Home Altro Varie

La seduta odierna del Consiglio regionale

Una sede per l’Unione sportiva Marina di Voltri 

Con un’interrogazione Matteo Rossi (Sel) ha chiesto alla giunta se sia stata trovata una sede adeguata per l’Unione sportiva Voltri, ricordando che sull’argomento lui stesso aveva presentato un’interrogazione nel giugno del 2011. «L’unione sportiva, un’associazione senza fini di lucro – ha sottolineato – dal 2008 addestra i diversamente abili alle immersioni subacquee nella piscina “Mameli” di Voltri insieme a diverse associazioni come la Croce rossa ma, nonostante le diverse richieste inoltrate alle autorità competenti, non dispone di una sede sul litorale. Una delle possibili aree individuate dall’Unione sportiva, è quella dove operava la ditta “Puppo Metalli”. Vorrei sapere se è stata verificata, nel frattempo, la presenza di spazi fruibili nella zona suddetta. Fra i compiti della politica c’è quello di riservare grande attenzione nei confronti dei diversamente abili e in questo direzione andava un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio che impegnava a destinare all’associazione senza fini di lucro una sede appropriata» .
Per la giunta ha risposto Gabriele Cascino, assessore allo Sport: «Dopo l’approvazione dell’ordine del giorno ci siamo messi a lavorare per dare a questa associazione una sede. Purtroppo l’area individuata è demaniale e, oltre a non essere di nostra competenza, presenta diverse problematiche per potere garantire l’assegnazione permanente. Quello che posso fare è prendere un  impegno politico a nome dell’amministrazione di accelerare il più possibile la soluzione di questa problematica. Già stiamo facendo, insieme agli altri enti competenti, un’analisi di qualche area alternativa a quella individuata». 
Rossi ha replicato: «Ringrazio l’assessore per l’impegno, ma su determinate questioni le difficoltà burocratiche andrebbero superate da una politica più attenta alle esigenze dei diversamente abili e non lasciate ad impantanarsi. La invito a mettersi in contatto con il nuovo assessore del Comune di Genova e con il presidente del municipio. L’ordine del giorno approvato dal Consiglio deve trovare attuazione».

Costi delle giornate di degenza nelle RSA della Liguria
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto–Riformisti italiani) ha illustrato un’interrogazione sui costi di degenza in rsa presso le differenti Asl liguri. Della Bianca ha rimarcato che esistono forti differenze tra le diverse Asl, sia per quanto riguarda l’assistenza diretta che per quanto riguarda l’assistenza in strutture accreditate. Le differenze sussistono sia per le prestazioni di ricovero che per quelle di mero accesso diurno. Ha quindi reso noti i dati forniti dal Dipartimento della salute (basati sulla stima o sui dati effettivi comunicati dalle Asl), secondo i quali risulta che per una giornata di degenza in rsa (residenza sanitaria) e rp (residenza protetta) direttamente gestita i costi medi oscillano da 77,15 euro al giorno della Asl 4 ai 324,55 della Asl 3: per una giornata di degenza in rsa+rp gestita attraverso strutture accreditate i costi medi oscillano dai  42,13 euro al giorno della Asl 1 ai 55, 58 della Asl 3; per una giornata in un centro diurno gestito da strutture accreditate i costi medi oscillano dai 21, 29 euro al giorno della Asl 2 ai 28, 17 della Asl 3. Della Bianca ha chiesto, quindi, all’assessore competente «se è a conoscenza di questa situazione, se gli Uffici del Dipartimento salute sono in grado di fornire dati analitici di costo per giornata distinti per rsa / rp ed infine quali interventi intende adottare per superare le  significative differenze di costi esistenti tra strutture a gestione diretta e strutture accreditate e, a parità di forme di gestione, tra le varie asl. Tutto questo, infatti, è il chiaro sintomo di una gestione scoordinata, confusa ed inefficiente e causa di un ingiustificato aggravio di costi per il Sistema sanitario regionale».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute, Claudio  Montaldo: «La fonte informativa utilizzata dal consigliere non si riferisce a dati desunti dalle fatturazioni né dai conti economici che costituiscono, invece, la fonte corretta e certificata. Comunque nelle strutture in convenzione le giornate di degenza vengono pagate a tariffa secondo quanto stabilito dal decreto della giunta regionale 862 del 2011. In particolare per i trattamenti socio sanitari di mantenimento la tariffa sanitaria ammonta a 46,24 €, per i centri diurni di primo livello a 18,59 e in quelli di secondo livello 32,84 €  In tutti i casi occorre aggiungere l’adeguamento Istat. Le suddette tariffe valgono per tutte le strutture accreditate all’interno della regione. A parità di tariffa e di numero di pazienti, possono esserci differenze dovute, ad esempio, alle giornate di ricovero ospedaliero del paziente che per i primi 5 giorni vengono decurtate dal fatturato. Sulla gestione diretta il dato rilevato risente della necessità della messa a punto di istruzioni puntuali ed univoche di inserimento del dato stesso da parte delle aziende sanitarie: gli uffici regionali stanno lavorando per omogeneizzarlo. A questo proposito sto facendo fare un rilievo puntuale su tutte le strutture perché la situazione è molto diversificata da asl ad asl. Ci sono diversi metodi di gestione ed è molto difficile lavorare ad una omogeneizzazione dei dati. In ogni caso nel merito dei dati sarei lieto di poter fornire una integrazione più puntuale alla mia risposta fra qualche settimana».
Della Bianca si è detta del tutto insoddisfatta della «non risposta» dell’assessore. «Dai dati emerge in maniera macroscopia che il costo giornaliero di un assistito varia da 324 euro nella Asl 3 a 77 euro nella Asl 4. Si tratta di differenze macroscopiche che non hanno spiegazione. Capisco che all’interno della Asl 3 viene conteggiato il Brignole, che comporta un’esplosione degli oneri, ma in ogni caso una tale differenza di costi non trova giustificazione alcuna. Occorre andare a vedere non tanto i costi medi, ma di quanto oscillano i costi per giornata di degenza distinti per rsa e per prestazioni e per ogni struttura dentro la stessa rsa. Non ritenendomi per nulla soddisfatta aspetto fra qualche mese una seconda risposta».

Pedaggi dell’autostrada Autofiori
Edoardo Rixi (Lega Nord-Liguria Padania) ha illustrato un’interrogazione, sottoscritta anche da Francesco Bruzzone e Maurizio Torterolo (Lega Nord-Liguria Padania) con la quale ha chiesto alla Giunta quali operazioni si intendano mettere in atto per ridurre i pedaggi dell’Autostrada dei Fiori e se si intenda attivarsi in tal senso presso il Governo italiano. Il consigliere ha rimarcato l’importanza dell’autostrada in questione che ogni anno, nel tratto Savona-Ventimiglia, è percorsa da quasi 30 milioni di veicoli. Ha inoltre sottolineato  che questa arteria è l’unica alternativa alla già congestionata Aurelia. «In Italia le tariffe autostradali sono aumentate del 3,3 %, quelle dell’Autofiori del 5,22 %. Questo costo rappresenta un problema per i flussi turistici e per i tanti pendolari. Il peso degli aumenti è particolarmente rilevante nelle piccole tratte perché l’importo viene arrotondato ai dieci centesimi successivi. Le tariffe alte si sommano ai disagi per i ricorrenti cantieri e al fatto che quest’anno sono aumentate le accise nazionali sulla benzina e le addizionali regionali. Che tali tariffe non abbiano fondamento nei costi gestionali è dimostrato dal fatto che Autofiori ha aumentato il capitale sociale e migliorato il proprio bilancio. La Regione aveva promesso di intervenire sull’amministratore delegato della società: lo ha fatto? Che risultati ha ottenuto?» 
L’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita ha risposto: «Condivido il giudizio di Rixi: la tratta autostradale è particolarmente costosa ma le ragioni del maggiore costo ci sono: siamo la regione europea con la maggior percentuale di chilometri in galleria. Abbiamo addirittura il 17% delle gallerie autostradali di tutta Europa. E ai costi consueti si sono aggiunte le recenti norme sulla sicurezza varate dall’Unione europea che hanno obbligato i gestori a realizzare pesanti investimenti. Sia chiaro: tutti siamo per la sicurezza, ma la norma va rivista almeno nella sua tempistica anche perché comporta un inaudito congestionamento di lavori. Inoltre questo tipo di investimenti così concentrati toglie spazio e risorse ad  interventi  strategici di cui abbiamo bisogno per decongestionare la rete. Dal punto di vista giuridico la Regione non può intervenire in ambito europeo e non può intervenire sulle tariffe, che sono stabilite da convezioni nazionali fissate da leggi dello Stato. La Regione Liguria è intervenuta, invece, con richieste mirate per ottenere un riequilibrio nella prossima convenzione e per ottenere che vengano traslati di  10 anni gli ammortamenti in modo di avere più spazio per gli investimenti strutturali».
Rixi ha ringraziato l’assessore per l’interessamento: «La nostra è una regione che viene attraversata da un flusso di traffico nazionale e va compensata. Oggi, nonostante i grandi costi, la Autostrade dei Fiori produce utili bisogna spingere per ottenere una diversa definizione degli investimenti in particolare per la nuova tratta Carcare Predosa». 

Criticità per la Protezione civile di Imperia
Marco Scajola  (Pdl) con un’interrogazione, firmata anche da Matteo Rosso (Pdl) ha evidenziato alcune criticità incontrate dalla Protezione civile di Imperia nello svolgimento della propria attività. «In particolare ha ricordato che, per quanto concerne l’Autostrada dei Fiori, non c’è alcuna convenzione fra la società stessa e la Protezione civile i cui mezzi, quindi, sono sottoposti al pagamento del pedaggio mentre sarebbe opportuno che si potesse stipulare una convenzione per garantire la gratuità del passaggio dei mezzi».
Scajola ha sottolineato anche il problema dei corsi antincendio per i quali sarebbe importante poter ampliare il numero delle persone che vi possono partecipare, attualmente molto ristretto, e garantire due sedi per i corsi. Inoltre, con la chiusura delle Comunità Montane, che erano titolari dei mezzi della Protezione civile, non è chiaro chi dovrebbe provvedere al pagamento dell’assicurazione dei mezzi. Scajola  ha quindi affrontato le problematiche relative al servizio antincendio, che rientra tra le funzioni della Protezione civile. A tal proposito ha rimarcato che oggi in provincia di Imperia le visite mediche, effettuate dall’Asl 1, necessarie ai volontari per poter entrare in possesso dei requisiti di legge richiesti per poter far parte delle squadre di soccorso, vanno a rilento. C’è, quindi, il rischio che molti volontari restino fuori dai gruppi.
Giovanni Giovanni Barbagallo, assessore all’Agricoltura, floricoltura, pesca e acquacoltura ha risposto: «Dopo lo scioglimento delle comunità montane, per prassi consolidata, gli oneri assicurativi venivano coperti dai comuni e dalle associazioni di volontariato e l’attuale situazione economica non ci consente di farci carico di questi costi perciò dobbiamo fare appello ai comuni che hanno realizzato le convenzioni. Per quanto riguarda i pedaggi autostradali c’è una trattativa in corso e spero che si possa arrivare ad una buona soluzione. Per le visite mendiche ci sono problemi organizzativi, cercheremo di semplificare al massimo. Riconosco che c’è stato qualche  disservizio e che è assurdo far perdere delle mezze giornate di lavoro a dei volontari. Del problema se ne sta interessando l’assessorato alla sanità. Per la formazione, più di un certo numero di allievi a corso non può partecipare. Il numero ottimale è di 30 persone. Riconosco che tutto questo sistema regge grazie soprattutto ai volontari che si stanno prodigando: noi facciamo tutto quello che è nelle nostre facoltà e abbiamo cercato di ridurre i finanziamenti il meno possibile in un periodo di tagli drastici come questo».
Scajola ha ringraziato l’assessore per la risposta «puntuale e dettagliata» chiedendo particolare attenzione alla questione assicurativa: «Se si riuscisse a sfondare  il muro di gomma alzato dalle compagnie il risultato sarebbe significativo a livello nazionale. Lo stesso accadrebbe se Autofiori si convenzionasse: si alleggerirebbero moltissimo i costi per i nostri volontari. Per la formazione, capisco che c’è un numero ottimale di frequentatori, ma forse, usando un po’ di tolleranza, la maglia potrebbe venire allargata. Per le visite mediche, non credo darebbe problemi particolari alla Asl evitare i trasferimenti per chi viene da Imperia».

Piastra ambulatoriale di Santa Margherita Ligure
Matteo Rosso (Pdl) ha presentato un’interrogazione, firmata anche da Roberto Bagnasco, Gino Garibaldi, Franco Rocca (Pdl), in cui ha chiesto alla Giunta dove verrà realizzata la nuova piastra ambulatoriale di Santa Margherita Ligure. Il consigliere ha ricordato che il 6 giugno 2012 i sindaci di Portofino e Santa Margherita avevano inviato una lettera «con cui rivendicano la realizzazione di una piastra ambulatoriale da tempo promessa dalla Regione Liguria» e che «l’Assessore Montaldo sembrerebbe aver individuato in alternativa all’ambulatorio presente oggi presso l’ex ospedale di Santa Margherita, una struttura non adeguata dove verrebbero garantiti solo un centro prelievi e qualche altro servizio». Secondo il consigliere «per i pazienti del comprensorio non sarebbe accettabile un servizio sanitario di questo tipo e neanche un’alternativa valida agli ambulatori attuali che verranno chiusi per vendere l’immobile. Com’è la situazione? Dopo due proposte alle interrogazioni della minoranza non si sa cosa avverrà davvero»
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo «La asl 4 ha definito un’intesa con uno studio medico di medicina generale di Santa Margherita nella centrale via Roma e in quella sede verranno erogati, fra gli altri, i servizi ambulatoriali di oculistica, cardiologia, ecografia, otorino, urologia, psichiatria, psicologia, doppler, vaccinazioni e rilascio certificati. I prelievi vengono realizzati ad accesso diretto tutti i giorni. Per quanto riguarda l’attività di prenotazione verrà svolta, come avviene già ora, negli studi di medicina generale e nelle farmacie. Sulla collocazione della nuova piastra è in corso un confronto che concluderemo presto: ci sono diverse alternative nell’ambito dell’area dell’ospedale, che verrà demolito o ristrutturato. Credo sia praticabile l’ipotesi di realizzarla utilizzando anche gli oneri di urbanizzazione sull’immobile garantendo una sede comune per i servizi sociali e sanitari della asl. La soluzione definitiva è affidata al confronto con il Comune».
Si è dichiarato non soddisfatto Rosso, che ha annunciato una nuova interrogazione entro un mese per conoscere gli sviluppi sulla vicenda. 

Risorse di bilancio a favore della pesca
Roberto Bagnasco (Pdl) ha presentato un’interrogazione alla Giunta per sapere «se preveda di iscrivere, nel prossimo bilancio regionale, risorse a favore della pesca per sostenere un settore in grave difficoltà». Bagnasco ha ricordato l’assegnazione agli operatori del settore di 130 mila euro  per la mancata pesca dei bianchetti e dei rossetti nella stagione precedente e ha valutato positivamente «l’importante sostegno della Regione Liguria contro l’anticipazione del fermo biologico a settembre», ma ha sottolineato «che il settore non chiede contributi a pioggia, ma un impegno forte per l’attuazione dei piani di gestione ed, in particolare, per la circuizione, lo strascico, gli attrezzi da posta e i palangari. E’ un tema significativo sul piano economico, sociale e culturale: la crisi colpisce tutti i settori ma questo forse più di altri. Riconosco che in assessorato lavorano persone  appassionate e preparare che fanno bene il loro lavoro, ma non dobbiamo ridurci all’ultimo per decidere di mettere a bilancio le risorse necessarie per sostenere il settore».
Per la Giunta ha risposto l’assessore alla pesca Giovanni Barbagallo: «La cifre da erogare al settore verrà decisa al momento di approvare il bilancio, ma al di la delle somme da impegnare, la nostra prima missione è far sì che i pescatori lavorino. L’anno scorso i finanziamenti sono andati a tutto il comparto, abbiamo emanato tre bandi e stiamo lavorando per sfruttare al massimo il fondo europeo per la pesca. Al di là delle risorse disponibili, faremo tutto il possibile per andare incontro alle esigenze dei pescatori: il loro  non è solo un problema di soldi, ma di dimostrare una particolare attenzione al comparto»
Bagnasco ha ribattuto: «Io non chiedo ulteriori finanziamenti a fondo perduto per compensare mancati guadagni, ma di impostare in modo nuovo il rapporto con il Governo nazionale, che è tecnico, ma non sembra avere particolare competenza in questo campo. Vanno fatti degli studi approfonditi e presentati in modo corretto come quelli realizzati sul problema della pesca al rossetto. In questo settore c’è una grande percentuale di persone con l’acqua alla gola, dobbiamo evitare di dare finanziamenti a pioggia ma indirizzarli verso i piani di gestione per garantire un futuro al nostro settore della pesca».

Biglietteria alla stazione ferroviaria di Ventimiglia
Sergio Scibilia (Pd) ha presentato un’interrogazione sul funzionamento del servizio di biglietteria nella stazione di Ventimiglia. «Durante i fine settimana – ha spiegato – si verifica un maggiore afflusso di utenti che decidono di utilizzare il treno. Tale fenomeno aumenta ulteriormente nel periodo estivo e delle vacanze. Eppure, nonostante questo sia un fatto naturale e consolidato, nella stazione ferroviaria internazionale di Ventimiglia, ogni fine settimana è in funzione un solo sportello per la vendita dei biglietti ed è chiuso l’ufficio informazioni». Secondo Scibilia, quindi, «la scelta aziendale, assunta da Trenitalia, che riguarda sostanzialmente una riduzione eccessiva del personale da impiegare nei servizi, ha provocato forti disagi agli utenti e disservizi, causando code interminabili all’interno della stazione, anche se Ventimiglia rappresenta un punto cruciale per gli arrivi e le partenze per il resto d’Italia, la Francia ed il Principato di Monaco, con presenze continue di lavoratori, turisti e studenti. Eppure la biglietteria è assicurata da una sola persona: Trenitalia risparmia sul lavoro, ma non nelle pubblicità dai costi milionari sull’alta velocità. Ci si affida a macchinette distributrici che spesso non funzionano e la cui manutenzione è assicurata da ditte di Genova o Milano. È incredibile che Trenitalia non possa capire che ci sono località turistiche che vanno considerate con la dovuta attenzione».
Per la giunta ha risposto l’assessore ai Trasporti Giovanni Vesco: «La stazione ferroviaria di Ventimiglia, essendo di livello internazionale, non rientra fra quelle sottoposte al contratto regionale ma a quello nazionale su cui non abbiamo voce diretta. Comunque in data 25 luglio ho inviato una nota a Trenitalia denunciando i disservizi: in particolare la presenza di un solo sportello e la chiusura dell’ufficio informazioni in piena stagione turistica. Condivido appieno l’importanza strategica della stazione di Ventimiglia per il turismo e per i frontalieri. Anche per questo motivo, ho chiesto a Trenitalia le ragioni di tale riduzione dei servizi e di riservare alla stazione di Ventimiglia la massima attenzione. A seguito della mia presa di posizione è arrivata una nota informativa di Trenitalia sull’organizzazione del lavoro: afferma che ci sono 9 addetti divisi su diversi turni e che il numero degli sportelli aperti viene deciso sulla base delle statistiche di traffico. Addirittura, secondo Trenitalia, dalle rivelazioni effettuate fino ad oggi non si sono verificati disservizi né reclami da parte della clientela».
Scibilia ha ribattuto: «Vorrei sapere quale Ventimiglia hanno visto i dirigenti di Trenitalia che hanno dato risposte tanto insufficienti, inadeguate e non corrispondenti alla realtà».

Chiusura della rsa di Alassio e ridimensionamento della Rsa di Albenga
Marco Melgrati (Pdl) ha chiesto alla giunta «se è a conoscenza della riduzione da 40 posti letto della rsa di Alassio ai 30 posti letto della rsa interna all’Ospedale di Albenga, se è intenzionata a fare pressioni presso il direttore generale della Asl per ripristinare lo status quo precedente, e quindi il numero dei posti letto in precedenza presenti nella rsa di Alassio». Melgrati ha domandato, inoltre, se «questa riduzione, unita alla volontà di declassare il Pronto Soccorso a Punto di Primo Intervento, fa parte di una strategia mirata della maggioranza di centrosinistra tesa allo smantellamento e alla chiusura dell’ospedale di Albenga, magari con l’alibi dei tagli e della filosofia che ispira il Governo Monti, il peggior Governo degli ultimi 20 anni della storia della Repubblica Italiana».
Il consigliere ha ricordato che, dopo la chiusura della rsa di Alassio, per mettere in vendita l’immobile dell’ospedale di Alassio e il centro dialisi e coprire così parte del disavanzo della Sanità della Regione Liguria, c’era stato il trasferimento della rsa dalla sede di Alassio all’ospedale Santa Maria di Misericordia di Albenga e che i pazienti operati in chirurgia ortopedica vengono dirottati in parte alla clinica Presentazione e in parte alla rsa interna all’ospedale di Albenga, per la rieducazione motoria. Il consigliere ha, quindi, denunciato che  «la lunga lista di attesa sia alla clinica Presentazione sia alla rsa di Albenga costringono i pazienti, in carenza di letti nel reparto di ortopedia dell’ospedale Santa Corona di Pietra ligure, ad essere dimessi per rientrare, a seconda dei casi, privi della necessaria assistenza, specialmente per i più anziani, nelle proprie abitazioni o negli istituti di ricovero per anziani».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Abbiamo condiviso la rsa di Alassio con l’ospedale di Albenga, perché quel bene è stato messo in alienazione. La  cartolarizzazione, com’è noto, si è  resa necessaria per la copertura di disavanzi. Diversamente la copertura poteva avvenire soltanto tramite tassazione, scelta che noi abbiamo accuratamente voluto evitare. Non abbiamo voluto caricare questo peso sui liguri. La riduzione da  40 a 30 posti  è stato determinato da un vincolo autorizzativo, da una precisa legge. In quella collocazione non ci potevano stare più di trenta posti. Peraltro la riduzione non ha di fatto comportato ricadute sui livelli di assistenza e i tempi medi di attesa non si sono moltiplicati. Abbiamo a tal proposito effettuato un attento monitoraggio nell’arco di più mesi ed abbiamo verificato che è stata data una risposta adeguata ai livelli assistenziali». L’assessore ha quindi precisato: «La “San Michele” svolge attività riabilitativa a valle di quella elettiva di Albenga e, se necessario, del “Santa Corona”, insieme alla rsa interna organicamente inserite» e ha proseguito: «Non credo che oggi chi esce dall’attività ortopedica di Albenga o del Santa Corona vada a casa senza le necessarie cure e la necessaria  assistenza. Non c’è alcuna volontà -ha assicurato – si smantellare l’ospedale di Albenga che, anzi, oggi è pienamente utilizzato e cerca di recuperare le fughe nell’attività elettiva protesica, per le province di Savona ed Imperia, e stiamo studiando il modo di allargare l’attività anche ai cittadini genovesi »
Melgrati si è detto insoddisfatto della risposta ed ha ribadito che sarà sua cura verificare se la riduzione da 40 a 30 posti letti sia stata o meno imposta da una legge nazionale. Ha anche ribadito che nei fatti l’ospedale di Albenga è stato depotenziato. 

Unificazione delle centrali 118 di Imperia e Savona
Marco Scajola (Pdl) ha illustrato un interrogazione, sottoscritta anche da Roberto Bagnasco (Pdl) con la quale ha chiesto alla giunta «come intenda tutelare i cittadini del ponente ligure da possibili ed inevitabili inefficienze se l’ipotesi di accorpamento delle centrale del 118 di Imperia e Savona si dovesse concretizzare». Il consigliere dopo aver ricordato che, secondo alcune notizie ufficiose, le due centrali del 118 di Imperia e Savona potrebbero essere accorpate, ha dichiarato: «Tale scelta si inserirebbe pesantemente nella più volte denunciata sottovalutazione delle esigenze sanitarie del territorio del Ponente che risulterebbe essere, ancora una volta, fortemente penalizzato». Al contrario attualmente «il servizio di coordinamento provinciale di Imperia è attivo 24 ore su 24 ed è ottimamente gestito con oltre 300 chiamate al giorno, 27 mila interventi in provincia nel 2011 con 8 minuti di attesa per i casi più gravi e, dunque, la centrale operativa imperiese può essere considerata tra le migliori d’Italia». Scajola ha sottolineato che entrambi i territori sarebbero penalizzati ed ha ribadito che a suo avviso non ci sarebbe risparmio economico, ma soltanto disagi per i cittadini.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «La questione è materia di competenza del Consiglio regionale e sarà discussa ad ottobre, quando presenteremo un piano di riorganizzazione dell’emergenza. Io credo che l’accorpamento possa produrre un effetto positivo, dal punto di vista economico, senza alcuna ripercussione negativa sui cittadini che non noterebbero neppure la differenza.. Infatti i cittadini continuerebbero a comporre il numero telefonico e, a seconda delle esigenze, verrebbe inviata un’ambulanza o un’automedica, oppure entrambe».  Montaldo ha aggiunto: «La copertura, in termini di efficienza e di mezzi, in questa regione è ampia e non verrebbe minimamente toccata: abbiamo 17 auto mediche su tutto lo sviluppo costiero e sulla profondità delle valli, e una adeguata combinazione con le attività delle ambulanze. Le chiamate, dunque, possono essere raccolte ugualmente in una centrale, magari più vasta, che invierebbe ugualmente i mezzi necessari, senza alcuna differenza rispetto alla situazione odierna. Ci sarebbe, invece, un certo risparmio relativo a diverse unità di personale: medici e infermieri potrebbero essere impiegati altrove, considerato le attuali difficoltà economiche ed il blocco delle assunzioni. In sintesi attuiamo un risparmio che non comporta alcun disagio per il cittadino».
Scajola ha chiesto di avere, nero su bianco, i numeri relativi al risparmio annunciato dall’assessore. «Ho dei pesanti dubbi su eventuali risparmi», ha detto, sottolineando che ancora una volta i tagli «riguardano sempre una certa parte di Liguria. Se risparmio ci sarà, dovrà essere investiti per quella zona».
 
Discarica abusiva a Faiallo, nel parco del Beigua
Sulla presenza di una discarica abusiva a Faiallo, nel parco del Beigua, ha presentato un’interrogazione Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente). Il consigliere ha precisato che la discarica si trova lungo la Strada provinciale 73 ed è adiacente alla prima piazzola di sosta in direzione Genova, sul lato sinistro della strada, mentre sul lato destro della stessa è presente l’inizio di un sentiero della rete dell’Alta Via dei Monti Liguri, e che si tratta di una parte della tappa 21 “Passo del Faiallo – Passo del Turchino”. Ha aggiunto inoltre che l’area interessata ha un’estensione di circa 1000 metri quadrati nella quale, da anni, vengono abbandonati materiali di varia natura: pneumatici per auto e camion, elettrodomestici, mobili e sanitari, materiali edili vari, bottiglie e tanti altri residui.  La crescita della vegetazione inizia, intanto, a ricoprire quanto depositato sull’area. Siri ha chiesto, pertanto, alla giunta se intenda richiamare alle proprie responsabilità i coinvolti Comuni di Tiglieto e di Genova nonché l’Ente Parco del Beigua, «in quanto ente gestore del SIC (Siti di interesse comunitario) e ZPS (Zona di protezione speciale), per la obbligatoria rimozione e bonifica di un sito che è appunto di interesse Comunitario (S.I.C.) e di una Zona di Protezione Speciale (ZPS)».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente, Renata  Briano : «Siamo in contatto con gli Enti competenti, il Parco e il Comune di  Tiglieto. – ha detto – L’assessore ai lavori pubblici di Tiglieto ha comunicato che  il Comune si è fatto parte attiva per rimuovere gran parte degli ingombranti abbandonati nell’area.  Ha anche fatto sapere che si sta verificando quanto costa la pulizia, lo sgombero di quei materiali che non si possono rimuovere con mezzi a disposizione del Comune. Si sta decidendo come agire. Il Comune, inoltre,  si è impegnato ad informare il proprietario del terreno e ad installare un’apposita  cartellonistica che segnali il  divieto di discarica. In accordo con il Comune di Tiglieto, il Parco ha deciso di attivare, inoltre, il video controllo per individuare eventuali trasgressori, affinché in futuro non si ripeta quanto già avvenuto. Teniamo d’occhio la situazione, per verificare come evolve. C’è il massimo impegno, quindi, per risolvere il problema ed evitare che si ripeta».
Siri ha sottolineato la necessità che alla videosorveglianza si uniscano anche controlli a sorpresa da parte della Forestale. Ha inoltre ribadito l’importanza che il Parco svolga un ruolo importante, considerato che Tiglieto è un piccolo Comune e, quindi, ha mezzi limitati.

Autoassicurazione: dati del primo semestre.
Ezio Armando Capurro (Noi con Claudio Burlando) ha chiesto alla giunta quanti sono i casi di sinistri con richieste danni superiori ai 350 mila euro accaduti nel primo semestre 2012. Capurro ha ricordato che lo scorso anno il Consiglio Regionale aveva fatto propria la sua proposta di “autoassicurare” in proprio la Regione Liguria per i sinistri delle diverse Asl, «facendo così risparmiare all’ente una notevole cifra per quanto riguarda il premio assicurativo» e che nella seduta del Consiglio Regionale del 17 luglio l’assessore regionale Montaldo aveva dichiarato “come in questi giorni gli uffici stanno completando il monitoraggio di quanto accaduto nel primo semestre 2012”.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute, Claudio Montaldo: «Abbiamo fatto bene in questo modo. Il quadro di quanto si è verificato, ci conforta nella scelta fatta. Al 31 agosto 2012, quindi in otto mesi, sono stati registrati 337 sinistri, già quantificati e 57 ancora in corso quantificazione. L’importo totale individuato è di 8 milioni 562 mila euro. Solo un sinistro eccede i 350 mila euro, ed ammonta a 570. Il fondo accantonato, di 15 milioni, risulta quindi capiente per i sinistri di quest’ anno. Continuando in questo modo in futuro si possono ottenere risparmi significativi».
Soddisfatto Capurro il quale ha ribadito che in questo caso si effettua un taglio ai costi della sanità.

Rischio idrogeologico a Arenzano
Con un’interrogazione Matteo Rosso (Pdl) ha chiesto alla giunta quanti e quali siano i piani di manutenzione programmata e straordinaria per «la  pulizia degli alvei e dei torrenti di Arenzano (torrente Cantarena, San Martino, ecc) e per la salute degli argini». Il consigliere ha, quindi, chiesto alla giunta di attivarsi comunque a tale scopo ricordando che la presenza di legname, insieme al materiale litoide (pietre e altre sostanze), potrebbe essere concausa di pericolose conseguenze per la sicurezza idraulica in caso di alluvione e sottolineando che «la prevenzione è fondamentale e le cicliche alluvioni, anche le più recenti del 2011, hanno portato il livello di attenzione  su quote altissime, anche in considerazione non solo dei danni eventuali ma, soprattutto, delle possibili vittime umane». Rosso ha quindi concluso: «L’aspetto più grave ad Arenzano è la questione del danno economico per i proprietari di stabilimenti balneari e spiaggia libera che, in questi casi, hanno anche il problema di dover eliminare a loro spese il materiale immesso».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Renata Briano: «La manutenzione del territorio rappresenta uno strumento fondamentale per la riduzione del dissesto idrogeologico e del rischio per le persone e le cose, La Regione Liguria, con la modifica dell’articolo 101 della legge regionale 18/1999 ha destinato almeno il 70 per cento delle risorse introitate dai canoni, relativi alle concessioni del demanio idrico, agli interventi di difesa del suolo, con priorità per gli interventi di manutenzione ordinaria, nonché alla tutela delle risorse idriche – ha detto – Peraltro gli interventi di manutenzione spesso effettuati in un momento d’emergenza o, comunque, isolati tra loro sono talvolta inefficaci, se non addirittura dannosi». Ha quindi spiegato: «La regione Liguria, in base a quanto previsto dalla normativa nazionale e regionale ha individuato per quanto riguarda la manutenzione ordinaria le amministrazioni provinciali quale soggetto deputato alla predisposizione del programma annuale di interventi, Nell’ambito di questa attività, la giunta ha inoltre definito in maniera omogenea i criteri per le tipologie di interventi. Il programma annuale di manutenzione rappresenta, quindi il quadro del fabbisogno prioritario  a livello provinciale». L’assessore ha quindi affrontato nello specifico la situazione di Arenzano: «Dal 2000 ad oggi sono stati compiuti diversi interventi di manutenzione e strutturali che hanno interessato il territorio comunale finanziati sino al 2006 con delibere  regionali e successivamente, in base alla legge regionale n.20 del 2006, tali interventi sono stati individuati dall’amministrazione provinciale di Genova ed inseriti nei programmi annuali di manutenzione ordinaria. In particolare il programma approvato  con la delibera provinciale n. 25 del 2012 prevede un intervento manutentivo per un importo di 70 mila euro da realizzare entro il 30 maggio 2013, degli alvei dei rii Cantarena, Sersa, Lupara, Rosso, San Marino, Rovere, Lerone e Lissolo, che vede come Ente attuatore il Comune di Arenzano».

 Sostegno agli allevatori liguri
Roberto Bagnasco (Pdl) ha illustrato un’interrogazione, sottoscritta anche da Gino Garibaldi (Pdl), per sapere i progetti della giunta «a sostegno delle associazioni allevatori della Liguria con un intervento finanziario per la salvaguardia e il mantenimento di un settore che garantisce lavoro e che consente il presidio del territorio soprattutto dell’entroterra». Il consigliere ha ricordato che in Liguria la zootecnia riveste un ruolo fondamentale dal punto di visto sociale, perché assicura posti di lavoro e garantisce il presidio di aree territoriali che rischierebbero di essere abbandonate, e che il corretto utilizzo dei prati pascoli è la migliore e più efficace forma di prevenzione degli incendi e delle alluvioni a beneficio di tutta la collettività. Bagnasco ha preso atto che «da oltre quarant’anni le associazioni di allevatori operano per fornire agli allevatori ed alle loro cooperative servizi indispensabili di assistenza tecnica con attività per il miglioramento genetico e il benessere animale, garantendo così la tutela della biodiversità e la tracciabilità delle produzioni». Regione e Stato, secondo il consigliere, intervengono da sempre per sostenere il settore e ha ricordato che è in corso un progetto di riorganizzazione del settore, volto al contenimento del costo dei servizi e l’incremento della loro efficienza, che necessita, però, di adeguate risorse finanziarie. Secondo Bagnasco, però, la Regione Liguria, unica nel panorama nazionale, non avrebbe erogato alle Associazioni di allevatori i fondi di provenienza statale necessari per proseguire l’attività e questo «ha già determinato la richiesta della cassa integrazione per tutti i dipendenti e una riduzione così drastica dei finanziamenti porterà alla chiusura delle Associazioni».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’agricoltura, Giovanni Barbagallo: «Abbiamo avuto numerosi incontri con le associazioni degli allevatori. Ben conosciamo, quindi, le difficoltà e i sacrifici che incontra la categoria e l’intero comparto. Malgrado i tagli che dobbiamo sopportare, per il settore zootecnico abbiamo mantenuto, anche per il 2012, al pari del 2011, lo stanziamento di 500 mila euro. A questi, in fase di assestamento di bilancio, abbiamo aggiunto ulteriori 242 mila euro. Faremo tutto il possibile per non abbandonare le associazioni che soffrono per i tagli statali e che si stanno adoperando per razionalizzare i costi. Purtroppo per una parte dei loro dipendenti si è fatto ricorso alla cassa integrazione»
Bagnasco ha espresso soddisfazione per l’attenzione al problema, sottolineando che una parte consistente delle aziende zootecniche è costituita da giovani preparati.

Ricoveri e degenza degli anziani in estate al Galliera
Matteo Rossi (Sel) ha illustrato un’ interrogazione, sottoscritta anche da Alessandro Benzi e Giacomo Conti (Federazione della Sinistra),con la quale ha chiesto alla giunta «quali siano le soluzioni per garantire un corretto ed efficiente servizio sanitario nei mesi estivi agli utenti anziani e, rispettando i diritti dei lavoratori a supporto delle attività assistenziali, se sia possibile un monitoraggio e una revisione delle reali esigenze dei posti letto per acuti, sub-acuti e residenzialità sanitaria, geriatrica e riabilitativa sulla base delle patologie medie di ricovero e, infine, se può essere stabilito l’obbligo di connessione tra Direzione Sanitaria San Martino-IST/Galliera/Evangelico/ASL 3 su rete ospedaliera finalizzata alle necessità di ricovero da Pronto soccorso ai reparti della rete e di definire criteri di deroga alla delibera n. 29 in riferimento alle necessità di ampliamento (anche su base temporanea) del personale dei servizi di riferimento». Il consigliere ha ricordato che dal 22 giugno al 30 settembre i ricoveri nel reparto di geriatria del Galliera sono effettuati in posti letto dedicati presso il servizio di ortogeriatria per intensità di cure o in appoggio presso degenze di altre strutture e che l’indagine sulla mortalità estiva dall’ISS, Centro Nazionale di Epidemiologia, definisce a livello internazionale l’effetto delle condizioni climatiche estive sulla mortalità e il maggiore incremento di mortalità nelle persone anziane. Secondo il consigliere «le indicazioni derivanti dal provvedimento adottato nell’estate hanno ricadute e incrementi nelle prestazioni dei Pronto Soccorso, già al collasso» mentre la delibera regionale n. 29 del 13 gennaio scorso definisce il blocco totale delle assunzioni del personale di tutti i ruoli per il 2012 comprendendo anche il personale che presta lavoro temporaneo di ogni tipologia contrattuale e professionale.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Al fine di tutelare gli anziani fragili nel caso di ondate di calore eccessivo sono stati attivati dall’Asl 3 genovese percorsi di ricovero breve della durata  massima di 10 giorni per anziani fragili che presentino un rischio elevato di suscettibilità allo stress termico. I percorsi attivati sono due: il primo riguarda il  ricovero in posti letto dell’Area della cronicità anziani presso le aziende ospedaliere e gli stabilimenti ospedalieri dell’Asl 3 a totale carico del sistema sanitario nazionale, di anziani fragili con elevato rischio di suscettibilità allo stresso termico, ma clinicamente stabili. La segnalazione della proposta di ricovero deve provenire dal pronto soccorso dell’ospedale. I posti letto dedicati a questo percorso sono 15 complessivamente per tutto il territorio dell’Asl 3 ed attivi solo in occasione di allerta livello 2 e 3 del Sistema di previsione degli effetti delle ondate di calore sulla salute. Il secondo percorso riguarda il ricovero volto alla tutela degli anziani fragili con rischio di suscettibilità allo stress termico che siano in carico alle cure domiciliari o ai Servizi di assistenza domiciliare del Comune di Genova e presentino evidenti sintomi di disidratazione o una situazione di rischio elevato per stress termico. La segnalazione della proposta di ricovero, in questo secondo caso, deve provenire dal distretto sanitario o sociale che ha in carico l’anziano e sarà rivolta all’unità operativa residenzialità dell’Assistenza geriatrica competente per il territorio».  L’assessore ha ribadito che il periodo di riferimento delle misure adottate scade il 30 settembre e sarà sua cura stilare un rendiconto relativo al numero delle persone assistite.

Approvata all’unanimità la nuova composizione della VI commissione
Approvata all’unanimità la nuova composizione che ridistribuisce i voti nel gruppo Pdl all’interno della VI commissione.

Accertamenti della magistratura a Erzelli
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Maruska Piredda del gruppo Di Pietro-Italia dei Valori) che impegna la giunta a attivare “una analisi attenta sulla eventuale diffusione del malaffare e sull’incidenza globale sui costi complessivi che investitori pubblici e privati stanno sostenendo per un progetto vitale per il rilancio del lavoro e della ricerca nella nostra Regione”. Nel documento viene ricordata che, in base ad una denuncia presentata da Genova High Tech, la società capofila nella costruzione della cittadella tecnologica,” sarebbero stati contestati episodi di estorsione a danno delle ditte che lavorano al progetto. Il documento impegna, inoltre la giunta “a individuare misure di assistenza di concerto con le associazioni di categoria per le imprese che denuncino pressioni illecite e a intervenire presso le istituzioni competenti per prevenire forme di illegalità nella gestione degli appalti e subappalti intraprendendo (…) forme adeguate di controllo e vigilanza”.

Sostenere il trasporto intercity Milano-Ventimiglia
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Sergio Scibilia del Pd) che impegna la giunta ad attivarsi affinché il “governo  riconosca l’importanza strategica dell’attuale servizio di trasporto di Intercity che collega quotidianamente Ventimiglia con Milano e che quindi non metta in atto nessuna manovra di riduzione del servizio erogato”. Nel documento si ricorda che nel tavolo convocato dal ministro Barca sullo stato di attuazione del contratto di servizio 2009-2014 è stata ipotizzata la riduzione del servizio Intercity sulla tratta Ventimiglia-Milano per ripristinare altri servizi. Secondo i firmatari, invece “tale provvedimento penalizzerebbe eccessivamente la nostra regione in quanto il servizio è di fondamentale importanza per la mobilità dei pendolari che quotidianamente si recano per lavoro a Genova e Milano nonché per i flussi turistici di collegamento fra il capoluogo lombardo e le numerose località turistiche del Ponente ligure”.

Mantenere i tribunali di Chiavari e Sanremo
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Edoardo Rixi della Lega Nord-Liguria Padania) che impegna la giunta ad attivarsi per  “chiedere al ministero di Grazia e Giustizia il rispetto dei pareri espressi dagli organi parlamentari mediante la stesura di un decreto correttivo ai sensi della legge 148 del 2011”. Nell’ordine del giorno si sottolinea che “entro due mesi dall’entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi emanati nell’esercizio della delega della legge 148 del 2011, il Governo può adottare disposizioni integrative e correttive dei decreti” e si ricorda che il parere espresso dalla 2° commissione Giustizia del Senato affermava, fra l’altro, “che siano mantenuti, in considerazione della specificità territoriale del bacino di utenza e dell’incidenza eccessiva sui costi dell’amministrazione che sarebbero indotti dalla loro soppressione, i tribunali (…) di Chiavari e Sanremo”.

No alle ambulanze a carico dei malati
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Matteo Rossi del Sel) che impegna la giunta ad “attivarsi affinché venga studiata una proposta che preveda un sostegno anche a quei malati non deambulanti che non rientrano nella categoria dei non deambulanti assoluti e siano sotto una determinata soglia economica certificata”. L’ordine del giorno, chiede inoltre alla giunta “di risolvere in tempi rapidi l’attuale situazione dei 36 malati di sclerosi multipla che, pur non essendo non deambulanti assoluti, sono comunque impossibilitati a svolgere in maniera regolare le indispensabili terapie riabilitative”.  Il documento fa riferimento alla delibera della giunta regionale n.583 del 18 maggio 2012 con cui si specificava che “solo la non deambulabilità assoluta dà accesso al trasporto gratuito di malati in ambulanza che debbano recarsi a visite o a terapie riabilitative”.

Assenti : Burlando, Rossetti, Pellerano, Berlangieri
Quorum: 19 voti