L’unico libro pieno di strafalcioni
del resto siamo tutti troppo
IGNORANTI
di Roberto Ippolito
Prime presentazioni
12.02 – 19.00 ROMA Chiesa Ss. Celso e Giuliano via Banco di Santo Spirito
Intereverranno: Derrick De Kerckhove, Ivan Lo Bello, Tobias Piller, Andrea Vianello
Letture di Ilaria Parisella
16.02 – 17.30 VITERBO Libreria del Teatro
21.02 – 18.30 REGGIO EMILIA Libreria all’Arco
22.02 – 17.30 PARMA Museo Amedeo Bocchi Palazzo Sanvitale
23.02 – 17.00 LA SPEZIA Centro arte moderna e contemporanea Camec
Chiarelettere Principio Attivo pp. 192, euro 12,90
www.chiarelettere.it
PRETESTI di IGNORANTI
“La nostra priorità sarà la scuola.â€
François Hollande, 6 maggio 2012.
“Pur essendo proprietario della maggiore casa editrice italiana probabilmente da forse vent’anni non leggo un romanzo.â€
Silvio Berlusconi, 4 agosto 2003.
“Il sindaco dichiara lo stato di guerra.â€
Un candidato al concorso per funzionari di settimo livello nell’ufficio appalti a Orbetello.
Nessuno è ammesso all’orale.
“Io me ne avrei andato pure a pagando io.â€
Antonio Razzi durante la trasmissione “La Zanzaraâ€. Deputato eletto per due volte alla Camera con l’Italia dei valori, trasferitosi nel gruppo Popolo e territorio nel dicembre 2010.
“L’Italia non è il paese del Bentegodi.â€
Un consigliere comunale di Trento.
“Quasi un quiz su cinque è sbagliato… Con tante domande sbagliate, anche i bocciati sono tanti. I quiz di filosofia sono stati superati soltanto da 141 iscritti su 4239,
cioè il 3,3 per cento; in otto università , fra cui Milano e Trento, nessuno ci è riuscito.â€
Concorso per l’accesso al tirocinio di abilitazione all’insegnamento, 2012.
“Gli italiani fra i 25 e i 64 anni con al massimo la licenza di scuola media sono quasi la metà del totale… Solo Spagna, Portogallo e Malta hanno un dato peggiore.â€
“Nel parlamento italiano la percentuale di laureati è scesa dal 91,4 per cento della prima legislatura al 64,8 della quindicesima.
Una flessione di 27 punti percentuali, in controtendenza con le altre democrazie: negli Stati Uniti i laureati al Congresso superano il 94 per cento.â€
Jacopo Morelli, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria.
“Il 39 per cento degli italiani dai 16 ai 74 anni addirittura non ha mai adoperato il computer nel 2011. Solo romeni, bulgari e greci sono di meno rispetto al mediocre 61 per cento di utilizzatori italiani.â€
“Sei italiani su dieci con almeno 18 anni, cioè 28 milioni di persone, non hanno visitato nel 2010 un museo, un’area archeologica o una mostra.â€
Dati raccolti da Civita, associazione impegnata nel campo dei beni culturali.
“In dieci anni il bilancio del ministero dei Beni culturali è stato tagliato del 36,4 per cento, oltre un terzo.â€
Dopo la guerra lo Stato destinava alla cultura lo 0,8 per cento della spesa totale cioè il quadruplo di quanto investe oggi.
SCHEDA
Spesso esilarante per i casi raccontati, ma inquietante per lo scenario descritto, Ippolito svela quanto è somara l’Italia. Con nomi e cognomi il libro fornisce un campionario incredibile di assurdità : il sottosegretario che accusa il ministro di essere un “asino bardato da generaleâ€, la conduttrice che inciampa sugli accenti, deputati che parlano in modo inverosimile. Sorprendente? L’Italia è sempre in coda nelle classifiche per l’istruzione e la cultura. Lo confermano gli spropositi che si trovano nei temi della maturità , i pessimi risultati degli studenti nel confronto internazionale, gli errori nella formulazione delle domande ai concorsi: anche chi giudica sbaglia. E l’economia arretra. Il contrario di quanto avvenne negli anni del boom, quando l’innalzamento culturale accompagnò il miracolo. Oggi il 45,2 per cento ha al massimo la licenza media contro il 27,3 per cento dell’Europa.
Solo due italiani su quattro sono diplomati contro tre inglesi su quattro. L’Italia è avara: in Europa è ventiduesima per la quota di spesa pubblica destinata all’istruzione in rapporto al Pil. E al peggio non c’è mai fine per l’onda lunga dei tagli dell’era Berlusconi, ma anche per la scarsa sensibilità del governo tecnico di Monti. Nemmeno i privati si salvano. I confronti internazionali proposti ripetutamente nel libro certificano il disastro. Uno schiaffo per un paese come l’Italia, per secoli culla della cultura e dell’arte. Come si può tornare a crescere? Con l’istruzione e la cultura. Ma finché gli ignoranti occuperanno la politica non potrà esserci un reale cambiamento e un ritorno allo sviluppo. Solo il sapere può dare la scossa.
Roberto Ippolito (Napoli, 1951) ha pubblicato diversi libri di successo, tra cui EVASORI e IL BEL PAESE MALTRATTATO, entrambi per Bompiani. Ha curato a lungo l’economia per il quotidiano “La Stampa”. Ha diretto la comunicazione della Confindustria e le relazioni esterne della Luiss di Roma, dove ha anche insegnato alla Scuola superiore di giornalismo. Organizzatore di eventi culturali, è direttore scientifico del festival letterario “A tutto volume – Libri in festa a Ragusaâ€. www.robertoippolito.it






