L’apertura di Eataly a Dubai e poi in Turchia porta alla ribalta il tema della vendita di vino nei Paesi Arabi. Sulle potenzialità di questi mercati ha indagato OneMedit – società di servizi e consulenza per l’internazionalizzazione d’impresa – che grazie alle sue sedi locali è riuscita ad andare oltre i dati ufficiali, toccando con mano la situazione in Marocco, Tunisia, Turchia ed Egitto. Ad illustrarci nel dettaglio l’esito della ricerca – già abbozzata durante lo scorso Vinitaly presso lo stand del Soave – è Paola Sartori, project manager OneMedit in Marocco.
Paola, nei Paesi Arabi si beve vino o no?
Nei Paesi Arabi del Mediterraneo – ovvero Marocco, Tunisia, Turchia ed Egitto – il consumo di alcol in generale è in forte crescita: dal 2001 al 2011 la vendita di bevande alcoliche è aumentata del 72% a fronte di un incremento mondiale del 30%. Per il vino nello specifico e relativamente a tutto il continente africano, l’importazione dal 2002 al 2011 ha subito un boom del 445% in grado di realizzare in un solo anno, per esempio fra il 2010 e i 2011, un aumento di ben sette punti percentuali. A bere più vino in assoluto è il Sudafrica ma Marocco, Algeria e Tunisia si spartiscono una fetta del 30% nel consumo totale.
Quali sono i dati di consumo attuali di vino relativi a Marocco, Tunisia, Turchia ed Egitto?
La Turchia occupa il primo posto, in parte perché è uno stato laico e, quindi, non ha le restrizioni tipiche dei Paesi musulmani, e in parte perché è più vicina alla cultura europea. Seguono Marocco, Egitto e da ultima la Tunisia. Ad avere il maggior tasso di crescita è sempre la Turchia a cui si sta affiancando il Marocco.
Chi beve vino?Consumo giovanile in Turchia, Marocco, Egitto e Tunisia
Soprattutto la popolazione locale: nella fattispecie la fascia giovanile fra i 18 e i 35 anni con un reddito medio-alto. Il consumo si concentra specialmente nelle capitali e nelle grandi città.
Quali sono i canali di vendita?
La ristorazione occupa un posto di indiscussa preminenza, la vendita in enoteca e supermercato varia molto di stato in stato – in Egitto è rarissima – mentre l’e-commerce è pressoché inesistente.
Quali vini vengono bevuti?
Qui domina il vino rosso – certamente anche per il fatto che la produzione locale e quindi il gusto è assestato sui rossi – seguito dai rosé. Oltre al prodotto enologico locale, in Turchia troviamo una buona presenza di vini italiani, mentre i Francesi occupano una posizione di preminenza indiscussa in Marocco – seguiti dagli Spagnoli – e anche in Tunisia.
Che vini italiani troviamo?
La Turchia è in grado di offrire il ventaglio maggiormente differenziato: ad Istanbul in enoteca possiamo trovare sino a 68 diverse denominazioni, dove primeggiano Chianti e Pinot grigio, ma anche qualche Syrah e vitigno internazionali del Nord Italia, e persino un Orvieto e un Greco di Tufo. In Marocco vanno per la maggiore Valpolicella, Nobile di Montepulciano, Montepulciano d’Abruzzo, qualche Prosecco e alcuni Chianti. In Egitto dove il vino si trova solo nei ristoranti d’alta fascia, la scelta si restringe a una quindicina di etichette italiane, mentre in Tunisia è quasi irreperibile.
Quale è il prezzo medio di una bottiglia?
I consumatori sanno che il vino qui costa di più e sono disposti a spendere fra i 15 e i 25 euro.
Perché un produttore dovrebbe investire nei mercati arabi?
Certamente ci sono delle difficoltà che vanno tenute in considerazione: innanzitutto la necessità di fare una forte azione di marketing – vista la poca conoscenza del prodotto italiano soprattutto in Marocco – e poi la tassazione doganale che a volte tocca il 65-70% del prezzo base e che quindi va poi a inficiare la competitività con i prodotti locali. Tuttavia, ci sono motivazioni che rendono questi mercati appetibili, dal prezzo di trasporto inferiore rispetto alla commercializzazione negli Stati Uniti, all’aumento nel tasso di occidentalizzazione di questi Paesi. Abbiamo infatti sempre più locali che vanno a studiare all’estero e poi ritornano; si registra inoltre un forte aumento dei turisti, specialmente in Marocco che punta a entrare in meno di un decennio fra le venti destinazioni più gettonate al mondo e sempre in Marocco abbiamo una discreta immigrazione di lavoratori italiani che cercano il prodotto nazionale.
OneMedit cosa suggerisce alle aziende italiane interessate a questi mercati?
Sicuramente un attento studio di mercato, e in questo la nostra presenza sul territorio risulta fondamentale. In Marocco, il forte appeal del turismo e la nascita di un’associazione di Sommelier nel 2012 indica una promettente strada di sviluppo, possibile anche in Turchia grazie alla classe media in aumento e alla laicità dello Stato e in Tunisia dove il mercato si sta adeguatamente strutturando. Lo Stato più problematico risulta a ora l’Egitto a causa del forte peso della religione e del turismo in flessione. Non stiamo dicendo che sia facile o che i Paesi Arabi possano essere il maggiore cliente del mercato enologico italiano, ma sicuramente c’è un forte potenziale che i Francesi e gli Spagnoli hanno già iniziato a sfruttare e sul quale possiamo puntare anche noi.
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