Pensavamo che lo scandalo in salsa leccese degli “estimi catastali” fosse giunto finalmente al capolinea con quella che appariva come una scelta, almeno ufficiosa, di voler rinunciare alle impugnazioni avverso i ricorsi già vittoriosi dei contribuenti ed in ragione di un orientamento ormai pacifico della giurisprudenza di merito e quindi anche di legittimità.
In realtà, però così non è stato e, come risulta dalla recentissima ordinanza della Corte di Cassazione, la numero 13907/2019 pubblicata negli scorsi giorni, in relazione ad un giudizio nel quale due contribuenti erano difesi dall’avvocato Maurizio Villani, così non è. Ed imperterrita, l’Agenzia delle Entrate continua a subire sonore sconfitte anche innanzi ai giudici di legittimità su un argomento che pensavamo fosse archiviato. Il problema principale, però è che a tutt’oggi la Suprema Corte ha inteso compensare le spese di lite tra contribuenti e Agenzia delle Entrate con la conseguenza che, il Fisco non è disincentivato a continuare a “perdere” se non subisce anche una concreta perdita patrimoniale conseguente all’eventuale soccombenza. A questo punto, per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, è auspicabile che anche i giudici di piazza Cavour condannino alle spese l’Ufficio, in una vicenda consolidata anche nella giurisprudenza e che più e più volte non abbiamo lesinato di definire un vero e proprio scandalo.
Giovanni D’AGATA






