Quello che rappresenta uno dei punti maggiormente voluti nel decreto “Campo Libero”, sta diventando un elemento non di innovazione ma di difficoltà per molte piccole realtà produttive, che non superano i 1.000 ettolitri l’anno, sparse per le campagne del Belpaese, dove la rete telematica non è all’altezza di soddisfare le esigenze di un’impresa moderna.
Quasi una sorta di imposizione che rischia di ostocalre il lavoro di questi piccoli artigiani del vino
Un disagio sfociato in questa lettera indirizzata al ministro Martina, nella quale vengono indicati otto punti che andrebbero adottati per semplificare il lavoro delle piccole aziende vitivinicole. Il primo e il più importante riguarda l’abolizione dei registri di cantina, sopratutto per i piccoli produttori, che non superano la soglia sopra indicata e non acquistano vino, i registri non sono di nessuna utilità. Accanto a questo provvedimento, si invoca una gestione diversa per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro e nell’amministrazione della manodopera, fino al patentino per i fitofarmaci.
Se non si dovesse arrivare ad una mediazione, potrebbe concretizzarsi la minaccia di una “disobbedienza civile” , invitando tutti i vignaioli a non ottemperare alle richieste di adeguarsi ai registri telematici.





