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Giovedì 7 febbraio 2019, ore 17.30 al Museo Biblioteca dell’Attore

Giovedì 7 febbraio 2019, ore 17.30 al Museo Biblioteca dell’Attore

Dispositivi anarchici e altre invenzioni artistiche negli anni 70. Il Living Theatre da Paradise now a Sei atti pubblici
Conferenza di Alessandra Vannucci. Introduce Eugenio Buonaccorsi
La traiettoria del Living Theatre (fondato da Julian Beck e Judith Malina nel 1949 a New York) è nomade per scelta durante gran parte della sua esistenza. L’avventuroso viaggio in Brasile nel 1970-71, durante la fase di massima brutalità del regime militare di quel paese, immerse il gruppo nell’esperienza di una realtà di oppressione che fu intesa come opportunità perché sorgessero nuovi dispositivi creativi nell’arte e nei modi di vita. Tali dispositivi miravano alla moltiplicazione di spazi mentali e fisici in cui realizzare l’utopia rivoluzionaria non violenta che animava il gruppo, anche solo per il breve intervallo di un happening. In genere, infatti, prima degli applausi arrivava la polizia.  
Il gruppo fu deportato da Avignone dopo l’ennesima censura (a Paradise now, nel luglio del 1968), fu espulso dal Marocco (1969), fu denunciato in Italia (1970) e finì in galera in Brasile, dopo sei mesi di attività preparatorie per un grande allestimento site specific, a titolo L’eredità di Caino (1971) che non andò in scena. Julian Beck commentò sorpreso che la libertà era durata molto più del previsto. La loro scandalosa notorietà scatenò ovunque richieste di liberazione, cui aderì una lista impressionante di intellettuali e artisti. La controcultura esisteva anche come rete di solidarietà. Fatti prigionieri, gli attori del Living erano riusciti a mostrare al mondo quel sistema di repressione; perciò costituivano per il regime brasiliano un problema assai più serio che se fossero stati liberi di fare lo spettacolo in giro per le strade.
L’avventura brasiliana del gruppo, con quello spettacolo che nessuno vide ma il cui impedimento provocò una spettacolare auto-esposizione del regime militare brasiliano, svela le utopie e le invenzioni di quella fase storica (gli anni ‘70) e pone un interrogativo sostanziale: cosa può l’arte dinanzi alla permanenza (fino ad oggi) di sistemi repressivi? Un interrogativo coerente al ruolo insurrezionale scelto dal gruppo a Parigi nel maggio del 1968 e seguito poi in un percorso di militanza che provocò la trasformazione di forme di vita e di creazione, non solo del Living, ma di comunità teatrali da esso influenzate in giro per il mondo. L’eredità di Caino si trasformò poi nelle sei scene realizzate come Atti pubblici in campus, piazze, fabbriche e talvolta teatri, negli Stati Uniti e in Europa; particolarmente memorabile fu l’evento di una settimana che occupò Genova nel 1976 cui il prof. Buonaccorsi partecipò attivamente.   
Dell’epocale viaggio in Brasile finora nessuno ha scritto. Pare urgente raccontarlo, non solo per l’interesse dei fatti in sé ma anche per fare memoria dei crimini compiuti dalla dittatura militare che seguì al golpe del ‘64 in Brasile (e tutelati da amnistia). Urgente, in vista dell’attuale congiuntura politica che a distanza di cinquant’anni ripete, per molti aspetti, quella di quegli anni.

ALESSANDRA VANNUCCI è PhD (Lettere) alla PUC-Rio, Laurea (Lettere) all’Università di Bologna. Docente di Regia e Processi Creativi presso la Escola de Escola de Comunicação dell’Università Federale di Rio de Janeiro (Brasile). Ricercatrice, drammaturga e regista. Ha pubblicato i volumi Uma amizade revelada (Rio de Janeiro 2004); Critica da razão teatral (São Paulo 2005); Un baritono ai tropici (Reggio Emilia 2008); Teatro no Brasil (São Paulo 2011); A missão italiana (São Paulo, 2014). Prepara L’eredità di Caino per l’editrice Eleuthera (MI).

Le ricerche nell’archivio del Living Theatre sono state realizzate al Lincoln Center (NYC) e alla Beinecke Library (Yale University), nell’estate del 2014. Le fonti sullo spettacolo di Genova sono state reperite alla Bibliothèque National de France (Parigi) e al Museo-Biblioteca dell’Attore (Genova).