Quest’oggi il consiglio regionale discute il ddl “Norme in materia di autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie”, con cui la giunta Toti completa il terzo blocco della riforma iniziata con la nascita di A.li.sa.
Il gruppo Rete a Sinistra / LiberaMente Liguria si presenta alla discussione con 39 emendamenti migliorativi. «Il nostro è spirito costruttivo, considerato che si tratta di un testo scarno, lacunoso, generico, in cui le misure concrete sono rimandate a un futuro non ben definito. – dichiarano i consiglieri regionali Pastorino e Battistini -. L’obiettivo del centrodestra è un altro, in realtà: anche questa volta la giunta sfrutta un testo svuotato di contenuti per arrogarsi poteri esclusivi, a scapito del consiglio e della commissione competente, tagliati fuori da qualsiasi decisione o correzione. Tutto resta nelle mani della giunta e della super-agenzia A.li.sa, braccio operativo e simbiotico del centrodestra»
«Ma soprattutto il testo non affronta il disagio e si dimostra insensibile ai reali fabbisogni della popolazione: nessuna traccia di una vera programmazione dei servizi e delle strutture sociosanitarie, né un aggiornamento del piano sanitario – evidenziano Pastorino e Battistini -. In definitiva, un provvedimento che non si focalizza sulla questione più importante: la persona, a 360 gradi; ossia sulle necessità dei pazienti ma anche su quelle degli operatori sanitari».
«Per questo abbiamo proposto l’istituzione di 2 strumenti di programmazione, visto che quelli attualmente vigenti sono fermi da 5/6 anni: il “Piano Triennale dei bisogni sociosanitari”, che sulla base di analisi socioeconomiche, demografiche ed epidemiologiche produca una programmazione ottimale dei servizi erogati. E un “Manuale di Accreditamento”, che possa stabilire criteri oggettivi per il rilascio delle autorizzazioni e il successivo monitoraggio, sia dell’organismo accreditante sia delle stesse strutture sanitarie. In questo modo ci sarebbero controlli parametrati, uguali per tutti; ma anche un sistema di autovalutazione, a responsabilità diretta, degli enti gestori. Insomma: se agli strumenti non ci pensano loro, allora ci pensiamo noi – concludono Pastorino e Battistini -. Bisogna infine ricordare che questa legge non garantisce neppure il dovere, per le aziende accreditate, di rispettare gli obblighi contrattuali derivanti dal rinnovo dei CCNL: aspetto particolarmente grave, perché siamo in presenza di personale spesso sottoposto a più di una violazione delle normative di riferimento. Ugualmente, sono trascurati gli obblighi relativi alla formazione e all’aggiornamento, strumenti che invece si dimostrano indispensabili per offrire la massima qualità delle cure al paziente».






