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Visto da Gambino – Sampdoria: Quagliarella ha già fatto dimenticare Eder

Eder in maglia nerazzurra fa fatica mentre Quagliarella si è già preso la Sampdoria. In un mese e mezzo il campo ha ribaltato le sentenze (affrettate) del mercato.

In casa Samp si sono trascorse settimane intere a… disperarsi per la partenza di Eder, considerata non solo il segnale di un ridimensionamento delle ambizioni societarie ma soprattutto la mossa fatale per la conquista della salvezza. A distanza di un mese e mezzo, il raffronto tra il brasiliano e il suo erede, Quagliarella, è stato di una chiarezza assoluta: l’amatissimo (e a ragione, intendiamoci) Citadin, approdato all’Inter, è ancora a secco con la nuova maglia e, a parte qualche assist sporadico, ha riempito del “nulla” parecchie sue prestazioni. In compenso, Fabio, sul quale erano grandinati commenti intrisi di perplessità, come se si trattasse di un ferrovecchio, è rifiorito letteralmente, sospinto da una professionalità a prova di bomba e anche da una classe cristallina. Quattro reti all’attivo, parecchie altre sfiorate, una straordinaria capacità di fare reparto da solo, una perenne pericolosità offensiva che ha sesso condizionato le difese avversarie. Rispetto al predecessore, il solo handicap dei tre anni in più, che ne rannuvolano le prospettive, ma se inquadriamo il suo apporto nel prosieguo del campionato e ancora nel prossimo, possiamo comodamente sostenere che la Sampdoria è in una botte di ferro.
I PREGI E DIFETTI DI QUESTA SAMPDORIA
Attorno a “Quaglia” non sta lievitando uno squadrone da sogno, ma un complesso un tutto degno di una classifica dignitosa. Il pari di Empoli non stimola nuove interpretazioni, ma è il trionfo della normalità. Pregi e difetti di questa Samp sono emersi nitidamente, senza possibilità di equivoco. Che la difesa non si affranchi mai da qualche distrazione lo si era capito perfino al Bentegodi, ad onta di un 3-0 pesantissimo. Di fronte ad una formazione, quella toscana, reduce da quattro ko di fila e non certo provvista di una prima linea esplosiva, la difesa blucerchiata ha timbrato il cartellino, ma senza dimostrarsi un bunker inviolabile. In compenso l’attacco non ha deluso, pur producendo una sola segnatura, ma quale sorpresa può suscitare l’intesa naturale tra Quagliarella e Cassano, due veterani che parlano la stessa lingua calcistica?

Dunque, occorre accontentarsi, magari fissando l’obiettivo verso il confine tra le due colonne della classifica. Traguardo abbordabile, tanto per dare un senso alla tornata stagionale conclusiva, che Montella dovrà sfruttare soprattutto per pesare attentamente il valore dei singoli elementi e la compatibilità con il suo progetto, ovviamente nella quasi certezza (quel “quasi” è doveroso, almeno sin quando il Milan non avrà fatto chiarezza sul proprio futuro “conducator”) di una continuazione del rapporto con la Samp.
Di sicuro, la società ha compreso che sulle fasce i due attuali titolari sarebbero estremamente funzionali ad un’idea di calcio propositivo. Non è un caso che, da quando è rientrato De Silvestri, da anni stabilmente inserito nel giro della Nazionale, siano scaturiti risultati confortanti. Quanto a Dodò, il suo dirimpettaio, è condivisibile l’intento societario di assicurarselo anche per il prossimo anno, magari con un rinnovo di prestito o – perché no – con un acquisto a condizioni accettabili.

La prossima “mission” di Montella potrebbe essere il recupero di Muriel, sempre più malinconico ospite fisso della panchina doriana. Impresa ardua, che vale la pena di essere tentata, considerando i milioni di euro spesi per assicurarselo. Ed è indubbio che l’attuale dirigenza non sia nelle condizioni di veder polverizzato tutto quel patrimonio.

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