
Pieve di Cento, Argelato, Emilia Romagna. 11 Maggio 1945. Un anniversario atroce, sette persone atrocemente torturate e assassinate per mano dei Partigiani Garibaldini della Brigata Paolo: i fratelli Dino, Emo, Augusto, Ida, Marino, Giuseppe, e Primo Govoni.
La guerra è finita, ma i Partigiani comunisti continuano senza sosta a compiere assassini guidati dell’unica regola della loro follia omicida.
È di tre giorni prima il rapimento e assassinio, sempre da parte loro, dopo un sommario giudizio da parte di un tribunale partigiano, di altre 12 persone.
Quel giorno la storia si ripete: ad uno ad uno, chi nella casa paterna, chi nelle proprie, vegono prelevati con la scusa di un semplice controllo di polizia. È l’inizio di una strage.
Il motivo scatenante di questa ferocia, l’accusa di appartenere alla RSI.
La punizione per questo sospetto, torture e linciaggio. Dei 7, solo uno venne ucciso con un’arma da fuoco.
Tutti gli altri, furono sottoposti a torture indicibili e strangolati con il filo del telefono dopo torture e sevizie durate ore.
La più giovane di loro, Ida, aveva vent’anni e non si occupava di politica.
Venne sequestrata mentre stava allattando la figlia di due mesi e brutalmente assassinata.
Quella dei sette fratelli Govoni è certamente una delle pagine più atroci della storia italiana.
Ma, chissà come mai, è una storia che non viene raccontata, ne insegnata nelle scuole.
Per loro non c’è un museo, non esistono visite per far conoscere ai ragazzi dove loro vissero e dove morirono.
Negli anni, migliaia i libri pubblicati che hanno come argomento la guerra civile; ma questa storia é stata menzionata si e no su dieci, nonostante sia l’emblema dell’atmosfera di terrore, violenza e intimidazione che regnava ovunque in quegli anni.
A strage terminata, i partigiani buttarono i corpi in un fossato anticarro e si rifiutarono di dire ai genitori dove fossero le spoglie.
Solo quattro anni dopo i responsabili vennero denunciati, ma nel frattempo erano stati messi al sicuro in Cecoslovacchia grazie all’aiuto logistico del Partito Comunista Italiano.
La prassi, dunque: difendere e coprire gli assassini, infamia nei comportamenti, colpire i più deboli.
Quel tribunale partigiano che ha giudicato colpevoli i fratelli Govoni, è frutto della vostra pazzia, della vostra rabbia, delle vostre frustrazioni e piccole smanie di potere. Ma fortunatamente, é solo una vergognosa pagina di un pessimo libro, che non esiste più.
L’inferno dove le vostre anime dannate stanno bruciando, è per voi finalmente, eterno.
Angelo Vaccarezza
Nella foto i fratelli Govoni







