«Secondo quanto riportato dalla stampa locale il ministero dei Trasporti starebbe per sbloccare i 70 milioni in cui rientrano anche i finanziamenti per la realizzazione dell’autoparco di Genova, ma ancora la Società per Cornigliano non ha ancora consegnato all’Autorità Portuale le aree». Così interviene Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasottti, che ha presentato un’interrogazione in merito alla realizzazione dell’autoparco genovese. «Chiederò al presidente Burlando e all’assessore alle Infrastrutture Paita – annuncia Pellerano – quali iniziative la Regione abbia messo e conti di mettere in atto, di concerto con l’AP e il Comune di Genova, per promuovere finalmente la realizzazione dell’autoparco, di cui si parla da più di 10 anni. Circa un anno fa, lo stesso presidente dell’AP di Genova Luigi Merlo, in un’audizione in consiglio regionale, aveva ipotizzato due alternative sulla possibile collocazione del park, che sarebbe potuto nascere o sulle aree liberate dalle acciaierie Ilva a Cornigliano o – almeno in via transitoria – in quelle adiacenti all’aeroporto. Ma poi non se n’è saputo più nulla.
La mancanza di spazi forniti di servizi per gli autotrasportatori ed i mezzi che consentano anche soste prolungate – per esempio quando lo scalo portuale viene chiuso per vento durante l’inverno – crea enormi disagi sia a chi lavora sui camion sia alla viabilità cittadina. La cronica carenza di aree di sosta ha infatti un grave impatto sul traffico urbano. È indispensabile che Genova si doti al più presto di un’area dedicata alla sosta di camion e tir, altrimenti la città rischierà il collasso e le conseguenze potrebbero non risparmiare neppure l’economia legata alla movimentazione delle merci nel nostro porto che, ricordo, è il primo del Mediterraneo e, nonostante la crisi, ha saputo aumentare i traffici containerizzati del 5% tra il 2010 e il 2011 con la movimentazione di oltre 1,8 milioni di teus e raggiunto la movimentazione complessiva di 51,6 milioni di tonnellate di merci. Inoltre, nel primo semestre 2012, nello scalo genovese è stata registrata un’ulteriore crescita del traffico container di circa il 10%, in grande parte determinata dalle politiche commerciali delle grandi compagnie di linea che concentrano i traffici su navi di dimensioni superiori e gli scali nei porti di destinazione finale.
Per quanto si debba puntare sul Terzo Valico e sul completamento del nuovo nodo ferroviario di Genova il trasporto su gomma resta complementare al trasporto su ferro e – considerate le tariffe applicate dagli operatori ferroviari del comparto merci – la gomma rimarrà particolarmente competitiva per i trasporti nel raggio di 3-400 chilometri anche nella prospettiva del potenziamento dei collegamenti ferroviari con il porto di Genova. In Liguria, esistono circa 2mila imprese di autotrasporto, di cui un migliaio solo a Genova. A fronte di questi numeri nel capoluogo ligure oggi mancano i park custoditi per mezzi pesanti e la sosta selvaggia di camion e dei rimorchi, dovuta alla mancanza di spazi riservati comporta, oltre al rischio di sottrazione e danneggiamento delle merci trasportate, anche uno stato di degrado e disordine per le zone che si affacciano sul porto, in particolare nei quartieri di Sampierdarena, San Benigno e Voltri. Da troppi anni le istituzioni locali (in primo luogo Comune di Genova e Autorità Portuale) discutono sull’individuazione del luogo destinato a ospitare l’autoparco genovese e negli anni si sono susseguite ipotesi quali le aree dell’ex parco ferroviario di Trasta, quelle liberate dalle acciaierie di Cornigliano, la Colisa, o spazi aereoportuali. Purtroppo anche su questo tema Genova si distingue per discussioni estenuanti che non portano a nessuna decisione, eppure la realizzazione dell’autoparco potrebbe avere molteplici ricadute positive: posti di lavoro, maggiore vivibilità per i quartieri, più servizi per l’autotrasporto. Occorre oggi portare finalmente a compimento una riflessione ultradecennale e nella scelta dell’area destinata a ospitare l’autoparco si dovrà gettare un occhio al futuro, considerando gli effetti che deriveranno dalla realizzazione di opere infrastrutturali quali lo snodo di Genova ovest, l’accesso al terminal del Porto Vecchio (Sech/Bacino di Sampierdarena) e, auspicabilmente, la Gronda di Ponente».






