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NON SOLO GHIACCIO. IL PEDALE DI OMAR VINCE ANCHE NEL CENTRO ITALIA

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Di  Felice  firma  la  vittoria  della  prima  edizione  della  Terminillo  Ultra  Marathon  e  aggiunge  un  altro strepitoso podio alla sua già pluripremiata carriera da ultracycist.

Un percorso di 650 km che attraversa 4 regioni, Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche e si snoda su 12.000 km di dislivello.

L’INTERVISTA…

La prima  edizione  della  Terminillo  Ultra  Marathon  sarà  storicamente legata  al  tuo nome, una vittoria straordinaria, con un tempo di 22 ore e 22 minuti. Te l’aspettavi?

“Se da  un  lato  me lo auguravo, dall’altro ero  consapevole di non  avere una grandissima condizione atletica. Mi ero preparato, come al solito, al meglio per questa sfida ma dopo 9 mesi  trascorsi in giro per il mondo  senza  mai aver dedicato  il giusto  tempo al recupero,  sentivo  di  non  avere  le energie necessarie per affrontare una sfida così lunga e difficile”.

I momenti più difficili?

“Salendo  a  Campo  Imperatore,  luogo  dove  era  posto  il  primo  check  point,  proprio  alle  pendici  del Gran  Sasso,  avevo  iniziato  ad  avere  forti  problemi  digestivi.  Sono  stato  costretto  ad  una  sosta  di un’ora,  trovandomi  sul  punto  di  ritirarmi.  Solo  una  buona  dose  di  orgoglio  mi  ha  salvato  dal  farlo, ripartendo  e  cercando  di  arrivare  al  secondo  check  point,  raggiunto  non  senza  difficoltà,  e  con l’impossibilità  di mangiare  qualunque  cosa  di tipo solido,  dove ho iniziato a sentire che  il mio corpo iniziava  a  reagire  in  maniera  più  positiva  agli  stimoli.  Da  lì  in  poi  è  iniziata  la  rimonta  che  mi  ha consentito di vincere quasi inaspettatamente”.

Si può dire una vittoria in casa? Sono regioni che avevi già percorso in sella?

“L’organizzatore  mi  aveva  chiesto  di  suggerire  e  disegnare  un  tracciato  che  toccasse  proprio  alcune delle mie zone di allenamento abituali. Vincere in casa, tuttavia, non è mai semplice, soprattutto per la componente emotiva che può giocare brutti scherzi a livello emozionale”.

Il percorso della Terminillo Ultra Marathon si sviluppa anche su strade asfaltate  e  aperte  al traffico e su  sentieri  privi  di  frecce e cartelli.  Le  capacità  di  navigazione e  orientamento  diventano fondamentali in una gara di questo tipo. Quanto ti ha aiutato il tuo Suunto 9 in questa vittoria?

“Le  funzioni  più  utili  durante  una  gara  così  lunga  sono  sicuramente  quelle  legate  alla  frequenza cardiaca  e  al  tempo  trascorso  in  sella:  avere  sempre  sotto  gli  occhi  la  scansione  del  percorso  è fondamentale per poter reintegrare al meglio le energie spese e gestirle affinché si  riesca ad arrivare al traguardo”.

Una  manifestazione che  a  tre anni  dal  sisma  intendeva  portare un messaggio  di  speranza nelle   zone  terremotate.  Cosa  ha  colto  il  tuo  sguardo  di  questa  devastazione   e  come   hai sentito il supporto della gente?

“Il  passaggio  in  zone  così  desolate  e  ferite  è  qualcosa  di  surreale.  La  curiosità  della  gente  e  la malinconia  nei loro sguardi  era  un  misto  di emozioni che  ci ha accompagnato  durante  il passaggio nei piccoli borghi devastati dal  sisma, alcuni a tratti abbandonati. Qualcosa che deve far riflettere tutti noi  e   stimolare   la   discussione   affinché   il  problema   non   venga   dimenticato  anche  se  sono consapevole che è dalle istituzioni che deve partire l’aiuto più grande”.

Dopo  più  di  2500  km  tra  i  ghiacci  durante  la  #LaplandExtremeUnsupported  a  gennaio  e  la Alaska Limitless a marzo 2019 hai ancora voglia di sfidare temperature estreme sotto lo zero?

“È stata  una  stagione lunga  e  al tempo stesso  ricca di soddisfazioni che, però,  mi  sta  chiedendo  il conto  a  livello  mentale  e  in  parte  anche  fisico. L’inverno  è  alle  porte  e  io  ne  sto  attendendo  il  suo arrivo con trepidazione. Ma, prima, avrò bisogno di una vacanza che mi consenta di staccare un po’ la spina dalla quotidianità”.

Hai mai  pensato di declinare tutta la tua energia anche  ad altri sport? Qual è  il tuo rapporto con altre discipline?

“Mi  piace l’avventura e amo l’estremo in ogni sua forma anche se credo che, ognuno di noi, abbia la sua  forma  espressiva  ideale.  La  mia  è  senz’altro  la  bicicletta  anche  se  non  nascondo  un  velato amore  per la  corsa  che,  in  off  season,  utilizzo  per  variare  un  po’  l’attività.  Sicuramente  il  prossimo anno mi vedrete anche su percorsi meno asfaltati”.

Le prossime sfide?

“Ho un grosso progetto artico, di cui non posso ancora svelare nulla ma che, sicuramente, occuperà tutto  il  mio  inverno  e,  a  seguire,  sceglierò  nel  calendario  delle  gare  di  Ultracycling,  quelle  che stimoleranno maggiormente la mia fantasia”.

Cosa consiglieresti a chi aspira a diventare un ultracyclist?

“È  un  percorso  lungo  e  complicato,  dove  gli ostacoli sono  ad  ogni  svolta.  È  necessaria  una  forte passione  e  la  capacità  di  guardare  sempre  oltre  le  difficoltà.  Affidarsi   a  qualcuno,  soprattutto inizialmente,  in  grado  di  guidare  questo  percorso  è  fondamentale  anche  per  non  incappare  nelle conseguenze fisiche di sforzi così lunghi e protratti nel tempo”.

Dal  profilo  Facebook  di  fianco  alla foto della  vittoria  questo  commento:  “Ho  vinto  la  Terminillo  Ultra Marathon!  Questa  volta  le  braccia  al   cielo  non  sono  riuscito  ad  alzarle.  Non  so  se  sia  stata l’incredulità  o  l’essere  arrivato  quasi  stremato.  Ho  chiuso  la  testa  tra  le  braccia.  Vincere  cosi,  in rimonta  lo  avevo  già  fatto  in  passato.  Ma  farlo  dopo  aver  messo  un  piede  sulla  macchina dell’organizzazione  che  mi avrebbe dovuto riportare  alla base ha, per me, dell’incredibile. Mentre mi preparavo al ritiro, un’ora dopo essere rimasto  fermo in cima a  Campo Imperatore, alla time station, anziché  spogliarmi ho  iniziato  a  vestirmi inconsapevolmente  con i  cambi che  avevo a disposizione.  Finché quella voce, che spesso  mi ha portato a provare ad andare oltre i  miei limiti  apparenti,  mi ha suggerito  di risalire  in  sella.  Un’ora di  distacco,  diventata  40 minuti alla  time  station  successiva, poi 10 alla base di  Forca di Presta e il sorpasso in cima. Sapete la cosa più bella qual  è? Vedere quanto la testa e il cuore siano in grado, talvolta, di modificare i nostri limiti”.

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