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La seduta odierna del Consiglio regionale

Caccia:no alla delibera per il prelievo in deroga dello storno

Si all’ordine del giorno per sollecitare la deroga a Bruxelles

E’ stata respinta con 22 voti contrari, 9 favorevoli (Francesco Bruzzone, Edoardo Rixi e Maurizio Torterolo, Lega Nord; Gino Garibaldi, Luigi Morgillo, Roberta Gasco, Matteo Rosso, Marco Scajola, Pdl; e Raffaella della Bianca del Gruppo Misto-Riformisti italiani), e 2 astenuti (Franco Rocca e Alessio Saso, Pdl), la proposta di deliberazione “ Disposizioni per l’applicazione del regime di deroga per la specie storno (Sturnus vulgaris) per la stagione venatoria 2012/2013. Applicazione del regime di deroga previsto dall’articolo 9, comma 1, lettera C, della direttiva 2009/147/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici, che aveva come proponenti Francesco Bruzzone, Edoardo Rixi e Maurizio Torterolo (Lega Nord). La proposta di delibera prevedeva la caccia dal 1 ottobre al 31 gennaio su tutto il territorio regionale, ad esclusione delle zps.Il prelievo annuale era conseguente al calcolo della “piccola quantità”, ulteriormente ridotto. Si è però deciso di affrontare nuovamente l’argomento nella competente commissione con le audizioni di parlamentari europei, al fine di superare il parere negativo espresso dalla Commissione europea in merito al prelievo in deroga, a fronte di un direttiva europea che, invece, secondo una parte dei consiglieri, di fatto lo consentirebbe.
La decisione è stata assunta con un ordine del giorno (presentato da Francesco Bruzzone, Lega Nord Liguria-Padania), approvato con 27 voti favorevoli, 2 contrari (Giancarlo Manti, Pd; Stefano Quaini, Idv) e 2 astenuti (Liste civiche per Biasotti Presidente), con il quale, inoltre, si dà mandato alla giunta e al presidente di richiedere con urgenza un incontro con la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea, la Presidenza del Consiglio dei ministri (Dipartimento per le politiche europee), il ministero dell’ambiente alla Presidenza del Consiglio dei ministri (Dipartimento per gli affari regionali) e Ministero degli Affari esteri. Al presidente e alla giunta si chiede di trasmettere ai menzionati organismi il presente ordine del giorno, con il quale si affronta in maniera analitica e tecnica la vicenda. Nel documento si rimarca, tra l’altro, che la direttiva 2009/147 nel comma 1, lettera c dell’articolo 9, prevede “di consentire in condizioni rigidamente controllate e in modo selettivo la cattura, la detenzione o altri impieghi misurati di determinati uccelli in piccole quantità” e che tale facoltà «Può essere esercitata in base ad autonome valutazioni degli Stati membri ed alle loro articolazioni territoriali, se a ciò delegate, secondo le modalità e le condizioni indicati nel comma 2 del citato articolo )». Si rimarca inoltre che la possibilità di ricorrere alle deroghe spetta agli Stati membri in linea con il principio di sussidiarietà (e alle loro articolazioni territoriali a ciò legittimamente delegate).

In apertura di seduta il Presidente dell’Assemblea legislativa, Rosario Monteleone ha annunciato che sul provvedimento è pervenuto il parere sfavorevole di Ispra e della Commissione europea. Ha inoltre ribadito che, a seguito di ricorso, il Tar lo scorso 17 ottobre ha parzialmente sospeso l’efficacia del calendario venatorio, fissando la discussione nel merito al 21 febbraio 2013.

L’assessore all’ambiente, Renata Briano ha chiarito : «Visto quanto accaduto lo scorso anno, quando la commissione europea ci aveva messo in mora per una pratica analoga e noi siamo stati costretti a ritirarla, ci siamo impegnati in commissione ad attendere il parere preventivo di Ispra e della Commissione europea, prima di sottoporre la delibera all’approvazione del Consiglio . – ha detto – I pareri pervenuti sono entrambi negativi. Di conseguenza la giunta esprime parere sfavorevole. In caso contrario la Regione Liguria rischia di essere sanzionata dall’Unione Europea. Sono però favorevole a cercare soluzioni che consentano di inserire lo storno tra le specie cacciabili. Mi sono già fatta portavoce di questa esigenza in un incontro con i rappresentanti dell’Unione europea, svoltosi a Roma»..
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) ha detto: «Una direttiva europea dice con chiarezza che è possibile effettuare la caccia in deroga, ma la Commissione europea, invece, con un parere sostiene il contrario. O l’Unione europea ha il coraggio di abrogare il punto che consente questa caccia, oppure cambi atteggiamento. Questo atteggiamento, invece, ha fatto pensare piuttosto ad una presa di posizione politica, che non alla esatta applicazione di una direttiva comunitaria. In un primo momento ci è stato risposto che mancava la necessaria documentazione. E’ stata fatta, insomma, una sorta di melina. Questa Europa – ha detto – mi fa schifo. Noi abbiamo chiesto all’Europa come attuare la deroga che, ripeto, è prevista dalla direttiva comunitaria, ma abbiamo ottenuto soltanto un parere contrario alla deroga stessa». Bruzzone ha anche rimarcato che i governi italiani in questi anni hanno fatto tutto il possibile : «Dal 26 giugno 2008 il governo ha iniziato l’iter per arrivare all’inserimento dello storno tra le specie cacciabili. Il governo italiano, a questo punto, non deve fare più nulla se non azioni politiche di protesta. L’Unione europea, invece, non si è ancora decisa a riaprire l’allegato relativo alle specie cacciabili».
Valter Ferrando (Pd), dopo aver ribadito che in questi anni la Regione ha fatto tutto il possibile per consentire l’applicazione della deroga, ha anche puntualizzato che «non si può incappare in una diffida da parte dell’unione Europea». Ha proseguito: «Non possiamo certo rischiare un’infrazione milionaria, che danneggerebbe oltremodo le casse liguri». Si è espresso, quindi, contro la delibera, dichiarandosi invece favorevole all’ordine del giorno che prevede contatti con l’Unione europea, tesi a sbloccare la situazione. Ferrando, nel corso del suo intervento, ha proposti di inserire, all’interno dell’ordine del giorno, l’opportunità di riportare la discussione in commissione con «l’audizione dei parlamentari europei per capire che cosa intendano fare per ovviare questa negligenza dell’Unione europea e dare loro un incarico esplorativo per capire quali iniziative si possano intraprendere» e ha concluso non escludendo «l’invio di una delegazione a Bruxelles».
Di altro tenore l’intervento di Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente): «Non siamo nelle condizioni di rischiare pesanti sanzioni, anche se io rispetto la posizione dei cacciatori. Io ritengo, inoltre, che quanto speso in questi anni per le vertenze in materia di caccia, poteva essere utilizzato in direzione diversa, penso a temi come l’occupazione e le infrastrutture che hanno ricadute più importanti del tema in discussione, sulla nostra regione e mi auguro che su queste questioni il Consiglio abbia la stessa attenzione che ha per la caccia ».
Ezio Chiesa (Gruppo misto – Liguria Viva) ha duramente contestato l’atteggiamento dell’Europa nei confronti dell’Italia: «L’Europa ha consentito alla Spagna la proroga di vent’anni delle concessioni demaniali e a noi no. – ha detto – Forse perché ha un occhio di riguardo per alcuni paesi e per altri no. Comunque qualche problema c’è. Per quanto riguarda l’inserimento dello storno nelle specie cacciabili, credo si potesse agire di più per chiedere la deroga non sulla base delle piccole quantità, come è avvenuto, ma sulla base del danno provocato da questi uccelli all’agricoltura. La richiesta del risarcimento del danno, infatti, spesso non viene avanzata dall’agricoltore perché comunque il pagamento non avviene. Ritengo, invece, che una quota di quanto versato dai cacciatori dovrebbe essere utilizzata proprio per questo scopo».
Giancarlo Manti (Pd) ha criticato l’attacco della Lega all’Europa: «Si tratta di un atteggiamento pretestuoso: la Lega prende a pretesto la caccia per attaccare l’Europa – ha detto – e credo sia ora di finirla con le deroghe sia riguardo alla caccia ma anche per altri argomenti Io questo non lo accetto e voterò contro l’ordine del giorno». Ha anche criticato la proposta di audizione per i parlamentari europei: «Credo – ha precisato – che dovrebbero ascoltarci su altre questioni».
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania), replicando a Manti, ha confermato che la Lega è un po’ “euroscettica”, ma ha sottolineato che «la proposta di audizione per i parlamentari europei è partita da Ferrando e, quindi, proprio dai banchi del Pd».
Sull’ordine del giorno ha espresso parere favorevole, invece, l’assessore all’ambiente, Renata Briano, ribadendo l’atteggiamento contradditorio di Ispra e Commissione europea.
Parere favorevole sull’ordine del giorno è stato espresso anche da Matteo Rossi (Sel)

Regione: ridotto il numero di consiglieri e degli assessori dalla prossima legislatura
Con 38 voti a favore e un astenuto (Roberto Bagnasco del Pdl) è stata approvata la proposta di legge n. 235 (iniziativa dell’Ufficio di Presidenza): “Modifiche agli articoli 15 e 41 della legge statutaria 3 maggio 2005, n. 1 (Statuto della Regione Liguria) sul numero dei consiglieri e degli assessori”.
La proposta di legge, composta di tre articoli, prevede la riduzione a 30 del numero di consiglieri (attualmente il limite massimo è di 50) , oltre al Presidente della Giunta regionale, e la riduzione a 6 del numero degli assessori (attualmente il limite massimo è di 12). La proposta dispone, infine, che le norme siano applicate dalla X legislatura.
Approvato con 36 voti a favore e un astenuto (Francesco Bruzzone della Lega Nord Liguria-Padania) un emendamento del consigliere Ezio Armando Capurro (Noi con Claudio Burlando) che puntualizza che il Consiglio regionale è composto “da non più di trenta consiglieri”
Il vicepresidente del Consiglio Michele Boffa  (Pd)  ha chiesto una presa di posizione unanime del Consiglio sulla questione accogliendo le modifiche «chirurgiche e obbligatorie»  di riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori. Boffa ha ricordato, da un lato, che il provvedimento è un atto dovuto sulla base di una legge nazionale che la Regione deve recepire nel proprio Statuto in tempi strettissimi con una doppia votazione, dall’altro, che modifiche più complesse richiederebbero un’analisi più circonstanziata e tempi più lunghi. A questo proposito Boffa ha ripetutamente chiesto ai consiglieri di ritirare emendamenti che toccassero altri temi rinviando la discussione sugli stessi ad un approfondimento in commissione ed evitando votazioni e contrapposizioni inopportune su temi istituzionali: «Nessuno si vuole sottrarre al necessario lavoro di restyling dello Statuto e del regolamento del Consiglio, anzi alcuni degli emendamenti presentati sono condivisibili, ma vogliamo lavorare bene alla revisione e non sull’onda emotiva di una forte pressione mediatica. D’altra parte – ha ricordato Boffa – la riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori entrerà in vigore dalla prossima legislatura». E quindi, secondo Boffa, c’è il tempo per valutarne tutte le ricadute generali.
L’appello di Boffa è stato sottoscritto dal vicepresidente del Consiglio Luigi Morgillo (Pdl)  e dal presidente del Consiglio regionale Rosario Monteleone che, di fronte all’insistenza di diversi consiglieri, in particolare Ezio Chiesa (gruppo Misto), Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania), Armando Ezio Capurro (Noi con Burlando),  ha chiesto al Consiglio di non dividersi e si è formalmente impegnato a portare in Ufficio di presidenza la proposta formale di costituzione «entro la fine del mese un gruppo tecnico- politico che affronti la revisione dello Statuto necessaria per il miglior funzionamento della Regione sulla base della riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori».
Nei suoi interventi il vicepresidente Boffa aveva spiegato che la riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori «non è stata portata in discussione prima perché alcune Regioni avevano obiettato sulla costituzionalità del decreto legge nazionale, una correttezza che invece la Corte costituzionale ha certificato».
Ma quali sono le modifiche in discussione? Boffa nel suo intervento ha ricordato: «C’è l’ipotesi di limitare a norma di Statuto il numero degli assessori esterni e qui le posizioni sono diverse, c’è l’ipotesi di eliminare la Consulta statutaria, di ridurre il numero dei membri dell’Ufficio di presidenza oggi composto da un presidente, due vice e due segretari, di accorpare l’ufficio del difensore civico con quello del garante per i minori. Alcune osservazioni sono state tradotte in emendamenti: io chiedo che questi emendamenti siano ritirati: non mi sembra opportuno caricare questa proposta di legge, via  Pdl, di altre norme che dovrebbero arrivare in aula dove dopo uno studio approfondito. Ricordo che sul fronte del risparmio siamo disponibili: il bilancio dell’assemblea legislativa è già stato ridotto del 10% senza bisogno che ci fosse imposto. Gli adempimenti previsti dal decreto legge 174 dovranno essere portati a termine entro il 23 dicembre. Tempi stretti che se non attuati porterebbero a penalizzazioni pesanti per la Regione con riduzione dei trasferimenti statali».
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente): «Credo che alcuni assessori debbano potere essere scelti fra personalità esterne al Consiglio perché per dirigere un assessorato si richiedono competenze e capacità cha a volte possono non essere presenti in Consiglio. Le Regioni, anche a causa di recenti scandali, sono diventate il capro espiatorio della politica e ciò dispiace soprattutto perché la Liguria è una delle più virtuose e vicende che si sono verificate nelle altre Regioni non hanno mai avuto analogie da noi. La politica nazionale va rivista, quindi, soprattutto sotto il profilo dell’equità. Due esempi per tutti: il problema dei non autosufficienti, e la mancanza di sensibilità sociale per gli esodati».   
Edoardo Rixi (Lega Nord – Liguria Padania) «Questo Governo – ha detto – taglia sempre gli altri ma non tocca mai gli sprechi che ha al suo interno. Fino ad oggi si è occupato di tagliare gli enti locali, già in situazione difficilissima, ma non ha toccato i ministeri dove gli sprechi sono enormi, che nella gran parte occupano edifici in affitto, ha colpito le pensioni più basse e allungato l’età pensionabile dei lavoratori, sacrificando soprattutto il Nord del paese, ma ha lasciato intatte le maxi pensioni e i maxi redditi. Si obbligano le Regioni a ridurre consiglieri e assessori ma il numero dei parlamentari resta lo stesso e il parlamento resta diviso in due camere fotocopia. Non si può dire che se non si riducono i consiglieri si taglia la sanità: quello italiano è uno Stato ricattatorio che ha perso il senso della lealtà istituzionale. Siamo di fronte ad una deriva che apre foschi scenari. La nostra Regione si è dimostrata virtuosa ma è stata molto debole dal punto di vista istituzionale: non è stata capace di  tenere la testa alta nei confronti di una politica nazionale devastante».
Alessio Saso (pdl) ha ribadito la necessità dell’Assemblea, nonostante i tagli imposti a ritrovare la propria dignità detto: «In una situazione normale questa norma sarebbe stata approvato in 4 minuti, ma così non è perché tutti abbiamo bisogno di avere consenso e di avere una identità e dire che siamo diversi dalla casta, secondo un fenomeno quasi dissociativo». E ha invitato il Consiglio a assumere questo «minimo intervento perché gli interventi di grande respiro non si possono fare al volo perché si fanno male. Noi, invece, abbiamo due anni davanti e possiamo fare quello che riteniamo giusto con i tempi richiesti per riforme più incisive».
Luigi Morgillo (Pdl) ha annunciato il ritiro degli emendamenti del gruppo per rinviare ad un dibattito successivo e più articolato ulteriori modifiche oltre a quelle previste nella proposta di legge. «Noi dobbiamo rispondere in modo chiaro ad un’esigenza reale e in questo momento di riorganizzazione istituzionale anche le Regioni sono chiamate a fare adempimenti e gli adempimenti imposti dalle norme sono la riduzione di consiglieri e assessori. Nel 2000 e ci eravamo trovati di fronte ad una profonda trasformazione imposta dalle leggi Bassanini e nella nostra regione c’è sempre stato un atteggiamento di collaborazione e di correttezza istituzionale quando si è trattato di scrivere le norme principali per il funzionamento del Consiglio e là dove ci sono organismi come l’Ufficio di presidenza, eletto in rappresentanza di tutta l’Assemblea, questo è sempre stato delegato a fare la sintesi sulle regole che devono disciplinare il funzionamento dell’amministrazione. Raccolgo l’invito del collega Boffa e sono disponibile a ritirare i nostri emendamenti perché ci siano degli approfondimenti. Per esempio sulla nostra proposta di riduzione degli assessori esterni non mi sembra ci sia accordo unanime quindi è meglio un approfondimento Sono favorevole a ritirare anche quello sull’accorpamento del Garante dei minori e anche la proposta di abolire la Consulta statutaria: io credo sia utile abolirla, perché è stato un organo terzo e utile quando abbiano dato attuazione allo statuto ma ora mi sembra che dobbiamo trasformarlo, ma anche su questo ci deve essere consenso.».
Matteo Rossi (Sel) ha accolto l’invito di Morgillo e ha criticato «la tendenza centralistica al risparmio» del governo e la riduzione del numero degli assessori agganciata a quella dei consiglieri: «Il numero dei consiglieri è legato al numero di abitanti, ma ritengo sbagliata la relazione fra assessori e consiglieri perché le funzioni attribuire alle regioni sono uguali in tutte le Regioni e gli assessori hanno le stesse competenze ovunque ed è sbagliato anche il percorso sui costi dei gruppi perché esistono lavoratori e impiegati che svolgono una funzione importantissima».
Marco Melgrati (Pdl) si è dichiarato d’accordo con Morgillo e Rossi « Oggi siamo chiamati a dare un segnale della riduzione dalla prossima legislatura tutto il resto è solo esercizio verbale e ricordo, comunque, che il gruppo Pdl in tempi non sospetti aveva presentato una proposta di legge che non poteva essere discussa immediatamente perché modifica la legge elettorale ma vaticinava quello che è successo oggi e poneva l’eliminazione del listino».
Ezio Chiesa (Gruppo misto Liguria Viva) alla fine del dibattito ha annunciato il ritiro del suo emendamento purché ci sia accordo su tale proposta prima della seconda lettura della proposta di legge.
Armando Ezio Capurro (Noi con Burlando) – che ha visto approvato un suo emendamento – intervenendo nel dibattito ha ironizzato ricordando le proposte di riforma presentate dal Pdl: «L’anno scorso propose una riforma dello Statuto per ridurre a  40 il numero dei consiglieri che era già di 40. Per inciso io sarei anche per fissare il limite a 20 per questo chiedo si stabilisca nello statuto non più di 30 consiglieri. Il Pdl propose anche l’eliminazione del listino e su questo sono d’accordo. Tuttavia credo che questa discussione doveva essere fatte insieme alla riforma elettorale regionale che reputo assolutamente necessaria. Senza di questa oggi si approva un’incompiuta.  Dobbiamo mettere mano anche alle commissioni: oggi sono 8. Ne bastano la metà» .
Gino Garibaldi (Pdl) ha espresso la propria soddisfazione ai gruppi consiliari per l’accordo raggiunto
Edoardo Rixi (Lega Nord – Liguria Padania) aveva presentato un emendamento, respinto con 31 voti contrari e 3 astenuti (Melgrati, Morgillo e Rosso del Pdl ) «La riduzione del numero degli assessori si può attuare subito», ha insistito il capogruppo della Lega rifiutando di ritirare il suo emendamento nel quale si chiedeva che il limite massimo di sei assessori entrasse in vigore già da questa legislatura rendendo così necessario un rimpasto della Giunta Burlando. Una proposta che Michele Boffa (Pd) ha definito «insostenibile e inapplicabile»  in quanto andrebbe contro la volontà del Presidente della giunta che, a norma dello Statuto vigente, ha la facoltà di nominare e revocare gli assessori.  Nella votazione l’emendamento Rixi non è stato approvato.  

Assenti: nessuno
Quorum: 21 voti

 

Modifiche alla legge sull’edilizia
Con 20 voti favorevoli, 2 contrari (Liste civiche per Biasotti Presidente) e 7 astenuti (Roberto Bagnasco, Gino Garibaldi, Marco Melgrati, Luigi Morgillo e Alessio Saso del Pdl; Francesco Bruzzone e Maurizio Torterolo, Lega Nord Liguria Padania ) è stato approvato il disegno di legge: “Modifiche alla legge regionale 3 dicembre 2007, n. 38 (Organizzazione dell’intervento regionale nel settore abitativo)”.
Sono stati approvati emendamenti proposti da Massimo Donzella (Noi con Claudio Burlando) e Matteo Rossi (Sel). Respinti diversi emendamenti presentati da Marco Melgrati (Pdl) e altri.

La legge
In base alla legge approvata, i Comuni definiscono il fabbisogno di edilizia residenziale primaria individuando le quote di Edilizia Residenziale Sociale (ERS), e di edilizia abitativa in proprietà a prezzi convenzionati. Il fabbisogno viene determinato sulla base del numero delle domande di edilizia residenziale primaria e di sostegno all’affitto inserite nelle relative graduatorie, valutando l’incidenza delle caratteristiche dei nuclei familiari e le caratteristiche socio-economiche della popolazione con riferimento in particolare al disagio abitativo. I comuni stessi, al fine di porre le condizioni urbanistiche per consentire il soddisfacimento del fabbisogno e definire la politica residenziale di ERS, nella formazione del Piano urbanistico comunale (PUC) o nella predisposizione di variante, possono stabilire la quota percentuale che gli interventi di insediamenti di edilizia residenziale sono tenuti a contribuire per il fabbisogno di edilizia sociale.
La modifica al vigente strumento urbanistico comunale prevede l’adozione della variante con una deliberazione consiliare e altri passaggi (osservazioni e controdeduzioni) e l’approvazione da parte della Regione entro centottanta giorni.
I Comuni nella elaborazione del PUC o della variante urbanistica possono prevedere anche premialità di edificabilità residenziale per ottenere una maggiore dotazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica necessaria a soddisfare totalmente o parzialmente il proprio fabbisogno e favorire la fattibilità dei relativi interventi. I dati relativi agli interventi di ERS ed alle eventuali monetizzazioni sono trasmessi alla Regione e alimentano l’Osservatorio del Sistema Abitativo.
Gli interventi di edilizia residenziale devono contribuire alla realizzazione di nuovi alloggi di Edilizia residenziale pubblica (ERP), nella misura del 10 per cento o della percentuale stabilita dal Comune e approvata dalla Regione, della superficie agibile residenziale degli edifici in progetto o del volume urbanistico residenziale. Tale quota è aggiuntiva rispetto all’entità dell’edificazione prevista dal relativo progetto di intervento. Questo obbligo può essere assolto mediante la realizzazione degli alloggi all’interno della stessa area di intervento o in altra area del territorio comunale, escluse aree agricole e di presidio ambientale.
Nel caso in cui tale obbligo venga assolto attraverso l’acquisto ed il recupero di alloggi esistenti, la quota a cui fare riferimento per assolvere al contributo dovuto è ridotta all’8 per cento ovvero della percentuale stabilita dal Comune e approvata dalla Regione, della superficie agibile residenziale degli edifici in progetto.
La realizzazione della sola quota di alloggi ERP è ammessa anche in deroga alla disciplina dei piani urbanistici vigenti e/o operanti in salvaguardia, fatto salvo il rispetto delle distanze dai fabbricati e delle altezze previste e della dotazione dei parcheggi pertinenziali e comunque delle previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico e dei Piani di Bacino.
Gli alloggi di ERP sono conferiti al patrimonio di edilizia residenziale pubblica del Comune e riservati ai cittadini residenti nel Comune da almeno due anni.
Il Comune, qualora accerti l’inidoneità di localizzazione degli alloggi di ERP nell’area di intervento o in altra area del territorio comunale, può consentire la monetizzazione a favore del Comune (che deve destinare il fondo alla realizzazione di alloggi di ERP o a interventi di emergenza abitativa), della Regione Liguria (per la programmazione regionale di ERS da sviluppare prioritariamente nello stesso Comune o nel relativo bacino d’utenza).
Sono esclusi dall’obbligo di contribuire alla realizzazione di nuovi alloggi di ERP, nella misura del 10 per cento, gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente a destinazione d’uso residenziale, gli edifici di nuova costruzione, cioè unità destinate a uso residenziale la cui superficie agibile non sia superiore a 500 metri quadrati o a 1.750 metri cubi di volume urbanistico; gli interventi di nuova costruzione cioè unità a destinazione d’uso in proprietà a prezzi convenzionati, con vincolo quindicennale ad uso prima casa e divieto di alienazione di pari durata; i programmi per l’edilizia residenziale sociale.
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) nel preannunciare il voto contrario, ha spiegato: «Non sembra possibile comprendere se l’accordo sottoscritto tra il Comune di Genova e la Regione, nel maggio 2012, relativo alla realizzazione di interventi di edilizia popolare nel comune di Genova, siano o meno ricompreso nel nuovo programma. – ha detto – In particolare si prevedeva un intervento sociale a Begato che ha suscitato non poche perplessità. Si andrebbe verso la realizzazione di un ennesimo palazzone, quando ci sono centinaia di abitazioni fatiscenti, da ristrutturare. C’è l’urgenza di offrire alle famiglie alloggi non fatiscenti, intervenendo al più presto sull’esistente, su immobili già a disposizione».
Marco Melgrati (Pdl): «Il lavoro in commissione ha consentito di migliorare la legge, modificando una gabella illiberale imposta sulle nuove costruzioni che superano i 500 metri quadrati. Per questo motivo, nonostante siano stati bocciati gli emendamenti da me propositi in aula, il nostro atteggiamento sarà un po’ differente, rispetto al passato. In commissione, infatti, sono state accolte alcune istanze della minoranza, grazie alle quali non si penalizzeranno i piccoli Comuni dell’entroterra che potranno ridurre la quota del dieci per cento delle nuove costruzioni da destinare all’edilizia popolare. E’oltremodo necessario alleggerire la gabella imposta agli imprenditori in un momento grave del settore edilizia che lo scorso anno ha perduto tremila addetti in Liguria. Quella imposta è una gabella assurda che delega agli imprenditori un compito dello Stato ed in subordine della Regione, che è quello di assicurare la casa ai meno abbienti. La legge, grazie la lavoro fatto in commissione, è stata un po’ migliorata e questo motiva il nostro voto di astensione».
Maurizio Torterolo Lega Nord Liguria-Padania): «Sono stato artefice di alcuni emendamenti presentati in commissione e che in parte sono stati accolti. Uno degli emendamenti da noi presentati ed approvati, stabiliva il principio secondo cui il Consiglio comunale, con apposita delibera, possa stabilire la quota di Erp necessaria per il suo territorio. Abbiamo accolto con favore la riduzione del venti per cento delle nuove costruzioni da destinare all’edilizia residenziale, previsto dalla precedente norma. La quota fissa a nostro avviso non deve essere riferita a un singolo territorio, ma deve essere spalmata sul territorio regionale. Alcune zone non hanno necessità di una percentuale elevata, altre si. Abbiamo presentato, inoltre, altri emendamenti, che non sono stati approvati. In particolare un punto migliorabile è quello riguardante il limite dei 500 mq per SAU al di sopra del quale scatta l’obbligo di realizzare il dieci per cento di Erp o di monetizzarne il valore. Sarebbe il caso di innalzare tale limite a 1000 metri quadrati, così da lasciare fuori dagli obblighi costruttivi le piccole iniziative immobiliari che non hanno carattere speculativo e magari vedono l’aggregazione di piccoli proprietari, privati cittadini, che vorrebbero semplicemente costruire l’abitazione in cui vivere. Altrettanto importante è chiarire nel dettaglio normativo che la percentuale di Erp da realizzarsi o monetizzare venga calcolata esclusivamente per la parte eccedente i 500 metri quadrati».
Massimo Donzella (Noi con Claudio Burlando), relatore di maggioranza, ha rimarcato le novità del provvedimento: «E’ prevista la possibilità, e non più l’obbligo, per tutti i Comuni della Liguria, di adeguare il proprio Piano urbanistico comunale o piano regolatore generale con apposita variante urbanistica soggetta ad approvazione regionale, avente per oggetto la definizione delle scelte urbanistiche che rendano possibile l’attuazione della politica comunale per la casa in termini normativi e localizzativi. Si prevede inoltre la facoltà di disporre premialità di edificabilità residenziale, al fine di ottenere nell’intero territorio comunale una diversa dotazione di alloggi Erp e l’adozione, da parte dei Comuni che adottino la variante, di un documento di natura programmatica denominato “Documento attuativo per le politiche della casa”, che contiene anche previsioni di natura finanziaria, per consentire l’autonoma attuazione delle politiche per la casa nel territorio comunale. Si privilegia l’acquisto ed il recupero di alloggi esistenti: la quota da destinare all’edilizia popolare in questi casi non è più del dieci per cento, ma dell’otto per cento. La norma prevede, inoltre, a determinate condizioni, la possibilità di monetizzazione del valore corrispondente alla quota di edificabilità non trasformata, qualora non si proceda alla realizzazione di nuovi alloggi Erp da destinare al Comune o alla Regione. Da evidenziare che il legislatore vuole differenziare, su di una medesima area, diverse tipologie di insediamenti».
Gino Garibaldi (Pdl) ha sottolineato che questo testo migliora quello precedente: «E’ importante svincolare alcuni interventi, per rilanciare il settore dell’edilizia, fortemente in crisi e nel contempo dare una risposta a chi ha bisogno della casa. Non ci sono dubbi che questa legge migliora quella precedente, a mio avviso scellerata. Anche sa sarà opportuno lavorarci ancora. Per questo ritengo che l’atteggiamento più corretto sia quello dell’astensione. Monitoreremo l’attuazione della legge e nell’arco di una anno, chiederemo altre correzioni».
Matteo Rossi (Sel) ha ribattuto che la precedente legge a suo avviso «non era scellerata. Ma il tempo cambia molte cose. E’ cambiato il mondo». Ha quindi annunciato il suo voto favorevole
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) ha annunciato l’astensione del suo gruppo, rimarcando: «Ci sono aspetti positivi in questo testo, ma ci sono ancora esigenze disattese sul territorio. Questi elementi ci consigliano il voto di astensione. Vigileremo sugli effetti della legge».

Per facilitare la realizzazione di infrastrutture modificata la legge: “Programmi regionali d’intervento strategico”
All’unanimità è stato approvato il Disegno di Legge “modifiche alla legge regionale numero 39 del 3/12/2997 (Programmi regionali di intervento strategico (P.R.I.S) per agevolare la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali attraverso la ricerca della coesione territoriale e sociale)”.
Dopo il primo periodo di applicazione della legge regionale 3 dicembre 2007, numero 39, sono emerse esigenze di modifica che, pur mantenendo lo spirito e le finalità della legge, ne consentano una migliore e più estesa applicazione. Lo sforzo che è stato compiuto va nella direzione di ampliare le possibilità di utilizzo di tale strumento che si è rivelato efficace nel risolvere le problematiche della collettività e dei territori coinvolti dalla realizzazione delle opere infrastrutturali strategiche di interesse nazionale e delle opere infrastrutturali d’interesse statale e regionale.
E’ stato pertanto presentato dalla Giunta un disegno di legge di modifica della normativa in vigore che è stato ulteriormente emendato in Commissione e in Consiglio. Grazie anche a queste modifiche la legge ha ottenuto il consenso unanime.
Ampliamento delle finalità della legge: i P.R.I.S. individuano le soluzioni necessarie a garantire la sostenibilità delle scelte, a risolvere le problematiche della collettività e dei territori coinvolti dalla realizzazione non solo delle opere della legge obiettivo e di quelle relative alle infrastrutture regionali, ma di tutte le opere infrastrutturali strategiche di interesse nazionale e delle opere infrastrutturali d’interesse statale e regionale. È previsto Inoltre che i P.R.I.S. possano essere utilizzati per realizzare obiettivi di programmazione strategica integrata grazie anche a un maggiore coinvolgimento degli Enti locali. In particolare si contempla l’utilizzo da parte degli Enti locali di Programmi d’intervento analoghi da adottare negli ambiti territoriali interessati dalla realizzazione delle opere che sono di loro stretta competenza, ma di portata statale e regionale. Si rende obbligatorio, a seguito di un emendamento presentato in commissione, il coinvolgimento degli Enti locali anche per le opere strategiche di interesse nazionale e regionale. Altro elemento innovativo riguarda la previsione di porre in capo al soggetto attuatore dell’infrastruttura l’elaborazione della proposta del P.R.I.S., sentito il competente ente locale.
Tutela sociale dei residenti e delle attività economiche dimoranti in immobili incompatibili con la realizzazione delle infrastrutture
Si dispone che i locatari che perdono gli alloggi per effetto della realizzazione di un’opera pubblica, se chiedono di essere ricollocati in alloggi di ERP che non sono assegnabili per carente manutenzione, hanno diritto ad un’indennità (per spese di trasloco ed allaccio utenze, mentre all’Ente proprietario degli alloggi va un’indennità di 30 mila euro per la ristrutturazione e la messa a norma degli stessi. Tali importi sono indicizzabili e sono a carico del soggetto attuatore dell’opera.
I locatari residenti e dimoranti negli immobili incompatibili con la realizzazione di infrastrutture possono concorrere all’assegnazione degli alloggi di ERP purché in possesso dei requisiti previsti dalla normativa di settore, disponendo peraltro che la perdita dell’immobile è equiparata allo sfratto esecutivo. In caso di assegnazione, il soggetto attuatore dell’infrastruttura corrisponda delle indennità, anch’esse indicizzate, sia all’Ente proprietario dell’alloggio di ERP (30 mila euro) per la messa a disposizione dello stesso, che al locatario per spese ed allaccio utenze (10 mila euro).
Ulteriori garanzie di tutela sociale sono previste a favore dei soggetti residenti nonché delle attività economiche collocate in immobili incompatibili con la realizzazione delle infrastrutture, che pur non avendo i requisiti previsti dall’articolo 6 sono comunque in una situazione di disagio sociale per cui richiedono un intervento di tutela adeguato ed a cui il P.R.I.S. deve corrispondere.
Innovativa è poi una disposizione che prevede la corresponsione di un’indennità (40 mila euro) compensativa delle spese di trasloco e del fermo produttivo, da definire nel P.R.I.S., nei confronti delle micro, piccole e medie imprese. Nel caso di imprese che si trovino in situazioni di particolare complessità, ulteriori misure oltre a quelle previste dalla legge, nonché dalla normativa sugli espropri, sono da definirsi nell’Accordo per l’approvazione del P.R.I.S. Anche l’indennità prevista può essere definita in misura superiore a quella indicata.
Estensione del P.R.I.S. agli eventi calamitosi: al fine di contestualizzare tutte le casistiche di applicazione del P.R.I.S. si è ritenuto di inserire nella legge anche il contenuto dell’articolo 3 della legge regionale 8 novembre 2011, n. 30 (Misure urgenti per fronteggiare la grave emergenza a seguito degli eventi alluvionali nel territorio regionale) adottato in occasione dell’alluvione dello scorso anno, estendendo l’utilizzazione del P.R.I.S., anche alla realizzazione di opere urgenti necessarie a prevenire eventi calamitosi o per fare fronte alle conseguenze prodotte da detti eventi.
Massimo Donzella (Noi per Claudio Burlando) ha ricordato nella legge si sono volute estendere le garanzie anche agli enti locali. Rilevante l’introduzione della medesima procedura anche per gli eventi calamitosi. Inoltre la regia regionale viene accompagnata dalla concertazione con l’ente locale e con il soggetto attuatore anche attraverso la conferenza dei servizi. E’ stato poi introdotto un altro elemento a favore delle piccole e medie imprese: il contributo di 40 mila euro per le spese di localizzazione. Donzella ha detto che si tratta di «una legge molto utile per il nostro territorio e può essere approvata con consenso unanime».
Marco Melgrati (capogruppo Pdl) ha annunciato il proprio voto favorevole del suo gruppo.
Viste le modifiche apportate anche Renato Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) ha trasformato l’iniziale voto di astensione del suo gruppo in favorevole.
Ezio Chiesa (gruppo Misto-Liguria Viva) ha presentato un emendamento all’art 1 approvato all’unanimità a favore dei comuni. Quando sono soggetti attuatori hanno la possibilità di ridurre del 50% per cento le spese previste. Gino Garibaldi (Pdl) ha espresso qualche perplessità sull’importo della riduzione ma poi ha convenuto con la proposta. Anche Torterolo ha dichiarato l’accordo della Lega su tutte le cose che vanno a favore delle autonomie locali.
Antonino Miceli (Pd) ha presentato emendamenti (approvati anche dal Pdl) per estendere anche ai comuni vicini la possibilità di delocalizzazione in caso di realizzazione di grandi opere.
L’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita ha chiesto che la legge diventi applicabile d’urgenza. La proposta è stata accolta all’unanimità.

Mantenere le fermate sulla linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno (primo firmatario Sergio Scibilia del Pd) che “impegna la giunta a richiedere al presidente della Regione Piemonte, competente per la gestione della linea ferroviaria Ventimiglia-Cuneo, di prevedere nel nuovo orario invernale il mantenimento delle fermate liguri nelle stazioni di Olivetta San Michele, Airole e Bevera”.
Nel documento, dopo aver ribadito l’importanza strategica e la valenza internazionale della linea, si ricorda la mobilitazione dei cittadini liguri “in merito alla volontà della regione Piemonte di sopprimere, con l’entrata in vigore del nuovo orario invernale, le tre fermate in questione più altre fermate nel tratto francese.