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Carlo Spinelli ( IDD ) denuncia alto rischio inquinamento in Basilicata

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La Basilicata uno dei luoghi più belli del nostro Paese che vede quest’anno un suo capoluogo di provincia, Matera, capitale europea della cultura.

Eppure questa parte d’Italia così bella ed accogliente la stiamo distruggendo piano piano a causa della presenza di siti altamente inquinanti che, con il favore anche delle assurde leggi emanate dai governi per favorire le grandi aziende, ancora oggi liberano le loro sostanze tossiche nell’aria o sversano i rifiuti altamente inquinanti nelle falde acquifere: “ Si parla molto dell’Ilva di Taranto, del TAP, della TAV ma passa in sordina ciò che sta accadendo in Basilicata –  a parlare è Carlo Spinelli responsabile nazionale per l’ambiente del movimento Italia dei Diritti fondato e presieduto da Antonello De Pierro – dove da anni è in corso un vero e proprio avvelenamento dell’aria e dell’acqua dei bacini idrici  a cause delle numerose emissioni e sversamenti di sostanze altamente tossiche. Inizio col dire che in questo una forte mano l’ha data il governo Berlusconi che nel 2002 ha eliminato dalle sostanze definite pericolose il Pet-coke autorizzandolo quindi per uso produttivo. Questo a favore di alcune grandi aziende  che preferiscono così usare il pet – coke per alimentare i propri forni essendo un materiale a basso costo. Ma cosa è il pet – coke?  Questo materiale – prosegue Spinelli – deriva dall’ultimo scarto del petrolio non a caso è conosciuto anche come feccia del petrolio e contiene sostanze come ossidi di zolfo e metalli pesanti ( cromo, nichel e vanadio ) pericolosissime per la salute dell’uomo che, in base al decreto dell’allora ministero della sanità ( adesso della salute ) del 28 Aprile 1997, rientra nelle sostanze che devono essere maneggiate con cura durante il carico, lo  scarico e il trasporto perché le eventuali polveri alzate se inalate porterebbero gravi rischi alla salute; però  il governo Berlusconi ( con il silenzio assenso della sinistra ) ha tolto il pet-coke appunto dalle sostanze pericolose ( legge 82 del 6 maggio 2002 art. 8 c. 1 f quarter ) rendendone così possibile la combustione con un guadagno economico per le aziende a scapito di problemi irreversibile per la salute umana. La convenienza economica del per-coke fa sì che questo materiale sia di gran lunga il combustibile più usato nei cementifici italiani e quelli che si trovano a Matera e Barile non fanno eccezione. Ma al di là dei cementifici – prosegue ancora l’esponente IDD – ci sono anche altri siti altamente inquinanti nel territorio lucano come ad esempio la Ferriera di Potenza che nel 2017 ha visto condannati alcuni suoi dirigenti ( il legale rappresentante ed il procuratore ) proprio per le emissioni che l’acciaieria liberava nell’aria. C’è da dire che è partito il progetto green steel che prevede la riconversione verde dell’impianto  che dovrebbe abbassare di molto l’emissione di sostante pericolose nell’aria ma sono previsti, su carta, almeno tre anni prima che il progetto venga realizzato; intanto le emissioni inquinanti continuano. C’è poi la fenice di San Nicola di Melfi ( ora gestita dalla Rendina ) sequestrata a luglio del 2018 con l’accusa di aver inquinato le falde acquifere con metalli pesanti. Lo stabilimento voluto nel 1991 dalla Fiat per la distruzione degli scarti di lavorazione dello stabilimento torinese  – prosegue Spinelli –  per anni ha lavorato senza che venissero rilevate le emissioni nell’aria e controllato il grado di inquinamento delle falde acquifere limitrofe. Solo nel 2009 si è scoperto che la perdita di alcune vasche di lavaggio ed il cattivo funzionamento del sistema fognario dello stabilimento avevano provocato un inquinamento idrico. Il tutto con il tacito benestare del ministero dell’ambiente  e degli organi preposti al controllo delle emissioni e delle analisi delle acque fino ad allora assenti. Solo nel 2014 il termodistruttore ha ricevuto l’autorizzazione A.I.A. con ben 130 restrizioni. Ma evidentemente qualcosa non ha funzionato se nel luglio del 2018 il sito è stato sequestrato. Per non parlare poi dell’Itrec di Rotondella – va avanti ancora Spinelli – impianto nucleare in fase di smantellamento che pare abbia scaricato in mare le acque contaminate provenienti dal trattamento delle barre di uranio, acque che raggiungevano il mar Jonio lungo una condotta lunga diversi chilometri senza essere state sottoposte ad alcun trattamento; e così in quel tratto di mare sono state trovate sostanze altamente tossiche come il cromo esavalente, corrosivo sulla pelle e per le mucose che porta a gravi danni a livello polmonare e il tricloroetilene  sostanza cancerogena di gruppo 1. Il sito è stato sequestrato nell’aprile del 2018 senza che questo provvedimento fermasse il processo di smantellamento dell’impianto che continua sotto stretta sorveglianza da parte della procura di Potenza per fare in modo che vengano prese le dovute precauzioni a tutela dell’ambiente e della salute umana. Ci sono poi i Sin ( siti di interesse nazionale ) di Tito e Val Basento che ancora oggi, dopo circa venti anni dalla loro individuazione, devono essere bonificati. A Tito scalo – va avanti ancora l’esponente IDD –  sono presenti vasche di fosfogessi residui delle attività di lavorazione di fertilizzanti e detergenti contenenti sostanze altamente pericolose un enorme discarica di fanghi industriali che ha contaminato le falde acquifere ed il torrente Tora. Le opere di bonifica ancora non sono iniziate è stata solo eretta una barriera tra la sorgente inquinante e l’area pubblica. In val Basento invece – è ancora Spinelli a parlare – sono state avviate solo alcune opere di bonifica, per altre invece sono ancora in atto le gare per l’assegnazione dei lavori. In questo caso il fattore inquinante è stato anche l’istallazione dei piezometri per la valutazione delle falde idriche; ebbene questi strumenti, non manutentati, sono diventati da controllori ad inquinanti loro stessi in quanto a contatto per lungo tempo con le falde acquifere. C’è da dire che, secondo il rapporto del progetto Sentieri dell’Istituto Superiore della Sanità ( ISS ) del luglio 2019, in questa zona si sono registrati eccessi di casi di mortalità e incidenza tumorale ( circa tre volte la media nazionale ) in particolar modo tra i giovani sotto i 29 anni. Chiudo questa disamina sull’inquinamento in Basilicata parlando del centro oli di Viggiano – prosegue Spinelli-  nel 2017 sono stati 13 gli indagati ed è stato eseguito  un arresto, un dirigente ENI, per inquinamento provocato da perdita di idrocarburi. L’inquinamento ha interessato 26.000 mq  di suolo e sottosuolo ed è stato contaminato  anche l’invaso del Pertusillo che fornisce acqua per il consumo umano alla regione Basilicata e a gran parte della Puglia. Nella zona sono aumentati i tumori allo stomaco, le leucemie e gli infarti. Questa è la situazione che si vive in Basilicata  una terra splendida che l’uomo sta letteralmente devastando andando a contaminare aria, acqua , suolo e sottosuolo diffondendo malattie, causando malformazioni e provocando morti tra la popolazione. Dobbiamo tutti insieme tutelare quello che è il diritto alla vita e alla salute – conclude Spinelli – iniziando da chi governa il Paese che dovrebbe emanare leggi a favore della tutela ambientale e non favorire la lavorazione e l’uso di sostanze altamente tossiche come il pet-coke. Far guadagnare le grandi industrie a scapito della salute umana è sbagliato e Italia dei Diritti è pronta ad intraprendere iniziative atte a sensibilizzare chi di competenza in modo che si possa intervenire per porre fine a questa moderna strage di innocenti”.