«Il Governo parla di Agenda digitale e di 3 miliardi di euro di investimenti nell’innovazione, ma i lavoratori del comparto delle telecomunicazioni, da quasi un anno, aspettano il rinnovo del contratto. Una delle tante contraddizioni a cui oggi assistiamo in Italia».
Questo il commento di Maruska Piredda, consigliere regionale e responsabile Lavoro in Liguria di Italia dei Valori, in merito allo sciopero di questa mattina dei lavoratori del comparto delle telecomunicazioni che ha visto circa 500 lavoratori, giunti da tutta la Liguria, in corteo per le vie del centro di Genova.
«Condivido la protesta – dice Piredda – dei dipendenti dei call center e delle aziende di telecomunicazione che chiedono il rinnovo del contratto nazionale scaduto a dicembre 2011 e dei dipendenti di Ericsson che chiedono il ritiro della procedura di licenziamento collettivo avviata dall’azienda per 94 unità a Genova su 374 esuberi dichiarati nelle 18 sedi italiane. Il caso di Ericsson è quello più eclatante, ma non l’unico. A essere nell’occhio del ciclone è tutto il settore delle Tlc-Ict, che in Liguria occupa alcune migliaia di lavoratori. Ma qui non si può parlare di crisi del settore. I numeri, da quello che risulta da fonti sindacali, parlano di aziende in salute. Tuttavia, ormai da mesi, sentiamo il triste ritornello di parole come “riorganizzazioneâ€, “razionalizzazione†ed “esternalizzazione†che, tradotto, per i lavoratori significa, nella migliore delle ipotesi, lavorare con meno garanzie, nella peggiore, la strada della mobilità e del licenziamento.
Oggi, a Genova, hanno sfilato per le vie del centro fino sotto la sede di Confindustria, i lavoratori dei call center e dei principali gestori telefonici (Telecom, Wind e Fastweb) insieme ai colleghi di Ericsson. Poche settimane fa, si sono svolte le proteste sotto la sede del Mise dei lavoratori di Nokia Siemens Networks, il colosso delle Tlc che ha dichiarato esuberi per 580 unità su 1.104 addetti in Italia e a cui il dicastero del ministro Passera non ha saputo dare ancora risposte convincenti. Negli ultimi mesi, a scendere in piazza erano stati i dipendenti di Vodafone, Alcatel Lucent, Sirti e E-Care.
Ritengo che la strada della deregolamentazione intrapresa da Asstel-Confindustria non sia quella giusta per rilanciare un settore strategico come quello delle telecomunicazioni, che oggi si trova in una difficoltà strutturale ma non economica. Occorre, invece, che il Governo, nell’ambito di un piano di politica industriale che ancora al Paese manca, attui investimenti reali che riconoscano le professionalità , anziché svilirle, dei lavoratori di questo comparto che da decenni è tra i fiori all’occhiello del made in Italy nel mondo. Investimenti che potrebbero partire con la “banda larghissima†per cui sono stati già sbloccati 200 milioni di euro della cassa depositi e prestiti. Opportunità che il Paese, Genova e la Liguria in particolare non possono più permettersi di perdere se si vuole, davvero, vedere la luce fuori dal tunnel».






