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Sarei potuta essere io al posto di Jerry, suicidatosi per l’odio altrui. Appello: che non accada mai più

JERRY UNO DI NOI.

JERRY UNO DI NOI.

«Ho assistito al funerale di Jerry, il ragazzo Nigeriano, aveva soltanto 25 anni.

Era uno di noi, arrivato in Italia cercando un futuro migliore. Voleva essere accettato, con una Laurea in mano. Ho saputo che era a Multedo, per due anni… lì dove Don Giacomo, sbalordito diceva: “Non capisco tutto questo odio per dieci ragazzi Migranti…” e dove Gabriele Parodi, portavoce di CasaPound Genova, aveva ben precisato che: “Prima vengono gli Italiani!”, scatenando così un clima di tale disagio e di intolleranza contro di loro da dover essere scortati. Ricordo bene gli striscioni, le urla e vari commenti pubblici contro di loro, le parole di puro veleno e di grave disprezzo. Mi dispiace tantissimo per Jerry, io avrei potuto capirlo perché lo stesso Gabriele Parodi era il Dirigente generale di Zim, la società di shipping dello Stato israeliano, dove ho lavorato per un anno come Contabile e dove anch’io sono stata vittima di gravi discriminazioni, di mobbing e di demansionamento forzato e dove, a parte a me che ero l’unica Straniera assunta alla ZIM tra circa 70 Dipendenti, a tutti gli altri il contratto di lavoro è stato rinnovato. A tutti a parte me. Quando chiesi le spiegazioni mi fu detto: “… perché prima gli Italiani!” Quello che particolarmente mi colpiva erano le parole quasi quotidiane contro noi Stranieri come: “… questi negretti… scimmie… troie… non devono entrare in Italia perché rubano il lavoro a noi Italiani…”

Comprendo in particolare il clima di odio e di terra bruciata intorno, il modo in cui ti isolano solo perché non sei nato in Italia perché, dopo avermi tolto il mio lavoro alla ZIM, mi hanno trascinata in Tribunale di Genova dove l’attuale Procuratore capo Francesco Cozzi, da Pubblico Ministero, aveva chiesto per me la penna massima di anni 8 di galera. L’avvocato Raffaele Caruso, tanto vicino a Giovanni Lunardon, del PD, mi aveva mosso contro, per conto della Società ZIM, ben 7 capi di accusa, di cui era rimasta soltanto una presunta diffamazione, per la quale abbiamo fatto in Cassazione il Ricorso, 2 giorni fa inspiegabilmente rigettato. Quello che io ricordo è che mi fu detto: “Se mi o ci denunci, ti sistemiamo… noi siamo dappertutto, in Procura, in Tribunale… non puoi vincere contro di noi, anche se tu dovessi avere ragione…” e poi però tale persona è stata indagata per il reato di stalking e di diffamazione, insieme ad un’altra, entrambe le parti “offese” del processo contro di me. Se necessario farò l’Appello a Strasburgo ma rimane il fatto che le accuse della ZIM sono cadute tutte mentre io la ZIM l’ho denunciata di recente per un danno complessivo di 500 mila euro. I reati di cui dovranno rispondere sono discriminazione, demansionamento e mobbing. Quello che mi dispiace è che, in questi 6 anni, io non posso dire oggi che le autorità giudiziarie mi abbiano difesa, anzi. Tra le mie denunce insabbiate dalla Procura di Genova, c’è anche quella che ho fatto a Gabriele Parodi, denunciando lui, Simone Di Stefano e Gianluca Iannone, accusati di aver violato le leggi che impediscono la ricostituzione e l’apologia del partito fascista, insomma con il nostro Comitato abbiamo denunciato CasaPound. Il Pubblico Ministero Luca Scorza Azzarà aveva iscritto la nostra denuncia nel registro degli atti non costituenti notizie di reato (modello 45). Non ci potevo credere. Come è possibile che la Procura di Genova abbia potuto non punire le frasi come: “Viva il duce”, “Io sono fascista”, “Siamo orgogliosi di rappresentare il fascismo”, oppure contro noi migranti come: “… ora cadono le teste…”. Furono lasciate tranquillamente impunite pure le inaccettabili parole come “negra” per Cecile Kyenge, e “puttana” per Laura Boldrini, mi stavo chiedendo. Il Procuratore Cozzi si era così pronunciato: “Io non ravviso alcuna ipotesi di reato e quindi condivido il ragionamento del PM titolare, pur percependo comunque il tenore sicuramente poco educato dei commenti.”

Di certo, io lotterò per ottenere giustizia ed è questo che oggi vorrei consigliare a tutti gli altri, alle Donne in particolare se vittime di ricatti sessuali sul posto di lavoro in cambio del rinnovo del contratto, perché purtroppo so pure qualcosa di questo. Ovviamente dite sempre di no e denunciate. Ma quello che oggi vorrei dire, a Jerry, che ci guarda dal cielo, che a me dispiace tantissimo e che avrei voluto aiutarlo, salvarlo. E mi dispiace che quel giorno, lui come me si era sentito sopraffatto dal panico e dall’ ansia, davanti alla domanda del permesso di soggiorno. Per me è stato davvero troppo difficile ottenere i rinnovi, più di una volta me l’avevano negato perché da una parte denunciavo le diffamazioni mentre ogni lavoro che trovavo mi veniva bloccato ma dall’altra le autorità giudiziarie qua archiviavano tutto e quindi so bene cosa Jerry abbia potuto provare. Ma non è un reato essere Migranti. Vorrei dirlo anche a questo Governo, oggi, in parte responsabile del tragico gesto di Jerry. Il Decreto Sicurezza bisogna che sparisca, per non uccidere degli altri innocenti. Un Appello oggi nostro di firmare la nostra Petizione già lanciata il 6 di gennaio:

https://www.change.org/p/1-milione-di-firme-per-il-presidente-mattarella-abroghi-il-decreto-sicurezza ed un Appello a chi si trova in una situazione difficile e di grave sconforto: “Non toglietevi la vita che è un dono prezioso”. Nel 2013, dopo essere stata calunniata dalla ZIM, ero in uno stato di shock tale che ho tentato di togliermi la vita ed i miei amici mi avevano fermata. Mi avevano spinta a suicidarmi. Quello che più è triste dopo è che le Autorità giudiziarie avevano permesso che per l’odio altrui accadesse anche a Jerry perché molto probabilmente se quelli di CasaPound fossero stati processati e condannati, anche lui si sarebbe sentito più sicuro e più tutelato. La Verità è che nessuno ci difende, vengono tutelati soltanto coloro che maneggiano molto denaro e tanto potere. Io spero di avere giustizia un giorno, davvero. Almeno in sede civile. Però, non arrendetevi, difendetevi, lottate, organizzatevi ma non arrendetevi: mai togliervi la vita. Mai.

A tale proposito, lascio la nostra completa disponibilità ad intervenire ed è valido sia per i Migranti sia per gli Italiani che si sentono in difficoltà e, prima di fare un gesto estremo, per disperazione, paura o panico, contattateci via mail a: [email protected] o scriveteci su Facebook. Lascio anche il numero del cellulare personale per le urgenze: 3392592104. Oggi un grande abbraccio alla famiglia di Jerry: piccolo angelo non ti dimenticheremo… che però una cosa del genere non succeda mai più in questa città, nella nostra regione. Dobbiamo rimanere uniti ed umani, innanzitutto, aiutarci tra di noi. Se muore la Solidarietà, muore anche la Speranza di un mondo migliore ed è per questa che ora dobbiamo continuare a lottare.»