
Nazí Paikidze Barnes (nella foto), campionessa Usa 2016, non parteciperà al prossimo campionato mondiale, a Teheran, se sarà obbligata a indossare il velo. Ventitré anni, origini russo-georgiane, sposata a un cittadino statunitense, gioca con i colori statunitensi dal 2013. Sa benissimo che il regime del Paese ospitante non consentirà a lei, né ad alcuna delle altre scacchiste, di giocare a capo scoperto, inaugurando una stagione di pericolose deroghe alla regola vigente, senza eccezioni, da 37 anni. Nazí spera che, di fronte al suo ammutinamento, anche altre regine della scacchiera facciano lo stesso e il torneo sia tolto all’Iran e disputato altrove. Ma non è detto che sarà così. La decisione intanto dispiacerebbe parecchio alle colleghe iraniane, convinte che non sia questo genere di braccio di ferro ad aiutare l’emancipazione femminile nella Repubblica islamica. «Il vostro boicottaggio sarebbe un errore. — ha insistito la Woman Grandmaster iraniana, Mitra Hejazipour, coetanea di Nazí — Non abbiamo mai ospitato finora campionati mondiali femminili di altri sport. Questi giochi sono importanti per le donne iraniane: un’opportunità per mostrare la nostra forza».
Ma Nazì non intende ripensarci «Non avallerò l’oppressione religiosa e sessista sulle donne indossando il velo» assicura.
Intanto, ai vertici della FIDE, Susan Polgar si barcamena e cerca una soluzione, nega di aver ricevuto per ora reclami e spiega che il Paese degli ayatollah è stato l’unico a candidarsi per ospitare le scacchiste di tutto il mondo.






