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Non inizia bene neanche questo weekend di Claudia Cantisani

Blue Note by Sandro Niboli 6

Blue Note by Sandro Niboli 6

Dopo Storie d’amore non troppo riuscite (Crocevia di Suoni Records, 2013) la vocalist e compositrice, laziale di nascita ma lucana d’adozione, torna sulla scena musicale con un album scintillante, in cui sembrano convivere alchemicamente ricercatezza testuale e immediatezza evocativa, retrospettiva nostalgica e lungimiranza, spleen e leggerezza.

Il physique du rôle e lo smalto vocale della Cantisani vestono nove pezzi (più-a chiusura del disco- una reprise corale de Il mio vecchio coupè) dalla forte vis cinematografica, magistralmente arrangiati da Felice Del Vecchio, che è anche coautore dei brani (unica eccezione Dimenticare il flamenco, firmata da Marcello Barillà).
Abstract concettuale dell’intero lavoro Come in un classico del jazz, in perfetto equilibrio tra divertissement linguistico e semiserio bilancio esistenziale (<<Sindrome da intelletto pigro e paranoie in assetto antagonistico tengono in scacco il mio effimero cuore troppo romantico per esser tattico/ il mio soffitto non ha niente da dirmi/ ormai lo so è un complotto ostruzionistico/sfoglio la mia rubrica complimenti ma non ne tiro giù neanche una riga in più/ costantemente ludica, economicamente inaffidabile>>).
Il canzoniere di Claudia Cantisani si pone in una ideale linea di continuità con quella canzone jazzata-la definizione è di Pierluigi Siciliani- che è fiorita nel Belpaese negli anni ’30,’40 (Natalino Otto, Rodolfo De Angelis, Odoardo Spadaro, Fred Buscaglione, Renato Carosone, Virgilio Savona, Lelio Luttazzi, Tata Giacobetti) e che ha conosciuto una fortuna e uno sviluppo crescenti, delineando quasi un filone espressivo autonomo, caratterizzato dalla progressiva accentuazione della vis cantautorale dell’intreccio.
Sono sempre molto contento quando ascolto della canzone jazz al femminile, ma quando sento una voce come quella di Claudia Cantisani sono contento ancor di più-scrive Sergio Caputo nelle note all’album. Una voce così non si sentiva dai tempi di Caterina Valente e di Mina; una voce elastica e fluida, che va dritta alle note senza svolazzi e gorgheggi, e taglia dritto attraverso l’orchestra senza mai perdersi in ghirigori leziosi.
Fedele al mood swingante e jazzy, che è il suo marchio di fabbrica (si ascolti-su tutte-Un Paradiso del Jazz), Cantisani tratta la materia sonora con libertà, trasfondendola- parafrasando Sergio Caputo- in un felicissimo Pop, jazz and love, che vive di incastri perfetti tra ricerca lessicale e melodia catchy, allure rétro e nuova modernità.
Dallo swing scanzonato della title-track, passando per la bongustiana Il mio vecchio coupé, le atmosfere noir di Via vai, la saudade “addomesticata” di Tramonti andati, le incursioni boogie-woogie di Un paradiso del jazz, Claudia Cantisani disegna, con padronanza e ironia, scenari di irresistibile, autentica levità, intrisi di disimpegno solo apparente (Dimenticare il flamenco) e citazionismo dichiarato (si ascoltino gli incipit de Il mio vecchio coupé e L’entusiasta), vagheggiamento passatista e sberleffo giocoso.
Immune dall’estetica patinata di certo jazz al femminile-stucchevole nell’esasperazione virtuosistica-la vocalità ludica ed evocativa di Claudia Cantisani, antidiva per eccellenza, si solleva sulla pesantezza del vivere dimostrando, calvinianamente, che nella sua gravità c’è il segreto della leggerezza.

La vocalist e compositrice, laziale di nascita ma lucana d’adozione, racconta così il singolo:
Questa è storia di paese: l’ennesimo, uguale weekend. Stessi posti, stessa gente, stesso cielo grigio.L’alternativa? Ma champagne!
Il videoclip, girato all’interno di un piccolo locale-raccontano le registe Irene Franchi e Roberta Morelli di Stacco12- vuole essere, in aderenza alle intenzioni di Claudia Cantisani, un affresco semiserio della quotidianità della vita di provincia nel fine settimana, scandita da una deludente abitudinarietà che si scontra inizialmente con le aspettative irrealistiche della protagonista e popolata da un campionario di umanità strabiliante, che si rivelerà infine presenza irrinunciabile. Abbiamo impiegato il “freeze frame” (o congelamento dell’immagine), funzionale alla costruzione del ritmo audiovisivo, marcando visivamente le pause ritmiche significative nel flusso sonoro fino all’epilogo corale, un ballo collettivo dal sapore catartico.
Sono sempre molto contento quando ascolto della canzone jazz al femminile, ma quando sento una voce come quella di Claudia Cantisani sono contento ancor di più-scrive Sergio Caputo nelle note all’album. Una voce così non si sentiva dai tempi di Caterina Valente e di Mina; una voce elastica e fluida, che va dritta alle note senza svolazzi e gorgheggi, e taglia dritto attraverso l’orchestra senza mai perdersi in ghirigori leziosi.
Immune dall’estetica patinata di certo jazz al femminile-stucchevole nell’esasperazione virtuosistica-la vocalità ludica ed evocativa di Claudia Cantisani, antidiva per eccellenza, si solleva sulla pesantezza del vivere dimostrando, calvinianamente, che nella sua gravità c’è il segreto della leggerezza.

CLAUDIA CANTISANI, UNA CHE CANTA SANO
Il mondo è pieno di jazzisti; più o meno bravi, più o meno virtuosi, più o meno originali. Tutti però portano avanti un progetto– quello del jazz– iniziato all’inizio del ‘900 e grazie al loro lavoro arrivato fin qui in forme e dimensioni diverse. Nel jazz riconosco varie tendenze, varie attitudini e vari approcci, tutti ugualmente legittimi, perché la rivoluzione del jazz – come quella adesso contemporanea del cubismo – è libertà espressiva e visionaria.
Poi, in uno spazio parallelo tutto suo, c’è la canzone jazz. Essa si distingue dal jazz suonato perché deve rendersi comprensibile e deve dunque seguire delle regole che il jazz solo suonato può permettersi di ignorare: intro, strofa, bridge, inciso come più tardi accadrà nel pop. Insomma, una canzone jazz deve avere in sé gli elementi del jazz a livello ritmico e armonico, ma deve anche poter essere capita, canticchiata e fischiettata da tutti, non solo dagli intenditori, proprio come accade nel pop. Adesso qui sarebbe troppo lungo elencare le grandi voci del jazz che hanno popolarizzato questo genere musicale rendendolo comprensibile a tutti (né mi azzarderei a farlo), ma in Italia abbiamo anche noi avuto dei grandi talenti e le voci femminili hanno contribuito particolarmente a sviluppare la canzone jazz, perché le voci femminili hanno una grande estensione e raggiungono note impossibili per un uomo.
Sono sempre molto contento quando ascolto della canzone jazz al femminile, ma quando sento una voce come quella di Claudia Cantisani sono contento ancor di più. Una voce cosi non si sentiva dai tempi di Caterina Valente e di Mina; una voce elastica e fluida, che va dritta alle note senza svolazzi e gorgheggi, e taglia dritto attraverso l’orchestra senza mai perdersi in ghirigori leziosi. Il fatto che sia lei a scriversi le canzoni mi rende ancora più felice, perché ciò vuol dire che Claudia Cantisani crede in ciò che canta, e ce lo porge con garbo mai sguaiato, privo di quei virtuosismi da prima donna di cui accennavo.
Mi auguro che molti altri, se non tutti, vedano in lei una promessa che verrà sicuramente mantenuta, se solo le verrà dato lo spazio che merita.
SERGIO CAPUTO

Le dichiarazioni delle registe Irene Franchi e Roberta Morelli (Stacco 12)

Il videoclip, girato all’interno di un piccolo locale, vuole essere-in aderenza alle intenzioni di Claudia Cantisani- un affresco semiserio della quotidianità della vita di provincia nel fine settimana, scandita da una deludente abitudinarietà che si scontra inizialmente con le aspettative irrealistiche della protagonista e popolata da un campionario di umanità strabiliante, che si rivelerà infine presenza irrinunciabile. Abbiamo impiegato il “freeze frame” (o congelamento dell’immagine), funzionale alla costruzione del ritmo audiovisivo, marcando visivamente le pause ritmiche significative nel flusso sonoro fino all’epilogo corale, un ballo collettivo dal sapore catartico.
Link al video: https://www.youtube.com/watch?v=_gg3uHZDsbU

Stacco12
Stacco12 nasce a maggio del 2014 da un’idea di Irene Franchi e Roberta Morelli, che decidono di unire le loro competenze tecniche e artistiche in un’unica realtà commerciale. Irene e Roberta si sono entrambe formate all’Accademia di Belle Arti di Carrara, indirizzo Arti multimediali, conseguendo la laurea triennale e specialistica con il massimo dei voti. Per oltre 10 anni hanno lavorato e studiato con professionisti del settore e si sono specializzate nella ripresa, montaggio e post-produzione video. Accomunate dalla grande passione per il video hanno creato dapprima una società culturale -Timeline Group- che ha dato alla luce diversi lavori artistici e culturali; con la nascita di Stacco12 il progetto ha acquisito una connotazione professionale e commerciale. La contaminazione di differenti linguaggi espressivi (arte, musica, natura) e la multidisciplinarietà sono caratteristiche peculiari del loro modus operandi.
Stacco 12 è su Facebook: https://www.facebook.com/stacco12/

NON INIZIA BENE NEANCHE QUESTO WEEKEND RACCONTATO DA CLAUDIA CANTISANI

Non inizia bene neanche questo weekend
Questa è storia di paese: l’ennesimo, uguale weekend. Stessi posti, stessa gente, stesso cielo grigio.
L’alternativa? Ma champagne!

Il mio vecchio coupè
Senza le “i” la vita sarebbe: inutile, insignificante, inodore…indescrivibile!

Via Vai
E’ un continuo via vai… ma è perduto chi si ferma.
Allora io mi rimetto sul divano, la mia penna e un po’ di vino…

L’entusiasta
La vita del villaggio può essere un Truman show e chi esce dal ruolo è spacciato.
Cari amici vi presento l’Entusiasta  e…socio!

Come sarà
Non ho ancora capito se i ricordi mi danno la felicità o mi investono di nostalgica tristezza.
Di sicuro mi diverto a cantarli!

Come in un classico del jazz
La terapia del sole, on the sunny side of the street.
Io l’ho provata e fidatevi…funziona!

Tramonti andati
Come Jafar che ripara giocattoli!?
Vedi..? Siamo circondati!

Dimenticare il flamenco
La penna schietta e spudorata dell’amico Marcello Barillà ci ha regalato Dimenticare il flamenco.

Un paradiso del jazz
In una notte speciale ho avuto il privilegio di sognare:
sottobraccio con Sinatra e Cole Porter a passeggio per un vizioso weekend!

                                                                                                                                              Claudia

CLAUDIA CANTISANI

Claudia Cantisani nasce a Formia, ma solo casualmente, infatti la lascia dopo
pochi anni per diventare cittadina del mondo e della terra lucana.
La sua formazione è classica e termina nel 2009 col diploma in canto lirico, lo studio
sulla scrittura viene approfondito al C.E.T. (Centro europeo toscolano) di Mogol
concludendosi col diploma nel 2010 (corso Autori) e il perfezionamento sulla vocalità
jazz continua tutt’oggi con lo studio della tecnica americana Vocal Power di Elisabeth
Howard di cui è Insegnante Certificata.
Scrive canzoni dal 2007, dopo un primo esperimento discografico autoprodotto,
approda nel 2014 col disco “Storie d’amore non troppo riuscite” (Crocevia di suoni records) ad un suo proprio linguaggio  personale e definito  che si consolida ed evolve oggi col nuovo  disco “Non inizia bene neanche questo weekend” (La stanza nascosta records).
Del 2007 è l’esperienza Castrocaro e la collaborazione artistica con Jo Amoruso per la
presentazione di un inedito al Festival di Sanremo 2008.
E’ del 2008 e del 2009 il riconoscimento “Artista emergente” rispettivamente assegnato
dal “Roccaling festival” e “Premio 29 settembre” Napoli. Tra le esperienze televisive più
significative si ricordano: la trasmissione di RAIUNO “Effetto sabato” edizione 2009, e la
trasmissione di RAIDUE “Mezzogiorno in famiglia” del 2011 con l’orchestra diretta dal M°
Mazza.
Svolge un’intensa attività concertistica e tra i principali teatri, sale concerto e festival jazz
che l’hanno ospitata si ricorda: Teatro “F. Stabile” (Potenza) 2008, Teatro “Armida”
(Sorrento) 2008, Auditorium “Casalinuovo” guest star Joe Amoruso (Catanzaro) 2008,
Auditorium “Bianca D’Aponte” opening act Momo Aversa (CE) 2009, Museo Madre
(Napoli) 2009, “Around-Midnihgt” (Napoli) 2009, Palafiori per “Casa Sanremo”
(Sanremo) 2010, Hotel Londra per “Casa Sanremo” (Sanremo) 2011, “Argojazz” Marina
di Pisticci (MT) 2011, Festival “Suoni nel Basento” (Potenza) 2013, Festival “Blues in
town” Policoro (MT) 2013, “ Blue Note”  Milano 2014, “Alexanderplatz” Roma 2015, Teatro “Principe di Piemonte” Potenza 2015, “Bravo Caffe’” Bologna 2015, “Val Tidone Jazz Festival” Piacenza 2016, “Doctor Jazz Mios Festival” Lecce 2017, “Biella Festival” 2017.

www.claudiacantisani.com      

Fedele al mood swingante e jazzy, che è il suo marchio di fabbrica, Cantisani proporrà al Blue Note alcuni brani del precedente Storie d’amore non troppo riuscite (Crocevia di Suoni Records, 2014) e del recentissimo Non inizia bene neanche questo weekend (La Stanza Nascosta Records, 2018); non mancherà qualche incursione nei repertori di Conte e Caputo, particolarmente congeniali all’artista, e una personalissima versione della kurtweilliana Mack the knife, già interpretata- tra gli altri- da Ella Fitzgerald, Mina e Marianne Faithfull.
Cantisani tratta la materia sonora con libertà, trasfondendola- parafrasando Sergio Caputo- in un felicissimo Pop, jazz and love, che vive di incastri perfetti tra ricerca lessicale e melodia catchy, allure rétro e nuova modernità.
ll canzoniere di Claudia Cantisani si pone in una ideale linea di continuità con quella canzone jazzata- la definizione è di Pierluigi Siciliani- che è fiorita nel Belpaese negli anni ’30,’40 (Natalino Otto, Rodolfo De Angelis, Odoardo Spadaro, Fred Buscaglione, Renato Carosone, Virgilio Savona, Lelio Luttazzi, Tata Giacobetti) e che ha conosciuto negli anni una fortuna e uno sviluppo crescenti, delineando quasi un filone espressivo autonomo, caratterizzato dalla progressiva accentuazione – ad esempio con Paolo Conte e Vinicio Capossela, per citarne solo alcuni-della vis cantautorale dell’intreccio.
Immune dall’estetica patinata di certo jazz al femminile-stucchevole nell’esasperazione virtuosistica-la vocalità ludica ed evocativa di Claudia Cantisani, antidiva per eccellenza, disegna, con padronanza e ironia, scenari di irresistibile, autentica levità, intrisi di disimpegno solo apparente (Dimenticare il flamenco) e citazionismo dichiarato (si ascoltino gli incipit de Il mio vecchio coupé e L’entusiasta), vagheggiamento passatista e sberleffo giocoso.
Claudia Cantisani (voce e armonica) sarà accompagnata sul palco da:
Felice Del Vecchio-pianoforte
Tony Arco-batteria
Valerio Della Fonte -contrabbasso
Felice Clemente- sax e clarinetto
Andrea Baronchelli- trombone
Ospiti:
Franco Finocchiaro-contrabbasso
Antonello Fiamma-chitarra
Martino Pellegrini-violino
Tutte le informazioni sull’evento qui: www.bluenotemilano.com/evento/concerto-claudia-cantisani-8-aprile-2018-milano/