assumere una estensione molto ampia dovremmo parlare con il Ministero per assicurare un intervento ad ampio spettro perché, se è vero che il bosco reagisce da solo, è anche vero che il tempo non gioca a nostro favore »

Francesco Bruzzone si è dichiarato poco soddisfatto della risposta: «Anche i boschi hanno bisogno di interventi e della cura dell’uomo. Non è corretto scaricare tutto sulle spalle dei privati, ci vuole un intervento pubblico perché la natura non va abbandonata a sé stessa e spesso l’azione dell’uomo serve a tutelarla e preservarla».

Mancata realizzaione dell’ospedale di Vallata e costi conseguenti

Lorenzo Pellerano  (Liste civiche per Biasotti presidente) ha illustrato un’interrogazione per conoscere quali provvedimenti verranno presi per far fronte al pagamento della somma di 4 milioni 386 mila euro che ASL 3 Genovese è stata condannata a corrispondere alla Società Progetto di Vallata per i costi effettivamente sostenuti e a titolo di risarcimento “per mancato guadagno”, pari al 5% dell’importo stimato per la realizzazione dell’ospedale di Vallata (progetto abbandonato dalla Regione), oltre gli interessi. «Si buttano 4 milioni e 386 mila euro. Di questi, 600 mila di soli interessi per non fare nulla, per prendere in giro i cittadini con promesse mai mantenute. Questo a causa delle incomprensioni da parte di amministrazioni dello stesso colore: quelle del comune di Genova e della Regione Liguria». Pellerano ha ricordato  i  diversi passaggi della vicenda. Nel 2000, sotto la Giunta comunale del sindaco Pericu, il Comune di Genova ha previsto la realizzazione dell’”ospedale di vallata” nell’area ex Mira Lanza. Nel 2002, sotto la Giunta Biasotti, la Regione Liguria ha recepito l’indicazione del Comune di Genova. Nel 2003 la Giunta regionale ha sottoscritto con il Comune di Genova l’”Accordo di pianificazione per la localizzazione dell’ospedale di vallata”, individuando il sito di intervento nell’area ex Mira Lanza. Nel 2006 l’allora direttore generale dell’ASL 3, appoggiato dalla Giunta Burlando, ha portato avanti il progetto dell’”ospedale di vallata”. Nel 2007, sempre sotto la stessa amministrazione regionale il progetto dell’”ospedale di vallata”venne cancellato e sostituito dal progetto dell’”ospedale del ponente rendendo del tutto inutile l’attività di progettazione svolta dalla Società di Vallata srl fino a quel momento su incarico della stessa Regione (tramite ASL), tanto che successivamente la convenzione fu revocata. Tra il 2007 ed il 2011 il Comune di Genova e la Regione Liguria, guidate da Marta Vincenzi e da Claudio Burlando hanno discusso sull’individuazione dell’area destinata ad ospitare l’”ospedale del ponente” senza trovare un accordo e solo nel 2012 Regione e Comune hanno firmato il protocollo d’intesa per la realizzazione dell’”ospedale del ponente”, individuandone il sito nell’area di Villa Bombrini. «In forza della convenzione – ha ricordato il consigliere – la Società Progetto di Vallata ha promosso un procedimento arbitrale nei confronti dell’ASL 3 per vedere riconosciuta la propria pretesa creditoria e ora l’ASL Genovese è stata condannata a pagare alla Società Progetto di Vallata srl la somma di € 4 milioni e 386 mila euro entro  il 31 maggio 2012».

Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo «L’errore fu fatto quando la Giunta Biasotti decise, come per Albenga e Rapallo, di creare un ospedale da 200 posti che non poteva sostituire quelli esistenti ma si andava ad aggiungere a questi senza rappresentare alcuna innovazione. Un errore di programmazione che oggi paghiamo caro. Noi abbiamo corretto questo errore e programmato un ospedale capace di sostituire quelli di Sampierdarena, Rivarolo, Pontedecimo. E’ vero, il Comune di Genova ha impiegato parecchio tempo per individuare un’area rimettendosi poi ad una decisione già presa dalla Regione. Oggi tuttavia l’emergenza è finanziaria: gli unici fondi per edilizia sanitaria disponibili sono quelli stanziati nel 2007 – 2008 dal Governo Prodi e che il Governo Monti ha messo a disposizione per il 70%. Ma di edilizia sanitaria in Liguria c’è bisogno e noi, grazie a questi fondi, dobbiamo predisporre tutti gli atti necessari in modo che, quando l’emergenza finanziaria terminerà, si possano avere tutti i progetti pronti per partire.  Per quanto riguarda il contenzioso con il promotore del progetto sull’area ex Mira Lanza, la somma, in via prudenziale, era stata da tempo accantonata dalla Asl».

Lorenzo Pellerano ha ribattuto: Come posso dirmi soddisfatto? Si voleva fare tabula rasa di tutte le iniziative avanzate dalla Giunta Biasotti e ora si riparte da zero dopo 12 anni. Se la scelta era questa, non si poteva agire più velocemente ed evitare, almeno, di pagare 600 mila euro di interessi? Infine un’altra domanda: non è che con il progetto del nuovo Galliera rischiamo di fare lo stesso disastroso percorso?»  

 

Convenzione con le pubbliche assistenze di Imperia

Marco Scajola (Pdl) ha presentato un’interrogazione sul servizio fornito dalle pubbliche assistenze del territorio della provincia di Imperia. Il consigliere ha chiesto alla giunta «come intenda comportarsi per far sì che le pubbliche assistenze vengano aiutate e che il servizio non si blocchi ulteriormente». Scajola ha ricordato che da circa un anno e mezzo la Regione Liguria non rinnova la convenzione con le pubbliche assistenze del territorio: «La convenzione è scaduta dal 2010 e fino ad oggi si è proceduto con deroghe che, però, non hanno mai tenuto conto, né tantomeno riconosciuto, dell’aumento Istat – oggi al 2% – né dell’aumento del carburante arrivato a più del 24%. Non è giusto e non è possibile contare solo ed esclusivamente sulle risorse del volontariato». Secondo Scajola la Regione Liguria «dovrebbe considerare con maggiore attenzione le esigenze del trasporto sanitario della provincia di Imperia poiché, spesso, le esigenze sanitarie costringono le ambulanze a percorrere lunghe distanze verso centri specializzati di altre province».

«Sono passati mesi – ha aggiunto – ma la situazione non è cambiata le pubbliche assistenze operano in deroga alla vecchia convenzione ma con la grande preoccupazione che si arrivi a dover sospendere l’attività e di non poter garantire i servizi al cittadino».

Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «La convenzione è attiva e scade il 30 giugno prossimo.  Presto incontreremo le associazioni per chiarire tutti gli aspetti del rinnovo. Il momento di sofferenza non è dato dai mancati pagamenti, i servizi vengono tutti pagati, ma sul fatto che il trasporto sanitario in Liguria supera quello previsto dai Lea, cioè i Livelli essenziali di assistenza. Questi prevedono che il trasporto in ambulanza per effettuare esami di laboratorio avvenga solo in condizioni di emergenza o per persone che non deambulano. Noi fornivamo qualche prestazione in più ma abbiamo dovuto adeguarci. Anche perché la spesa è molto alta, pari a 25 milioni, e se incappiamo nei controlli ministeriali tali fondi vengono immediatamente decurtati. In questo momento dobbiamo incominciare a ragionare in termini nuovi perché non possiamo da un lato convenire che il quadro economico è difficilissimo e poi su ogni cosa aprire il libro delle richieste. Questo – ha concluso Montaldo – non vuol dire toglier servizi ai cittadini, ma riorganizzarsi. E anche le pubbliche assistenze, che rappresentano un patrimonio importantissimo anche dal punto di vista sociale e associativo, devono riorganizzarsi proprio per salvaguardare la grande ricchezza che rappresentano».

Marco Scajola ha replicato: «Sul fronte del rigore siamo sullo stesso binario, ma forse alla  necessaria riorganizzazione si poteva mettere mano prima quando il quadro finanziario era migliore. In quanto alla convenzione. a me risulta che sia scaduta e si stia andando avanti con deroghe della vecchia convenzione. Sempre per quanto riguarda la ristrutturazione del servizio e dei costi occorre tenere conto che, concentrando le strutture sanitarie e gli ospedali, i viaggi in ambulanza si allungano e costano di più. In generale occorre chiarire un quadro oggi ancora nebuloso e offrire alle pubbliche assistenza le certezze che giustamente chiedono».

Prevenzione della violenza di genere e sostegno a donne e minori

Raffaella Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani) ha affrontato con un’interrogazione il problema delle misure di prevenzione contro la violenza di genere e sugli interventi a sostegno delle donne e dei minori vittime di violenza. Il consigliere ha ricordato che nel bilancio del corrente esercizio regionale (“Contributi ai Centri Antiviolenza e per iniziative di rilevanza regionale anche a carattere sperimentale”) per il sostegno ai programmi a favore delle donne sole o con minori, che sono vittime di violenza, e dei centri antiviolenza sono disponibili 130 mila euro e che il bilancio di previsione 2011 prevedeva uno stanziamento di 120 mila. Tale importo – ha spiegato – verrà suddiviso tra le Province liguri e tra i Comuni capofila delle Conferenze dei Sindaci,.

Della Bianca ha chiesto, quindi, alla giunta «quali elementi abbiano determinato l’aumento di 10 mila euro tra il bilancio di previsione 2011 e quello del 2012, in cosa consistano e quali siano le “iniziative di rilevanza regionale a carattere sperimentale” e, infine, se la Giunta ritenga necessario suddividere l’importo di 130 mila euro fra Province liguri e Comuni capofila delle Conferenze dei Sindaci e non pensi, invece, sia più opportuno e meno dispendioso “unificare” tali competenze».

Per la giunta ha risposto l’assessore alle Politiche sociali e pari opportunità  Lorena Rambaudi: «Quello della violenza è un tema da affrontare con il sistema pubblico dei servizi di ogni provincia. Le statistiche comunitarie dicono, in base ad indagini sui reati commessi negli stati membri, che in Europa la violenza rappresenta la prima causa di morte delle donne nella fascia di età fra i 16 e i 50 anni. Occorrono quindi un intervento diffuso che educhi alla cultura del rispetto dei diritti e campagne di sensibilizzazione, sostegni alle vittime attraverso colloqui preliminari per individuare i bisogni, informare sugli aspetti legali del problema garantire percorsi personalizzati di aiuto alle vittime. Per questo abbiamo un centro antiviolenza e una casa rifugio a La Spezia, Imperia e Savona. Un centro e due case rifugio a Genova. Nel capoluogo abbiamo anche 3 centri di ascolto e 8 strutture di 2° livello. Altre tre strutture di secondo livello sono a Savona, due a Imperia e una alla Spezia. Da questo punto di vista l’azione della Regione è stata soprattutto di stimolo agli investimenti locali che sono stati forti, in conto capitale, per aprire  le strutture e oggi sono limitati ad un piccolo contributo in parte corrente di sostegno ai servizi e ai progetti che nascono sul territorio. Siamo partiti da 39 mila euro del 2007, siamo passati a un milione nel 2008 a 490 mila nel 2009 per poi stabilizzarci fra i 130 – 120  mila negli anni scorsi. Quest’anno per il sostegno alla gestione dei centri è previsto una spesa regionale di 130 mila euro».  

La consigliera Della Bianca nella sua replica si è chiesta perché per i servizi antiviolenza non ci si serva della rete dei distretti sanitari.

Chiusura della centrale operativa del pronto soccorso di Lavagna

Roberto Bagnasco (Pdl) ha presentato un’interrogazione alla giunta sulla soppressione, prevista per settembre, della centrale operativa del pronto soccorso dell’ospedale di Lavagna. Bagnasco a chiesto alla Regione se «intende confermare tale decisione che penalizza un servizio altamente qualificato e indispensabile per i cittadini e se non ritenga, invece, di proceder al ritiro immediato di questa infelice ipotesi operativa». Secondo Bagnasco il presidio «delle nuove postazioni nella centrale operativa di Genova potrebbe provocare ritardi nell’azione di soccorso a causa di una conoscenza più limitata del territorio del levante da parte degli operatori». Il consigliere ha manifestato forti preoccupazioni sulla qualità del servizio che d’ora innanzi sarà offerto e anche per i risvolti occupazionali legati a questa operazione. Roberto Bagnasco ha ricordato «la grande mole di lavoro svolta dal 118 del Tigullio: 160 mila interventi all’anno, 11 mila di guardia mendica, 2000 interventi in codice verde, giallo e rosso su un territorio di 1000 km quadrati. Guardando queste cifre ci si rende conto – ha concluso – che la centrale non è un semplice centralino ma una strutture integrata di alto livello con la presenza continua di un medico e di un infermiere. Mantenere il 118 a Lavagna significa mantenere sul territorio una presenza adeguata al livello eccellenza raggiunto».

Per la Giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla Salute, politiche della sicurezza dei cittadini: «Siamo ormai abituati a fare i conti con la proposizione di problemi di questa natura e li risolveremo con una procedura lineare:una proposta della Giunta al Consiglio, formulata sulla base di dati tecnici di funzionamento del 118 e dopo essersi confrontati con i sindaci, poi l’esame in commissione e la decisione da parte dell’Assemblea regionale. Ma su una cosa occorre fare chiarezza: per i cittadini, al termine di questa riforma, non cambierà nulla, avranno gli stessi servizi di prima. Quello che cambierà saranno i costi per la collettività. Il 118 continuerà ad operare come adesso, sia che il centralino sia uno o siano 5».  

Roberto Bagnasco ha replicato: «Sono soddisfatto della metodologia perché ci vuole un confronto con il territorio basato su dati di fatto, sui risparmi, sulle motivazioni. Solo convincendo su questi temi gli interlocutori, facciamo una cosa positiva. Credo, comunque, che chiudendo la sede le Tigullio del 118 i risparmi effettivi saranno veramente pochi e si otterranno più danni che benefici».

Allentare il patto di stabilità per i comuni virtuosi

All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Matteo Rossi del Sel) che impegna la giunta “ad attivarsi presso il Presidente del Consiglio e il Governo perché sollecitino che venga al più presto approntato il decreto attuativo di allentamento del patto di stabilità per i comuni virtuosi”.

Nel documento si ricorda che il ministero delle Finanze ha indicato dei parametri in base ai quali i comuni sopra i 5 mila abitanti possono o meno essere considerati virtuosi e che tali comuni potranno godere di un allentamento del patto di Stabilità potendo, così, spendere i fondi risparmiati per opere e interventi di pubblico interesse. Nel marzo 2012 è stato stilato un elenco dei 143 comuni virtuosi e, fra questi, figurano Andora, Varazze, Ceriale, Vado Ligure, Arenzano, Rapallo, Chiavari, Sestri Levante e Sanremo. Fino ad oggi, però, la disposizione governativa non è stata ancora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Intervenire a favore dei lavoratori in esodo

All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Luigi Morgillo del Pdl) che impegna la giunta “a farsi tramite affinché Governo e Parlamento affrontino il tema al più presto, assumendo tutte le iniziative legislative e esecutive necessarie alla risoluzione delle problematiche che interessano i lavoratori in esodo, per evitare che gli stessi rimangano senza stipendio e senza pensione per tutti il periodo necessario a maturare i nuovi requisiti”.I lavoratori cosiddetti “esodati”, cioè lavoratori che avevano concordato un percorso verso la pensione ma che, in base al decreto previdenziale del 6 dicembre scorso che allunga l’età pensionabile, hanno di fatto perduto il diritto alla pensione per almeno 4 -5 anni, sarebbero circa 75 mila le persone, secondo il Governo, oltre 350 mila secondo i sindacati e 130 mila secondo l’Inps. L’ordine del giorno, infine, esprime “solidarietà” ai lavoratori attualmente disoccupati e “censura per l’approssimazione e la superficialità con cui l’argomento è stato finora trattato dal Governo”

Assenti: Fusco Berlangieri Briano

Quorum: 20 voti