Lunedì 29 ottobre, dalle 8, a Villa Lo Zerbino, a Genova, si terrà il seminario interregionale “L’approccio terapeutico integrato al paziente con patologia ipofisariaâ€. Il corso si svolge con il patrocinio del gruppo interregionale Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria dell’Associazione italiana radioterapia oncologica (Airo), della sezione Liguria della Società italiana di Endocrinologia (Sie), dell’Università di Genova e dell’IRCCS Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino-Ist.
Sulle patologie ipofisarie, che coinvolgono cioè la ghiandola ipofisi, situata alla base del cervello, si concentrano oggi molti studi e ricerche: la patologia principale è l’adenoma, tumore benigno, che crea però disturbi endocrini (a livello di ghiandole), spesso molto gravi e, in certi casi, mortali. Tra queste patologie, la malattia di Cushing (dal nome dello scienziato che l’ha scoperta), è particolarmente pericolosa: «La malattia di Cushing – spiega Diego Ferone, professore di Endocrinologia del DiMI, Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche dell’Università degli Studi di Genova – è una malattia estremamente grave, provocata da un adenoma dell’ipofisi che produce in eccesso un ormone specifico, l’ACTH. La conseguenza è l’aumento patologico dell’attività delle ghiandole surrenali, con danni diffusi a praticamente tutto l’organismo, in particolare diabete, ipertensione e osteoporosi, che comportano la riduzione dell’aspettativa di vita».
Fino a ora la chirurgia rappresentava l’unica soluzione a questo tipo di patologia, anche se questa poteva ripresentarsi dopo l’intervento a causa dell’alto tasso di recidiva: «I farmaci utilizzati finora – afferma Ferone – non avevano un’indicazione specifica per la malattia di Cushing, perciò i loro effetti non erano assicurati. C’è adesso una speranza. Particolarmente efficace per questa severa condizione, è il pasireotide, indicato per il trattamento della malattia di Cushing. Primo farmaco registrato a livello europeo, il suo effetto è quello di controllare l’ipersecrezione ormonale dell’ipofisi ed è attualmente in fase di sperimentazione anche per altri tumori ipofisari». La ricerca che ha portato alla nascita del pasireotide, che consentirà soprattutto di controllare e limitare gli effetti della malattia nei pazienti in cui l’intervento chirurgico non è stato efficace, ha avuto un importante contributo italiano. «Il pasireotide – aggiunge Francesco Minuto, direttore dell’Endocrinologia del DiMI, Università di Genova – sta fornendo risultati molto incoraggianti, sia nel controllo e nella limitazione delle complicanze sul paziente che non riesce a guarire con l’intervento chirurgico, molto delicato, sia nella riduzione della massa tumorale che diventa così più facilmente eliminabile con un’operazione».
L’approccio integrato alla cura della patologia ipofisaria risulta di fondamentale importanza, perché in questo modo il paziente è seguito da più specialisti che, oltre a scegliere insieme quale terapia sia più adatta a ogni singolo caso, aiutano e sostengono il malato nella cura della patologia: «A Genova – spiega Diego Ferone – esiste un centro d’eccellenza integrato per la patologia ipofisaria, all’interno del quale è fondamentale soprattutto la presenza di due specialisti: l’endocrinologo e il neurochirurgo, affiancati da un team di esperti tra cui il neuroradiologo, il radioterapista e l’anatomo-patologo, ognuno dei quali porta il proprio fondamentale contributo». Dalla convergenza di più specialisti nel centro di eccellenza genovese matura di anno in anno sempre maggiore esperienza nel campo della neuroendocrinologia e questo tipo di esperienza è fondamentale anche per il contributo all’attività di ricerca internazionale. «In questo centro, attivo da oltre trent’anni – precisa Francesco Minuto – seguiamo circa 700 pazienti all’anno, di cui oltre 35 presentano la malattia di Cushing. Provengono soprattutto dalla Liguria centrale e dal basso Piemonte».






