Quando sono ripresi i lavori del Consiglio regionale, è intervenuta Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto- Riformisti italiani) che ha puntualizzato: «E’ necessario che il presidente Burlando faccia immediatamente delle comunicazioni su quanto accaduto. Queste dimissioni rappresentano un fatto politico grave, che ha investito la nostra Regione»
Il presidente dell’Assemblea legislativa, Rosario Monteleone, ha chiarito: «Il presidente Burlando è disponibile a fare già oggi le comunicazioni. Da regolamento è previsto che il dibattito in aula sulle comunicazioni si tenga nella seduta successiva. Ma, poiché c’è la richiesta di procedere, già questa mattina, alla discussione, è necessario sottoporre al voto questa proposta. Per regolamento è necessario il parere favorevole dei tre quarti dei presenti».
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha chiesto, per questa votazione, l’unanimità : «Se qualcuno è contrario ala discussione già questa mattina, lo dica chiaramente».
Antonino Miceli (Pd) si è dichiarato favorevole alla discussione, già questa mattina: «Non abbiamo nulla a cui sottrarci. Vi chiediamo, però, di esaurire le pratiche amministrative all’ordine del giorno nella giornata odierna, in particolare quella relativa alle Province e al riassetto istituzionale: la scadenza per la sua approvazione, infatti, coincide con la data odierna».
Armando Ezio Capurro (Noi con Claudio Burlando), ha chiesto di affrontare prima la pratica Province per passare poi alla discussione relativa alle dimissioni del Vicepresidente della giunta.
E’ stata posta in votazione la richiesta di discussione immediata, che era stata presentata da Marco Melgrati (Pdl), Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania), Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) e Raffaella Della Bianca (Gruppo misto- Riformisti italiani), la proposta è stata approvata all’unanimità .
Ha preso quindi la parola il presidente della Giunta regionale, Claudio Burlando: «Avevo chiesto di fare le comunicazioni domani, perché contestualmente avrei potuto relazionare sulla riassegnazione delle deleghe, che intendo fare già in serata – ha precisato – Sulla vicenda non ho molto da dire. Com’è naturale, ne conosciamo pochissimo i contorni. Il vicepresidente ha ricevuto giovedì l’avviso di garanzia e mi ha subito comunicato di essere tranquilla. Con il vicepresidente mi sono comportato come feci anni fa con l’allora assessore Cassini, colpito da avviso di garanzia: chiesi se era tranquillo e lui mi rispose di si. Tra l’altro, dopo tre anni – apro una piccola parentesi – l’assessore Cassini, che non si è più ricandidato, non sa ancora se gli è stato imputato qualcosa oppure no. Nella giornata di sabato la Vicepresidente ha maturato la decisione di dimettersi e conseguentemente ha restituito le deleghe. E io ho apprezzato la sua sensibilità politica. Su quanto sta accadendo, sulla vicenda non ho molto da dire, perché la conosciamo solo attraverso quanto leggiamo sui giornali. Posso, quindi, raccontare le cose che conosco. La vicenda risale indietro nel tempo. Quando si effettuò il raddoppio della ferrovia e si lavorò in galleria, il derivante smarino venne messo in riva al mare e la giunta comunale, precedente a quella guidata dal sindaco Crespo, avviò quindi un intervento radicale e Crespi contestò quanto deciso dai suoi predecessori. Sette anni e mezzo fa, la vicenda era ormai definita. Crespi intanto era diventato sindaco e aveva a lungo discusso con l’operatore, sperando di tornare indietro ma ovviamente si sarebbe dovuto assumere una responsabilità pesante anche dal punto di vista erariale. Alla fine “aggiustò†per quanto possibile quella operazione e andò avanti. Noi abbiamo cercato in tutti i modi, dove possibile, di fornire il nostro supporto. Ci sono stati poi dei contenziosi tra l’operatore e l’appaltatore ed è arrivata anche una rinuncia da parte dell’appaltatore a eseguire i lavori. La crisi economica non ha aiutato – è difficile in questo momento avere dei posti barca – e il cantiere si è interrotto. Voglio ricordare che alcuni interventi sono al confine tra la competenza di “Area 24†e “Baia Verdeâ€. La vicenda, quindi, si intreccia con quelle di Area 24», ha detto il presidente che ha precisato: «Sostanzialmente in questi due anni e mezzo abbiamo compiuto due atti. In primo luogo un mero rinnovo della concessione che si fa ogni cinque anni. Si tratta di un mero provvedimento amministrativo. Poi ci è stato chiesto un parere su di un contenzioso che si era aperto tra Società e Comune di Ospedaletti. In sostanza si trattava di verificare se un intervento deve essere realizzato da parte pubblica o da parte privata. I nostri uffici hanno detto che questo intervento andava seguito dalla parte pubblica e non da quella privata. La società Area 24, del cui Consiglio di Amministrazione fa parte il Sindaco del Comune di Ospedaletti e il Sindaco del Comune di Taggia, ha chiesto un secondo parere e anche questo secondo parere ha confermato in modo inequivoco quello precedentemente espresso dal nostro Ufficio Urbanistico: l’intervento è a capo del pubblico. Si tratta, quindi, di due pareri convergenti, che peraltro provengono da due professionisti piuttosto noti. Il progetto può usufruire dei fondi Fas. E’ evidente che alla relativa delibera di assegnazione presteremo particolare attenzione. Se ci si dice che l’interpretazione è univoca, noi approveremo quella delibera. Preannuncio che se i consiglieri vogliono esaminare gli atti e sentire le persone che hanno espresso i parere, noi siamo a disposizione ed è mio dovere esaminare tutti gli atti con il massimo scrupolo. Vorrei che la delibera relativa all’assegnazione dei fondii Fas, che dovrebbe essere di giunta, fosse oggetto di esame da parte del Consiglio». Burlando ha quindi proseguito: «A differenza di quanto sta avvenendo in altre parti d’Italia, il Vicepresidente ha deciso di difendersi non da amministratore in carica, ma da semplice consigliere regionale. Non posso che esprimerle il mio apprezzamento. Dal punto di vista politico non mi pare che ci sia stata alcuna ripercussione all’interno della maggioranza. C’è, semmai, rammarico e dispiacere. In questo Paese è impossibile avere verginità politica, se sei oggetto di indagine. Il gesto che ha compiuto Fusco è, quindi, di grande sensibilità politica. Ha tenuto un atteggiamento di grande rispetto e correttezza, ma questa vicenda del vicepresidente dovrà essere giudicata alla fine e non all’inizio e ci auguriamo che abbia sviluppi veloci. Bisogna, infine, mostrare grande rispetto nei confronti dell’assessore e, casomai, giudicarla alla fine delle indagini e non certo all’inizio. Mi sento di poter fare questa affermazione forse anche a nome di tutto il Consiglio».
Marco Melgrati (Pdl) : «Nessuno qui dentro, perlomeno fra i banchi della minoranza, si permette di giudicare l’assessore Fusco, la sua persona per quelle che sono le vicende giudiziarie. Il nostro è un discorso politico e chi parla è la persona che più di altre è stata indagata: ben diciotto volte. Per diciotto volte assolta in istruttoria o dibattimento, una volta in Cassazione. Ho ancora tre processi in corso. Devo andare a difendermi per cose che ritengo assurde, come ad esempio il concorso morale in abuso edilizio. Nessuno, dunque, si permette di giudicare Marylin Fusco. Noi, però, ne facciamo un fatto politico: a rigor di logica, il presidente avrebbe dovuto in prima battuta respingere queste dimissioni, ma Burlando non lo ha fatto. Questo ci preoccupa. Se il presidente è certo che non ci sono dei fatti rilevanti, che l’assessore non ha alcuna responsabilità , mi chiedo perché non abbia respinto queste dimissioni. C’è sotto qualcosa. Ci sono dichiarazioni di Fusco secondo le quali ci sarebbe una responsabilità di Burlando su certe delibere, sui fondi Fas. Noi su questa vicenda abbiamo mantenuto un atteggiamento garantista, diversamente da quanto è stato fatto a suo tempo per un esponente della minoranza, al quale è stato chiesto di rinunciare al suo incarico in commissioni controlli. Ribadisco: da parte di Burlando era un atto dovuto respingere le dimissioni avanzate da Fusco. E’ un fatto grave che un vicepresidente della Regione rassegni le dimissioni e ancora più grave che il presidente le accolga».
Alessio Saso (Pdl) ha ribadito:«Io sono indagato e le parole di Melgrati mi hanno fatto pensare. A suo tempo ho rassegnato le dimissioni dalla commissione controlli, perché, a causa del clamore mediatico, era impossibile restare in quel posto. Ma ritengo non si possano rassegnare le dimissioni solo per un avviso di garanzia. Ci sono persone che da anni attendono di sapere se dovranno o meno andare a giudizio, ma intanto sono morte alla politica. Fusco non doveva rassegnare le dimissioni. Secondo me è rimasta nella tenaglia, fra Di Pietro che le chiedeva di rassegnarle e Burlando che non l’ha difesa e mi chiedo perché Fusco viene costretta alle dimissioni. La politica deve avere la forza e la dignità di difendersi, finché non vengono dimostrate la fondatezza e la gravita delle accuse».
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha ribadito: «Il presidente non ci ha spiegato perché Fusco ha deciso di dimettersi. Chi sono le altre persone che hanno gestito questa partita? Ricordo che la Lega dal 1998 si batte contro il progetto di Ospedaletti: sono state fatte interrogazioni in Parlamento e presso il Parlamento europeo. Era stata presentata anche un’interrogazione in Consiglio regionale, che l’allora assessore Ruggeri aveva fatto decadere. Non ha mai risposto e so che in passato il presidente del consiglio comunale di Sanremo era stato citato in giudizio dal sindaco di Ospedaletti perché aveva detto che c’era qualcosa di strano. Le cose non nascono a caso. Da tempo ci sono situazioni di imbarazzo».
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente): «Anch’io mi dichiaro garantista – ha detto – ed esprimo solidarietà a Marilyn Fusco. E, dopo aver ascoltato le dichiarazioni del presidente Burlando, non vedo perché non abbia respinte le dimissioni del suo vicepresidente. Non mi interessano e non voglio intervenire sulle lotte di successione all’interno dell’Idv, ma una cosa è chiara: erano altri che avevano le competenze e in particolare il presidente Burlando per i fondi Fas, per questo ribadisco la mia stima nei confronti della vicepresidente Fusco e mi auguro che il prossimo rimpasto della Giunta offra l’occasione per ridurre gli assessori da dodici a sei già da questa legislatura. Sarebbe una grande dimostrazione di serietà e sensibilità politica».
Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani): «Stiamo assistendo alla distruzione di un sistema democratico, la mia non è una difesa della casta ma del diritto. E’ vero che esiste una cattiva politica ma c’è anche una buona politica che va difesa perché è così che si difende la democrazia. La magistratura è un potere subordinato alla politica, ma questo potere oggi nel nostro paese la fa da padrone: alcune persone non fanno più politica perché non hanno avuto una sentenza definitiva, chiedo quindi formalmente a Marylin Fusco di ritirare le sue dimissioni e far sì che il presidente decida se dimissionare la vicepresidente oppure no. In questo momento difficile per il paese le cose si possono cambiare in due modi: o con una politica forte o con una rivoluzione. La politica deve ritrovare autorevolezza e forza dimostrando che si può cambiare senza inventarsi prodotti televisivi alla Renzi. Ritengo che tutti qui non possiamo far finta di niente e il ragionamento deve essere politico e non può esser il raccontino di quello che abbiamo sentito sui giornali».
Matteo Rosso (Pdl): «Non è possibile che si colpevolizzi la magistratura. La responsabilità è anche nostra perché siamo noi che abbiamo creato questo terribile clima, ricordiamoci che gli avvisi di garanzia non sono condanne e abbiamo chiesto troppe volte le dimissioni . La situazione certamente è molto imbarazzante perché riguarda, fra l’altro, anche due funzionari regionali che sono marito e moglie: il presidente deve garantire che non ci siano altre situazioni simili in cui parenti lavorino insieme. Credo, infine, che vadano valutati gli atti compiuti dall’amministrazione precedente, che ha assunto numerose iniziative che hanno effetti ancora oggi».
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente): «Ribadisco la fiducia nella magistratura che fortunatamente è indipendente e deve continuare ad esserlo. Abbiamo preteso di fare questa discussione perché era giusto farlo, ma da tutto lo schieramento del centro destra non è stato compiuto nessun atto che speculasse su quanto avvenuto. Parliamo, se mai, di politica e dei fatti che sono emersi in maniera preoccupante. Apprezziamo il gesto del vicepresidente che ha compiuto un gesto di opportunità . Secondo me il caso del consigliere Saso non è assimilabile a un abuso edilizio. L’altro fatto politico riguarda il giudizio politico sull’assessore Fusco che ha dato il presidente della Regione nel momento in cui non ha respinto le dimissioni del suo assessore. Semmai poteva essere la stessa vicepresidente a confermare le dimissioni. L’ultimo aspetto che voglio sottolineare è l’approfondimento tecnico: occorre vedere la storia di questo progetto attentamente»..
Antonino Miceli (Pd): «Melgrati avanza un’accusa politica al presidente Burlando, cioè di non aver respinto le dimissioni. Ma io ho ascoltato attentamente le sue parole. Lui ha chiesto alla Fusco se era tranquilla e alla sua risposta affermativa gli ha detto che poteva andare avanti. Se poi il vicepresidente, sulla base di sue valutazioni, ha dato le dimissioni è un tema di sensibilità politica, che io apprezzo, non solo da parte sua ma anche del suo partito. C’è poi il problema del garantismo e io sono garantista ma questo non mi fa confondere i ruoli fra la politica e la magistratura: l’avviso di garanzia è uno strumento di garanzia degli indagati, se poi la stampa, e più spesso la classe politica in primis, usa lo strumento dell’avviso di garanzia non è un problema della magistratura ma della politica e della stampa. Noi, infine, non abbiamo chiesto al consigliere Saso di dare le dimissioni perché non abbiamo questa cultura in base alla quale l’avviso di garanzia viene usato come una clava politica».
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) ha detto di condividere la professione di garantismo espressa dal capogruppo Pd Miceli. «In quanto alla vicenda di Ospedaletti – ha proseguito – oggi siamo a discutere delle dimissioni di un assessore in carica in questa legislatura, ma ricordo che nella scorsa legislatura la vicenda fu oggetto nel 2007 di una nostra interrogazione alla quale non venne mai data risposta. E credo che non si sia mai verificato il caso di una interrogazione con risposta scritta che per tutta una legislatura resta inevasa. Per anni ho mandato lettere di sollecito senza ricevere risposte e poi, visto che non ci sono sanzioni, mi sono stancato di scrivere. Sia chiaro, se i fatti contestati dalla magistratura risalgono a questa legislatura o all’altra io non lo so. Quello che è avvenuto a Ospedaletti a partire dal 1998 però dà ragione ai nostri dubbi di allora sui quali abbiamo avuto anche qualche scambio di opinioni con il sindaco Eraldo Crespi».
Marylin Fusco (Di Pietro-Idv): « Innanzitutto non intendo parlare dell’avviso di garanzia perché sono sotto indagine ma non so di cosa sono indagata, quello che so lo ho appreso dalla stampa. Ribadisco che non ho approvato nessuna delibera, non ho firmato nessun parere e la mia decisione non è stata concertata con nessuno, ed è stata una mia scelta personale. Io appartengo ad un partito che ha fatto della legalità la sua bandiera e che sta dalla parte dei cittadini. Io – ha aggiunto – ho messo la faccia in quello che forse solo una donna poteva avere il coraggio di fare: mi sono dimessa per l’alto senso delle istituzioni che ho e per dare un po’ di dignità alla politica anche se L’Italia dei Valori è stato definito il partito delle poltrone. Quando Di Pietro dice che il nostro dovere è di essere dalla parte dei cittadini, bisogna essere coerenti e fare i fatti, e siccome 3700 persone mi hanno voluto qui, io non ho voluto tradirli in questo momento così importante, del resto quando si amministra occorre avere senso di responsabilità . Quando mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza l’ho fatto proprio perché credo nel diritto e nella Costituzione». E ha aggiunto: «Si è parlato di scontro nel partito, in realtà non c’è stato nessuno scontro e ringrazio i miei colleghi del gruppo, il presidente della giunta per le sue parole di oggi e la giunta con cui ho lavorato e che stimo, ma vorrei che venisse rispetta la dignità di una persona e di un partito intero».
Nicolò Scialfa (Di Pietro-Idv) ha ringraziato maggioranza e minoranza per la civiltà del dibattito: «Anche questa è una risposta all’antipolitica. Nel nostro gruppo non c’è nessuna lotta e nessuno di noi vuol fare opera di sciacallaggio, anzi il dato emerso in modo maggiore è che siamo dei politici ma anche esseri umani. Qualcuno accusa l’Idv di essere un partito giustizialista: è possibile che alcuni a livello nazionale lo siano, ma nel gruppo in Regione Liguria siamo tutti e 5 dei garantisti, il che non vuol dire essere a favore dell’impunità ma sostenere l’innocenza fino a che non si è giudicati colpevoli. Siamo anche contrari che ci si dimetta solo per aver ricevuto un avviso di garanzia: in una fase di aspra lotta politica basterebbe, infatti, ben poco per mettere fuori gioco un concorrente. Non siamo qui per difendere la casta siamo per difendere il diritto e le istituzioni. In quanto al ruolo dell’informazione, di solito le guerre scoppiano perché i giornalisti pubblicano quello che un politico ha detto loro e che subito dopo si è dimenticato. Più che mettere sotto accusa la stampa dovremmo, quindi, accusare i politici stessi. Tuttavia un dibattito serio sul rapporto fra informazione, politica e cittadini va fatto e ricordo che oggi in Italia è in pericolo la democrazia. Questo è il peggior periodo dalla fine della guerra: negli anni ’70 c’era la speranza in un cambiamento, oggi abbiamo solo macerie e le classi dirigenti non sono ma state così scadenti perché la politica ha perso la sua funzione. Per la cronaca – ha concluso – ho saputo delle dimissioni di Marylin Fusco alle 15,10 di sabato e non ho notizia di interventi romani: la sua è stata, quindi, una decisione personale di cui, nonostante sia il capogruppo, sono stato informato a cose fatte».
Il presidente della giunta Claudio Burlando ha replicato: «Ringrazio il Consiglio per il livello di grande civiltà del dibattito di questa mattina, giovedì scorso dissi alla vicepresidente Fusco una cosa chiara: che se era tranquilla, per quanto mi riguardava, poteva andare avanti e restare al suo posto. Sabato lei autonomamente ha deciso di dare le dimissioni. Non insistere è stata una questione di rispetto da parte mia. Io ci sono passato in vicende analoghe e la capisco – ha aggiunto il presidente – pensate sia facile affrontare certe sfide della vita? In questi momenti la scelta spetta alla singola persona. Del resto, parliamoci chiaro, se non si fosse dimessa cosa avremmo ascoltato in questo Consiglio? Non avrei fatto un favore a Marilyn Fusco a respingere le sue dimissioni. Non è giusto dire che non l’ho difesa e che ci sono stati interventi nazionali e, conoscendola un po’, credo sia difficile farle fare una cosa che non vuol fare. Non c’è stato, quindi, alcun episodio di cannibalismo politico, anzi questa vicenda ha rinsaldato i rapporti. Sono cose successe a molti, bisognerebbe imparare a convivere più serenamente con queste vicende: purtroppo da venti anni a questa parte le inchieste della magistratura sono diventate il principale oggetto di scontro politico con il risultato che le vicende che le hanno originate non si sono risolte e che il paese non è messo benissimo. Non si può, di questo, dare la colpa alla stampa: scrive ciò che noi politici diciamo e a volte quello che viene a sapere a palazzo di Giustizia. La percentuale di invenzione da parte dei giornalisti è molto bassa mentre la percentuale di inesattezze è alta ma alla base non c’è la malafede del giornalista. La politica, infine, non può non occuparsi di giustizia solo perché ha la coscienza sporca: è un tema che interessa i cittadini e tocca a noi fare pulizia. Questa vicenda potevano lasciarla ammuffire, ma non avremmo fatto un bel servizio ai cittadini. La politica può fare tanti errori ma l’errore peggiore è non occuparsi dei problemi, lasciarli marcire. Spero che vinca nel paese la parte di chi si occupa dei problemi».
Tornando alla vicenda di Ospedaletti, Burlando ha detto che non risultano delibere opera di politici regionali: «Non ci sono questo genere di delibere. E devo prendere atto che il sindaco stesso era indeciso se impugnare l’atto ipotizzando un danno erariale. Si è parlato dei fondi Fas e del loro utilizzo ed è vero che sono di mia competenza, ma quando il consiglio di amministrazione di Area 24, sulla base di un parere che gli attribuiva il compito di completare la pista ciclabile, ci ha chiesto i finanziamenti noi non potevamo che assegnarglieli. Se quell’intervento non era di natura privata lo doveva fare il pubblico. Sostenere che l’onere doveva pagarlo comunque l’azienda sarebbe stato lo stesso un abuso d’ufficio: l’abuso, infatti, sussiste quando gli atti pubblici sono ingiustamente a favore del privato ma anche quando lo sono in danno. Anche l’accusa di aver fatto lavorare insieme marito e moglie non sussiste: non è vero che Tomioli e Musso lavorino insieme. Non è vero che hanno scritto l’atto insieme: l’ha redatto Tomioli da solo. In quanto al fatto che marito e moglie lavorino in uno stesso ente, così grande come la Regione, non mi sembra un problema. Si può avere lo scrupolo di non mantenerli nello stesso dipartimento ed è uno scrupolo che abbiamo avuto».
Parlando della vicenda più in generale, Burlando ha ricordato la vicenda di Giancarlo Cassini che non si è ripresentato alle elezioni per un avviso di garanzia ricevuto quando era assessore. «Dopo 35 mesi è ancora in attesa della chiusura delle indagini. E ci rammarichiamo come cittadini che un politico sia sostanzialmente obbligato a dimettersi da procedure che poi non finiscono mai. Per quanto ci riguarda, la Regione Liguria cercherà di agevolare l’attività della magistratura affinché si giunga al più presto alla fine delle indagini».
Rispondendo a Francesco Bruzzone in merito ad una sua interrogazione su Ospedaletti risultata inevasa nella passata legislatura, ha detto: «Siamo a disposizione del consiglio per dare tutte le risposte».
Al termine del dibattito è stata approvata all’unanimità una modifica della composizione della VII Commissione Controlli chiesta dal Pdl.
Assenti: nessuno
Quorum: 21 voti






