
Esistono due scuole di pensiero contrapposte su come conciliare umanismo e trascendenza. Alcuni pensano che essi restino piani distinti, altri, che si possano in qualche modo conciliare. Francesco Guadagnuolo, avvalendosi della collaborazione di intellettuali di tutto il mondo, sviluppa una sua sensibilità particolare verso i temi sociali ed esistenziali.
Oggetto principale delle opere del Guadagnuolo è la vita; dalle azioni quotidiane alle problematiche sociali e all’etica-politica, diventano, le sue opere, comportamenti esistenziali e vitali perché testimoniano il cammino dell’uomo. Egli cerca, peraltro, di rigenerare un invito a riscattarsi dallo stato attuale, approdando alla trascendenza. L’ispirazione alla realtà è sempre stata di grande interesse per l’arte italiana, dal Rinascimento in poi, ha percorso vari secoli sino ad arrivare ai movimenti del ’900; pertanto se l’artista vuole conservare il senso profondo delle sue opere, deve concepire l’esperienza umana riuscendo a trasfigurarla per esprimerla nell’arte. Guadagnuolo cerca un’ ”arte totale” che inglobi in sé tutto lo scibile umano, per poter esprimere la condizione dell’uomo contemporaneo. Il Transrealismo di Guadagnuolo da questo punto di vista desidera afferrare successivi richiami oltre l’area del reale, non contentarsi di esporre quello che sembra in quanto realtà. In un altro mio recente saggio che ha suscitato nuovi interessi sul sacro tra filosofia e teologia nell’arte contemporanea trova espressione in due artisti a confronto: “Rouault e Guadagnuolo in un umanesimo sacro di Maritain e Guitton”, dunque, Maritain e Guitton avvicinano i due artisti. L’arte di Rouault era caratterizzata da una “indicibile pietà”; l’arte di Guadagnuolo passa dal religioso al trascendente, dal sovrumano al transrealismo religioso, riscoprendo una nuova verità dell’arte: la sua sacralità che totalizza il significato di tutta l’opera.
Un umanismo, quindi, pieno di sofferenza ma non privo di audacia. La capacità di collocare o ricollocare volti e personaggi fa sì, ad esempio, che Guadagnuolo sia riuscito a cogliere nella figura di Papa Wojtyla il grande personaggio spirituale che diventerà in seguito. Basti guardare i circa sessanta ritratti, che l’artista ha eseguito del Papa in questione, per cogliere nelle sue espressioni la sofferenza e l’intensità di una vita eccezionale. Non per niente il pittore Francesco Guadagnuolo è considerato uno dei maggiori artisti del rinnovamento iconografico dell’arte sacra, già ritrattista di Karol Wojtyla in tante occasioni del suo pontificato, grazie anche alla conoscenza personale col Pontefice. Nell’opera “L’urlo silenzioso” si ravvisa tutto il dolore della sua ultima apparizione, radicato nel corpo ma non nell’anima. “Dal quel grido muto del Papa – scrive il poeta Angelo Mundula – in cui sembra vi sia il rifiuto di tutto l’orrore del mondo (neppure Munch era riuscito a tanto)”. Appare, pertanto, in tutta la sua energia, l’impressione religiosa trascendentale-transreale, di un maestro abile nel trasfigurare l’afflizione per mezzo dell’arte. Il Papa rivive anche in un’altra opera dell’artista, dove egli è raffigurato con due volti contrapposti, ma dialetticamente sublimati dalla sofferenza. Specificamente in ambito religioso, i ritratti del Papa di Guadagnuolo sono stati considerati espressione di un’intensità tragica sì individuale ma inscindibile dalla sofferenza umana in generale. Ed è per questo che Guadagnuolo ha dato inizio ad una nuova immagine del ritratto papale. L’opera dell’artista resta, comunque, ancorata al reale; tanto che, in merito al suo sforzo di superamento di una tale realtà, si può ben continuare a parlare di Transrealismo: una tensione artistica, che contribuisca altresì a denunciare e indagare criticamente le storie celate nel mondo contemporaneo.
Nell’anno della Fede (2013) Guadagnuolo è stato protagonista di una mostra personale inedita, memorabile, di notevole originalità, si trattava della VI Mostra-Evento in Onore del Sommo Pontefice Sua Santità Papa Francesco presso la Cripta della Chiesa Pontificia di S. Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo con l’intervento del Cardinale Angelo Comastri, Presidente della Fabbrica di San Pietro. Guadagnuolo ha avuto l’idea di inserire nelle sue opere poesie autografe, non per illustrare il percepibile, ma al contrario un esperimento nuovo, una correlazione tra parola e immagine, una “multimedialità” Primordio-Verbo che diventa un tutt’uno nell’opera. Tra i tanti Poeti inseriti nella mostra-evento di Guadagnuolo, ricordiamo: Pino Blasone, Luca Canali, Erri De Luca, Anna Maria Farabbi, Marco Gal, Paolo Guzzi, Mario Luzi, Angelo Mundula, Alessandro Parronchi, Silvio Ramat.
Dunque, l’arte di Guadagnuolo, conserva, insieme all’energia spirituale dell’immagine, un’attinenza con la realtà letteraria-storica umana.
Inoltre, Guadagnuolo affronta il tema della perdita della vita, teso a interpretare il mistero dell’ “esistenza umana”: l’aspirazione al divino e il destino ultimo dell’uomo. Nel suo lavoro tra spirito e corpo, tra visione e tempo arriva al ciclo “Luoghi del Corpo”- viaggio nelle patologie delle creatività (1993), egli filosofa sulla sacralità del corpo e del corso della vita (principio immateriale dell’essere) e opera d’arte (forma–realtà tangibile) che non sono separati, ma interiormente essere in relazione. Guadagnuolo fa del corpo una nuova religione artistica. Una meditazione, questa, che porta Guadagnuolo su concetti esistenziali pervase di valori universali. Ed è per suddetto che lo storico dell’arte Renato Mammucari in uno dei suoi saggi ha messo a confronto Guadagnuolo con Damien Hirst, e Marc Quinn che affrontano il problema della morte anche se in maniera differente.
Per Guadagnuolo l’arte è sempre in rapporto con l’intimo dell’uomo, è qualcosa che appartiene all’artista e le sue opere sono la somma espressiva del pensiero di Guadagnuolo. Il segno che nasce fa parte del suo DNA, la grammatica compositiva è il tracciato logico-riflessivo della sua mente, il contenuto è l’esperienza della sua vita, pronta a cogliere ed intendere l’uomo. Egli ci sta comunicando qualcosa di veritiero sull’umanità. Tutto il lavoro di Guadagnuolo è da osservare come icona della società moderna che diventa, anche rappresentazione scenica della vita, dove divino e umano convivono, dove persino la politica – spesso, e purtroppo, oggi decaduta a un livello di miope o deleteria immanenza – possa invece tornare ad assumere un lungimirante valore nobile e di dignità autenticamente “globale” di conquista sociale.
Bonifacio Honnigs
Nell’immagine: Francesco Guadagnuolo – Corpus dell’umana salvezza 1997







