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Nssce la prima squadra di calcio di PROFUGHI

ceis genova

ceis genova

Lo sport riesce sempre a raccontare storie incredibili.

Sono storie che abbattono ogni tipo di barriera e avvicinano persone che fino a pochi mesi fa vivevano in paesi martoriati da guerre e persecuzioni.

Provengono da Gambia, Nigeria, Senegal, Bangladesh, Pakistan, da altri territori massacrati da odio, rivoluzioni politiche e tumulti, sono ragazzi giovanissimi  di età compresa tra i 20 e 25 anni.

Non parlano una sola parola di italiano, il loro inglese è stentato a dir poco, ma hanno da raccontare storie disumane, di privazioni fisiche e psichiche.

Hanno affrontato viaggi da incubo, via mare, stipati su barconi della speranza, la speranza di un futuro migliore.

Fino a pochi mesi fa vivevano a migliaia di chilometri gli uni dagli altri, ma oggi sono accomunati da una storia bellissima tutta da raccontare.

Questi ragazzi sono diventati una squadra di calcio amatoriale e partecipano ad un Campionato vero e proprio, con le loro divise, con le loro scarpe da calcio e, soprattutto, con la loro dignità umana.

Questa favola dei tempi moderni è resa possibile grazie al CEIS, il Centro di Solidarietà di Genova che da anni  si occupa anche  di “accoglienza”.

A Genova il CEIS accoglie oltre 400  ragazzi richiedenti asilo politico e li sostiene con iniziative sociali.

Sono ragazzi come tutti gli altri, con i loro sogni e le loro passioni, tra cui il gioco del calcio.

Da qui l’idea del CEIS di Genova di accomunare questi giovani all’interno di una squadra e iscriverla al Campionato amatoriale di Calcio a 7  organizzato da CSEN Calcio Liguria.

Qualcuno li chiama migranti, altri profughi. La definizione corretta è “richiedenti asilo politico”  in quanto perseguitati nei loro paesi .

Nel frattempo la loro passione per il calcio abbatte ogni barriera sociale. Sono ragazzi prestanti, la cui fisicità non passa inosservata.

Non hanno ancora un gioco d’assieme e certamente la loro cultura calcistica è ben distante dagli esasperati tatticismi del calcio italiano, ma hanno una guida tecnica eccellente.

La selezione calcistica  di questi ragazzi è stata affidata a Stefano Giordani, elemento di grande spessore umano e personaggio coinvolto da anni nel sociale.

E’ stata sua l’idea di visionare questi ragazzi, selezionarli e scegliere quelli migliori.

La guida tecnica della squadra è stata assegnata a  Franco Bobba, un passato calcistico da semi professionista e oggi allenatore dilettantistico di indubbie qualità morali oltre che tecniche.

L’entusiasmo di questi ragazzi è al settimo cielo, per loro giocare al calcio è una emozione incredibile, considerando che solo fino a pochi mesi fa erano dei perseguitati.

Grazie al calcio vivono momenti di libertà, di passione, di emozioni allo stato puro.

All’interno del Campionato CSEN Calcio Liguria questi ragazzi si stanno ritagliando uno spazio importante, dimostrando di poter essere competitivi.

Dopo due sconfitte consecutive la squadra ha ottenuto la prima vittoria in campionato, superando gli avversari della Pimpao con un netto 10-3.

I ragazzi sono impazziti di gioia, festeggiando il successo insieme ai loro amici-tifosi che li seguono ogni partita anche nei campi più sperduti della città , come è accaduto in occasione della prima giornata di campionato, quando il CEIS ha organizzato un pullman da 70 persone per accompagnare squadra e tifosi al campo dei Tre Pini di Borgoratti.

I responsabili e volontari del CEIS  stanno portando avanti questa avventura con passione seguendo sia  le partite di Campionato sia  gli allenamenti che si svolgono settimanalmente presso il  campetto di Trasta.

Per le squadre avversarie l’approccio  alle partite contro la squadra del CEIS  è di iniziale  scetticismo : i pregiudizi razziali sono all’ordine del giorno e non tutti hanno la cultura sociale dell’accoglienza.

Con il passere dei minuti i pregiudizi e le distanza svaniscono, questi ragazzi vogliono soltanto divertirsi e sentirsi liberi , rispettando gli avversarie gli arbitri con una “cultura sportiva” che a volte si dimostra  superiore a quella del calcio italiano.

E’ la cultura di chi accetta le decisioni dell’arbitro e  le rispetta , ma è anche la cultura di chi non gioca mai per “fregare” l’avversario o insultarlo ,  ma al contrario per tendergli una mano durante la partita.

La stessa mano  che il CEIS di Genova ha teso con grande amore a questi ragazzi per farli sentire vivi e regalare loro la più bella favola che possa mai essere raccontata.