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Pellerano: “Da Genova una voce unica in difesa dei gioielli Finmeccanica”

Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, interviene in merito alle ultime dichiarazioni dell’a.d. di Finmeccanica Giuseppe Orsi che ha ribadito la volontà di cedere le aziende del ramo civile del gruppo.

«Puntare i riflettori su Finmeccanica in questo momento è un dovere morale per chi ha a cuore il futuro di Genova, la sua industria e le sue capacità di innovazione e di sviluppo. Soprattutto oggi, dopo che i vertici del colosso delle ex partecipate statali hanno confermato la decisione di “focalizzare” le sue attività nell’alta tecnologica e nella difesa. Per farlo, da un lato hanno messo il cartello “vendesi” su Ansaldo STS e Ansaldo Energia, aziende troppo “civili” per la holding militare; dall’altro hanno iniziato la riorganizzazione del proprio asset dell’elettronica per la difesa, che vede il suo cuore in Selex Elsag.

Nel primo caso, il risultato che si profila è la cessione dei gioielli di famiglia ai concorrenti stranieri. Sulla carta potrebbe anche essere un’opportunità, ma questa città sa già cosa significhi vendere le proprie aziende genovesi alle multinazionali: nel breve termine, tutto bene. Poi le garanzie a tutela dell’occupazione e del territorio svaniscono velocemente, specialmente nell’attuale congiuntura economica.

Nel corso degli ultimi decenni troppo spesso il mondo economico e politico genovese non ha affrontato per tempo i problemi del lavoro, è intervenuto tardi o a decisioni già prese. Penso, per esempio, al Sesto Bacino, al ribaltamento a mare di Fincantieri e alla costruzione del porticciolo di fronte al cantiere, alle aree dismesse delle acciaierie di Cornigliano e alla difficoltà nel realizzare le infrastrutture considerando le esigenze delle grandi aziende.

Anche per quanto riguarda Finmeccanica corriamo il rischio che dagli errori non si impari e che la storia si ripeta, fino a che l’ennesima azienda non sarà scappata, non sarà fallita o non sarà stata comprata da qualche multinazionale dalle promesse facili e dagli investimenti sul territorio difficili.

E poi si può definire strategica per l’Italia la decisione presa dai vertici Finmeccanica di uscire da settori industriale chiave? Sulla bilancia commerciale Italia-estero, l’energia pesa moltissimo. Siamo un Paese strangolato dalle importazioni, dal costo delle bollette e dalla mancanza di una politica energetica seria.

Forse è proprio l’Italia uno dei Paesi che più ha bisogno di presidiare e sviluppare la ricerca e l’innovazione in materia di produzione di energia. In quest’ottica Ansaldo Energia rappresenta un’eccellenza, certificata dalla capacità di stare sul mercato e di portare utili a Finmeccanica. Allo stesso modo è preziosa e apprezzata nel mondo l’esperienza e la competenza di Ansaldo STS nel segnalamento ferroviario. L’Italia intende davvero rinunciare a dire la sua in questi campi, a essere protagonista nelle sfide dell’energia e del trasporto? E per privilegiare che cosa? La sola industria militare?

Peraltro anche per quanto riguarda Selex Elsag il rischio di esuberi o di “macelleria sociale” – per utilizzare una definizione in voga, infelice ma efficace – rimane un argomento di grande preoccupazione.

Di fronte a queste prospettive il pericolo – magari non immediato, ma alla politica è richiesto di essere lungimiranti – è quello di perdere in un colpo solo lavoro operaio e “cervelli”, l’occupazione in fabbrica e i posti di lavoro qualificanti tipici di quell’industria “pensante” che – nel caso di Ansaldo Energia, di Ansaldo STS e di Selex Elsag – si accompagna all’industria “pesante”.

A livello nazionale questa riorganizzazione di Finmeccanica rischia di indebolire ulteriormente il già fragile tessuto economico sociale e di far pagare all’intero paese il prezzo di operazioni meramente finanziarie con l’uscita da comparti industriali in settori strategici; a livello locale vengono colpite tre delle poche realtà che danno lavoro a “cervelli non in fuga”. La posta in gioco è altissima. È Genova la città, che più di tutte, rischia di subire le conseguenze delle decisioni dei vertici di Finmeccanica. Genova deve dire la sua. Con una voce sola».