Minuto di silenzio per l’alpino morto in Afghanistan
Il presidente dell’Assemblea legislativa Rosario Monteleone ha aperto la seduta ricordando il giovane alpino di Arma di Taggia morto in Afghanistan la settimana scorsa.
«Angosciati partecipiamo al lutto della famiglia del caporale Tiziano Chierotti. L’Assemblea legislativa della Liguria esprime alla famiglia la piena solidarietà della nostra istituzione – ha detto il presidente – Ai parenti dei militari feriti nello scontro a fuoco desideriamo rappresentare tutta la nostra partecipe trepidazione per le condizioni di salute dei loro cari. Ai compagni del militare caduto e a tutti coloro che in questo momento sono impegnati sul difficile fronte afgano, come su tutti gli altri fronti in cui si sviluppa l’impegno delle forze internazionali, va la profonda gratitudine, l’unanime sostegno, e la piena solidarietà della nostra istituzione regionale».
Al termine dell’intervento ha chiesto ai consiglieri di osservare un minuto di silenzio.
Comunicazione del presidente della giunta Claudio Burlando sulla vicenda del ponte ad Ameglia
Claudio Burlando ha detto: «Appena ho appreso dell’iniziativa dei colleghi Melgrati e Rosso ho preso contatto con il presidente del Consiglio per riferire in aula sulle opere realizzate a seguito dell’alluvione del novembre 2011. La Liguria è stata colpita da tre tremende alluvioni in poco più di un anno e in tutti e tre i casi sono stato incaricato dal governo di svolgere il ruolo di commissario straordinario. Un lavoro che ho svolto con risorse scarse, che sono anche arrivate con grandissimo ritardo: basti pensare che le risorse per l’alluvione di Genova e Varazze sono arrivate pochi giorni fa. Fin da subito fu chiaro che sarebbe stato impossibile fronteggiare la situazione con le risorse ricevute. Abbiamo allora attivato il Fondo di solidarietà europea i fondi perenti e poi anche con i fondi Fas ed abbiamo impegnato risorse regionali per 7,4 milioni di euro per opere che non potevano essere definite di somma urgenza, ma che erano giudicate indispensabili alla vita delle popolazione spezzina: la ricostruzione del ponte della Colombiera, la Metanizzazione di Vernazza e la rete fognaria della Val di Vara. Delle tre la più complicata era il ponte della Colombiera e avevamo poco tempo. Basti pensare che il ponte era lungo solo 150 metri ma, in sua assenza, occorreva fare 15 chilometri per raggiungere l’altra sponda del Magra. I tempi erano estremamente stretti e l’intera comunità non voleva affrontare l’estate senza il monte, ma in quei tempi era impossibile usare procedure ordinarie di gara che avrebbero richiesto procedure di gara, approvazione del progetto e di esecuzione molto lunghe. Ebbi allora più volte contatti con la Corte dei Conti per trovare la possibile soluzione che ci consentisse di risolvere il problema provvisoriamente e la strada individuata fu quella di mettere a gara non un progetto classico ma una fornitura. La fornitura di un manufatto già esistente, l’esempio era un palco per un concerto o una festa che non viene costruito per l’occasione ma si monta e si smonta. Abbiamo avuto due mesi e mezzo per capire cosa serviva alla comunità e cosa c’era di pronto. Si è pensato alla soluzione più classica: il ponte di barche, ma esso, chiudendo la possibilità di transito sul fiume alle imbarcazioni, avrebbe danneggiato il settore della nautica. Il ponte apribile, invece, avrebbe dovuto venire aperto troppo di frequente creando problemi al flusso veicolare. Decidemmo quindi di cercare un manufatto che potevano contemperare le diverse esigenze e stabilimmo di bandire la gara di evidenza pubblica senza definire un importo, ma lasciare a offerta libera. I 7,4 milioni disponibili pensavamo di dividerli per i tre interventi: era difficile lasciare Vernazza senza metano, la Val di Vara senza fognature e il Magra senza ponte. Non abbiamo avuto contatti con le imprese, ma è in questa fase che il vicepresidente Fusco segnala all’assessore Raffaella Paita il nome di un tecnico che aveva disponibilità di questi materiali. L’assessore Paita non ritenne utile fare direttamente la verifica ma la affidò agli uffici. Il 16 di febbraio emettemmo il bando concordando tutto con la Corte dei conti e definimmo una commissione giudicatrice composta da un rappresentante delle infrastrutture, la dottoressa Fortunato, uno dell’ambiente, l’ingegner Boni, e uno dell’ufficio gare Nicola Poggi. Tutto ciò avendo molta cura che i componenti della stessa non avessero avuto alcuna azione di scouting, cioè non avessero avuto nessun rapporto con i soggetti potenzialmente interessati alla fornitura. Come soggetto attuatore venne scelto l’architetto Carla Roncallo, dirigente dipartimento infrastrutture dell’Anas, una persona di grande esperienza che aveva lasciato la Liguria poche settimane prima e non era stata minimamente coinvolta nell’azione di scouting.
Il bando viene firmato il 16 febbraio, il nostro obiettivo era aprire il ponte al più tardi ai primi di luglio. Arrivano le offerte e vengono valutate. Sono 4 con 4 prezzi incredibilmente diversi 3, 6, 9, 12 milioni di euro. L’offerta da 6 è a senso unico alternato quella da 3 è simile ma a doppio senso. E’ evidente che è la migliore e più conveniente ma chi fa l’offerta compie un errore imperdonabile: mette l’offerta economica nella busta dell’offerta tecnica, fatto che comporta l’esclusione. Io mi sono preoccupato non poco, mi sono consultato con la dottoressa Devoli della corte dei Conti e con l’avvocato Cocchi e la loro opinione era univoca: l’esclusione è prevista e sancita dalla giurisprudenza. Una situazione complicata: la gente del Magra premeva perché si arrivasse rapidamente in fondo alla soluzione e noi avevamo un’offerta da 6 milioni per un ponte provvisorio a una corsia mentre quella gara ci diceva che il mercato poteva offrire un ponte a due corsie per 3 milioni. Ci siamo presi alcuni giorni, il 30 la commissione assegnò provvisoriamente la gara all’offerta migliore fra quelle legalmente avanzate. Personalmente e casualmente ho incontrato il titolare dell’impresa che ha fatto errore il quale ha riconosciuto l’errore e ha detto che avevano deciso di non fare ricorso. Io avevo la responsabilità : potevo assegnare o no in quei giorni, l’azienda premeva abbastanza per avere l’assegnazione e iniziare a comperare il materiale altrimenti non avrebbero potuto rispettare i tempi. Io però non me la sono sentita di spendere 3 milioni in più per una struttura meno efficiente e mi orientai per la non assegnazione. Ho chiesto alla dottoressa Roncallo se aveva ricevuto minacce e lei ha risposto che in caso di non assegnazione l’impresa vincitrice avrebbe agito in sede civile e penale contro di noi. Ma l’interesse pubblico stava nel non assegnare ed era ovvio che loro avrebbero fatto gli atti che ritenevano giusto fare, ma un amministratore ci si deve assumere delle responsabilità . Credo che l’azienda abbia agito sulla Corte dei conti nazionale e sulla corte dei conti locale. Io personalmente non ho ricevuto pressioni. Ora pende un ricorso al Tar che si discuterà a febbraio, la Corte dei conti ha chiesto chiarimenti, ma la cosa è finita lì. Ho deciso, dunque, in piena autonomia e assumendomene i rischi. Sebbene non fosse necessario informai la giunta delle mie decisioni e la giunta acconsentì. Abbiamo lavorato tanto e trovato alcune disponibilità professionali. Cociv Impregilo ci ha offerto gratuitamente la demolizione e il Rina ci ha validato il progetto gratuitamente. Il 4 di aprile si è trovata la soluzione: un ponte definitivo per “spalle†e “pile†e provvisorio per il resto. Abbiamo ottenuto il contributo del Cociv e del Rina. Un’altra impresa della Spezia ci ha offerto l’impalcato. Alla fine per il ponte definitivo spendiamo 2,5 milioni. Certo, quello provvisorio avremmo potuto riutilizzarlo, però alla fine considerando tutte le opere necessarie per posizionare la parte definitiva arriveremo a spendere 5 milioni invece dei 6 che ci erano stati richiesti per un ponte provvisorio. Ci vorrà ancora un mese per montare un ingranaggio che solleva la campata per consentire il passaggio delle barche più grosse. Mi pare che complessivamente abbiamo fatto la cosa giusta e che abbiamo usato le risorse pubbliche con molta oculatezza. Di questo sono contento infatti dormo serenamente. Mi spiace che una vicenda nella quale avevamo mostrato il volto di una pubblica amministrazione attenta, rigorosa e molto efficiente sia finita sui giornali per tutt’altri motivi. Resta il fatto che da liguri non abbiamo buttato via un centesimo. Per questo ho deciso di separare la vicenda amministrativa da quella politica di cui, se necessario, parlerò. In ogni caso ringrazio gli assessori Paita e Briano, i dirigenti e funzionari che hanno lavorato in condizioni difficili, le imprese e i professionisti che ci hanno aiutato».
Nel successivo dibattito sono intervenuti numerosi consiglieri
Marco Melgrati e Matteo Rosso (Pdl) sono intervenuti sull’ordine dei lavori affermando che la relazione del presidente della Giunta Claudio Burlando riguardava argomenti diversi da quelli politici e sui rapporti fra l’ex vicepresidente Fusco e l’imprenditore che aveva presentato l’offerta per il ponte. Argomenti su cui la minoranza aveva chiesto di riferire e che lo stesso segretario regionale del gruppo maggioritario, il Pd, aveva segnalato.
Il presidente del Consiglio regionale Rosario Monteleone ha replicato affermando che dopo un primo giro di dibattito Burlando sarebbe intervenuto nuovamente per rispondere alle questioni poste dai consiglieri e che dopo la sua risposta sarà dato modo ai consiglieri di replicare alle considerazioni politiche del presidente Burlando.
Alessandro Benzi (Federazione della Sinistra) ha giudicato pretestuose le critiche della minoranza: «Il fatto che il presidente della Giunta avrebbe svolto comunicazioni per spiegare le procedure di gara era una scelta condivisa in Ufficio di presidenza».
Marylin Fusco (Idv) ha detto: «È arrivato il momento della verità . Ringrazio Burlando di aver fatto chiarezza sulla vicenda della Colombiera, io voglio chiarire che i miei comportamenti non sono mai stati definiti illeciti dalla magistratura che non mi ha inquisito né inviato avvisi di garanzia. Tutto é avvenuto alla luce del sole. Conosco Giordano Rosi da molto tempo: era stato presidente dell’Anci nazionale e dell’Anci Toscana e sono molto legata a sua figlia Maria Cristina, nota farmacista di Pistoia. Mai mi aveva chiesto nulla su fatti relativi al territorio ligure. Del resto quanti politici non hanno amicizie con imprenditori? Ed è forse un reato avere amici imprenditori visto che sono cittadini come gli altri? Del bando per il ponte non me sono occupata: non era di mia competenza, Dei particolari e degli sviluppi della vicenda sono venuta a conoscenza in Giunta al pari degli altri assessori e non ho mai interceduto a favore di Giordano Rosi rivelando cose che, per altro, non conoscevo. In quanto al ricevimento a casa mia dell’imprenditore è stato un caso dovuto, tra l’altro, alle mie cattive condizioni di salute in quel periodo. Se fece quelle telefonate, esse non possono essere imputate alla sottoscritta, che mai è stata a conoscenza delle sue attività che hanno dato luogo all’inchiesta “untouchableâ€. Non sono coinvolta in questa inchiesta, tuttavia sono disposta a cambiare la mia posizione in commissione uscendo da quella urbanistica e territorio e questo nonostante che la natura delle commissioni sia di natura legislativa e di indirizzo dimostrando,così, una sensibilità non comune – e ha domandato – Quanti consiglieri seguono commissioni relative al proprio settore lavorativo? Io non ho nulla da temere, tutto si è svolto alla luce del sole. Possibile che nessuno trovi anomalo questo assalto mediatico nei confronti di una persona che non ha avuto alcun avviso garanzia? Si pubblicano stralci di conversazione con un’abile operazione di sartoria finalizzata a gettare fango e a minare la credibilità di persone per bene. Come mai non vengono pubblicati quegli stralci di conversazione che dimostrano che l’amicizia risale a molti anni fa e che riguarda in particolare la figlia Maria Cristina? È evidente che pubblicare quelle cose in quel modo può portare i lettori a conclusioni fuorvianti. Sono state, al contrario, sottovalutate relazioni private che prescindono dalla politica. Sono, quindi, amareggiata. Non pensavo si potesse arrivare a tanto e vivo una situazione surreale e incredibile. Mi sembra di stare nel processo di Kafka – ha concluso – ma io non voglio fare la fine di Joseph K. che alla fine si uccide senza conoscere le accuse che gli vengono rivolte. Ricordo che in base alla Costituzione il diritto alla difesa è inviolabile».
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente), dopo aver fatto un richiamo ai politici onesti, affinché si impegnino al massimo per far comprendere ai cittadini che in politica esistono ancora persone con un profondo senso dell’onestà e della coerenza e si sentono vicini alla società civile, ha detto:«L’ex presidente, già finita nei guai giudiziari per la vicenda del porticciolo di Ospedaletti, ora risulta coinvolta in un’altra strana vicenda di una gara d’appalto in cui ha avuto contatti ripetuti con un costruttore interessato. Certamente nulla di penalmente perseguibile, ma sul piano strettamente politico questo comportamento risulta più che censurabile. Riconosco a Burlando di aver, non solo bloccato la gara in questione, ma di aver addirittura risparmiato milioni di euro. Ora è evidente che sulla vicenda Fusco deve subito esser fatta chiarezza, affrontando e risolvendo nel più breve tempo possibile ogni sospetto, non trascurando quello prettamente morale ed istituzionale che deve coinvolgere tutte le forze politiche ed in primis quelle che hanno l’onere del governo locale». Ha continuato: «Al costruttore Rosi stava particolarmente a cuore l’appalto per la realizzazione del ponte sul Magra. Parrebbe esistere, inoltre, una particolare amicizia da parte dell’ex assessore all’urbanistica verso il mondo dell’imprenditoria a cominciare dal suo evidente appoggio all’avvocato Marina Acconci imprenditore a capo del progetto outelet a Brugnato . Non sono passate inosservate le sue prese di posizione a favore del maxi porto turistico di Marinella, progetto particolarmente contestato dalle associazioni degli ambientalisti. Non pare aspetto secondario sottolineare che tutte le proposte di legge in materia di urbanistica seguite in prima persona da Fusco prevedano, con continuità spaventosa, l’incentivazione alla cementificazione del territorio. Non possono essere dimenticati i rapporti della Fusco con uno dei gruppi di brokeraggio assicurativo più importante d’Italia: la stessa Fusco è stata anche dipendente di una sociètà appartenente alla Galassia dello stesso gruppo, dalla quale risulta tuttora essere in aspettativa. Ha concluso il consigliere: «Come ha fatto con un editoriale il direttore del Secolo XIX, anche io mi chiedo fino a quando Di Pietro potrà tollerare che l’immagine sua e quella di tanti militanti sia sporcata da quello che pare non essere altro che un clan affaristico di periferia. Inoltre, il Pd e il presidente della giunta non possono dimenticare che uno dei loro alleati più significativi in Regione risponde a logiche che con la politica ed il bene pubblico non hanno niente a che fare»
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto- Riformisti italiani): «Questa non è un’aula giudiziaria e dobbiamo esaminare fatti che hanno rilevanza sotto il profilo politico. Burlando rappresenta una maggioranza politica e non può lavarsi le mani di quanto sta accadendo. Il consigliere Fusco dichiara di essere estranea ai fatti. Ma esistono circostanze di opportunità . Se l’imprenditore in questione è un amico di famiglia e da casa sua ha fatto le telefonate riportate dalla stampa, questi fatti non sono di per se stessi elemento di illegalità , ma senz’altro sono oggetto di valutazione di opportunità . Lei appartiene ad un partito che si dichiara paladino della legalità . Ma quello stesso partito di fatto l’ha abbandonata. L’ha sostituita in giunta. E’ ovvio che tutta questa vicenda apre un problema politico all’interno della maggioranza stessa e penso che la questione non finirà qui. Politicamente oggi bisogna fare chiarezza. Se così non sarà , non crediamo certo di essere al sicuro. Sono cadute giunte che nessuno sino a poco tempo prima poteva immaginare cadessero »
Matteo Rosso (Pdl) ha premesso: «Il partito della Fusco ha creato un clima di odio feroce, aizzando spesso le folle». E’ quindi sceso nel merito della vicenda dibattuta: «Finora, leggendo le intercettazioni riportate dalla stampa, non è emerso nulla di penalmente rilevante, ma certe telefonate partono da casa dell’allora vicepresidente della Regione. Il presidente Burlando avrebbe dunque dovuto dire con chiarezza che si dissocia da simili comportamenti. Avrebbe dovuto difendere l’Ente, prendendo con chiarezza le distanze. Ho letto che il Gip vieta all’imprenditore Rosi di trattare con la Regione Liguria per rapporti sospetti. Questo mi pare sia un fatto umiliante per la nostra Regione, che dovrebbe indurre il presidente a prendere le distanze, con i fatti». Ha continuato: «Chiedo al presidente di farsi garante: deve garantire che ha parlato con tutti i membri della sua giunta ed ha appurato che non ci sono stati non solo atti illegittimi, ma neppure inopportuni. Nelle intercettazioni ho letto sui giornali che si chiama in causa l’assessore Paita. Mi preme avere su questo punto rassicurazioni e chiarezza».
Edoardo Rixi (Lega Nord) ha premesso di aver apprezzato l’intervento di Marylin Fusco, teso a spiegare la sua posizione sulla vicenda e ha continuato: «La ringrazio di aver accettato di ritirarsi dalla commissione urbanistica. Ho ritenuto, peraltro, non molto elegante entrare in quella commissione il giorno successivo a quello delle sue dimissioni da assessore all’urbanistica. Mi spiace soltanto ci sia voluto un problema nuovo, rispetto a quello già dibattuto la settimana scorsa, per arrivare a questo comportamento. Burlando nelle sue comunicazioni ha detto che conosce alcuni aspetti della vicenda, ma altri no. Io ritengo che il presidente avrebbe dovuto comprendere che ci sono state situazioni anomale. Credo che il presidente abbia gestito la vicenda in maniera trasparente, ma non poteva non comprendere che c’erano dei problemi. Mi pare incredibile che non abbia mai avuto un colloquio franco con alcuni dei suoi assessori. Trovo poi sbalorditivo che nel giro di 24 ore, dopo le dimissioni di Fusco, l’abbia sostituita e abbia assegnato la delega all’urbanistica ad una persona di Idv. E a distanza di un settimana ci troviamo ad affrontare un problema simile». Rixi ha quindi puntualizzato: «Forse meglio sarebbe stato se Burlando avesse portato a sé la delega o, comunque, se si accorpasse questa delega ad altre, rendendo la giunta più snella, considerato poi il clima di spending rewiew che stiamo vivendo». Ha concluso: «Certi errori si ripercuotono sull’intera classe politica. Mi chiedo se non sia mai possibile intervenire prima che intervengano le procure. Non si sa mai nulla all’interno di un giunta di quanto sta accadendo?.Con questi comportamenti stiamo disintegrando il Paese. Per quanto mi riguarda, sono pronto a riconfrontarmi con le elezioni in Regione Liguria. Mi chiedo per quale ragione è stata assegnata di nuovo la delega all’urbanistica a Idv, quando sappiamo che il segretario regionale del partito è Paladini, marito della Fusco» .
Antonio Miceli (Pd): «Esaminando la vicenda, non si può che partire dalla relazione del presidente Burlando che, con il suo operato, ha consentito il risparmio di diversi milioni di euro, e la realizzazione di un ponte in tempi strettissimi, indispensabile per la comunità . Si è trattato di una prova di efficienza. Ai cittadini dobbiamo dire chaiaramente che la Regione ha ben amministrato i soldi , che ha svolto un lavoro prezioso. E questo è molto importante in un momento, in una fase difficile attraversata dai cittadini e dalla politica». Ha precisato: «Il chiarimento di oggi non ha nulla a che vedere con le indagini. La funzione dell’istituzione regionale è quella del dibattito politico. E Fusco ha avuto occasione di riferire in aula il suo punto di vista. Alcune cose che sono state riferite in aula aiutano a chiarire che la frequentazione con l’imprenditore in questione è datata e, comunque, il fatto di frequentare imprenditori, non è da considerarsi reato. Ma devo dire con altrettanta chiarezza che ho trovato quantomeno inopportuno il fatto che, nonostante la frequentazione abituale, ci sia stato una coincidenza fra alcune telefonate fatte dall’imprenditore e un colloquio appena avuto con Fusco. Credo che il giudizio di inopportunità sia confermato dalle cose finora emerse. Vengo ora alla questione politica posta, Non credo debbano essere modificati i rapporti all’interno della maggioranza. Credo, anzi, che ora la maggioranza debba trovare uno slancio ed una vitalità nuovi. La maggioranza, dunque, deve continuare la propria attività amministrativa. Credo infine vada sottolineato il fatto che Fusco ha rassegnato dimissioni dalla giunta e dalla commissione urbanistica . Si tratta di gesti apprezzabili».
Marco Melgrati (pdl) ha detto: «L’intervento del presidente Burlando è surreale e più surreale quello della consigliera Fusco. Perché qui non siamo in aula di giustizia. Non ci interessano i suoi rapporti, non siamo giornalisti e non vogliamo giustificazioni. Ho già dichiarato che il nostro è un partito garantista, a differenza di quello a cui appartiene Fusco. Noi siamo qui, invece, per criticare la non-difesa da parte di Burlando che ha subito liquidato il suo assessore pur sapendo che non aveva responsabilità e lo ha ribadito anche oggi. E noi avevamo già stigmatizzato questo aspetto molto grave. Non abbiamo nulla contro Fusco, ma siamo qui, dunque, per la questione politica e, certamente fa piacere che quest’opera si faccia con 5 milioni, ma sarebbe stato bene se questa verifica fosse fatta prima: lei, presidente, avrebbe dovuto sapere che a Genova c’era il più grande esperto di ponti d’Italia, così avremmo risparmiato di bandire un concorso e poi cancellarlo. Il problema politico, invece, l’ho posto io e mio ex capogruppo. Ma il problema è stato posto anche da Basso, Sel e Federazione della sinistra che chiedono un segnale di discontinuità da parte di questa giunta. Non mi sarei, quindi, mai sognato di chiedere le dimissioni dell’assessore Fusco, ma chiedo se non sia il caso di ridurre oggi gli assessori, quelli che non sono passati dalla via del voto, e che sono sei sui sei consentiti. Immaginiamo, infine, se si fosse creata questa situazione con pdl e lega in giunta immaginate che caos si sarebbe scatenato dai banchi della minoranza, ma noi non siamo giustizialisti e forcaioli ma vogliamo chiarezza».
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha detto: «Le dimissioni in queste contesto saranno un gesto nobile, ma le trovo un fatto spiacevole e che non nobilita. Una maggioranza non può far finta di nulla. Alla presa di distanza, non seguono decisioni politiche, non ci sono prese di distanza nei fatti. Occorre trasparenza. Oramai, del resto, sono sei mesi che, a margine della legge contro la mafia, avevo proposto un ordine del giorno che impegnava la giunta affinché le libere asl che riguardano appalti fossero pubblicate per più di 15 giorni. Nonostante questa affermazione di principio fino ad oggi no né successo nulla. Mancano, quindi, gesti concreti che aspettiamo dalla giunta. Altrimenti facciamo solo discussioni. Sull’urbanistica pongo,infine, un problema di merito: questa regione è delicatissima, non sarebbe bene, dunque, avere all’urbanistica un assessore competente, che ne sappia tanto della materia? Mi ha colpito molto, infatti, l’affermazione dell’assessore Cascino, secondo cui non potevano che scegliere lui, anche se non conosce molto la materia. Da qui emerge come la sua nomina ad assessore all’urbanistica sia stato solo un calcolo politico. Sarebbe bene avere, invece, una competenza particolare e non è accettabile attribuire un assessorato così delicato soltanto sulla base di equilibri politici all’interno della maggioranza».
Ezio Chiesa (Gruppo misto- Liguria Viva) ha detto: «Tolta la relazione del presidente Burlando, puntuale e precisa rispetto a fatti, il dibattito è moscio. Nella comunicazione del presidente si capisce che la giunta e il presidente hanno operato bene e c’è stato un risparmio. La volta scorsa abbia discusso di un avviso di garanzia e oggi su fatti apparsi su giornali e io ho piena fiducia nella magistratura che ci deve dire come sono andate cose. Sull’aspetto politico, oggi la minoranza pone la questione della volta scorsa, si dibatte su garantismo e si parla dei fatti raccontati dai giornali. Sull’aspetto politico introduco io un argomento: credo ci sia dietro qualcosa a questo dibattito. Credo ci sia un attacco alla giunta Burlando perché, secondo me, questa maggioranza così composita dà fastidio a tanti. E’ un attacco portato da più parti e anche la maggioranza deve dire la sua, soprattutto il partito maggiore. Viene fuori un dibattito, infatti, dove si mette in discussione una maggioranza così vasta che crea fastidio a livello nazionale. Bisogna, quindi, che tutti ci pronunciamo se vogliamo portare avanti questa maggioranza così come è oppure se ce ne vogliamo disfare e chiedo al presidente di pronunciarsi su piano politico perché il nodo è tutto lì. Sul resto per tutti valga diritto del garantismo. E, siccome io sono per giocare con regole del gioco, se cambiamo le regola del gioco sugli assessori allora vale anche la regola dei 30 consiglieri e io la voto, poi, però, andiamo a votare».
Matteo Rossi (Sel) ha detto: «Ringrazio Burlando e la giunta, che ha dato risposte importanti al territorio subito dopo l’alluvione, ma credo che la politica debba comunque assumersi delle responsabilità , se si vuole arginare la deriva populista e questo “mantra†secondo cui tutti i politici sono uguali. Confermo, quindi, quello che ho già dichiarato: ciò che è emerso era quanto meno inopportuno e quando la collega Fusco cita l’articolo 24 della Costituzione io cito l’articolo 54 secondo cui i cittadini devono adempiere con disciplina e onore alle funzioni pubbliche a cui sono chiamati e, pur essendo garantista, ci sono casi in cui alcuni passaggi, se non sono rilevanti penalmente, sono comunque “indisciplinatiâ€. Debbo, comunque, esprimere apprezzamento per il suo gesto di uscire dalla commissione urbanistica per dare un ulteriore segnale, ma voglio evidenziare che non credo all’ipotesi del complotto, che non credo non faccia nemmeno parte della cultura del centro sinistra».
Marco Scajola (Pdl) ha detto: «Non siamo in un’aula di tribunale ma nell’aula,di un consiglio regionale dove si parla di politica e non si fanno processi e santa inquisizione ma a volte affrontiamo argomenti delicati e io voglio fare un intervento politico. Mi aspettavo di più dal consigliere Miceli in questo momento in cui leggiamo sui giornali dichiarazioni di un certo tenero e poi finisce tutto a tarallucci e vino perché il problema politico è evidente che esiste. Nel nostro paese c’è problema molto forte, di tipo politico: ci sono alcuni partiti che hanno creato il proprio consenso e sono cresciuti sul tintinnio delle manette e sulle minacce di giustizialismo, e sono molto discutibili. Sia chiaro: il disonesto deve andare in galera e la gentaglia deve essere scacciata anche dalla politica perché offende gli onesti, ma ci sono partiti che hanno fortemente alimentato questo clima e non si può, adesso, dare colpa ai giornali perché è troppo riduttivo, è troppo facile. Sarebbe opportuno, invece, che tutti i partiti facessero un passo in avanti: ciascuno deve fare pulizia in casa propria. La smettano quelle persone che si scandalizzano solo quando vengono toccate, ma quando capita ad altri si mettano sul podio, indicano i propri avversari e chiedono giustizia. Noi abbiamo certamente una cultura garantista perché riteniamo che i processi li fanno i magistrati, ma ci sono atteggiamenti veri e propri di sciacallaggio politico da parte del centro sinistra e che a lungo termine fanno male a tutta la politica. A nostro giudizio la maggioranza non è coesa, ma queste sono beghe vostre, a noi preoccupa che sia non è in grado di amministrare, altrimenti se non è in grado di amministrare, dia le dimissioni e restituisca la parola ai cittadini».
Alessio Saso (Pdl) ha detto: «Se pensiamo di indebolire il centrosinistra sbattiamo testa con un muro e mi pare però che il grande successo ottenuto per il fatto che la Fusco si ritira dalla commissione urbanistica è una cretinata. Un consigliere regionale, infatti, può partecipare a qualunque commissione e ottenere la delega per votare, quindi mi fa venire il mal di pancia leggere sui giornali che lei fa parte di questa commissione. Andrei quindi cauto sui toni eccessivi su quanto è accaduto. Certo le sue dimissioni (da assessore) sono arrivate al momento giusto e non c’è stato danno erariale per la Regione.
Ultima cosa che considero grave è il canale ascensionale che hanno trovato alcune persone e partiti che arrivano in posti chiave senza alcuna esperienza, e non mi riferisco a nessuno dei presenti. Italia dei valori è stato uno dei canali ascensionale. Ora la nuova corrente è quella dei grillini. Certo la politica vera è quella dei nostri padri costituenti ma a distanza di 70 anni dobbiamo introdurre regole più stringenti».
Il dibattito è proseguito con i seguenti interventi
Lorenzo Basso (Partito Democratico) ha affermato: : «Volevo ribadire la nostra posizione come Pd già chiarita dal capogruppo Antonino Miceli. Alla luce dei fatti e nonostante qualche sofferenza e qualche strumentalizzazione da parte della minoranza, credo sia stato utile e importante avere fatto questo dibattito. Abbiamo voluto porre un problema politico distinguendo chiaramente la responsabilità politica da quella penale. Noi come Pd abbiamo escluso di dare un giudizio sulle indagini in corso anche nei casi che hanno toccato la minoranza. L’intervento del presidente della Giunta Claudio Burlando ha chiarito fino in fondo l’utilizzo che è stato fatto dei fondi pubblici e il coraggio che ha avuto nel gestire la vicenda. Utile è stato l’intervento di Marylin Fusco che ha chiarito la natura e le circostanze in cui si sono verificati i contatti con quell’imprenditore e che si trattava di una frequentazione di lunga data. Questo ci aiuta a capire la familiarità di alcune conversazioni ascoltate, tuttavia occorre capire quando i colloqui hanno valenza personale e quando hanno impatto sull’interesse pubblico perciò ritengo inopportuna la telefonata dell’imprenditore dopo il colloquio avuto con la vicepresidente e ritengo molto apprezzabile la decisione della Fusco di uscire dalla Giunta e dalla commissione urbanistica. Dimissioni che possono contribuire a rafforzare tutta la maggioranza» .
Stefano Quaini (Idv) ha aggiunto: «L’intervento del presidente Burlando ha dimostrato che le procedure sono state chiare. Faccio i miei complimenti al presidente per la sua saggezza politica. Anche l’intervento della nostra capogruppo Fusco è stato di una limpidezza straordinaria: in un momento in cui la politica è accusata di essere attaccata alle poltrone, si è dimessa da vicepresidente e da membro della commissione. Io credo che non dobbiamo andare dietro alla demagogia strisciante e ancora una volta voglio ribadire che è sacrosanto che i tecnici stiano nelle commissioni consiliari nelle quali hanno competenza. In questo senso l’uscita della Fusco indebolirà la commissione urbanistica. Sconcertante è l’intervento di Siri che con faziosità ha parlato di cerchi magici e di bande all’interno dell’Idv. Io non faccio parte di nessun cerchio e di alcuna banda ed è ora di finirla di definire Idv come il partito del mattone. Quaini ha aggiunto che il suo gruppo non ha intenzione di mettere in discussione la maggioranza e il percorso iniziato. Stiamo attenti alla demagogia strisciante» .
Armando Ezio Capurro (Noi con Burlando) ha polemizzato con Marco Melgrati (Pdl) per l’affermazione che si sono tolti gli assessori esterni da «in mezzo ad una strada».
L’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita ha aggiunto: «Personalmente non ho nulla da chiarire, ma è doveroso precisare che dovevamo realizzare in una situazione difficile e con pochi soldi un ponte che era crollato già due volte. Il vicepresidente Fusco mi consigliò di consultare un tecnico esperto in maniera di ponti, io non ritenni giusto contattarlo personalmente perché credo vadano distinti gli aspetti tecnici da quelli politici. Il contatto lo ha avuto invece il dirigente Poggi».
Il presidente della Giunta Claudio Burlando ha replicato: «Quando ho letto domenica l’editoriale del Secolo XIX volevo rispondere immediatamente ma, appreso che c’era una richiesta di dibattito da parte dei consiglieri di minoranza, ho deciso di replicare in aula: mi sembrava uno sgarbo dare risposta al Secolo e non ai consiglieri. Ho raccontando la vicenda sul piano amministrativo per dissipare ogni ombra anche di carattere etico. Ovviamente mi aspettavo che ne scaturisse un dibattito politico. Qui i dibattiti spesso sono surreali: l’altra volta mi avete accusato di aver accettato le dimissioni del vicepresidente Fusco, questa volta chiedete addirittura di cacciare tutto il partito. L’ho già detto: in occasione delle sue dimissioni non ci siamo parlati. Fusco ha fatto autonomamente le sue scelte e le ha comunicate in una conferenza stampa è quindi fuori luogo l’accusa di essere pilatesco. C’è un attacco alla politica e siamo solo all’inizio, ma la colpa della distruzione della credibilità della politica è nostra non di Grillo. La colpa è di una politica che non ha saputo fare argine al malaffare e allo spreco: ci sono le vicende degli appalti a Milano, c’è chi si compra la casa con i soldi del gruppo, la Lega con i suoi guai. La gente sta male per la crisi e rischia di reagire con i forconi. Si deve avviare un processo forte di rigenerazione della politica e ciascuno lo deve fare a casa sua. Detto questo, credo di poter dire che in questa Regione si affrontano questioni delicate con efficacia e serietà . L’Idv nel 2010 è diventato il secondo partito della coalizione e mi sembra normale che il secondo partito assuma la vicepresidenza: è una questione di democrazia. Se emergono fatti che consigliano passi indietro da parte di singoli consiglieri si fanno, ma riguardano questi consiglieri non tutto il partito. Sono stato io a dire che volevo che l’Idv mantenesse la stessa rappresentanza in giunta, l’unico cosa che non accettavo era che si nominasse un assessore esterno. Se io avessi dato la delega all’urbanistica escludendo per principio ognuno dei 4 componenti del gruppo dell’Idv avrei rotto il rapporto con quel partito al punto che sarebbe stato più giusto dare le dimissioni. Questo era il quadro politico della maggioranza e credo che vada mantenuto per tutta la legislatura. In generale i cambi di casacca fra maggioranza e opposizione e anche dentro la stessa maggioranza non mi piacciono. Veniamo alla vicenda di oggi. Ho detto cosa è successo e lo ha detto anche la Fusco. L’idea che mi sono fatto è che questo imprenditore abbia cercato sponde in Regione. Ma devo anche dire che non le ha trovate. Io ho deciso e non ho subito pressioni di sorta. Vorrei dire anche che quando si fa il mestiere dell’amministratore non basta comportarsi bene: in certi momenti bisogna non dare adito ad altri di pensare che non ci si sta comportando bene. Ho ripensato la mia vicenda del ’92: io mi comportai bene, ma le cose andarono come andarono e ho imparato che non bisogna dare adito, mai. In certe occasioni non devi vedere alcune persone. Se io avessi assegnato quell’appalto a quell’imprenditore ora sarei nei guai fino al collo pur non avendo avuto alcun interesse: non solo non bisogna fare favori a qualcuno ma neppure si deve dare l’impressione di farli».
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto – Riformisti italiani) ha chiesto formalmente al presidente Burlando di «sospendere Idv dalla Giunta fino a che i fatti non raggiungano una certa chiarezza. Siamo un’assemblea politica – ha spiegato – eppure si cerca di sfuggire ai nodi politici parlando d’altro. Burlando è molto abile, ma non si sottrae al fatto che la questione del rapporto fra Fusco e l’imprenditore di Pistoia è simile a quella fra Daccò e Formigoni. Fusco, proprio perché amica di lunga data di quell’imprenditore, doveva evitare che lui facesse da casa sua telefonate ambigue. Sono questioni di opportunità e la questione di opportunità in politica è fondamentale. Bisogna fare chiarezza: non possiamo fare finta che sia successo nulla: Idv è il secondo partito di questa maggioranza, non si tratta di un fatto marginale. Purtroppo il Pd prende posizioni diverse a seconda se sta in maggioranza o all’opposizione. Per questo chiedo formalmente al presidente un atto di coraggio nel gestire questa crisi. Non ci sarebbe l’antipolitica se ci fosse nel paese la buona politica per questo, in nome della buona politica, le chiedo di sospendere Idv dalla Giunta fino a che i fatti non raggiungano una certa chiarezza. L’Idv è il secondo partito di questa maggioranza occorre dare un segnale all’opinione pubblica altrimenti l’onda dell’antipolitica ci travolgerà ».
Aldo Siri – Liste civiche per Biasotti presidente, si è associato alle richiesta di Della Bianca di sospendere Idv dalla Giunta e ha ringraziato Burlando «per aver permesso di recuperare risorse economiche servite a due comuni che sono volano per il turismo ligure». Dopo aver ricordato in aula che «non ha padrini né padroni», ha poi meglio specificato in una conversazione con i giornalisti che l’onorevole Sandro Biasotti sarebbe stato contatto dall’onorevole Giovanni Paladini il quale avrebbe lamentato i toni dell’intervento del consigliere Siri nei confronti dell’ex vicepresidente e assessore all’urbanistica Marylin Fusco, moglie di Paladini stesso. Siri ha spiegato che Biasotti non è intervenuto su Siri ma che lui è venuto a sapere ugualmente del fatto. Secondo Siri, è la seconda volta che si verifica una cosa del genere: la prima sarebbe avvenuta in occasione dell’approvazione del piano casa quando Siri definì Marylin Fusco «la Circe del piano casa».
Edoardo Rixi (Lega Nord), sulla scia di quanto detto in precedenza da Siri, ha segnalato «che in parlamento sono state fatte pressioni riguardanti il dibattito in atto in quest’ aula. Ci sono dunque pressioni parlamentari per far cambiare le dichiarazioni in questa sede. Si tratta di un fatto gravissimo. Immagino, allora, quali pressioni possano esserci in certi casi sulla giunta. Chiedo a Burlando di farsi garante affinché certi fatti non accadano. Mi associo alla richiesta del consigliere Della Bianca, i particolare per quanto riguarda la delega in materia di urbanistica».
Il presidente del Consiglio, Rosario Monteleone, si è soffermato sulla questione, ed ha ribadito: «invito chiunque ritenga di aver subito indebite interferenze di farlo presente nelle sedi opportune ».
Roberto Bagnasco (Pdl) ha detto : «Ritengo che le questioni di natura giudiziaria vadano affrontate in altra sede e sono d’accordo con il capogruppo Melgrati quando chiedeva al presidente Burlando un intervento politico, anche se devo dire che quello tecnico è stato convincente. Della sua replica apprezzo che abbia riconosciuto che la crisi della politica riguarda tutti gli schieramenti un po’ meno il tono paternalistico con cui ha replicato alle obiezioni della minoranza. Credo che in questa situazione abbia avuto un ruolo importante la Corte dei conti e bene ha fatto Burlando, e ldo dico da amministratore, a rivolgersi tempestivamente a questo organismo».
Matteo Rosso (Pdl) ha aggiunto: «Io credo che in certi ruoli occorre avere il senso dell’opportunità perché, come si dice, non solo Cesare ma anche la moglie di Cesare deve apparire onesta. Credo quindi presidente che di fronte a certi fatti lei deve dare segnali molto forti e molto duri e non si può ignorare la segnalazione che arriva dalla procura toscana. Lei si deve fidare ciecamente dei suoi assessori e oggi è stata per me una giornata triste: da quella parte politica deve venire, quindi, una riflessione e doveva avere il coraggio di dire pubblicamente a una persona che così non va bene e che occorre attenzione e correttezza da tutte le parti ma certamente, se fosse avvenuto in un partito diverso avrei avuto un’altra attenzione diversa. Spero che vorrà cogliere questa occasione per dire a tutti i suoi di aver sempre un comportamento corretto trasparente»..
Alessio Saso (Pdl) riferendosi all’intervento del consigliere Rixi ha commentato: «Se uno ha referente politico che telefona e può essere Vendola per Rossi o Bersani per Basso è davvero una pressione indebita? Se un leader politico o parlamentare che ha una relazione con un consigliere gli telefona per esprimere una sua impressione su un intervento, non credo si debba parlare di pressione indebita, mi sembra che ragionando così andiamo un passettino sempre più vicino al baratro».
Gino Garibaldi (Pdl) dopo aver ricordato il ruolo di commissario per l’alluvione ricoperto da Burlando, ha aggiunto: «Ritengo che forse per fare politica è bene fare l’amministratore perché forse ci renderemmo conto di più delle situazioni. Lei presidente era commissario quindi era uno che prende decisioni e io rivendico questa politica che non decide solo di apparire, noi oggi non abbiamo risolto nulla ma domani andremo sui giornali, invece credo che dobbiamo sporcarci le mani. Facciamo un esame di coscienza, da questa giornata ho capito che dovrò portare avanti il mio impegno nella trasparenza e devo mettermi nelle condizioni di assumere i doveri che la politica richiede e attenzione perché lo scontro politico, se non è mirato al bene, porta delle conseguenze».
Maruska Piredda (Di Pietro-Italia dei Valori) ha detto: «Ho sentito oggi in quest’aula tutto e il contrario di tutto e mi vedo costretta a intervenire e faccio il paragone fra quanto succede in Regione Lombardia e il caso Fusco. Sul caso di Ospedaletti il nostro assessore ed ex presidente si è dimesso dopo neanche 24 ore, oggi il caso di cui parliamo riguarda un fatto su cui il magistrato si è già espresso, nonostante pedinamenti e intercettazioni, e ha rilevato che non ci fosse nessun capo di imputazione. Questo è un fatto ben diverso dal caso Formigoni per il quale c’è un’indagine della magistratura in corso, io credo quindi che qui si stia facendo un processo politico e mediatico. Voi giustamente avete parlato di quello che le persone potrebbero pensare su fatti che emergono in politica e ricordo che in Regione Lombardia ci sono 14 di cui uno condannato in primo grado e fra i banchi della maggioranza, perché lì voi siete in maggioranza, non è emersa nessuna sorta di preoccupazione per quello che la gente poteva pensare». E ha aggiunto: «Voi qui, invece, vi preoccupate di un fatto dove non c’è’ indagine e chiedete al presidente che un partito di maggioranza sia escluso dalla stessa». Sulla tenuta della maggioranza ha aggiunto: «Questa maggioranza è unita per quel che ci riguarda e dovrà andare avanti così. E’ chiaro che se emergerà qualcosa di oggettivo per cui abbiamo sbagliato siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità . Ringrazio Basso di aver chiesto chiarimenti perché ha dato la possibilità a tutti di dare spiegazioni, ma le nostre spiegazioni non vengono date perché richieste, ma per un senso di rispetto per il partito e gli elettori: da parte nostra, infatti, non c’è problema e siamo disponibili a fornire sempre le spiegazioni del caso».
Marco Melgrati (Pdl) ha detto: «Oggi non siamo riusciti a smascherare la vera tensione politica all’interno della maggioranza. Ad ogni buon conto qualcosa è avvenuto all’interno della maggioranza: qualcosa si è rotto: Niente sarà più come prima».
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha lamentato il fatto che si poteva discutere in maniera più approfondita della riassegnazione delle deleghe. «Aver riassegnato la delega all’urbanistica al medesimo partito che l’aveva prima, – ha detto – senza altre considerazioni se non il peso politico, mi pare meriti una riflessione. Chiediamo che la questione venga ripensata».
Sistema centralizzato degli acquisti per il servizio sanitario regionale
Con 21 favorevoli e 9 astenuti (centrodestra) è stato approvato il disegno di legge: “Revisione del sistema centralizzato di acquisti di beni e servizi del Servizio Sanitario Regionale e riorganizzazione dell’Agenzia Sanitaria Regionale. Modifiche alla legge regionale 7 dicembre 2006, n.41 (Riordino del Servizio Sanitario Regionale) e alla legge regionale 18 dicembre 2006, n. 42 (Istituzione del Sistema Informativo Regionale Integrato per lo sviluppo della società dell’informazione in Liguria)â€. E’ stato approvato un emendamento sottoscritto da Luigi Morgillo e Marco Melgrati (Pdl).
In base alla legge, l’Agenzia Sanitaria Regionale sarà un ente strumentale della Regione dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia amministrativa, patrimoniale e gestionale.
L’Agenzia svolgerà funzioni di supporto e di consulenza tecnica all’organizzazione regionale e approvvigionamento di beni e servizi per le Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale, quale Centrale Regionale di Acquisto.
In particolare le Aziende e gli Enti del Servizio Sanitario Regionale si dovranno obbligatoriamente avvalere per l’acquisto di beni e servizi, dell’Agenzia, quale Centrale Regionale di Acquisto, in funzione di Centrale di committenza. Nella sua funzione di Centrale Regionale di Acquisto, sarà competente in via esclusiva per l’approvvigionamento di beni e servizi, per conto delle Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale, di importo pari o superiore a quarantamila euro ivi compresi i servizi inclusi in convenzioni Consip, fatte salve eventuali deroghe concesse dalla Regione e il fatto che, in base alla legge regionale 42/2006, la società Datasiel, in qualità di amministrazione aggiudicatrice, acquisisce i beni e i servizi informatici e telematici per la Regione Liguria e i soggetti appartenenti al SIIR.
Per l’approvvigionamento di beni e servizi di importo inferiore a quarantamila euro, le Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale possono provvedere direttamente.
La Regione utilizzerà inoltre l’Agenzia per realizzare studi, ricerche, istruttorie di progetti e servizi di controllo utili alle strutture regionali per l’esercizio delle funzioni in materia di governo clinico, di valutazione dei bisogni sanitari e sociosanitari, delle tecnologie sanitarie e del rischio clinico, di prevenzione, di epidemiologia, di accreditamento delle strutture e di ricerca, anche in collaborazione con l’Università di Genova e con altre istituzioni a livello nazionale e internazionale che operano sui temi strategici della ricerca e dell’innovazione.
Nei confronti delle Aziende sanitarie e degli Enti del Servizio Sanitario Regionale, l’Agenzia emanerà atti di indirizzo e svolgerà funzioni ispettive.
Le strutture organizzative preposte alle funzioni di approvvigionamento di beni e servizi esistenti presso le Aziende sanitarie locali e gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico sono soppresse al termine delle procedure di gara in corso e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2013.
Resta nell’ambito dell’autonomia e della potestà di organizzazione di tali Aziende e Istituti l’individuazione di strutture preposte alle funzioni economali e all’approvvigionamento di beni e servizi nonché alla gestione dei contratti, alla fatturazione, alla liquidazione e ai pagamenti derivanti dalle procedure di approvvigionamento di beni e servizi effettuate dall’Agenzia.
L’Azienda sanitaria locale n. 3 assicura all’Agenzia, senza ulteriori oneri per la Regione e per il Servizio Sanitario Regionale, le funzioni relative ad affari generali, personale, bilancio.
L’Agenzia avrà un Comitato di indirizzo che supporterà il direttore dell’Agenzia con esclusivo riferimento alle attività di supporto e di consulenza tecnica all’organizzazione regionale negli incarichi relativi a studi, ricerche, istruttorie di progetti e servizi di controllo utili alle strutture regionali per l’esercizio delle funzioni in materia di governo clinico, di valutazione dei bisogni sanitari e sociosanitari, delle tecnologie sanitarie e del rischio clinico. Il Comitato proporrà , inoltre, indirizzi per lo sviluppo delle metodologie di governo clinico, proposte e pareri tecnico-sanitari.
Il Comitato di indirizzo sarà composto dal direttore dell’Agenzia che lo presiede e lo nomina, da due componenti scelti dal direttore dell’Agenzia, da un componente per ognuno dei collegi di direzione delle Aziende sanitarie, da cinque clinici. I rappresentanti dei collegi di direzione e i clinici saranno designati dalla Giunta regionale in modo da garantire la multidisciplinarietà dell’organo. I componenti del Comitato operano a titolo gratuito.
Il direttore articola le funzioni dell’Agenzia in aree di attività , alle quali sono preposti i dirigenti. Le funzioni di Centrale Regionale di Acquisto sono svolte da un’apposita area dell’Agenzia, denominata “Centrale Regionale di Acquisto per il Servizio Sanitario Regionaleâ€, alla quale è preposto un direttore. La funzione di Centrale Regionale di Acquisto può essere svolta anche mediante articolazione territoriale presso le Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale o presso le Aree ottimali .
La Società Datasiel, in qualità di amministrazione aggiudicatrice, acquisisce i beni e i servizi informatici e telematici senza oneri relativi alla procedura.
Personale. L’Agenzia Sanitaria Regionale ridetermina, entro il 30 novembre 2012 la propria dotazione organica con esclusivo riferimento al fabbisogno di personale relativo alle trasferite funzioni di Centrale Regionale di Acquisto. Il fabbisogno è assicurato mediante il trasferimento presso l’Agenzia stessa del personale delle Aziende sanitarie locali e Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico prioritariamente dell’area genovese, individuato attraverso un atto di ricognizione e rilevazione straordinario, adottato entro il 15 novembre 2012 dai Direttori generali delle Aziende e Istituti interessati e riferito al 30 giugno 2012. Entro tale data le Aziende e gli Istituti interessati riducono conseguentemente le proprie dotazioni organiche.
Il personale che, alla data di entrata in vigore della legge, risulta in servizio presso la Centrale Regionale di Acquisto è trasferito d’ufficio all’Agenzia Sanitaria Regionale. I trasferimenti di personale iniziano a decorrere dal 1° gennaio 2013 secondo il contingentamento stabilito dall’Agenzia Sanitaria Regionale e si concludono entro il 31 dicembre 2013.
L’attuale Centrale Regionale di Acquisto è sciolta e posta in liquidazione.
Le procedure di gara in corso sono portate a compimento dall’Azienda o Ente del Servizio Sanitario Regionale che le aveva avviate. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge, tutte le procedure di gara dovranno essere avviate dall’Agenzia Sanitaria Regionale in funzione di Centrale Regionale di Acquisto, fatte salve eventuali deroghe che la Regione può autorizzare entro il termine massimo del 31 dicembre 2013.
Nei casi previsti dalla spending review ((articolo 15, comma 13, lettera b) del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario) convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135)), le Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale o le Centrali regionali di committenza propongono ai fornitori la rinegoziazione dei relativi contratti ed esercitano, in caso di mancato accordo, il diritto di recesso.
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto – Riformisti italiani) ha motivato l’astensione: «Pur riconoscendo il buon spirito del provvedimento, che va nella giusta direzione, è indispensabile che ci sia un monitoraggio costante quando vengono varati provvedimenti che hanno il fine di ridurre le spese. Se quest’ultimo viene meno, la legge viene vanificata».
Disciplina degli orari, dei turni e delle ferie delle farmacie
All’unanimità è stato approvato il Disegno di legge n. 234 “Disciplina degli orari, dei turni e delle ferie delle farmacieâ€.
Il provvedimento prevede alcune novità relativamente agli orari di apertura delle farmacie e sull’organizzazione delle ferie, riconoscendo una maggiore autonomia ai titolari degli esercizi, nel rispetto del principio costituzionale della libera concorrenza, pur a fronte di garanzie di continuità del servizio per i cittadini.
La legge si suddivide, dunque, in due parti: la prima stabilisce i livelli minimi dell’attività e del servizio, la seconda interviene sulla programmazione del servizio e sulla determinazione dei turni.
La legge stabilisce che le farmacie urbane debbono garantire un orario settimanale complessivamente non inferiore alle quaranta ore suddiviso su almeno cinque giornate e per almeno duecentotrenta giornate in un anno. Le farmacie rurali debbono, invece, garantire un orario settimanale complessivamente non inferiore alle trentasei ore e per almeno duecentodieci giornate in un anno.
Le farmacie svolgono il servizio ordinario a battenti aperti in orari compresi tra le 8.00 e le 21.00 e, obbligatoriamente, dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00.
Nei giorni feriali l’apertura per una o per mezza giornata comporta l’obbligo di rispettare le fasce orarie definite. L’apertura per mezza giornata nei festivi comporta l’obbligo di una apertura continuata per almeno otto ore.
Nel caso in cui le farmacie intendano prorogare l’apertura oltre le ore 21.00 sono tenute a garantire il servizio notturno sino alle ore 8.00 del giorno successivo.
Nelle località turistiche o in ragione di peculiari situazioni locali il Sindaco del Comune, sentiti l’Azienda sanitaria locale e l’Ordine provinciale dei farmacisti territorialmente competenti, può estendere la fascia oraria fino alle ore 22.00. L’apertura oltre il predetto termine comporta l’obbligo di effettuare il servizio notturno.
Nei giorni e nelle ore di chiusura delle farmacie il servizio diurno deve essere assicurato da almeno una farmacia ogni 20.000 abitanti e, comunque, da almeno una farmacia per ogni ambito territoriale. Il servizio diurno può essere assicurato anche da una sola farmacia ogni due ambiti territoriali limitrofi, dopo aver ottenuto il parere favorevole dell’Azienda sanitaria locale e dell’Ordine provinciale dei farmacisti territorialmente competenti.
Il servizio diurno nel Comune di Genova è assicurato da almeno una farmacia ogni quarantamila abitanti. Il servizio notturno in linea generale è assicurato da almeno una farmacia ogni ottantamila abitanti e, comunque, da almeno una farmacia ogni due ambiti territoriali limitrofi.
Il servizio notturno, invece, nel Comune di Genova è assicurato da almeno una farmacia ogni duecentomila abitanti ed è svolto dalle ore 21.00 fino alle ore 8.00 del mattino seguente.
Il servizio notturno può essere assicurato da una o più farmacie in modo permanente o a rotazione e farmacie durante il servizio notturno possono assicurare, con oneri a loro carico, la consegna a domicilio dei medicinali.
Acquisito il parere favorevole dell’Azienda sanitaria locale e dell’Ordine provinciale dei farmacisti territorialmente competenti, il Sindaco può autorizzare ulteriori periodi di ferie rispetto a quelli già programmati dal titolare.
Nel caso in cui non siano garantiti i livelli minimi di attività e di servizio l’Azienda sanitaria locale, sentito l’Ordine provinciale dei farmacisti, prevede una turnazione delle farmacie tale da raggiungere i livelli minimi di assistenza farmaceutica richiesti.
L’Azienda sanitaria locale, acquisito il parere dell’Ordine provinciale dei farmacisti, procede sulla base delle scelte operate dai titolari alla stesura per ogni Comune del calendario annuale degli orari di apertura e chiusura e dei turni di servizio delle farmacie.
I calendari sono trasmessi entro il 30 novembre ai Comuni per il loro recepimento entro il 31 dicembre di ciascun anno.
La legge prevede una serie di sanzioni per eventuali inadempimenti
La legge, per quanto riguarda la programmazione del servizio farmaceutico e la determinazione dei turni entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria
La parte relativa ai livelli minimi di servizio entra in vigore il 1° gennaio 2013.
Roberto Bagnasco (Pdl) ha espresso soddisfazione per il provvedimento, «grazie al quale – ha detto – la Regione arriva per prima nell’adeguamento a livello locale alle normative nazionali. Si rivoluziona il mondo delle farmacie. Si tratta di un successo che va senz’altro a tutto vantaggio dei cittadini. Non dimentichiamo che la farmacia è un importante punto di riferimento, soprattutto per le categorie più disagiate. Ritengo, al contrario di quanto è stato detto da qualcuno questa mattina, che avere dei commissari che conoscono la materia, rappresenti un fatto qualificante. Questa legge farà testo a livello nazionale».
Stefano Quaini (Di Pietro-Idv) ha ribadito : «Questa legge pone la Regione ai vertici nazionali. Norma un importante settore e lo fa lavorare al meglio. Tiene conto delle realtà territoriali disagiate. La legge è frutto di un percorso partecipato con le sigle sindacali e di categoria».
Sanzioni a carico dei viaggiatori per mancanza o irregolarità del titolo di viaggio
Con 23 voti a favore e 8 astenuti (centro destra) è stato approvato il Disegno di legge n. 237: “Sanzioni amministrative a carico dei viaggiatori per mancanza o irregolarità del titolo di viaggio e relative norme di applicazione. modifica della legge regionale 9 settembre 1998, n. 31 (norme in materia di trasporto pubblico locale e della legge regionale 4 luglio 2007, n. 25 (Testo unico in materia di trasporto di persone di persone mediante servizi pubblici non di linea)â€.
Il provvedimento inasprisce le sanzioni per coloro che sono sorpresi senza titolo di viaggio (biglietti, abbonamenti, le tessere personali elettroniche ed ogni altro mezzo, cartaceo o elettronico, biglietto sui mezzi del trasporto pubblico locale che attesti l’avvenuto pagamento).
Per quanto riguarda il territorio ligure, l’evasione tariffaria si aggira su di una media del 10 % con una perdita per mancati introiti, per quanto riguarda il trasporto su gomma di circa 8 Milioni di Euro.
Mancanza del biglietto
La violazione deve essere commessa nell’ambito di pubblici autoservizi urbani impianti fissi, metropolitane o pubblici servizi ferroviari e prevede: il pagamento della tariffa ordinaria e una sanzione amministrativa da euro sessanta a euro duecentottanta.
Se la violazione è commessa nell’ambito di pubblici autoservizi interurbani impianti fissi, metropolitane o pubblici servizi ferroviari la sanzione prevede: il pagamento della tariffa ordinaria calcolata dal capolinea di partenza per il percorso già effettuato fino alla destinazione dichiarata dal viaggiatore e la sanzione amministrativa da euro sessanta a euro duecentottanta.
Qualora il trasgressore provveda all’oblazione direttamente nelle mani dell’agente accertante, all’atto della contestazione dell’illecito, è dovuto un importo compreso fra un terzo e due terzi della sanzione.
Se gli utenti dei servizi di trasporto pubblico locale titolari di regolare abbonamento nominativo non sono in grado di esibirlo, ma entro i cinque giorni successivi alla contestazione l’abbonamento viene presentato ai competenti Uffici aziendali, viene applicata una sanzione pari al doppio della tariffa regionale ordinaria relativa alla tratta chilometrica di riferimento. Qualora la presentazione dell’abbonamento non avvenga nel termine previsto, si applicano le sanzioni ordinarie.
Agli utenti di pubblici servizi ferroviari sprovvisti di valido e idoneo titolo di viaggio si applica il pagamento della tariffa ordinaria calcolata dalla stazione di partenza per il percorso già effettuato fino alla destinazione dichiarata dal viaggiatore la sanzione amministrativa da euro cento a euro seicento. Quest’ultima sanzione è ridotta del 50 per cento qualora il trasgressore provveda all’oblazione direttamente nelle mani dell’agente accertante, all’atto della contestazione dell’illecito.
Biglietti contraffatti
Chi esibisce titoli di viaggio contraffatti o alterati nell’ambito di pubblici autoservizi urbani, impianti fissi, metropolitane o pubblici servizi ferroviari si richiede il pagamento della tariffa ordinaria; la sanzione amministrativa da euro centoquaranta a euro quattrocentonovanta, maggiorata della tariffa relativa al titolo di viaggio esibito.
Se la violazione è commessa nell’ambito di pubblici autoservizi interurbani impianti fissi, metropolitane o pubblici servizi ferroviari la sanzione comporta il pagamento della tariffa ordinaria calcolata dal capolinea di partenza per il percorso già effettuato fino alla destinazione dichiarata dal viaggiatore; la sanzione amministrativa da euro centoquaranta a euro quattrocentonovanta maggiorata della tariffa relativa al titolo di viaggio esibito.
Agli utenti di pubblici servizi ferroviari che facciano uso di titoli di viaggio contraffatti o alterati, si applica il pagamento della tariffa ordinaria calcolata dalla stazione di partenza del viaggiatore fino alla stazione dichiarata dallo stesso; la sanzione amministrativa da euro centoquaranta a euro quattrocentonovanta, maggiorata della tariffa relativa al titolo di viaggio esibito.
Agli utenti dei servizi di trasporto pubblico locale, che presentano dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, o omettano le informazioni dovute, si applica il pagamento della differenza tra l’importo pagato e quello effettivamente dovuto; la sanzione amministrativa da euro cento a euro seicento.
I proventi delle sanzioni amministrative sono introitati dalla società che esercita il servizio di trasporto pubblico e vengono iscritti nel bilancio di esercizio come proventi del traffico.
L’importo delle sanzioni è aggiornato periodicamente dalla Giunta regionale sentita la competente commissione consiliare.
Applicazione della legge
La presente legge regionale è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria.
Non abolire il servizio di guardia medica a Bargagli e Rovegnoâ€
All’unanimità è stato approvato un ordine del giorno (primo firmatario Gino Garibaldi, Pdl ma sottoscritto da consiglieri di tutti i gruppi) che impegna il Presidente della Giunta ad adottare tutte le iniziative possibili per trovare concreta soluzione al grave problema della soppressione a partire dal mese di novembre del 2012 del servizio di guardia medica presso i comuni genovesi di Bargagli e di Rovegno nel comprensorio genovese della Valtrebbia. I consiglieri chiedono un riesame della questione con ulteriori incontri congiunti fra le parti interessate per poter verificare tutte le possibili soluzioni alfine di addivenire ad una positiva conclusione visto anche la disponibilità dimostrata dai Comuni a dare un contributo alle spese per il funzionamento e il mantenimento di servizi così importanti per la collettività â€. L’ordine del giorno sottolinea che la zona ha una popolazione di oltre 8mila abitanti in un territorio vasto e per l’80% montuoso
Assenti: Berlangieri, Conti
Quorum: 20 voti






