«Le istituzioni, a tutti a livelli, non possono rimanere a guardare mentre Ericsson smantella il Centro di Ricerca e Sviluppo di Genova per cui sono previsti 42 milioni di finanziamenti pubblici». Questo il commento di Maruska Piredda, consigliere regionale e responsabile Lavoro di Italia dei Valori per la Liguria, in occasione del volantinaggio organizzato per oggi dai lavoratori di Ericsson Telecomunicazioni spa per protestare contro il piano di riorganizzazione annunciato a luglio dall’azienda.
«È indispensabile arrivare a una mediazione tra le istanze dei lavoratori e le decisioni prese dall’azienda – spiega Piredda – considero inaccettabili le posizioni di totale chiusura e indisponibilità nel valutare ogni forma condivisa alternativa ai licenziamenti, espressa nel mancato accordo del 10 ottobre a Roma da parte di un’azienda che fruirà di un importante contributo pubblico per la propria attività futura a Genova.
Ritengo, inoltre, che sia stato un errore non aver inserito la clausola sociale negli accordi che prevedono un importante intervento pubblico come incentivo alla presenza dell’azienda sulla collina degli Erzelli. Ricordo che i 41,9 milioni di euro stanziati dal ministero della Ricerca (24 mln), dalla Regione Liguria (11 mln) e dal ministero dello Sviluppo economico (6 mln) per i progetti da sviluppare nel nuovo polo tecnologico di Genova sarebbero dovuti essere finalizzati a potenziare la presenza di un’importante multinazionale delle Tlc sul nostro territorio, valorizzando il know how di tecnici e ingegneri, con aspettative di crescita occupazionale per Genova. Al contrario l’azienda ha messo sul piatto un piano di tagli con 94 esuberi previsti su 762 dipendenti (872 compresi i dirigenti). Considerando anche l’intenzione di Ericsson di trasferire parte degli attuali tecnici di Ricerca e Sviluppo in uno spin off, i licenziamenti totali raggiungerebbero quota 150 unità . Un ridimensionamento di un’area, di cui gran parte dell’attività risulterebbe già stata affidata in outsorcing ed esternalizzata nell’est europeo.
La contraddizione maggiore tra quello che l’azienda aveva annunciato a maggio e che a luglio parrebbe essersi rimangiata è rappresentata dal fatto che a essere interessata dai tagli più pesanti di organico sarà proprio la macroarea Ricerca e sviluppo per cui sono previsti 40 esuberi su 475 lavoratori attuali.
Purtroppo, inoltre, pare che il destino che si apprestano ad affrontare i dipendenti genovesi abbia un triste precedente anche ad Amsty in Inghilterra. Secondo quanto riferito da alcuni rappresentati sindacali, risulterebbe che Ericsson, a pochi mesi dall’inaugurazione di un nuovo polo con tre edifici e 750 lavoratori nel 2010 avrebbe poi deciso di lasciare tutti a casa. Alla luce di ciò, penso che prima di autorizzare finanziamenti pubblici sarebbe stato necessario avere garanzie sul piano occupazionale. Tuttavia, a questo punto, auspico che i membri del Comitato scientifico, nominato per vagliare i progetti che Ericsson dovrà sviluppare a Genova e per i quali sono stati stanziati i circa 42 milioni di euro pubblici, valutino, qualora ne abbiano la facoltà , a chi saranno affidati, se a consulenti esterni o se sia percorribile la strada di impiego di personale già dipendente. Nel frattempo, non escludo la possibilità che Italia dei Valori presenti un’interrogazione parlamentare per chiedere direttamente spiegazioni al ministro Profumo e al ministro Passera su come intendano affrontare la questione, dato che proprio il Miur e il Mise sono tra i principali finanziatori del progetto di trasferimento agli Erzelli di Ericsson».






