I colli delle Langhe, visti dall’alto, appaiono come tante gobbe verdissime, perfettamente “pettinate”.
I filari d’uva, quelli dei vini tanto famosi quanto pregiati, si inseguono a perdita d’occhio, allineati in una geometria regolare, interrotti qua e là da graziosi borghi spesso raccolti attorno a un castello su un crinale. Il territorio è già attraente visto sulle carte geografiche, racchiuso tra il corso del Tanaro a ovest, e della Bormida di Spigno a est, con il Belbo e la Bormida di Millesimo che scavano suggestive vallette e gole.
Partire da Alba
Il giro nelle Langhe non può che partire da quella che ne è considerata la capitale: Alba. Città antica, città del tartufo oltre che del vino, centro estremamente vivo dal punto di vista culturale, città delle torri (una volta se ne contavano cento), Alba è un luogo cui dedicare del tempo. Prendetevi dunque il tempo per passeggiare almeno lungo Via Vittorio Emanuele, per gli albesi la Via Maestra, e Via Cavour, tra bei palazzi e architetture dove, naso all’insù, vi sorprenderete di trovare impronte Liberty e fregi rinascimentali. Stupendo quello di Casa Fontana, sulla Via Maestra, le cui formelle riproducono musicanti, dame e cavalieri danzanti, circondati da ghirlande di fiori.
L’itinerario
Difficile tracciare a priori un percorso; o meglio, difficile sarebbe mantenerlo. Le colline, le stradine che tagliano i filari, i borghi sui crinali, i castelli, le insegne delle Strade del Vino, delle zone di produzione di gustose tipicità locali o, semplicemente, quelle di qualche azienda agricola che invita alle degustazioni e agli acquisti, sono un richiamo irresistibile per compiere deviazioni e soste fuori da una tabella di marcia preconfezionata.
Per non perdersi proprio nulla, si può pensare di scorrazzare in su e in giù, letteralmente, da nord a sud per risalire lungo una direttrice parallela. Partendo da Alba si può imboccare la bellissima e panoramica statale che punta a Cortemilia (del Colle di Cadibona): se avete letto Cesare Pavese, ecco, vi sembrerà di scorrere nelle pagine dei suoi romanzi. Se deviate fino a Mango, potrete addirittura passeggiare lungo un itinerario fenogliano e scorgere i molti luoghi del paese citati in diversi romanzi di Beppe Fenoglio. Non perdetevi la passeggiata a Cortemilia, capitale della nocciola, spaccata in due dal corso della Bormida: da una parte il borgo di San Pantaleo, dall’altra quello di San Nicola. Nell’ex Palazzo della Pretura è ospitato il Centro di Interpretazione dell’Ecomuseo dei Terrazzamenti: alle spalle di Cortemilia, il paesaggio terrazzato è un’opera monumentale che accoglie sei itinerari che si muovono nella storia e nelle tradizioni della comunità locale.
Un paio di tornantoni precipitano sul Parco Regionale di Piana Crixia: fermatevi in uno dei primi spiazzi (ce ne sono!) e godetevi il panorama sulla valle. Da Cortemilia, cercate la strada che conduce a Roccaverano, il comune più alto, quasi 800 metri, che si individua spesso durante il girovagare tra le colline per la sua Torre che faceva parte del castello.
Meno battuta e un po’ più tortuosa, la strada che segue il crinale sulla destra del Belbo scorre in un paesaggio se possibile ancor più bello. Supera il Bric Cisterna, tocca il remoto paesino di Feisoglio, che ogni anno dedica alla nocciola una festosa sagra, ed entra nel territorio di produzione della patata dell’Alta Valle Belbo, come indicato da frequenti cartelli a bordo strada.
Sul crinale della sponda opposta del Belbo corre la strada di Bossolasco, più larga, ma altrettanto gratificante dal punto di vista paesaggistico. Se non viaggiate con un mezzo di dimensioni esagerate, infilate senza indugio le strade laterali e godetevi i panorami: potete certamente contare su una quasi totale assenza di traffico. La zona a sud ovest di Alba, quella che si estende sotto la grande curva del Tanaro, è invece quella dove più si concentrano i borghi dai nomi famosi e altisonanti. La scorribanda, qui ancor più che altrove nelle Langhe, deve proprio seguire il fiuto personale. C’è un castello quasi in ogni luogo e ci sono i vini, le enoteche, i laboratori gastronomici. Insomma, c’è da sbizzarrirsi, c’è da vedere, da bere e da acquistare!
I borghi e i castelli
Allungato su un crinale affacciato su Tanaro, Barbaresco si nota da lontano per la millenaria Torre del Bricco: a pianta quadrata, alta 36 metri è visitabile e regala un panorama di colli a perdita d’occhio. Come Barbaresco, anche Barolo ci piace, porta il nome di un grande vino! Un nome di origine celtica, “bas reul”, che indica la posizione dell’abitato, in mezzo a una conca, le case a circondare il Castello Falletti, nelle cui sale è ospitato anche il Museo del Vino e la biblioteca storica riordinata da Silvio Pellico. Sempre qui, non perdete una insolita, quanto curiosa puntata al Museo dei Cavatappi di Barolo, in Piazza Castello.
Il trecentesco Castello di Serralunga d’Alba domina il borgo e ha un magnifico giardino a cui potete accedere liberamente. Se volete respirare la storia, visitate l’imponente Castello di Grinzane Cavour, pure trecentesco, ma ampliato nel Seicento, con un magnifico Salone delle Maschere: qui soggiornò il Conte Camillo Benso dal 1832 al 1849. Su un colle opposto a Grinzane Cavour spicca Diano d’Alba; non ha un castello, ma una parrocchiale settecentesca che si nota da lontano. Di fronte alla chiesa, sul punto più elevato del paese, un piccolo giardino è, in realtà, un punto panoramico esagerato, con uno scenario a 360° dall’arco alpino alla valle del Tanaro; imperdibile.
La storia di Bossolasco, uno dei comuni più alti della Langa, è segnata dalle liti tra le famiglie dei Marchesi del Monferrato e dei Marchesi del Carretto. A imperituro ricordo delle signorie, resta il seicentesco Castello del Balestrino, edificato utilizzando pietre e ruderi del trecentesco Castello dei Del Carretto, lasciato cadere in rovina dopo la conquista, nel 1431, da parte dei Visconti. Segni dei Marchesi del Carretto sono presenti anche nell’architettura maestosa del Castello di Saliceto, vicinissimo al confine con la Liguria, lungo una Via del Sale: sull’edificio è visibile il vessillo a fasce gialle e rosse proprio dei Marchesi. La visita guidata al castello comprende anche quella al borgo medievale e di alcune chiese antiche riccamente affrescate.
Il vino e le cantine
Barbaresco, Barolo, Nebbiolo e Moscato; poi i Dolcetti d’Alba, di Diano d’Alba e di Dogliani; infine i Barbera d’Asti e d’Alba. Sono solo i più famosi tra i rossi che contraddistinguono la produzione vinicola delle Langhe. Cercateli! E perdetevi tra centinaia di pregiate etichette locali. Non bevete tanto per! Ascoltate la storia dei vini, che racconta la gente e la passione; imparate come si degusta, prima con la vista, poi con l’olfatto, infine col palato. Fate in modo di portare a casa dal vostro giro non solo bottiglie, ma la sapienza attorno al vino! Qui di seguito, solo alcune indicazioni.
L’Enoteca Regionale di Barbaresco è ospitata in una suggestiva location, l’ex Confraternita di San Donato, un luogo dove ci si trattiene volentieri. Si va in castello, invece, per l’Enoteca di Barolo, tra le mura del Castello Falletti e per l’Enoteca Regionale Cavour, a Grinzane Cavour.
Nel Castello di Mango ha sede l’Enoteca Regionale del Moscato di Mango la quale, in virtù di un gemellaggio con la Liguria di Ponente e in particolare col territorio di Dolceacqua, promuove tre tipicità: il moscato, la nocciola, l’olivo.
A Diano d’Alba c’è la Cantina Comunale, ricavata in un edificio storico ai piedi del Belvedere; la Cantina Comunale di La Morra è ospitata nelle cantine settecentesche del Palazzo dei Marchesi del Barolo ed è sede della Compagnia dei Vignaioli di La Morra, 73 produttori di Barolo, Nebbiolo, Dolcetto e Barbera. Infine – ma non sono mica tutte qui! – la Bottega del Vino di Dogliani Docg ha sede nelle cantine dell’ex convento dei Carmelitani, sotto il Palazzo Comunale: potete già immaginare quale fascino!
Shopping di gusto
Nelle Langhe, famosissima è la varietà di nocciole Tonda Gentile delle Langhe, che troverete in tutte le pasticcerie artigianali sparse nei borghi (provate a Cortemiglia!). Il tartufo bianco di Alba non ha bisogno di presentazioni; è protagonista di una fiera internazionale che tutti gli anni riempie di eventi attraneti il calendario di ottobre e novembre. Piccolo – meno di 500 abitanti – e appartato, il borgo di Roccaverano è il “creatore” della gustosa Robiola di Roccaverano Dop, un formaggio a pasta molle, senza crosta, prodotto con almeno il 50% di latte di capra. Simile è il Murazzano, prodotto con latte ovino o miscelato con latte vaccino in misura massima del 40%. Squisite tutte le altre robiole delle Langhe, anche se non classificate come Dop. Cercate gli agnolotti del Plin (il plin è il “pizzicotto” che serve a chiuderli) e ingegnatevi a scoprire la differenza tra questi e l’agnolotto torinese. Assaggiate le salse, o “bagne” tra cui, con moderazione, quella “d’infern”, a base di peperoncino; e mettete in borsa i salumi langaroli, dopo aver assaggiato la salsiccia cruda di Bra, rigorosamente annaffiata da Barbera o Dolcetto.
Per chi viaggia in camper
Informazioni
castellilangheroero.it
langabarolo.it
langheroero.it
Come arrivare
Alba è collegata alla A21 Torino-Piacenza dalla A33, che collega il capoluogo delle Langhe a Cuneo. Chi proviene da Savona può percorrere la A6 Savona-Torino, uscire a Millesimo e iniziare il giro nelle Langhe dalla valle della Bormida di Millesimo.
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