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NASCONO I FUNGHI !/? – PREPARIAMOCI

Dopo parecchi mesi di siccità, le piogge cadute in questi giorni fanno sperare nella nascita di funghi; piogge che anche se tardive, potrebbero essere sufficienti per attivare buone o discrete nascite in questa seconda parte di settembre e per tutto ottobre.

Sotto la lente sono i boschi di castagno e di faggio, particolarmente nelle zone più gettonate come quelle in valle Sturla, val
d’Aveto e Fontanabuona, che si raggiungono anche in meno di mezz’ora di macchina partendo dalle nostre città del Tigullio.
DOVE, LE NASCITE:
Quando si parla di funghi, non si può dare per certa la nascita, in nessun caso, specie ora dopo mesi di forte siccità,
perché il terreno duro e secco, anche se inumidito con le piogge cadute pochi giorni fa, potrebbe non essere pronto
per la creazione delle muffe da cui si genera il “micelio” ossia la radice o meglio pianta per la propagazione dei funghi.
Per cui occorre fare alcune considerazioni su:
ALTITUDINE DEI BOSCHI – NATURA DEI BOSCHI – TIPOLOGIA DEL TERRENO
L’altitudine metrica rispetto al livello del mare è significativa, sia per la tipologia della vegetazione, sia per le
temperature climatiche, non che per l’ambiente del sottobosco. Generalmente entro i 600-700 m slm i boschi possono
essere formati da castagni, da quercia (cerro), da acacia. Oltre tale altezza queste specie non resistono e si incontrano,
da 700-900 m slm in su, ampie e fitte foreste di faggio, pino e abete.
BOSCHI DI CASTAGNO – Tra questi, i boschi di
castagno, sono i più frequentati, grazie anche
alla presenza di piante domestiche, che in
passato venivano accudite, potandole e
privandole dei “ferloni o bastardi” che nascono
alla base del fusto, per dare forza alla pianta e al
frutto, che raccolto dai contadini, veniva
essiccato per farne farina. Tali boschi venivano
anche tenuti puliti, con taglio dell’erba e raccolta
delle foglie di castagno cadute per distribuirle a
terra nelle stalle, tale continua cura e pulizia del
terreno andava a favorire la formazione di
tappeti di muschio, che aiutava non solo la
raccolta delle castagne , ma manteneva umido il
terreno, favorendo la nascita dei funghi. Questi
boschi, assolvevano anche ad altre esigenze,
come la coltivazione e raccolta dei mirtilli, o la produzione della legna per scaldare la casa nell’inverno, per cui si
bonificava il terreno e si consolidava, creando muretti a secco, formando terrazze che aiutavano la raccolta dei frutti
Bosco di castagni domestici, piante curate, con taglio
dei bastardi, terreno con sfalcio erba e tenuto pulito
dalle foglie per agevolare la raccolta delle castagne.
del bosco. Con i “ferloni”(i bastardi giovani verdi)
si costruivano i “cavagnà” o le “gabbie” per
trasportare il fieno o le foglie di castagno (con i
muli o in spalla) , o ancora con i ferloni tagliati a
strisce si costruivano cestini “cavagne o gerle” per
i funghi o si creava il rivestivano le damigiane. Le
foglie di castagno verdi si mettevano a protezione
dell’impasto di pane tanto che la campana in ghisa
non lo bruciasse mentre coperta di cenere e
carbone cuoceva in pane casereccio (buonissimo).
Stessa cosa per il castagnaccio, o per i testetti (a
quei tempi la carta forno non esisteva). La morte
dei vecchi contadini, il progresso e l’aumento del
costo della vita, il poco reddito ed il grosso
dispendio di tempo ed energie che tale lavoro
portava alle famiglie, ha favorito l’abbandono
della campagna, spopolamento dei paesi e
l’avvicinarsi alle città che davano con l’industria un posto di lavoro ed
uno stipendio mensile sicuro e meno dispersivo. Da qui la cura del
bosco e dei castagni è andata via via perdendosi, sino a scomparire
del tutto, per cui i grossi castagni non più curati, nel tempo si sono
ammalati, il muschio e le piante di mirtillo sono morte soffocate da
strati di foglie. I grossi castagni, malati e secchi, tagliati hanno
lasciato spazio a decine e centinaia di ferloni, inselvatichendo il
bosco, rendendolo scuro, impenetrabile alla luce del sole. Tali
condizioni le viviamo oggi, condizioni di abbandono che hanno
ucciso ed impoverito il sottobosco, perdendo anche le potenzialità
per una distribuita e massiccia nascita di funghi.
Non dico che in tali boschi di funghi non ne nasce più, per fortuna la
natura in qualche modo si fa spazio, per cui vuoi il vento o le piogge,
le foglie secche muovendosi creano strati più sottili che permettono
alle piogge di raggiungere il terreno, ed ai funghi di fare capolino per
farsi trovare.
Nei boschi di castagno sono moltissimi i funghi commestibili che
potremo trovare, dal classico e prelibato “porcino” nelle varie razze:
boletus edulis, boletus pinicola (lombardo), boletus aereus (moro),
boletus reticulatus, ma possiamo raccogliere vari tipi di “colombine”
come: russula virescens (colombina verde), russula aurea (colombina
dorata, giallo-rossa), russula cyanoxantha (colombina maggiore),
russula vesca (colombina rosa), oppure i conosciutissimi “galletti o
finferli”, cantharellus cibarius, o ancora i dentini, hydnum repandum,
e i chiodini armillaria mellea, senza dimenticare gli “ovuli” amanita
caesarea (ovolo buono), o ancora l’onnipresente mazza di tamburo
macrolepiota procera (tiullo), o i meno conosciuti castagnini
tricholoma acerbum, o i peven clitocybe nebularis, e la grifola grifos
frondosus (barbigin in liguria), che nasce nei tronchi cavi dei
castagni.
ATTENZIONE – IMPORTANTE NON CONFONDERLI CON I FUNGHI
VELENOSI.
Per conoscere e distinguere queste specie commestibili da quelle velenose, vi consiglio leggere i capitoli inseriti sul
sito www.fimachiavari.it alla pagina “curiosità”, troverete anche molte ricette e metodi di conservazione.
Bosco di castagni selvatici, si noti la crescita di più
ferloni, che tolgono luce e nessuna manutenzione
umana del suolo.
BOSCHI DI QUERCIA (CERRO) – Nel nostro
entroterra si incontrano anche boschi con
querce, conosciuta anche con il nome di cerro.
Spesso tali alberi si alternano ai castagni,
specie ove l’abbandono del bosco e
conseguente taglio della castagno domestico,
ha favorito la fioritura di piante più forti e
spontanee come la quercia che si riproduce
tramite ghiande. Tali boschi di querce
favoriscono la crescita degli stessi funghi che
troviamo nei castagni, con la differenza che il
terreno resta più spoglio o libero da foglie, che
essendo più piccole e sottili si distruggono in
breve tempo o con facilità spostate dal vento,
per cui il terreno restando spesso scoperto
assorbe meglio la pioggia ma di conseguenza
asciuga più velocemente in presenza di vento o con i raggi del sole.
BOSCHI DI ACACIA – Purtroppo questa pianta,
introdotta dall’America in Europa e poi giunta
in Italia intorno al 1665, usata per
rimboschimenti in alcune regioni, causa la
natura infestante, trasportata dagli uccelli
migratori che, nutrendosi dei fiori dolci e
bianchi, trattenevano i semi nelle proprie feci,
distribuendoli ovunque tanto che in pochi
secoli si riscontra abbondante in molte regioni
d’Italia. Una pianta che non solo usa il seme
per riprodursi, ma pure le radici, per cui da una
pianta in pochi anni se ne avranno decine tutte
attorno. Infatti in molte zone è stata
piantumata per consolidamento di pendii
scoscesi e franosi. La veloce crescita ne fa una
ottima scorta da legna da ardere, per cui i tagli
di interi boschi sono frequenti, ma con essi
proliferano anche piante infestanti come i rovi e i rampicanti in gergo “luiassa”, rendendo difficile il solo addentrarsi in
tali foreste. Nei boschi di acacia, scegliendo quelli più accessibili e meno scoscesi, nascono alcuni funghi, di rado o
quasi mai i porcini, ma si trovano varietà di
colombine, galletti e mazze di tamburo.
BOSCHI DI FAGGIO – Oltre i 600-800 metri slm,
incontriamo i faggi, e la ricchezza di
opportunità che tali foreste regalano al
cercatore di funghi. Come tutti gli alberi anche
il faggio, trova una diversa distribuzione o
densità, in base all’ambiente, conformazione
del terreno o alla manutenzione che l’uomo
apporta in tali foreste. Infatti il faggio ha la
caratteristica di moltiplicare le fronde,
allargandosi con tanti ferloni, tanto da
oscurare in modo evidente il sottobosco. Per
cui in tempi cadenzati i proprietari ottengono
l’autorizzazione del taglio, lasciando a distanze
convenzionali alcuni alberi che in poco tempo
aumenteranno le fronde, e dal ceppo tagliato
già l’anno successivo avremo nuovi ferloni, che
se non potati daranno vita a decine di tronchi.
La flora del sottobosco si differenzia molto dal
tipo di terreno e della densità delle fronde,
infatti in boschi luminosi con faggi curati
dall’uomo (con asportazione dei ferloni) si vede
la nascita di piante spontanee come mirtilli,
felci o lamponi (cercate bene in queste zone
perché solitamente nascondono vere fungaie),
mentre in presenza di boschi fitti e non curati,
la penombra impedisce il proliferare della flora,
ma lo spesso strato di foglie protegge
comunque il micellio (la radice del fingo) e
nasconde per giorni la crescita del frutto (il
fungo), spesso facendo capolino già in
dimensioni adulte. Molti appassionati riescono
a percepire la presenza del fungo anche se
totalmente nascosto sotto le foglie, grazie al
leggero rialzamento delle stesse
(montagnetta), che al leggero contatto con la
punta del bastone, si va a scoprire la testa
ancora bianca del porcino o della colombina.
MAI RASPARE per non guastare il micellio dei
funghi, e MAI METTERE LE MAI prima di essersi
sincerati che non vi sia qualche vipera pronta a
mordere.
Ritengo che il faggio, grazie alle piccole e ovali
foglie, crea i presupposti per una accogliente
proliferazione di “miceli”, infatti gli strati di
foglie mantengono la giusta umidità del
terreno, e lo proteggono dagli sbalzi climatici,
dal vento e dalle forti piogge, come dalle
improvvise grandinate o nevicate. Quanto
detto, dovrebbe far riflettere l’attento
cercatore di funghi, e se andiamo ad
aggiungere le condizioni climatiche che si
incontrano intorno ai 1000 m slm, possiamo
capire come anche in assenza di piogge, ma
con il ripetersi di giornate di nebbia, si possano
avere abbondanti raccolti di funghi. Raccolti di
funghi che, anche con qualsiasi condizione
climatica, rispetto a castagneti e quercie, sono
sempre quintuplicati, una ragione per cui nelle faggete si radunano sempre migliaia di cercatori ogni giorno a fine
estate. Che poi alcuni dicano che i porcini dei faggi non hanno odore, questo è vero, ma la quantità di raccolta, la
consistenza del corpo, la quasi totale mancanza di vermi, a volte o quasi sempre vince sul gusto……
FORESTE DI ABETE O PINO – A partire dall’ 800 sino oltre 1900 in Liguria tramite progetti del Corpo Forestale si sono
realizzati ampi rimboscamenti con abeti, a partire da altezze metriche intorno agli 800 m slm sino ad oltre 1500 m.
slm, vere e proprie foreste oggi quasi tutte racchiuse in parchi o aree demaniali. Oppure le pinete, anch’esse oggetto
di progetti di piantumazione proseguiti sino al 1970 circa, si incontrano a livelli metrici anche inferiori (tra 500-800 m
slm) qui e là disseminate, alcune ancora integre e compatte, altre distrutte da incendi e sostituite da flora mista di
castagni, faggi e querce. In questi boschi,
solitamente ombrosi, i cercatori di funghi a fine
stagione trovano porcini, colombine, galletti,
mazze di tamburo e specificatamente nelle
pinete si incontrano anche sterminate distese di
sanguinin.
LE ZONE DA FUNGHI – Vedendola così sembra
tutto facile, ma tra un bosco e l’altro anche se
simili, spesso ci sorprende vedere che in uno si
raccoglie porcini in buon numero, mentre
nell’altro di porcini manco l’ombra e a malapena
qualche colombina. Spesso è dovuto al tipo di
terreno, se pietroso o terroso, se più acido o
meno, come se esposto ai venti, più ombroso o
meno. Purtroppo sono infinite le variabili, e se,
per la pesca si deve avere il “senso dell’acqua”,
anche nella ricerca dei funghi si deve seguire il
“sesto senso” che matura solo con l’esperienza,
con la passione, con il ragionamento, con
l’attenta osservazione del sottobosco, della luce,
della consistenza degli alberi, posizione, e tanti
piccoli ma significativi segnali. Tutto questo si
chiama “PASSIONE FUNGHI”
Passione della ricerca dei funghi che però deve portare rispetto per le regole ovunque, sia nei boschi liberi e sia nei
boschi consorziati, per esempio le quantità giornaliere ovunque sono vincolate al massimo di 3 kg di funghi a persona
(salvo nel proprio bosco) e occorre seguire le modalità di ricerca, ossia munirsi di permesso di raccolta nei consorzi, e
ovunque utilizzare idoneo cestino forato per contenere i funghi raccolti.
SEGUIAMO LE REGOLE – Per cui andiamo ad illustrare le regole imposte dalla Legge Regionale n° 17/2014 e le
modifiche apportate dalla LR 8/2015,
nell’insieme dei testi disciplinando
maggiormente non solo la raccolta, ma pure la
gestione dei consorzi e regole per la
commercializzazione dei funghi.
La Regione Liguria con l’apposita legge, dispone
l’individuazione degli enti gestori del patrimonio
boschivo, i consorzi e le associazioni che
regolamentano la raccolta e
commercializzazione dei prodotti del
sottobosco, gli ambiti di raccolta, i limiti
quantitativi della raccolta, la stagione di
raccolta, modalità di raccolta e divieti, controlli
micologici e regolamentazione, corsi di
formazione micologica, requisiti e condizioni per
la commercializzazione e autorizzazioni, lavorazione e confezionamento funghi, individuazione del personale di
vigilanza e funzioni per il controllo della raccolta e conseguenti sanzioni e sequestri. Con le LR 17/2014 e 8/2015 vanno
a decadere le precedenti leggi regionali: 27/1991 – 55/1994 – 27/2007 – 33/2007, mentre per quanto non
espressamente previsto nel presente testo resta valida la legge 352/1993 e il DPR 376/1995.
VEDIAMO ORA DI RIEPILOGARE LE REGOLE PER LA RACCOLTA:
1. Ambiti di raccolta e organizzazione: Come ambiti di
raccolta si distinguono 3 diverse tipologie, i boschi
liberi, i boschi consorziati, i boschi demaniali.
Nel caso di boschi liberi, non è previsto alcuna
autorizzazione ed il quantitativo di raccolto non deve
superare (per tutti) la quantità di 3 kg previsti dalla
legge.
Nei boschi privati consorziati, definiti da apposita
tabellazione che ne traccia i confini in modo visibile, ci si
deve munire di apposita autorizzazione a pagamento con
specifica osservanza del regolamento di raccolta. Nei boschi
demaniali la raccolta sarebbe vietata, fatto salvo se l’Ente
pubblico gestore ne autorizza la raccolta con permesso a
pagamento nei giorni e quantità definiti, seguendo un
apposito regolamento che può essere maggiormente
restrittivo rispetto alla legge in oggetto. Ogni consorzio comunale, privato o ente ha facoltà di agevolare la
raccolta a pensionati o giovani, specificando clausole e modalità nel proprio regolamento.
2. Limiti quantitativi di raccolta: in tutto il territorio della regione Liguria, compreso boschi liberi, boschi
consorziati e foreste demaniali, la raccolta dei funghi è consentita soltanto per le specie commestibili e per
una quantità giornaliera nei seguenti limiti – per la specie “porcino” (boletus reticulatus, edulis, aereus e
pinicola) fino a un massimo di 3 (tre) kg per persona; di cui per la specie “ ovolo buono” (amanita caesarea)
fino ad un massimo di 1 kg per persona; di cui per tutte le altre specie fino ad un massimo di 3 kg per
persona. Il quantitativo complessivo per persona non può superare il peso massimo di 3 kg, mentre sono
esclusi i “chiodini”(armillaria mellea) la cui raccolta non è soggetta a limiti. I limiti di raccolta non si applicano
a proprietari del fondo (che ne dimostrino il diritto) o soci del consorzio con apposito permesso.
Esclusivamente nelle foreste demaniali gestite dal Parco Aveto sussiste anche la misura minima del cappello
del porcino che deve essere non inferiore a 4 cm.
3. Periodi e giorni di raccolta: I comuni, gli Enti e i consorzi gestori, possono stabilire la data di inizio e chiusura
della stagione di raccolta nei boschi da loro gestiti. Altresì possono imporre dei giorni la settimana di riposo
vegetativo vietando la raccolta ai non soci. Nei boschi demaniali del Parco Aveto non sono previste
agevolazioni per residenti che devono osservare sia i giorni di chiusura sia le quantità di raccolta, compreso
dimensioni minime del cappello del fungo porcino (4 cm).
4. Modalità di raccolta e divieti: La raccolta dei funghi deve essere effettuata cogliendo esemplari interi e
completi di tutte le parti necessari alla determinazione della specie. E’ consentito durante la ricerca l’uso di
un bastone, purchè non venga impiegato per raspare il terreno, svellere i funghi o danneggiarli. I funghi
raccolti devono essere riposti in contenitore idoneo, con fondo retinato per consentire la diffusione delle
spore. VIETATO l’uso di rastrelli, uncini o altri attrezzi che possano danneggiare lo strato umifero, il micelio
fungino e l’apparato radicale della flora. Vietato riporre e trasportare funghi in sacchetti di plastica o
contenitori stagni, o zaini e borse senza il fondo retinato. Vietato raccogliere o danneggiare funghi non
commestibili o velenosi. Vietato raccogliere l’ammanita cesarea allo stato di ovolo chiuso. Vietato raccogliere
o trasportare funghi senza il tesserino di autorizzazione ove previsto o nei giorni di chiusura. Vietata la
raccolta dei funghi nelle ore notturne. Nei boschi gestiti da consorzi e nelle foreste demaniali è fatto divieto la
raccolta di castagne, mirtilli e frutti del bosco senza la dovuta autorizzazione.
5. Organi di vigilanza: Vigilano sull’osservanza della
legge regionale e delle norme ambientali, Corpo
Forestale, Polizia Locale, le guardie micologiche
private del consorzio e particolarmente organizzate
le Guardie Volontarie Ambientali (FIPSAS-ARCIENAL).
Tutti questi organi di controllo possono
operare sull’intero territorio provinciale, in squadre
o in singolo agente, in base alle esigenze, ad
esclusione delle guardie private del Consorzio che
possono svolgere il servizio esclusivamente
all’interno del territorio gestito dal consorzio di
appartenenza.
6. Sanzioni: Le sanzioni amministrative vanno da un minimo di 16 euro sino ad un massimo di 100 euro secondo
la norma violata. La legge regionale impone la confisca dei funghi raccolti indistintamente per tutte le
violazioni. Andiamo brevemente ad esporre le violazioni più ricorrenti: Raccogliere funghi in quantità
superiore al consentito, euro 50 + confisca raccolto (nel Parco Aveto anche ritiro tesserino giornaliero);
raccogliere o trasportare funghi senza il tesserino di autorizzazione in zona ove richiesto euro 100 + confisca
raccolto (Parco € 50 + confisca funghi anche x residenti); Raccogliere funghi in periodo chiuso o giornata di
riposo euro 100 + confisca raccolto (Parco € 50 + confisca funghi e ritiro tesserino giornaliero anche
residenti); raccogliere funghi raspando il terreno usando rastrelli, uncini o semplice bastone euro 30 +
confisca raccolto (Parco € 50 + confisca attrezzi e funghi + ritiro tesserino giornaliero); riporre e trasportare
funghi in sacchetti di plastica, borse, zaini o contenitori stagni, euro 30 + confisca raccolto (Parco 50 € +
confisca contenitore e funghi + ritiro tesserino giornaliero); raccogliere funghi velenosi, o danneggiare funghi
non raccolti, euro 30 + confisca raccolto (Parco € 50); raccogliere “amanita caesarea” allo stato di ovolo
chiuso euro 16,66 + sequestro raccolto (Parco € 50 + confisca funghi e ritiro tesserino giornaliero); ricerca e
raccolta funghi durante le ore notturne con utilizzo di torce, euro 30 + confisca raccolto (Parco € 50 + confisca
funghi e ritiro tesserino giornaliero); raccogliere funghi del genere boletus “porcino” con dimensioni del
cappello inferiori a 4 cm euro 50 + confisca raccolto e ritiro tesserino giornaliero (sanzione prevista solo nei
boschi gestiti dal Parco Aveto). Le sanzioni amministrative andranno riscosse dal comune territoriale di
competenza tramite ccp, mentre i funghi sequestrati saranno consegnati al consorzio gestore che farà l’uso
previsto dalla legge. Le sanzioni elevate nelle foreste del Parco Aveto saranno incassate dallo stesso Ente,
mentre i funghi confiscati saranno consegnati all’Ente gestore o distrutti sul posto dagli agenti e in presenza
del verbalizzato.
7. Rispetto del bosco e dell’ambiente: Troppo spesso l’uomo si dimentica il rispetto dell’ambiente, e confonde
il bosco per una pattumiera. Teniamo a precisare che ogni oggetto gettato a terra, vi resta per mesi o per
anni, difendiamo la natura portandoci a casa i nostri rifiuti. Mangiare una merendina, dissetarsi con una
bibita in lattina, gettare a terra un mozzicone di sigaretta o l’intera confezione vuota, genera sporcizia ed
inquinamento. Simili azioni, molto spesso fatte senza riflettere e soprapensiero possono generare “multe”
molto salate se pizzicati dalle guardie di controllo, infatti l’importo del verbale amministrativo è fissato in
600,00 € in applicazione del Decreto Legislativo 152/2006 art 192 e 255. Evitate quindi, tenetevi in tasca o
nello zaino il vostro rifiuto, ne avrete vantaggio voi stessi oggi e in futuro.
Chiudiamo con un ulteriore suggerimento, molto spesso accade di trovare vetture posteggiate all’interno di
boschi (fuori strada), magari seguendo piste di trattori tracciate per il taglio degli alberi fatti negli anni e poi
abbandonati e ricoperti dalla vegetazione. In questi casi, molto frequenti, si è passibili di verbale
amministrativo di 102,00 € (LR 38/92 art 3 e 8). (Umberto Righi)
Si allega elenco giorni chiusura consorzi e prezzi permessi
CONSORZI FUNGHI LEVANTE 2016-2017
Giorni di chiusura per non residenti – prezzi tesserini giornalieri o annuali:
PARCO AVETO (Foreste Demaniali Lame – Penna – Zatta)
Giorno di Chiusura: Lunedì / Venerdì (stagione di raccolta 1/5 -30/12)
Tesserino non residenti: 10 € giornaliero, 35 € settimanale, 100 € mensile, 150 € annuale;
Autorizzata la Raccolta senza tesserino: per i minori di 14 anni (se accompagnati da un adulto con tesserino) e
concorre al quantitativo giornaliero dell’adulto; per le persone con più di 75 anni (munite di documento d’identità).
Consorzio Comunale NE’ – Val GRAVEGLIA (ex Comunità Montana)
Giorno di Chiusura: Lunedì / Mercoledì / Venerdì (stagione di raccolta 1/5 -30/11)
Tesserino non residenti: giornaliero 7 euro, settimanale 20 euro, mensile 60 euro e annuale 100 euro. Per i residenti
nel comune di età superiore ai 70 anni non è richiesto alcun tesserino. Per i minori di anni 14 è consentita la raccolta
senza tesserino, se accompagnati da adulto munito di tesserino e concorre alla quantità giornaliera dell’adulto.
Consorzio Comunale MEZZANEGO – Valle Sturla (ex Comunità Montana)
Giorno di Chiusura: Lunedì / Mercoledì / Venerdì (stagione di raccolta 1/5 -30/11)
Tesserino non residenti: giornaliero 8 Euro, settimanale 25 euro, mensile 70 Euro e annuale 120 Euro.
Per i residenti nel comune di età superiore ai 70 anni non è richiesto alcun tesserino. Per i minori di anni 14 è
consentita la raccolta senza tesserino, purchè accompagnati da persona adulta munita di tesserino e concorre al
quantitativo massimo giornaliero dell’adulto
Consorzio Monte AIONA (Monte Aiona, Prato Mollo, Monte Ghiffi tutti nel versante tirrenico)
Giorno di Chiusura: Lunedì / Giovedì / Venerdi
Tesserino: giornaliero 10 €; stagionale per non residenti 130 euro, mentre 65 € per proprietari e affittuari.
Consorzio ALTAVALLESTURLA – Borzonasca (M. Ramaceto, Giacopiane, Bocco, Giaiette, Zatta)
Giorno di Chiusura: Giovedì / Venerdì
Tesserino non residenti: giornaliero 8 euro; “stagionale” 130 euro. Le persone di età inferiore a 12 anni e superiore a
75 anni, sono autorizzati alla raccolta funghi senza possesso di tesserino purchè muniti di documento di identità.
Consorzio FAVALE/LORSICA/ORERO – Val Fontanabuona
Giorno di chiusura: Martedì e Venerdì (stagione di raccolta 1/5 -30/12)
Tesserino non residenti: giornaliero euro 10, stagionale euro 140.
Nessun obbligo del permesso per minori di anni 12 e maggiori di anni 75.
Consorzio NEIRONE – Val Fontanabuona Giorno di Chiusura: Mercoledì
Tesserino Non residenti: giornaliero 8 euro, anche con versamento ccp n°83672535. annuale (100 euro);
Consorzio di LUMARZO – Val Fontanabuona (non sono previsti giorni chiusura)
Tesserino giornaliero: 8 euro
Consorzio REZZOAGLIO Giorno di Chiusura: Martedì e Venerdì
Tesserino giornaliero 10 euro, stagionale non residenti euro 140,
Consorzio Monte ORAMA (Vicosoprano, Vicomezzano, Lovari, Alpepiana)
(non sono previsti giorni di chiusura)
Tesserini non residenti: giornaliero 10 euro, settimanale 30 euro, stagionale 70 euro.
Consorzio VALPENNA (Comune S. Stefano d’Aveto) Gavadi, Villa Neri, Casoni, Alpicella, Monte Grosso,
Amborzasco, M. Aiona versante padano, M. Penna sino al m. Martincano:
(non sono previsti giorni di chiusura)
Tesserini non residenti: giornaliero 10 euro, settimanale 42 euro, stagionale 120 euro.