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Salviamo il LAVAGNA

Colgo occasione per ritornare sull’argomento “MORTE DEL LAVAGNA”, sfruttando alcuni suggerimenti lanciati tramite le pagine de “ilSecolo XIX”, che occorre completare per rendere più comprensibile la messa in opera di certe soluzioni e garantirci “un futuro potabile”, sperando che possano essere recepite anche da chi avrà il privilegio di governarci a seguito della ridistribuzione dell’attuale territorio provinciale.

CONDOTTE VETUSTE: buona parte di rete idrica che collega i vari acquedotti, specie quella che porta acqua in riviera, è ormai inadeguata, perchè calibrata per un’utenza abitativa ed industriale molto sottostimata, forse idonea per 50 anni fa, ma oggi insufficiente. A questo si aggiungono perdite della rete, che incidono sensibilmente nella resa dei pompaggi. Non devo essere io a suggerirlo, ma sembra ovvio che per ottenere risparmi di fluido idrico e quindi riduzioni di pompaggio, prima, per non dire con particolare urgenza, va rivista l’efficienza delle condotte, l’idoneità e funzionalità delle decine di km di  tubazioni sotterranee.

PROGETTI e NUOVI POZZI: anche questo argomento, non dovrei essere io a sollevarlo, ma ritengo troverebbe una possibile applicazione in un quadro generale di “Riorganizzazione” del patrimonio idrico del Tigullio, dove un ENTE GESTORE svincolato dagli interessi privati delle attuali aziende proprietarie di “concessioni di sfruttamento”, dovrebbe gestire il “patrimonio idrico” con adeguati contratti che vincolino al rispetto delle leggi e dei principi base per la tutela dell’ecosistema e della risorsa acqua come bene pubblico, preservando tale nostra ricchezza anche per il futuro dei nostri figli e nipoti.
L’applicazione di sfruttamento dovrebbe considerare le opportunità date dalla portata idrica, sfruttando anche il rilascio in alveo dei laghi artificiali, pompando in specifici orari e mandando in rete o silos di accumulo, alleggerendo quindi il pompaggio da altri luoghi carenti in quel momento o stagione d’acqua. Lo Sturla sappiamo vive grazie al rilascio artificiale dei laghi posti a monte, ed è significativo osservarlo nelle varie fasce orarie della giornata con l’accentuata differenza  tra flusso naturale o artificiale (questo che sia estate o inverno).

MDV (Minimo Deflusso Vitale): le leggi nazionali e regionali, prevedono che ad ogni “derivazione idrica” sia assicurato in alveo il MDV (minimo deflusso vitale). Questo nell’alveo del Torrente Lavagna non avviene, anzi l’aspirazione idrica è “molte” volte superiore alla portata del torrente in periodo di magra, generando l’inevitabile abbassamento della falda sotterranea per diverse decine di metri.
Una soluzione, forse fantasiosa, ma che potrebbe assicurare un minimo di allagamento delle grosse pozze superficiali poste a valle delle pompe, sarebbe di rilasciare in alveo parte del liquido aspirato, magari cento metri a valle, ossia fuori dal “cono” di aspirazione delle pompe stesse.

BACINI DI ACCUMULO: se ne già parlato in passato, ma forse questa soluzione garantirebbe acqua per agricoltura e nel contempo divertimento per gli appassionati di pesca. L’idea sarebbe di creare una serie di BACINI di ACCUMULO, scavati nei campi che costeggiano l’alveo del Lavagna tra Coreglia e Carasco. Tali bacini dovrebbero essere collegati al torrente tramite canali, per ricevere acqua durante i mesi dove il deflusso idrico del Lavagna scorre nella normalità (da settembre a giugno), riempiendosi di acqua e pesce. Tale zone di accumulo potrebbero tornare utili come raccolta idrica in caso di piene, rallentando l’ondata a valle. Tali bacini andranno scavati di alcuni metri in profondità ed impermeabilizzati, per garantire una tenuta idrica. Potrebbero contenere secondo l’ampiezza anche diverse decine o centinaia di migliaia di metri cubi d’acqua ed utilizzati per l’irrigazione dei campi e per esigenze idriche dell’industria. Gli stessi coltivatori potrebbero rendere disponibili appezzamenti di terreno per operare lo scavo, magari sfruttando opportuni finanziamenti regionali, avendo di ritorno acqua in quantità per le coltivazioni. Tali bacini nel frattempo potrebbero essere sfruttati anche per la pesca sportiva, come succede in diverse regioni italiane,  creando un richiamo per intere famiglie, e angoli attrezzati con ristorazione, agriturismo e sale di aggregazione (una opportunità che può essere sfruttata dagli stessi proprietari dell’appezzamento  di terreno o da associazioni di pesca).

SFRUTTARE IL MARE: l’acqua del mare potrebbe essere un bene da utilizzare se opportunamente trattata, specialmente per utilizzo industriale, irriguo, e per riempire piscine, lasciando l’acqua dolce “potabile” per l’uso civile/abitativo. Si otterrebbe quindi un risparmio sensibile del BENE ACQUA, anche se i costi di desalinizzazione possono oggi pesare su certe scelte. Va ricordato che con le fonti rinnovabili, pannelli solari e simili, si può ottenere corrente e sopperire se non totalmente, almeno in parte, ad ammortizzare i costi di trattamento delle acque marine.

ENTI GESTORI FUTURI: Ben vengano idee e progetti per creare un ENTE Gestore del Bacino Imbrifero dell’Entella che comprende tutto lo sparti acque delle valli Lavagna, Sturla e Graveglia, e completarsi con l’Aveto per diritti di territorialità. Per il futuro occorre Gestire il bene idrico, il bene ambientale, il territorio e quanto ad esso collegato in modo adeguato. Non nego il mio interesse rivolto alla pesca, e la gestione delle acque con il patrimonio ittico pregiato e non, e sarei interessato ad aprire un dialogo con i promotori per studiare gli accorgimenti utili ad un rilancio della pesca e del turismo ad essa collegato, coinvolgendo attività ristoratrici ed alberghiere di costa ed entroterra, come i progetti mirati che oggi il Parco dell’Aveto promuove con la “Filiera del Gusto”, o iniziative come quelle FIPSAS aperte in collaborazione con i Comuni di Mezzanego e Borzonasca, dove fa perno il ritorno sul territorio della Trota Mediterranea allevata nell’Impianto FIPSAS di Mezzanego.

Umberto Righi