“Da che ne ho ricordo, andare a vedere il Genoa è un racconto fotografico di questo tipo: Genova; bellissima giornata di sole; papà mette in ordine giù nell’orto; mamma prepara il pranzo della domenica; profumo di casa; andiamo a prendere i ravioli dalla “pasta fresca”; si mangia; ci vestiamo; sciarpa; di corsa giù per le scale; auto; casello di Bolzaneto; Genova-Est; parcheggio; verso il Luigi Ferraris; sciarpe rossoblu e bandiere appese alle finestre; sorrisi; abbracci; genoani fuori dai bar; il cuore che batte; il Luigi Ferraris; la biglietteria; la coda; l’elicoidale in salita; il profumo; i gradini; l’attesa; l’altoparlante; “Mio padre vestiva da Mauri…”; il prato; i suoni; i discorsi; qualcuno si alza; applausi; entra il Genoa. Nel tempo è cambiato qualche dettaglio, nella mia vita, nelle vostre vite. Ma non la sostanza. Da qui in poi non ha più importanza. La partita non conta niente, è già successo tutto quello che doveva succedere.”
Mi scuso con tutti ma io ho bisogno di “vivere” qui. L’ho già detto? Benissimo, repetita… Genoa. Ed ho intenzione di continuare su questa strada, se esiste. Se non esiste, io “torno” indietro. Sono un nostalgico? Buon per me. Sono provinciale? E’ un complimento. Sono infantile? Certo, e me ne vanto.
La vita è una prova continua, e come a scuola c’è una parte teorica, ed una parte pratica. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Da una parte è doveroso ricordare, a noi stessi prima di tutto e prima ancora che ad altri, la teoria. La teoria è ciò che sarebbe giusto dire, fare, scrivere, nelle molteplici situazioni che la vita ci presenta. E’ importante conoscerla. Dall’altro lato è doveroso ammettere, a noi stessi ed anche agli altri, che anche chi conosce la teoria alla perfezione è solo un essere umano, ed anche il migliore degli esseri umani riuscirà a dire realmente la cosa giusta, a fare esattamente la cosa giusta, mediamente il 50% delle volte che la vita lo costringerà a prendere una decisione. Qualcuno farà un po’ meglio, qualcuno un po’ peggio, ma raramente qualcuno sbaglierà tutto, e anche più raramente qualcuno azzeccherà tutto. Ed anche nel caso si possa analizzare la cosa in modo serio, andrebbe probabilmente analizzato a fondo il concetto di “errore”.
Non siamo tutti uguali, ed affermarlo è solo ipocrisia. Siamo tutti diversi, e grazie a Dio, per chi ci crede, e grazie a non so chi, per chi non ci crede, si chiama vita. Qualcuno è più chiaro, qualcuno più scuro, qualcuno più gradevole, qualcuno meno, qualcuno più alto, più basso, più intelligente, più veloce, più simpatico, più affascinante, più dolce, più ruvido, più sveglio, più educato, più furbo. O meno, meno, e meno. Qualcuno si veste in modo impeccabile, qualcuno in modo inguardabile. Eppure, quando cammino per strada ed ammiro la varietà dei colori della vita, sento che ho bisogno di entrambe le cose, e di entrambe i “colori”, di tutte le pettinature, di tutte le camminate, di tutti i gesti, di tutti i pensieri. Ognuno ha qualcosa da valorizzare, qualcosa da cambiare, qualcosa da migliorare, qualcosa da dimenticare, e qualcosa da eliminare.
E qualcosa da amare.
Ieri era una bellissima giornata. Il cielo di Genova era esattamente quello che ricordavo quando partivamo da San Quirico, quando uscivamo al casello di Genova Est, quando prendevo l’elicoidale con gli occhi gonfi di gioia, quando vedevo il primo spicchio di prato, quando mio padre vestiva da Mauri. Ma ieri papà era a casa, a vedere il Genoa in TV.
Il papà ieri ero io, anche se non vesto da Mauri.
Ma vale lo stesso mi hanno detto.
🙂
E mio figlio, con il suo amichetto a fianco, era felice.
Come lo ero io, come lo sarà suo figlio.
E lui avrà il mio sorriso, quello di ieri, il sorriso di chi è felice della felicità altrui.
Il Genoa ha vinto, e come ha vinto. Mica con la tecnica, mica con Milito, mica strabiliando, ma ha vinto. Con il sudore, con la sofferenza, con l’incredulità di tutti.
Sullo 0-2 il piccolo aveva le lacrime a gli occhi: “Papà mi avevi detto che vincevamo… andiamo a casa?”
“No amore… vinciamo 3-2… stai tranquillo”.
E mica ci credevo, era solo una bugia buona, farei qualsiasi cosa per lui.
Eppure vedeste i suoi occhi a fine partita.
Sono il suo eroe, un po’ meno del suo Genoa, e di Rigoni, ma pur sempre il suo eroe.
Come lo era mio padre per me.
Come lo è ancora.
Come lo sarà… per sempre.
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