Marketing & Export Manager
Allyouneediswine: Cosa significa rappresentare la sua azienda?
Michele Bozza: E’ sempre motivo di grande orgoglio proseguire quanto hanno creato i propri genitori o nonni, come nel nostro caso. Un senso di responsabilità verso la famiglia che spero si tramandi alle prossime generazioni.
A.: Quale dei suoi vini la rappresenta di più?
M.B.: Sinceramente amo i vini con un certo carattere, quindi senza dubbio le versioni Extra Brut o Pas dosè (non dosati) con bassi residui zuccherini.
A.: Cosa significa “fare vino” oggi?
M.B.: Significa come allora, fare vino buono, genuino e di qualità, nel rispetto totale della vigna e dei suoi frutti. Questo è il motivo che ci ha spinto ad intraprendere il percorso della conversione dei vigneti in biologico, di cui avremo le prime bottiglie sul mercato tra un paio d’anni.
A.: In una parola lei
M.B.: Appassionato.
A.: In una parola i suoi vini
M.B.: Mai banali.
A.: A quale generazione siamo arrivati con lei nella storia della vostra cantina? Cos’ha apportato che prima non c’era?
M.B.: Con me siamo giunti alla terza generazione di Bozza nel fantastico mondo del vino. Sicuramente nella nostra realtà, come del resto in tante altre, è cambiato il modo di comunicare. Indipendentemente dalla storia millenaria che un’azienda possa avere, il modo ed i mezzi necessaria per arrivare al pubblico sono mutati. Questo è stato ed è principalmente il mio apporto, percepire i mutamenti del mercato ed adeguare le azioni aziendali per raggiungere i nostri obiettivi.
A.: Quale segno tiene a lasciare maggiormente?
M.B.: Affidabilità, sia a livello personale, che nei miei vini. Chiunque apra una bottiglia di Montina deve sentirsi sicuro di trovarvi un prodotto di qualità.
A.: Italia o estero? Su cosa punta di più?
M.B.: L’Italia è il nostro zoccolo duro. Il Franciacorta è la “bollicina” di riferimento, ormai posizionata ai massimi livelli di qualità e visibilità; ma ancora molto c’è da fare nel nostro Paese. Certamente il lavoro svolto a livello di internazionalizzazione del brand Franciacorta ci sta portando sempre più a scoprire nuovi mercati, con buonissime performance. All’estero infatti sia il prodotto che il territorio Franciacorta sono ancora sconosciuti ai più e ci sono quindi grandi margini di miglioramento ed ampliamento del mercato.
A.: Qual è la cosa più bella del lavorare tra uve e bottiglie?
M.B.: C’è un rapporto ancestrale unico in questo lavoro. Produrre e trasformare un qualcosa che nasce dalla terra, che lavori con le tue mani, a cui dedichi pensieri e preghiere affinché il buon Dio ti regali una stagione buona, dona emozioni impagabili. La cosa più bella è quindi vivere una vita appassionata, in continua ricerca ed evoluzione.
A.: Di cosa è più orgoglioso di sé? E di sé che cosa si rispecchia nei suoi vini?
M.B.: Sapere di avere dato il meglio di me stesso. Lo stesso vale per i miei vini, che sono anche il risultato di chi siamo, delle nostre scelte e della passione che ci mettiamo nel farli.
A.: Se non avesse fatto questo mestiere, cosa avrebbe fatto?
M.B.: Sinceramente non ci ho mai pensato, se nasci in questo mondo ti viene naturale intraprendere questa straordinaria professione.
A.: Il personaggio celebre con cui vorrebbe brindare coi suoi vini il prossimo capodanno.
M.B.: Con la mia famiglia ed i miei amici. Per me non ci sono personaggi celebri che reggano il confronto; quei rari momenti “lontani dal lavoro” li dedico a chi amo di più, con loro voglio condividere il frutto della mia passione, della nostra passione.
A.: In quale film farebbe volentieri capolino con la sua bottiglia in mano per un impagabile product placement?
M.B.: Un film di Fellini, inimitabile genio italiano.






