SEDUTA STRAORDINARIA CONVOCATA UNITAMENTE AL CONSIGLIO COMUNALE DI GENOVA.
Discussione sulle decisioni assunte da Finmeccanica sulla cessione degli asset del civile.
La seduta, a cui hanno assistito centinaia di lavoratori del gruppo Finmeccanica, si è conclusa con la votazione di un ordine del giorno, approvato all’unanimità dai consiglieri regionali e comunali, i quali “esprimono la netta contrarietà alla cessione di Ansaldo Sts e Ansaldo Energia e invitano il Governo ad agire tempestivamente su Finmeccanica affinché sospenda ogni decisione in merito alla vendita; sollecitano il Governo ad avviare un tavolo di confronto con le istituzioni e le parti sociali; auspicano che vengano evitate scelte irreversibili affrettate che possano creare problemi di tenuta industriale e occupazionaleâ€.
Il documento era stato elaborato prima degli ultimi sviluppi del caso Ilva.
La seduta è stata aperta da Giorgio Guerello, presidente del Consiglio comunale di Genova: «Questo Consiglio congiunto, di Comune e Regione, è un evento dovuto. Ringrazio il Presidente del consiglio regionale Rosario Montelone che ieri ci ha dato la possibilità di fare una riunione programmatoria».
Il presidente del Consiglio regionale Rosario Monteleone, dopo aver definito l’ordine dei lavori, ha salutato il presidente di Ascom e Camera di Commercio Paolo Odone e quello di Confindustria Genova Giovanni Calvini, che erano presenti in aula per chiedere un impegno delle istituzioni sul caso Ilva: «La loro presenza qui – ha detto Monteleone – rappresenta la forte preoccupazione da tutti condivisa per il caso Ilva, che è oramai diventato una questione drammatica. Invito quindi i due Consigli e le due Giunte ad occuparsi nel problema nel più breve tempo possibile. L’assemblea legislativa della Liguria affronterà la vicenda al più presto. Bisogna cercare di garantire occupazione e sviluppo».
La seduta è stata poi sospesa per attendere l’arrivo dei lavoratori.
Quando sono ripresi i lavori il dibattito è stato aperto da Claudio Nicolini, segretario provinciale della Fim Cisl: «La decisione assunta dal gruppo non porta alcun piano industriale, ma mira solo a ripianare i debiti. Qui parliamo di vendere due asset strategici per il sistema Italia e che sono aziende senza debiti». Nicolini ha ricordato che a Genova hanno assunto in sei anni oltre 1500 giovani e ha auspicato un «forte segnale politico» dalle istituzioni locali al Governo.
Antonio Caminito, coordinatore regionale di Fiom Cgil, dopo aver ricordato il recentissimo caso Ilva, ha aggiunto: «Siamo in presenza di un vuoto assoluto da parte del Governo per quanto riguarda le politiche industriali e oggi discutiamo di un vero delitto industriale perché Finmeccanica rischia di essere ridimensionata non solo nell’organico, ma anche nell’opportunità di sviluppo. Intanto Ilva ha interrotto le attività perché un magistrato ha deciso di sequestrare il corpo del reato. In questo paese, quindi, si discute di tutto meno che di lavoro e noi siamo qui, oggi,per difendere una ricchezza del nostro paese».
Antonio Apa, segretario provinciale Uilm, dopo aver criticato le nuove decisioni assunte dalla magistratura sull’impianto Ilva di Taranto, ha dichiarato: «Finmeccanica in un colpo solo ha fatto emergere debiti pregressi per oltre 3 miliardi di euro e in un primo momento ha dichiarato che la vendita era un’operazione di costo, in un secondo momento ha detto che si tratta di una nuova strategia industriale che mira a concentrare il gruppo sul settore militare. anche se il mondo avanza verso il settore civile. Insomma, non si capisce Finmeccanica dove vuole andare, al contrario l’Italia non può fare a meno di questi settori strategici».
I tre sindacalisti hanno lamentato la mancanza di un confronto con il Governo e hanno condiviso l’iniziativa assunta dal Consiglio regionale e comunale di Genova.
Il sindaco di Genova Marco Doria ha dichiarato: «Siamo qui per affrontate una questione fondamentale, quella di Finmeccanica mentre ne è esplosa un’altra altrettanto vitale per il nostro paese: quella dell’Ilva. Sono fatti estremamente negativi anche perché fanno parte di un processo in atto da tempo di un progressivo indebolimento della struttura industriale del paese. Un paese che, in un contesto di crisi generale, ha una capacità manifatturiera con punte di tenuta e di eccellenza. Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, infatti, rappresentano due elementi di forza: sono aziende sane, capaci di generare utili ma soprattutto lavoro, intelligenza, prodotti e ricerca, cose, queste ultime, ancora più importanti della loro capacità di fare utili». E ha aggiunto: «Finmeccanica ha compiuto la scelta di cedere l’asset civile e di mantenere solo quello militare: è una scelta che non condividiamo e lo abbiamo detto ufficialmente. Una scelta che si è sviluppata in assenza di una politica industriale da parte del governo e di perdurante mancanza di attenzione da parte del governo stesso al mondo del lavoro. Per quanto riguarda Ansaldo Energia sono in campo tante ipotesi di possibili acquirenti: noi non abbiamo simpatie e non vogliamo fare del provincialismo. Il nostro obiettivo è, semmai, muoverci affinché ci sia una prospettiva solida e credibile, però crediamo che il nostro paese abbia bisogno di grandi imprese che abbiano la testa e il cuore italiano».
Marco Doria è quindi intervenuto sulla vicenda del settore siderurgico: «Il caso Ilva ha analogie e differenze con queste vicende perché anche il settore siderurgico è strategico per il nostro paese. Come non si può fare a meno di produrre navi, treni e turbine, non si può fare a meno di produrre acciaio. E’ un’attività , questa, che non devono fare soltanto cinesi e indiani. La vicenda Ilva è, quindi, drammatica per le sue ricadute economiche e strategiche, ma anche perché vede in gioco due diritti essenziali: salute e lavoro, ed è sciagurato contrapporli: sono ugualmente tutelati dalla Costituzione. Una cosa è chiara: il risanamento ambientale è possibile solo se l’attività industriale prosegue. Se a Taranto l’attività si interrompesse, non avremmo alcun risanamento, ma solo un deserto industriale, inquinato. Solo macerie. Cosa dobbiamo fare, dunque? Molte cose diverse: assumere una posizione decisa, come nel caso Ansaldo, anche per Ilva, con atti solenni e una pressione costante realizzata in mille modi diversi, con intelligenza e fantasia. Credo, infine, che per Ilva, come per Ansaldo, serva un intervento del Governo: nel caso Ilva c’era stato un primo intervento seppure insufficiente, invece riscontro la latitanza del Governo sul caso Finmeccanica. Adesso, invece, serve un intervento del Governo che sia capace di fissare regole chiare. Questa vicenda non riguarda soltanto le aziende, ma la prospettiva del nostro Paese».
Il presidente della Giunta Claudio Burlando, dopo aver salutato i lavoratori e ringraziato i presidenti delle due Consigli, Monteleone e Guerello, ha iniziato il proprio intervento partendo dal più recente caso Ilva: «Abbiamo accolto la richiesta di convocazione dei Consigli congiunti qualche ora prima che esplodesse la questione Ilva ed è dunque inevitabile parlare di entrambe le vicende. Il Governo deve fare un decreto semplice, stabilendo che in tempi definiti e certi si effettui il risanamento, ma nel contempo si deve continuare a produrre, seppure a volumi ridotti. Chi ha fatto danni ambientali, chi ha corrotto deve essere chiamato a rispondere e pagare, ma considerare corpi del reato le bramme e i coils è assurdo perché quei prodotti sono frutto del lavoro dell’uomo e devono essere utilizzati, anche perché ormai non inquinano più. Giovedì, intanto, ci sarà un incontro a Roma. Io sono in contatto con il presidente della Puglia e, a tal proposito, voglio sottolineare che non si possono mettere in giro voci di contatti fra il presidente e l’azienda: ciascuno di noi può esser indagato, ma se così non è, non si può accusare un Presidente di Regione di avere rapporti con un’azienda mentre la stessa chiude. È un suo dovere farlo e vorrei esprimere in questa sede, a nome di tutti, solidarietà al presidente della Puglia. Nella vicenda Ilva sono accaduti fatti gravissimi, ma il prezzo non lo devono pagare 20 mila famiglie e, insieme a loro, tutto il Paese: con l’acciaio si fanno le navi, le macchine, gli elettrodomestici, l’acciaio è indispensabile alla nostra industria» Passando alla vicenda Ansaldo e Finmeccanica, Burlando ha aggiunto: «Ci sono aspetti che non possono andare bene: prima di tutto non c’è trasparenza. Se si vuole vendere un asset, si fa appello al mercato e si confrontano le offerte. Qui, invece, tutto quello che sappiamo lo veniamo a sapere da indiscrezioni. E della trattativa, che riguarda migliaia di addetti, si devono informare i lavoratori. E’ possibile che il Governo abbia aperto un tavolo su Fiat, che è un’azienda privata, e non lo abbia fatto su Finmeccanica e su Ansaldo? Poi c’è un tema più di fondo: ne abbiamo parlato con il ministro Passera, il ministro Grilli, il sottosegretario Catricalà , il presidente Zampini e altri soggetti. Si fa fatica a capire perché si vogliono vendere aziende che ottengono buoni risultati, e non quelle che vanno male. E, soprattutto, perché si vendono proprio i settori dei trasporti e dell’energia, mentre in tutti i paesi del mondo vi è una domanda di energia e di trasporti? Secondo alcune informazioni la vicenda sarebbe giunta al suo epilogo. A dire la verità mi pare che questo epilogo si allontani per STS. Non si parla di tempi strettissimi. Avendo messo insieme STS e Breda il pacchetto risulta indigesto. Ma c’è una questione: è possibile che in Italia si facciano bene strumenti altamente sofisticati come il segnalamento e non si riesca a produrre treni e carrozze? STS, nel suo settore, in questo momento rappresenta una delle migliori aziende del mondo, produce beni che vengono acquistati da 28 Paesi. In tutto il mondo è facile costruire treni, scatole di lamiera con motori dentro, ma è difficilissimo fare segnalamento. È possibile che un Paese come il nostro, bravissimo a fare segnalamento, non sappia costruire treni? Perché vogliamo toglierci la possibilità di mettere a posto Breda? Non è immaginabile che non siamo capaci di metterla a posto. Non si vuole mettere a posto, ma saremmo capaci di farlo. D’altronde quando dobbiamo vendere un sistema di metropolitana dobbiamo vendere carrozze, locomotori, treni e il sistema. Non può più vendere il sistema di segnalamento, la tecnologia, se non vende anche i treni. Ansaldo Energia, Ansaldo Sts Breda sono aziende con migliaia di dipendenti che producono beni importanti, perché non si mettono a posto? La verità è che non si vogliono mettere a posto, che si vuole usare questa occasione per fare soldi. A Genova e non solo a Genova 15 anni fa ci hanno chiesto dei sacrifici spiegandoci che andavano fatti per salvare Ansaldo Sts ed Ansaldo Energia. A causa di quel sacrificio vi sono lavoratori ancora senza lavoro. Ora si vuol proseguire sulla stessa linea: non si può fare così. Adesso – ha concluso – voglio dire una cosa pesante: io non sono sicuro che l’attuale management di Finmeccanica possa fare e gestire questo passaggio, che ne abbia l’autorevolezza. E’ un passaggio decisivo per questo Paese e deve essere concluso in un contesto politico diverso da questo. Mi rendo conto che ci sono i mercati, ma questo è un Governo che ha assunto su di sé un tratto, quello del risanamento finanziario del Paese, in cui l’attività produttiva è rimasta chiaramente ai confini. Il Governo si è dato un limite chiaro: non è entrato in queste vicende. Allora, faccia immediatamente un atto – uno solo – che passi la palla a un altro Governo, che consenta ad un diverso governo, un governo politico, di affrontare questo problema. Il processo in atto deve essere fermato: non per dilazionare le soluzioni, ma perché si deve consentire ad un governo politico di gestirlo».
In congedo: Quaini, Briano






