Interruzione seduta da parte di esponenti dei centri sociali
Alle 11,30 alcuni giovani dei centri sociali che protestavano per lo sgombero da parte della Polizia di un palazzo da loro occupato in piazza delle Vigne, a Genova, hanno occupato con uno striscione la parte dell’aula riservata al pubblico per protestare contro lo sgombero. Il presidente ha sospeso la seduta invitando i manifestanti ad allontanarsi. I lavori sono ripresi regolarmente alle 11,45.
Ipotesi di anticipare i saldi invernali e posticipare quelli estivi
Raffaella della Bianca (Gruppo misto-riformisti italiani) ha presentato un’interrogazione alla giunta sulla decisione della Regione Lombardia di anticipare al 7 dicembre prossimo, definendoli “vendite promozionaliâ€, i saldi invernali. «Questa scelta, se confermata, rischia di penalizzare il nostro territorio, in quanto è probabile che, sotto le feste natalizie, i genovesi si spostino in massa in Lombardia per fare acquisti scontati, svuotando così i negozi della nostra regione». Il consigliere ha ricordato che quella di Milano è una sperimentazione iniziata già la scorsa estate per fronteggiare la crisi dei consumi e ha domandato «se Regione Liguria, in quanto ente delegato a decidere il calendario dei saldi, affronterà subito la questione. La scelta lombarda ha messo in allarme il nostro settore distributivo falcidiato dalla crisi con la scomparsa di 35 imprese al giorno. Che cosa Regione Liguria intende fare rispetto a questa situazione? non si può trovare una regolamentazione comune ?».
Per la giunta ha risposto l’assessore al Commercio Renzo Guccinelli: «Come amministrazione abbiamo varato un piano del commercio che prevede un’unica data per i saldi uguale su tutto il territorio regionale al fine di evitare inutili concorrenze fra i territori. Le associazioni di categoria ci hanno chiesto che la data sia unificata su tutto il territorio nazionale e la cosa è stata concordata in sede di conferenza Stato – Regioni. Solo il Trentino Alto Adige ha ritenuto di non accettare tale impostazione». In base a questo accordo, i saldi quindi iniziano il 5 gennaio, o meglio il giorno prima dell’epifania, e il primo sabato del mese di luglio. Nei 40 giorni precedenti non si dovrebbero fare vendite promozionali. «Si è aperta adesso una discussione – ha aggiunto Guccinelli – sulla possibilità di derogare a questo divieto ma non si è ancora addivenuti a una posizione comune. Come Liguria stiamo seguendo questo confronto con le altre Regioni e lavoreremo perché ci sia la massima omogeneità sul territorio nazionale al fine di evitare flussi commerciali impropri fra un territorio e un altro. Personalmente, comunque, credo che non ci si debba fare illusioni: i saldi o le vendite promozionali non risolvono la crisi: sono dei palliativi. La cura è aumentare la capacità di spesa dei consumatori».
Della Bianca ha replicato: «Mi sembra che ci si dimentichi che la distribuzione commerciale è fatta da una miriade di piccoli esercizi e si presti attenzione solo ai grandi centri di distribuzione. La Regione deve porre rimedio modificando normative che oggi sono solo a favore dei grandi. In quanto alle vendite promozionali, è vero che le sono dei palliativi, ma sono strumenti per attirare clienti e se la Regione Lombardia concede di sforare i 40 giorni anche la Regione Liguria si deve porre il problema altrimenti la quotidiana moria delle aziende commerciali continuerà ».
Sullo stesso argomento, ma con una impostazione differente da quella di Raffaella Della Bianca, è intervenuto Armando Ezio Capurro (Noi con Claudio Burlando) per conoscere «se la Regione intenda modificare le date dei saldi estivi e dei saldi invernali, se non altro, per quanto riguarda le località turistiche. La Liguria è regione turistica e, avendo il massimo di affluenza di turisti a luglio ed agosto, non può continuare ad applicare le regole dei saldi estivi che cominciano a luglio, cioè quando le città del nord si svuotano per andare in vacanza – ha spiegato Capurro – Considero, pertanto, che tali norme possono essere valide per Milano e Torino ed altre regioni, ma non possono andare bene per Sanremo, Alassio, Santa Margherita, Rapallo, Lerici, Portovenere e numerose altre località turistiche della costa». Il consigliere ha ricordato, inoltre, che alcune aree turistiche, come il Trentino, hanno deliberato di consentire ai commercianti di determinare liberamente i periodi in cui effettuare i saldi, e altre, come l’Alto Adige, hanno fissato per i Comuni turistici del distretto di Bolzano, della Val Pusteria e della Val Venosta il periodo dei saldi dal 17 agosto al 29 settembre».
Per la giunta ha risposto l’assessore al Commercio Renzo Guccinelli: «Sui saldi l’atteggiamento della Regione è chiaro: data unica a livello regionale per l’avvio al fine di evitare concorrenze fra un territorio e l’altro e tutte le decisioni sono basate sui suggerimenti delle associazioni del commercio. E le date stabilite sono quelle che ci hanno chiesto le stesse associazioni. È evidente che, a seconda delle località e della merceologia, cambiano le esigenze e che le esigenze sono molteplici. Temo, e sottolineo temo, che forse un giorno, sulla base delle varie spinte, si arriverà ad una totale liberalizzazione e al fatto che ognuno inizi i saldi quando vuole».
Incertezza sul futuro dell’ospedale Galliera
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha illustrato una interrogazione (sottoscritta anche da Roberto Bagnasco, Pdl) per sapere se, dopo la sentenza del Tar che ha annullato la variante urbanistica finalizzata alla realizzazione del nuovo ospedale Galliera, la Giunta intenda dirottare i fondi già impegnati nel progetto del nuovo Galliera ed, in caso affermativo, verso quali strutture sanitarie.
Secondo il consigliere sarebbe opportuno che la giunta si rapportasse «con il Comune di Genova per acquisire gli elementi necessari ad una valutazione finanziaria, sanitaria ed urbanistica che possa accelerare l’iter burocratico di questa vicenda, che rischia di portare al collasso e, a medio termine, anche alla chiusura del vecchio ospedale Galliera, con tutte le ricadute negative che questa eventualità avrebbe sulle strutture ospedaliere dell’area metropolitana, le cui prestazioni ed offerte sanitarie sono spesso insufficienti ed inadeguate alle esigenze».
«La sentenza del Tar – ha aggiunto Siri – mette in pericolo il piano economico finanziario su cui si regge la realizzazione del nuovo ospedale, proprio perché l’annullamento alla variante del PUC che consente il cambio di destinazione d’uso, fa perdere agli immobili che il Galliera prevedeva di vendere quel valore aggiunto che avrebbe consentito di ottenere la cifra necessaria alla realizzazione di una parte dell’opera. Questo stato di empasse e d’incertezza è aggravato dal timore che la Regione, in attesa di “smobilitare†i soldi già impegnati e finalizzati alla realizzazione dell’opera, ipotizzi di “dirottarli temporaneamente†su altre strutture sanitarie. Tutto ciò è aggravato dal fatto che il sindaco, dicendo di essere in accordo con la Regione, ha comunicato di accettare la sentenza del Tar e di non fare ricorso come invece farà il Galliera».
Secondo il consigliere, «il Galliera è ormai una struttura vecchia ed obsoleta che necessita di continui interventi di manutenzione cui conseguono forti diseconomie di gestione e, dall’ altra, non può essere sottoposta agli adeguamenti richiesti dalla normativa sulla sicurezza proprio perché sarebbe antieconomico adeguare una struttura vecchia quando si prevede di trasferire i servizi in tempi relativamente brevi ad una nuova. Mi risulta che Comune e Regione abbiano concordato la creazione di un tavolo nel quale si discute come utilizzare diversamente i fondi per il Galliera destinandoli ad altri progetti come l’ospedale del Ponente».
Per la Giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo: «La posizione della giunta è molto chiara – ha affermato – e si è sviluppata coerentemente in questi anni. Nel 2007 abbiamo redatto un piano per l’organizzazione ospedaliera che prevedeva un Galliera rinnovato e un nuovo ospedale del Ponente. Io credo che queste esigenze restino vive e che non si possano mettere in contrapposizione queste due opere entrambe necessarie. Il problema, come è noto, è finanziario e normativo: noi avevamo previsto che un terzo del costo doveva essere reperito dalla valorizzazione degli immobili del Galliera e un altro terzo da fondi reperiti dal Galliera direttamente. Nell’attuale stato delle condizioni normative non è per noi possibile aprire un mutuo per gli investimenti di 70 milioni sia per i tempi di rimborso sia in rapporto al bilancio dell’ente. Qui la situazione si è fermata e oggi abbiamo due elementi nuovi: la sentenza del Tar, che ha reso impossibile l’alienazione degli immobili e ha fatto quindi venir meno un terzo del finanziamento e Io auspico che ci sia una possibile composizione, ma raggiungerla è responsabilità specifica del comune. L’altra novità è il decreto spending review che ha ristretto il numero di posti letto a 3 per 1000 abitanti. Questo determina una riduzione complessiva dei letti e, per il Galliera, l’obbligo di ridurre di 88 posti entro la fine dell’anno. Anche il progetto di nuovo Galliera dovrebbe, quindi, tenere conto di questo nuovo quadro normativo. A questo proposito mi auguro di condividere con il Galliera il piano di riorganizzazione generale che prevede l’unificazione di due strutture: la maxillo facciale e la neurochirurgia con quelle del San Martino, non possiamo più permetterci doppioni. Sia chiaro: il processo di riorganizzazione non riguarda solo i posti letto, ma è indubbio che le risorse che a oggi sono a disposizione della Regione non sono sufficienti per garantire né il nuovo Galliera né un altro ospedale a Ponente. Dovremo prendere, dunque, decisioni su come investire i fondi che abbiamo anche perché la situazione strutturale del Galliera è quella che è: si può andare avanti per un po’ con piccoli interventi, ma prima o poi occorre pensare ad un intervento radicale e questo deve prevedere un intervento pubblico. Nessuno può affermare a cuor leggero, infatti, che il pubblico può fare a meno della convenzione con questa struttura che ha 500 posti letto perennemente occupati e 2000 dipendenti. Chi la pensa diversamente deve dire come intende risolvere questi due problemini».
Siri ha ribattuto: «Nelle parole dell’assessore ho riscontrato senso di responsabilità . Da parte nostra non c’è nessuna contrapposizione fra ponente e centro città : nessuno vuol fare guerre territoriali. Tuttavia voglio sottolineare che il Galliera non può essere liquidato come privato o della Curia: è un ospedale che svolge un ruolo pubblico e spero che la Regione mantenga gli impegni assunti in passato. Credo, infine, che non ci possiamo nascondere le gravi responsabilità politiche nella indecisione e nei ritardi sulla localizzazione dell’ospedale del Ponente».
Spese regionali per viaggi e trasferte calate del 50%
Chiusa la convenzione fra Regione e agenzia di viaggi Misha Travel
Raffaella Della Bianca (gruppo misto-Riformisti italiani) ha presentato un’interrogazione sulla convenzione tra Regione Liguria e l’agenzia di viaggi ‘Misha Travel’ incaricata di organizzare le missioni e le trasferte dei funzionari regionali. «Troppo frequentemente – ha spiegato Della Bianca – si verificano disguidi nelle prenotazioni dei viaggi e dei soggiorni, causando sprechi di denaro che incidono pesantemente sulle ‘spese’ ordinarie della Regione, in questo modo si gettano dalla finestra migliaia di euro ogni settimana». Il consigliere ha, quindi, chiesto alla giunta «se è necessario continuare a mantenere un sistema così dispendioso, sia di energie umane che di risorse economiche, per le trasferte». Ha poi chiesto se è vero che Regione Liguria è debitrice nei confronti dell’agenzia di viaggio ‘Misha Travel’ e ha domandato di se «non sarebbe più opportuno trovare una soluzione alternativa per rendere meno complicata e dispendiosa l’organizzazione delle missioni dei funzioni regionali».
Per la giunta ha risposto Sergio Rossetti, assessore alle Risorse finanziarie e controlli, patrimonio e amministrazione generale. «Rispetto alla data di presentazione dell’interrogazione – ha detto – la situazione si è notevolmente evoluta: il contratto con la società che gestiva i viaggi sulla base di una gara vinta dalla stessa è stato sciolto e oggi i viaggi vengono gestiti direttamente. Già a convenzione in corso, la spesa per viaggi e trasferte si era notevolmente ridotta sia grazie alle innovazioni tecnologiche, che consentono riunioni in teleconferenza, sia attuando le norme nazionali sulla spending review. Una riduzione che era stata denunciata dalla società concessionaria la quale ha riscontrato un notevole calo dei flussi rispetto a quelli previsti nel bando di gara. A questo si sono aggiunte difformità nell’esecuzione del contratto da parte della azienda stessa. Questo ha determinato la rescissione del contratto ai sensi del codice civile. Proprio in attesa di una definizione del contenzioso sono stati sospesi i pagamenti e oggi siamo in debito di 21 mila euro con Misha Travel. Per quanto riguarda l’andamento della spesa, la spesa per missioni del personale regionale è scesa dai 661 mila 572 euro del 2009 ai 310 mila del 2012 con una discesa progressiva che ci ha visto impegnare 570 mila euro nel 2010 e 320 mila nel 2011 facendo registrare un calo del 50% nel periodo preso in considerazione. Oggi l’amministrazione si è dotata di una carta di credito regionale per acquistare on line i viaggi raggiungendo ulteriori risparmi».
Della Bianca ha replicato. «Trovo positivo che a fine giugno sia stato rescisso il contratto che portava ad un cattivo funzionamento di questo servizio. Non ho capito chi è che gestisce la carta la credito, ma credo sia importante che ci sia stata una diminuzione del 50% delle spese per le trasferte».
Sostegno della Regione all’Accademia Ligustica di Belle Arti
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) è intervenuto per sapere «come si stia adoperando la Regione Liguria per sostenere l’Accademia Ligustica nei confronti del MIUR e per affrontare la crisi dell’Accademia, reintegrando una forma di finanziamento statale e realizzando il passaggio progressivo allo Stato dell’Accademia Ligustica». Pellerano, ha domandato, inoltre, quali iniziative la Regione stia attuando «per farsi garante nella possibile trattativa per la vendita a Fondazione Carige di un lotto di quadri dell’Accademia al fine di preservare, da una parte il patrimonio che l’Accademia rappresenta in termini di formazione ed insegnanti, dall’altra il patrimonio culturale genovese e ligure costituito dalla collezione di quadri del Museo della Ligustica».
Il consigliere ha rilevato che più volte il Consiglio Regionale e la Giunta si sono espressi in favore del sostegno all’Accademia Ligustica approvando, fra l’altro, all’unanimità due ordini del giorno il 12 luglio 2011 e il 22 maggio 2012. Pellerano ha ricordato che «l’Accademia Ligustica di Belle Arti e l’Accademia di Perugia sono le uniche che, pur rilasciando titoli conformi e riconosciuti dal sistema universitario, non ricevono finanziamenti statali e che negli ultimi mesi è stata ipotizzata l’eventualità che l’Accademia venda per circa 2 milioni di euro una parte del patrimonio di quadri, oggi custodito nei magazzini del Museo, per far fronte alle grosse difficoltà dell’ente». Il consigliere, infine, ha rilevato che nell’anno 2011/2012 hanno frequentato l’Accademia 413 studenti grazie al lavoro di circa 20 dipendenti e di professori a contratto. L’equilibrio è abbastanza instabile e si è aperto un confronto nazionale
Per la giunta ha risposto Angelo Berlangieri, assessore al Turismo, cultura, spettacoli: «Siamo ben attenti alla questione: la vendita dei beni si è conclusa garantendo che le opere entrassero in un’unica collezione esposta al pubblico e che non venissero disperse. Il problema dello squilibrio del bilancio non è frutto del disinteresse delle amministrazioni liguri, ma della mancanza di contributi statali a fronte di spese per finanziare corsi di alta specializzazione dove affluiscono studenti non solo della Liguria ma anche del basso Piemonte. Abbiamo lavorato per sensibilizzare i nostri parlamentari e il ministro competente. A questo proposito giace al Senato un disegno di legge che, se approvato, dovrebbe garantire fondi sia a favore dell’accademia nazionale Santa Cecilia di Roma che alla Ligustica di Genova. Ci sono tutti i presupposti perché questo risultato venga ottenuto, manca solo l’ultimo miglio e una delegazione della Liguria si recherà presso il ministero per caldeggiare la conclusione del percorso. Nel frattempo però si è affacciato un altro problema: oggi l’Accademia Ligustica è finanziata, oltre che dalla Regione, dalla Provincia. Si potrà contare su questi ultimi finanziamenti all’atto della scomparsa di questo ente e con la nascita della Città metropolitana? E’ chiaro che se si aprisse un ulteriore buco non sapremmo come coprirlo».
Pellerano ha replicato: «Bisognerebbe far conoscere di più l’Accademia, valorizzarla anche dal punto di vista turistico per avere fondi al di là del giusto finanziamento per l’alta formazione. E poi bisogna affrontare il problema che si creerà con il superamento delle provincie: la Regione dovrà far opera di traghettamento: anche su questo argomento va investito il governo».
Risorse aggiuntive a pubbliche assistenze
Roberto Bagnasco (Pdl) ha illustrato un’interrogazione, sottoscritta anche da Matteo Rosso (Pdl), per sapere dalla giunta «se ci sia l’intenzione di destinare ulteriori risorse alle Pubbliche Assistenze per poter far fronte alle maggiori spese dovute all’aumento del costo dei carburanti». Il consigliere ha ricordato che il costo del carburante dall’anno 2011 ha avuto un aumento del 20%, ma ha rilevato «la straordinaria importanza sociale e sanitaria del lavoro svolto dalle Pubbliche Assistenze mentre le risorse destinate alle Pubbliche Assistenze per lo svolgimento di un servizio indispensabile per i cittadini della nostra regione restano insufficienti».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Le pubbliche assistenze sono preziose, non solo per la funzione sanitaria che svolgono, ma anche come momento di coesione per il tessuto sociale. Svolgono la propria attività con grande impegno e credo che possano continuare a svolgere un ruolo importante, ma per far fronte alla continuità di questa funzione il sistema del volontariato deve rinnovarsi e passare da un associazionismo che è, scusate l’espressione, sindacale ad un associazionismo che diventi anche collaborazione funzionale. L’organizzazione dei servizi erogati deve fare i conti con una capacità di fornire tali servizi a costi contenuti, occorre quindi un salto innovativo e una diversa organizzazione. Dobbiamo, quindi, sviluppare una sollecitazione affinché ci si renda conto che le condizioni del passato non sono più riproponibili per il futuro».
Bagnasco: «In parte sono d’’accordo, è vero che in qualche caso ci sono situazioni non sostenibili ma la Regione non può rivolgersi ad una platea indifferenziata, ma vanno premiate in modo concreto le pubbliche assistenze a che valgono di più per consentire così al movimento in generale di fare questo salto di qualità ».
Trasporto in ambulanza di malati gravi senza deambulabilità assoluta
Sul trasporto in ambulanza di malati gravi sono state presentate due interrogazioni.
La prima di Roberto Bagnasco e Matteo Rosso (Pdl) e la seconda di Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente)
Matteo Rosso (Pdl) ha ricordato la delibera approvata in estate dalla giunta «che determina il taglio al trasporto in autoambulanza per i pazienti affetti da gravi patologie che devono sottoporsi a cure presso le strutture sanitarie» e ha denunciato «che questo provvedimento sta creando una situazione di pesante difficoltà a persone che già sono duramente colpite da malattie gravi e vivono in condizione di forte disagio». La notizia di questa delibera era arrivata dall’associazione dei malati di sclerosi multipla ed è stata segnalata dal Tribunale del Malato, perché coinvolge 36 persone, le quali «non possono più curarsi perché non sono in grado di raggiungere il centro della Fiumara dove si fa la riabilitazione». Rosso ha quindi chiesto alla giunta se intenda prendere provvedimenti per risolvere il problema anche prevedendo il ritiro della delibera.
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha fatto una premessa: «La Regione Liguria, con la delibera n. 583 del 18 maggio 2012, ha ritenuto, per quanto riguarda il trasporto sanitario a carico del Servizio sanitario, di garantire l’erogazione del servizio di trasporto in ambulanza per la successiva fruizione di prestazioni sanitarie soltanto a coloro che si trovino in una condizione di “non deambulabilità assolutaâ€; privando di tale servizio i malati che si trovino in una condizione di semplice “non deambulabilità â€Â». Secondo Pellerano questa direttiva avrebbe costretto tanti malati a ricorrere ai mezzi pubblici, quali ad esempio i taxi, e a farsi carico del costo di trasporto per raggiungere le strutture ospedaliere presso le quali vengono erogate le cure e le prestazioni e il numero di pazienti danneggiato dal provvedimento sarebbe destinato ad aumentare poiché gli effetti della delibera potrebbero ricadere su tanti malati che, pur affetti da gravi patologie, non si trovano in condizioni di non deambulabilità assoluta. Il consigliere ha quindi chiesto alla giunta «se intenda adottare provvedimenti tesi a rivedere la direttiva che stabilisce le modalità di erogazione del trasporto sanitario ed attuare risparmi senza umiliare i pazienti liguri affetti da gravi patologie negando loro il diritto alle cure».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Questo è un tema delicato. Abbiamo assunto il provvedimento il 18 maggio per aderire in modo puntuale a quanto previsto dalla norma nazionale sui livelli essenziali di assistenza. Rispetto a quest’ultima la nostra norma era più estensiva e sono in atto, da parte delle ministero dell’economia, controlli molto forti per verificare il rispetto dei livelli essenziali di assistenza. Rischiavamo dunque di incorrere in sanzioni. La delibera della giunta prevede, infatti, che si assicuri il trasporto a soggetti con non deambulità assoluta: le persone barellate, quelli su sedia a rotelle che non si possano muovere da soli verso le sedi dove devono ricevere cure e prestazioni. Si assicura, inoltre, il trasporto ai pazienti oncologici che devono sottoporsi alla chemioterapia o radioterapia. Caso diverso è per i dializzati: si prevede il trasporto in ambulanza o in auto, a secondo dei casi». L’assessore ha quindi precisato: «Ho scritto una lettera ai direttori generali affinché chi è chiamato a dichiarare che una persona non deambula, e mi riferisco ai medici dei distretti, valutino con attenzione ogni singolo caso. Non devono certificare abusi, ma non si devono negare dei diritti».
L’assessore ha esaminato uno dei trentasei casi citati dal consigliere Rosso: «Si tratta di una persona che si muove con il deambulatore – ha detto – E’ chiaro che questa persona non deambula ed è stato, dunque, un errore pensare che dalla Val Bisagno esca da sola di casa e possa raggiungere il centro della Fiumara».
Rosso ha lanciato una proposta al presidente della commissione competente in materia: «Scriviamo al Presidente nazionale dell’Associazione Sclerosi multipla e chiediamo se i 36 casi in questione sono stati risolti. In caso contrario occupiamocene direttamente».
Pellerano ha sottolineato la validità della proposta di Rosso. Ha inoltre posto l’accento sul fatto che, nel caso di malattie degenerative, i pazienti possono essere penalizzate da valutazioni effettuate da medici soltanto alcune mesi prima.
Tagli al polo ospedaliero Santa Maria di Misericordia di Albenga
Marco Melgrati (Pdl) ha presentato un’interrogazione sulla riorganizzazione e i tagli operati dal direttore generale della ASL 2, in particolare il declassamento del pronto soccorso dell’ospedale di Albenga. Melgrati ha denunciato che, in seguito al depotenziamento, nell’ospedale, che è di recente costruzione, ci sono ben 4 sale operatorie nuove (di cui una attrezzata con apparecchiature di ultima generazione per video-laparoscopia, che è una delle 32 esistenti in tutta Italia) utilizzate solo per la day surgery per interventi modesti e che, sempre a causa del depotenziamento, nell’ospedale albenganese le specialità esistenti (radiologia, laboratorio analisi, medicina, cardiologia, rianimazione) operano soltanto per una modesta attività chirurgica, con costi tali da non giustificarne l’esistenza. Il consigliere ha quindi rilevato: «La soppressione dei posti letto, per legge, dovrebbe essere operata almeno per il 50% nel pubblico, per converso, la restante parte nel privato accreditato; appare strano che nonostante a febbraio 2013 scada la convenzione con la clinica “San Micheleâ€, non si sia pensato di indicare la soppressione, anche parziale, di questi 40 posti letto, facilmente recuperabili, come funzione, se non come posti, con l’efficientissimo reparto di riabilitazione dell’ospedale di Albenga». Melgrati ha, infine, ricordato: «In ospedale esiste un reparto pubblico di fisiatria e riabilitazione, con personale ed attrezzature, che potrebbe tranquillamente svolgere attività riabilitativa e che, invece, oggi, è dato in convenzione ai privati (clinica “San Micheleâ€). Propongo, quindi, di mandare a scadenza naturale la convenzione con la clinica, affidando questo compito al reparto ospedaliero pubblico esistente a costo zero, e di mantenere il reparto di chirurgia, non tagliando i posti letto». Secondo il consigliere il reparto di medicina, allo stato attuale dei tagli e della riconversione di 23 posti letto in post-acuti, non avrà più alcun interesse a contenere l’assegnazione dei posti letto come sino ad oggi operato, con evidente incremento dei costi per la degenza e ha concluso: «Non c’è nessuna logica e nessun reale risparmio dietro questi tagli, mentre l’integrazione col “Santa Coronaâ€, dirottando sul plesso albenganese buona parte dell’attività chirurgica di elezione (non solo semplice ma anche complessa grazie alle 4 sale operatorie iper-tecnologiche), avrebbe permesso di operare reali risparmi, visto che i conti non permettono al momento di adeguare gi altri ospedali al livello qualitativo del nosocomio di Albenga».
Melgrati ha suggerito, infine, che sarebbe opportuno che il reparto di Chirurgia mantenesse l’apertura al sabato e non osservasse un orario ridotto per mantenere l’eccellenza chirurgica di Albenga, della chirurgia anche a media complessità , in video-laparoscopia (la sala attrezzata usata oggi dal Prof. F. e dalla sua equipe); un’opportunità a costo zero. «Invece si sta trasformando – ha concluso – un ospedale, che ha tutti i requisiti per essere perfettamente integrato con il DEA di Pietra Ligure, in un ospedale “territorialeâ€, ovvero un mero raggruppamento di ambulatori, non ritenendosi degne 63mila persone di poter avere la loro quota di sanità pubblica che la legge prevedrebbe: il parametro posti letto ogni mille abitanti ha, infatti, una base demografica che per Albenga è di 2,8; quindi i cittadini del comprensorio ingauno hanno meno sanità rispetto agli altri».
Il consigliere ha quindi chiesto alla giunta di rivedere il piano predisposto dal direttore generale della Asl2 dirottando sul polo albenganese buona parte dell’attività chirurgica di elezione svolta oggi al “Santa Corona†e di potenziare, rivedendo la convenzione in scadenza con la clinica privata “San Michele†di Albenga, il reparto pubblico di fisiatria e riabilitazione.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Se tutti i consiglieri che rappresentano un territorio ragionassero come il consigliere Melgrati, non si potrebbe certo attuare la concentrazione di ospedali alla quale stiamo invece lavorando. Non si può ragionare per aree circoscritte. Bisogna, invece, intervenire sulla integrazione dei servizi. Nel Ponente savonese abbiamo dunque due ospedali che proviamo a rendere complementari. Ad ogni buon conto rimando la discussione più approfondita e dettagliata sull’argomento a quando si esaminerà il provvedimento licenziato da poco dalla giunta che arriverà tra qualche settimana all’esame del Consiglio regionale. Intanto, devo dire che condivido le scelte compiute dal direttore generale della Asl 2 relativo all’assetto definito per l’ospedale di Albenga: forte vocazione chirurgica, soprattutto in ortopedia, con conseguente offerta riabilitativa fuori e dentro l’ospedale. Questa organizzazione ci dovrebbe consentire di recuperare le fughe. Per la chirurgia che viene qui effettuata, che copre circa il settanta per cento dei casi (per il restante trenta per cento, con un elevato grado di complessità , è necessario avvalersi di altre strutture), gli esperti del settore sostengono non sia necessaria l’apertura nel fine settimana. Proviamo, dunque, ad ascoltare gli esperti della materia: se ora si ottengono buoni risultati e nel contempo si possono risparmiare risorse, perché cambiare? ».
Melgrati, che si è dichiarato non soddisfatto, ha ribattuto: «Anche noi ascoltiamo gli esperti del settore: quelli che hanno interesse alla vita dei cittadini e non per i meri numeri».
Bando di concorso alla asl spezzina
Alessio Cavarra (Pd) ha presentato un’interrogazione sul bando di concorso della ASL 5, finalizzato a coprire nove posti per “educatore professionale sanitario†da impiegare nel servizio per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico.
Cavarra ha ricordato che la Asl5 ha deciso di dotarsi di una struttura propria destinata ai problemi dell’autismo e dei disturbi della comunicazione in età infantile, deliberando, a tal fine, un concorso pubblico per nove posti di “educatore professionale sanitario†e che questa attività è stata svolta presso la “Fondazione Don Gnocchiâ€, a partire dal 2004, accreditata presso la ASL, «utilizzando operatori con formazioni accademiche e professionali diverse, ma accumunati da una specifica formazione sul trattamento dell’autismo». Secondo il consigliere «occorre evitare che queste professionalità ed esperienze, qualificatesi nel corso di anni di lavoro, possano essere escluse dalla partecipazione al concorso pubblico per la copertura dei posti presso l’ASL 5». E ha ipotizzato «se sia possibile corrispondere alla sopra richiamata esigenza, attraverso un procedimento relativo all’equipollenza delle professionalità , per non disperdere a priori un patrimonio di esperienze e qualificazioni consolidatesi nel corso degli anni». Al termine del suo intervento Cavarra ha domandato alla giunta «quali provvedimenti si possano assumere in tempi rapidi per impedire che esperienze positivamente acquisite possano essere escluse dalla partecipazione al bando di concorso della ASL 5, finalizzato a coprire nove posti per “educatore professionale sanitario†da impiegare nel servizio per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Si tratta di una vicenda dolorosa per gli operatori interessati. L’ equipollenza dei titoli non è competenza della Regione, ma dello Stato e richiede una procedura lunga e complessa: viene esaminata dal ministero la posizione del singolo richiedente. Quello che vale nel concorso non può essere, quindi, riferito alle condizioni precedenti e non si può effettuare una deroga in questo senso. Va detto, inoltre, che neanche il privato potrebbe operare più con persone senza questi requisiti. Chi prende servizio deve avere i requisiti previsti dalle norme vigenti, sia che operi nel pubblico che nel privato. Gli educatori erano stati reclutati in passato con titoli diversi rispetto a quelli previsti oggi dalla legge. L’unica cosa che si può fare è l’ammissione dei candidati privi dei requisiti, con riserva, attendendo che si attui e si verifichi il procedimento dell’equivalenza o dell’equipollenza. Nel caso che il caso si verifichi, il candidato può essere ammesso. I vincoli giuridici sono molto stretti, ma abbiamo sollecitato il ministero, a settembre, affinché ci sia un’accelerazione nell’esame delle pratiche».
Cavarra, nel sottolineare la delicatezza della vicenda, ha invitato «struttura e Asl a fare ulteriori verifiche e riflessioni».
Disagi pendolari treno regionale R11254 Sarzana – Savona
Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria viva) e intervenuto con un’interrogazione denunciando come «da tempo i pendolari che quotidianamente adoperano il treno per recarsi al lavoro nel capoluogo genovese lamentano una serie di carenze nel servizio prestato da Trenitalia per quanto riguarda il trasporto regionale. Inoltre, a fronte di un costante aumento del costo del biglietto si registra, con una sempre maggiore frequenza, la cancellazione di convogli e la composizione degli stessi con un numero di carrozze non sufficiente ad assicurare all’utenza di viaggiare in condizioni di sicurezza». In particolare Chiesa ha rilevato il caso del treno regionale R11254 Sarzana – La Spezia – Genova – Savona, che parte da Sarzana alle 06.54, sosta a Chiavari alle 7.08 ed arriva a Genova Brignole alle 7.42, e che nella giornata di martedì 2 ottobre era formato soltanto da otto carrozze, di cui una riservata alla prima classe. «Trenitalia ha più volte annunciato l’intenzione di aumentare i posti offerti in seconda classe, sino al 40% di ciascun treno – ha aggiunto – eppure, a fronte di quanto accaduto recentemente questo non sembra essersi verificato». Il consigliere ha quindi chiesto alla giunta «quanti passeggeri possa trasportare, in condizioni di sicurezza, una carrozza utilizzata da Trenitalia sui treni regionali e quali provvedimenti intenda assumere affinché Trenitalia garantisca un numero di carrozze sufficiente a soddisfare le esigenze dell’utenza».
Per la giunta ha risposto l’assessore ai trasporti, Giovanni Enrico Vesco che ha premesso: «Secondo i dati aggiornati sul servizio ferroviario regionale, le soppressioni sono in calo notevole e la pulizia è migliorata: da oltre un anno non facciamo più sanzioni in questa materia, perché la pulizia rientra nei parametri». L’assessore ha quindi affrontato la questione relativa al treno 11254: «il treno in questione, che parte alle 6,06, è uno di quelli sui quali la Regione ha investito molto ed è uno dei regionali velocizzati. Abbiamo tolto, infatti, alcune fermate nella parte più vicina a Genova. Questo treno ha sempre viaggiato con la massima composizione consentita di otto carrozze, considerato che a condurre il convoglio è un solo capotreno. Il 11254 ha raccolto un’adesione elevatissima. E’ stato introdotto il 10 giugno, quando le scuole stavano chiudendo e, quindi, per l’estate non c’è stato alcun problema di affollamento. Con l’apertura delle scuole il numero dei passeggeri ha raggiunto la capienza massima di 640 passeggeri. Da qui i disagi che non sono, per fortuna, quotidiani, ma si registrano soprattutto in alcuni giorni della settimana, ad esempio il martedì ed il venerdì. Anche in considerazione delle proteste dei pendolari abbiamo avviato un confronto con Trenitalia per trovare una soluzione. Aggiungere due carrozze e pagare una persona in più (un capotreno) potrebbe essere troppo dispendioso, considerato che per l’intera giornata la vettura dovrebbe viaggiare con dieci carrozze anche nelle corse e nei tratti meno frequentati. Una parte dei pendolari, attraverso la loro presidente, Sonia Zarino, ha chiesto carrozze a doppio piano, ma ai pendolari della Spezia questa soluzione non va bene: chi viene da più distante trova queste carrozze scomode. Incontrerò nuovamente Trenitalia per verificare se ci sono altre soluzioni praticabili».
Chiesa dal canto suo ha proposto di verificare se è possibile eliminare la prima classe, in questi treni scarsamente utilizzata, per recuperare posti.
Blocco degli stipendi dei giovani medici
Stefano Quaini (Di Pietro-Italia dei valori) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche da Stefano Quaini, Nicolò Scialfa, Maruska Piredda (Di Pietro-Italia dei valori) e da Matteo Rossi (Sel) sulle retribuzioni dei giovani medici. Il consigliere ha rilevato: «Il blocco dell’aumento dell’indennità di esclusività riguarda essenzialmente i medici ospedalieri e gli universitari convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, assunti o convenzionati dal 2006 al 2008 e, quindi, si tratta di un campione ridotto di medici, che svolgono in prima linea mansioni fondamentali e vitali per la sanità , gravando su essi un sempre maggiore peso da parte dei mass-media ed una politica nazionale vergognosa che deprime e demotiva la classe medica, a fronte della mole di lavoro e di turni massacranti dovuti al blocco del turn over». Il consigliere ha ricordato, infatti, le modifiche al documento “Interpretazioni delle disposizioni del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, in materia di contenimento delle spese di personale delle amministrazioni pubbliche per i dipendenti delle regioni e delle province autonome e del servizio sanitario nazionale, convertito nella legge 30 luglio 2010, n. 122 , e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, che il 10 febbraio 2011 ha stabilito, con particolare riferimento ai dirigenti del Servizio sanitario nazionale, che questi non sono soggetti agli effetti di limitazione del trattamento economico dettati dall’art. 9 del suddetto decreto e l’attribuzione ai dirigenti di prima nomina, dopo 5 anni di servizio, di un incarico con funzioni superiori. Secondo Quaini, quindi, va tenuto conto che le disposizioni contenute nell’art. 15 del decreto legge .n. 502/1992 e nei Contratti nazionali di lavoro del 2000 e del 2005 configurano, comunque, per il dirigente con cinque anni di attività e valutazione positiva un cambio nella natura dell’incarico attribuito in quanto a tale dirigente sono conferibili tipologie di incarico previste nel Contratto nazionale del 2000 e non più la tipologia riservata ai dirigenti di prima assunzione. Le cifre in questione sarebbero pari a circa 12 mila euro annui lordi «mentre da decenni i medici ricevono aumenti indecenti dal rinnovo dei contratti nazionali e i medici italiani ospedalieri sono tra i meno pagati in Europa, a differenza di notizie false e diffuse ad arte dai mass-media, eppure grazie alla loro abnegazione, nonostante una crescente malasanità amministrativa del Governo Monti, il SSN italiano risulta essere tra i più efficaci e performanti a livello internazionale». Il consigliere, quindi, ha chiesto alla giunta «se intenda dar seguito alla evidente normativa di riferimento, come molte Regioni hanno fatto, attribuendo ai medici in oggetto ciò che spetta di diritto e abbia mai informato le Aziende dei cambiamenti normativi evidenziati in questa interrogazione».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «La Regione Liguria, con nota del 2 marzo 2012, ha trasmesso ai Direttori generali delle Aziende sanitarie il documento della Conferenza delle Regioni del 13 ottobre 2011, contenente linee guide interpretative del Decreto legge 78 del 2010, finalizzate a favorirne un’omogeneità di attuazione da parte delle amministrazioni regionali. La Regione si è pronunciata nel senso di confermare il rispetto delle determinazioni assunte dalla Conferenza delle Regioni, che ha chiarito che il trascorrere dei cinque anni di attività del dirigente e la valutazione positiva configurano un cambio della natura dell’incarico attribuito. Conseguentemente non è in questo caso applicabile l’articolo 9 del Decreto legge 78».
Quaini ha sottolineato la necessità di porre attenzione alla vicenda, rimarcando che i medici italiani sono i meno pagati d’Europa.
No alle modifiche restrittive della legge 104
Approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria Viva), che “impegna la giunta a intervenire nei confronti del Governo e del Parlamento affinché nel corso del dibattito parlamentare sull’approvazione della legge di stabilità siano cancellate le modifiche apportate alla legge 104 del 1992 e di tutti quei provvedimenti che finiranno per mettere in crisi molte famiglie e il variegato mondo che opera nel socialeâ€.
Nel documento si ricorda che la legge di stabilità prevede “tagli ritenuti insostenibili†per quanto riguarda i permessi previsti dalla legge 104 del 1992 a favore dei famigliari delle persone affette da un grave handicap. Attualmente i lavoratori dipendenti che usufruiscono di questa legge hanno la retribuzione al 100% mentre la legge di stabilità prevede il dimezzamento della retribuzione. “Questo dimezzamento della quota delle retribuzioni colpisce ancora una volta le fasce più deboli e – si legge nel documento – in modo particolare quanti non possono permettersi di pagare una persona per accudire i propri cariâ€. L’ordine del giorno condanna anche il decreto là dove prevede la decurtazione delle detrazioni per quanti contribuiscono a mantenere un bambino in Africa con l’adozione a distanza e l’abbassamento del tetto deducibile per i contribuenti che hanno effettuato donazioni a favore di onlus religiose e laiche. Critiche vengono espresse anche all’aumento dell’Iva per le attività socio assistenziali e la tassazione delle pensioni di invalidità e di guerra.
Assenti: Barbagallo, Burlando, Paita, Piredda
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