Mercoledì 4 ottobre alle ore 18, al Mondadori Megastore (via D’Azeglio 34/A) di Bologna, in occasione dell’uscita del libro “Bar Toletti. Così ho sfidato Facebook”, il giornalista Marco Tarozzi dialogherà con Marino Bartoletti, che da icona del giornalismo tradizionale quale è ha lanciato la sfida al mondo dei social, dimostrando come il racconto ben si adatti a facebook, andando contro le regole che pretendono la brevità.
Il libro
Nella prefazione di Vittorio Macioce, raffinato, curioso e colto scrittore, l’essenza di questo libro-esperimento. Da una parte Facebook, il temuto, mostro take away della nostra epoca; dall’altra la resistenza umana di chi ha avuto, e forse ha, l’insana e apparentemente anacronistica velleità di piegare la contemporaneità alla sua storia professionale e di vita.
Marino Bartoletti, un’icona del giornalismo “tradizionale” italiano, quando ha superato le colonne d’Ercole non ha avuto dubbi: è rimasto se stesso. Profondo e ironico, colto e sferzante: appassionato e sincero. Se una storia ha bisogno di un respiro non lo si nega.
Se un concetto può essere espresso in due righe (o in una foto) lo si fa. Le regole non esistono. Esiste la cultura del racconto. Ed ecco allora, come in uno straordinario almanacco, mescolarsi riflessioni e anniversari, ricorrenze e guizzi di cronaca, storie mai ascoltate e clamorose riletture di quanto si riteneva ormai esplorato ed esaurito.
L’autore
Marino Bartoletti è uno dei più noti e apprezzati giornalisti sportivi italiani. È praticamente impossibile riassumere la sua carriera che vale, da sola, almeno dieci vite professionali. Già è riduttivo definirlo giornalista “sportivo”, anche se dieci Campionati del mondo di calcio seguiti dal vivo, dieci Olimpiadi, centinaia di Gran Premi di auto e di moto, decine di Giri d’Italia, la direzione del “Guerin Sportivo”, la fondazione di “Calcio 2000”, la direzione sia della testata sportiva di Mediaset sia di quella della Rai, la direzione scientifica dell’Enciclopedia Treccani dello Sport, la conduzione della Domenica sportiva, del Processo del lunedì, di Pressing, l’ideazione di Quelli che il calcio farebbero propendere per questa definizione. Ma come la mettiamo con la musica? Provate a fargli una domanda su Sanremo (di cui è forse il più apprezzato “storico” italiano e di cui è stato negli anni opinionista, giurato e persino selezionatore delle canzoni in gara). Provate a mettere alla prova la sua passione per la lirica. E anche quella per il cinema… Per la sua capacità di “tenere il palco” su ogni argomento se lo sono contesi gli organizzatori delle più famose rassegne italiane di “talk show” (“CortinaIncontra”, “La Versiliana”, “StintinoChiAma”). Nel 2017, visto che il tassello gli mancava, ha scritto e messo in scena due spettacoli teatrali: anche se sul palcoscenico, a Pietrasanta, aveva già sperimentato il talk musicale Due voci e una chitarra per quattro anni consecutivi. Per “Rai Storia” ha ideato e realizzato documentari che hanno vinto “oscar” mondiali (fra gli altri, Pantani, il campione che sfidò gli dèi, 1960-2010 la grande Olimpiade e Penso che un sogno così, dedicato ai cinquant’anni di Volare).
«Però non aprirò mai una pagina Facebook» aveva sentenziato fino a un anno fa! Infatti… Gente strana i romagnoli. È laureato in Giurisprudenza con una tesi sulla Responsabilità penale del direttore di giornale. Ha sempre detto che non avrebbe mai usato quella laurea. In questo è stato di parola.






