
Torno indietro con i ricordi a un 18 Aprile di molti anni fa. È il 1970, la città è Genova, l’occasione è un comizio politico dell’On. Giorgio Almirante, Segretario Nazionale del Movimento Sociale Italiano.
Il clima è ostile, si respira un’aria pesante; da diversi giorni la popolazione viene invitata a scendere per le strade per impedire lo svolgimento dell’evento organizzato in Piazza Verdi.
In piazza c’è anche Ugo Venturini.
Operaio, sposato, un bimbo piccolo, sindacalista Cisnal.
Nel tempo libero fa il volontario presso la Croce Rossa. Non è comunista, questa è la sua colpa, questa sarà la sua condanna.
Poche decine di minuti dall’inizio, e sui presenti vola di tutto, dai sassi a qualunque oggetto atto a ferire chi ha osato sfidare l'”obbligatorio pensiero” comunista:
SE NON PENSI COME NOI,
DIRITTI TU NON HAI!
Una bottiglietta di Coca Cola piena di terra vola, e termina la sua traiettoria colpendo Ugo Venturini alla testa.
È un attimo, la mano piena di sangue, l’ospedale.
Si scatena la guerriglia: a dare manforte agli aggressori arrivano i camalli del porto di Genova, fra i quali (forse?)si nasconde l’assassino del militante missino.
Già, ASSASSINO: perché Ugo combatte per dodici giorni: il Primo Maggio, il suo corpo si arrende all’infezione causata dalla sabbia di quell’arma improvvisata, e muore.
Doveva essere solo un comizio: invece, le guerriglie urbane dei rossi cambiano la storia e anche la vita di Ugo che se ne va, in cambio di una bottiglia di Coca Cola.
Gli effetti, negli anni, sono stati devastanti per la famiglia Venturini: la moglie si toglierà la vita, il figlio cadrà nella spirale della droga, conoscerà la durezza del carcere.
Distruggere una vita, spesso vuol dire dire distruggerne molte altre.
Ancora oggi gli assassini di questo ragazzo non hanno un nome, ancora oggi in questa tragedia la giustizia non è stata tale, ancora oggi abbiamo davanti una pagina di storia di cui qualcuno si dovrebbe vergognare.
E se mi vergogno per l’omertà mai dissipata sulla verità che Ugo meritava, una flebile speranza nel mio cuore si accende leggendo che l’omicida Claudio Colosio, condannato per l’assassinio di Sergio Ramelli, non farà più parte della Task Force di Regione Lombardia per la gestione della fase due del Covid19.
La sensibilità dimostrata dall’Assessore Gallera mi fa pensare che in questa Italia, molto a fatica, comincino ad esserci persone per cui rispetto, sensibilità e coerenza vadano oltre qualsiasi cosa.
Quell’incarico ad una persona condannata per aver massacrato a colpi di chiave inglese un ragazzo di 18 anni sarebbe stata l’ennesima ferita insanabile, sarebbe stato ucciderlo di nuovo.
Ugo Venturini e Sergio Ramelli, meritano, almeno ora, rispetto e commosso ricordo.
Angelo Vaccarezza






