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Della Bianca (Pdl)

Fusione San Martino/Ist

“La  fusione dell’Ospedale San Martino con l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro nelle intenzioni del Legislatore regionale – spiega la Della Bianca -, avrebbe dovuto costituire l’occasione e lo strumento per eliminare le ridondanze delle strutture assistenziali e di ricerca, per razionalizzare alla radice la struttura organizzativa del più grande polo assistenziale regionale, per rendere più efficiente la macchina assistenziale ed efficace l’assistenza ai cittadini. Purtroppo, alla luce delle ultime notizie riportate dai giornali, non voterei più favorevolmente sulla questione”.

 

La consigliera Della Bianca è sempre più convinta che il percorso di razionalizzazione che dovrebbe portare alla nuova struttura sanitaria della Liguria non sarà di alcun beneficio per i pazienti. 

 

“Questo nuovo ente nasce all’insegna dello spreco e non della razionalizzazione dei costi – continua la Della Bianca -. Ai tempi delle votazioni, l’allora Ministro della Salute spingeva su questo cambiamento. Adesso, mutando  il panorama politico a  livello nazionale, non credo questa sia la direzione giusta da seguire, poiché tutti i tasselli del difficile percorso di razionalizzazione sono destinati a cadere come  birilli”.

 

“Il Regolamento di Organizzazione e funzionamento  – spiega la Della Bianca – rappresenta la prima “impalcatura” attraverso la quale si attua la divisione del lavoro all’interno del nuovo ente, si definiscono le macrocompetenze, si disegnano i rapporti sinergici tra le unità di base (le cosiddette strutture complesse) all’interno dei dipartimenti. All’inizio di gennaio, a quattro mesi dalla propria costituzione, l’IRCCS San Martino-IST ha  adottato un primo documento “anticipatorio”  del vero e proprio Regolamento (deliberazione n.1/2012). Non si può prescindere dal formulare  alcune osservazioni di fondo e dal porre alcuni  doverosi interrogativi agli estensori del documento”.

 

Le osservazioni della consigliera sono queste:

 

“A oltre quattro mesi ci troviamo di fronte a un documento ancora grezzo e francamente banale. Anzitutto  è da notare che esso è stato adottato prescindendo dal parere obbligatorio del Consiglio di indirizzo e verifica dell’IRCCS, perché a tutt’oggi, fatto questo ancora più grave, questo non risulta ancora essere costituito. Se la legge regionale ha previsto il parere obbligatorio dell’organo di indirizzo (una sorta di cda) non si capisce perché anche questo atto “provvisorio”, “anticipatorio” sia stato emanato in dispregio di tale prescrizione (poteva avere una giustificazione nella immediata costituzione e non diversi mesi dopo) che non è solo formale e mira a garantire una visione collegiale che indirizza e compendia le decisioni dell’organo monocratico.

1.     Sia l’ex San Martino, sia l’ex Ist erano strutture convenzionate con l’Università di Genova per lo svolgimento integrato dell’attività clinica, didattica e di ricerca. E’ essenziale che la riorganizzazione dei due enti nel nuovo IRCCS avvenga contestualmente alla rinegoziazione della convenzione con l’Università di Genova. Questo già nel solco dell’esistente protocollo d’intesa Regione Università. Risulta un mini-accordo con il Rettore, ma nessuna sostanziale rinegoziazione o intento di rinegoziazione. Una quota delle inefficienze di Ist e San Martino dipendevano dal “distorto” rapporto con Unige. Nel nuovo IRCCS continuano a sussistere numerose duplicazioni o triplicazioni di unità operative  (unità ospedaliere e unità universitarie) che non hanno nessun senso e nessuna utilità.

2.     Continua a sussistere la impropria distinzione tra strutture ospedaliere, strutture ospedaliere a direzione universitaria e “strutture proprie della Facoltà”. Che cosa significa “struttura propria della Facoltà” ? Che tutti i fattori produttivi (tutto il personale, tutta l’infrastruttura) sono gestiti e sono sotto la responsabilità dell’Università che ne sopporta del pari i costi  ?

3.     Continuano a esistere  per tutte le strutture le denominazioni di origine degli enti in fusione, senza alcuno sforzo non solo di omogeneizzazione terminologica, ma di integrazione e coordinamento”.

 

“E allora sia  consentito rivolgere alcune  domande semplici agli estensori del documento – aggiunge la Della Bianca -, ammesso che le determinazioni del direttore generale siano il frutto di una propria autonomia gestionale e non la riproposizione di decisioni altrui,  viste le dichiarazioni rese dal medesimo alla stampa e in consiglio regionale”.

 

I quesiti della consigliera sono:

 

1.     E’ coerente con il piano di razionalizzazione la previsione di ben tre direzioni mediche di presidio che affiancano la direzione sanitaria e i suoi vice direttori ? Le direzioni di presidio hanno un senso per i presidi incardinati nella struttura di una asl . Quale ragione di essere all’interno della cittadella di San Martino che costituisce un unico presidio ?

2.     Qual è la giustificazione organizzativa che pone la struttura Psicologia clinica e Psicoterapia in staff alla Direzione generale ?

3.     Qual è la giustificazione organizzativa che pone la struttura semplice dipartimentale Medicina legale e coordinamento trapianti in staff alla Direzione generale ? Il direttore generale dell’IRCCS si occupa anche di trapianti ?

4.     Per quale motivo è stata proposta una struttura complessa “Gestione Istituti contabili e previdenziali” ?  Non è privo di logica prevedere una struttura complessa amministrativa di massimo livello per adempimenti amministrativi quasi del tutto vincolati e privi di discrezionalità? Può citare il direttore generale i casi negli irccs o nelle aziende ospedaliere italiane in cui è stata prevista una tale struttura, francamente di natura prossima alla  pura fantasia ?

5.     Su quali considerazioni epidemiologiche è sta proposta la riattivazione di una seconda struttura di cardiochirurgia ospedaliera, affiancata a quella universitaria già esistente

6.     Nel dipartimento di chirurgia sono state raccolte le strutture provenienti dai disciolti enti, ancora con le denominazioni di origine. Chiamare le cose con il nome appropriato è il primo passo per suddividere bene il lavoro. Può spiegare il direttore generale come sarà articolata la risposta gastroenterologico assistenziale  tra

a.     Chirurgia generale, funzionale e metabolica

b.     Patologia chirurgica ad indirizzo

c.      Oncologia chirurgica

d.     Chirurgia generale ad indirizzo oncologico e di urgenza ospedaliera

7.     Quale utilità e che senso hanno i doppioni di struttura:

a.     Clinica Urologia/Urologia

b.     Clinica Ostetrica e ginecologica/Ostetricia e ginecologia

c.      Anatomia patologica universitaria/Anatomia patologica

Perché non si è valutato l’accorpamento di detti reparti, tenendo presente che una medesima struttura può comunque svolgere tutte le funzioni richieste dall’integrazione ospedale-università (assistenza, didattica, ricerca)

8.     Qual è la motivazione sottesa alla proposta di  riattivazione di una struttura ospedaliera di Otorinolaringoiatria, da affiancare a quella universitaria ?

“La proposta di prevedere per UTIC (cardiologia) e CENTRO ICTUS (neurologia) l’alternanza tra strutture ospedaliere  e strutture universitarie lascia veramente perplessi – accusa la Della Bianca -. Può spiegare il direttore generale qual è il valore aggiunto di una tale proposta ? Sa indicare il direttore generale almeno un ospedale in Italia o all’estero  in cui l’assegnazione delle funzioni di utic e di centro ictus per periodi alternati tra strutture  diverse è praticata con successo?”

 

La consigliera si chiede:

 

1.     Nel dipartimento di Medicina interna sono previste le strutture “Clinica Dermatologica” e “Dermatologia sociale”. Il direttore generale conosce i volumi di attività della struttura “Dermatologia sociale” ? Ne conosce i costi/paziente ? La numerosità della casistica giustifica il mantenimento di una struttura complessa. ? Perché non si procede all’accorpamento delle due strutture ?

2.     Il direttore generale  riferisce di aver recepito l’odg del Consiglio regionale concernente lo sdoppiamento della Chirurgia generale a direzione universitaria (trapianti) in due strutture semplici ospedaliere dipartimentali una dedicata al trapianto di fegato, l’altra al trapianto di reni. E’ convinto il direttore generale che i ridotti volumi di attività delle singole strutture (in particolare per quanto riguarda i trapianti di fegato) siano comptibili con una gestione efficiente ? Sotto il profilo dell’efficacia come valuta il direttore generale l’andamento degli indicatori  sull’attività trapiantologia sul fegato dell’Ospedale San Martino rispetto ai principali centri accreditati in Italia ?Il direttore generale ne ha tenuto conto nella propria ipotesi di riorganizzazione ?

 

“I molti interrogativi che il documento licenziato dall’IRCCS  solleva e le gravi illogicità di cui è farcito – conclude la Della Bianca – dimostrano che il progetto di fusione, già debolissimo (anzi inesistente) in fase di progettazione, rischia di collassare ancor prima di avere attuazione.

Il documento presentato è semplicemente un “taglia e incolla” superficiale e generico delle strutture dei due enti fusi, senza alcun valore aggiunto, senza alcuno sforzo di reale integrazione e non offre effettive ipotesi progettuali, né provvisorie, né  anticipatorie”.

 

ROBERTA BOTTINO

ROBERTA BOTTINO