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Minerva – “La Levatrice” l’ultima opera di Giovanna Tanelli Bulbarelli

LA LEVATRICE

di Giovanna Tanelli Bulbarelli
Prefazione di Paola Bulbarelli

A un anno dalla scomparsa di Giovanna Tanelli Bulbarelli, esce in libreria, edito Minerva, La levatrice, sua ultima commovente opera che con rara sensibilità e delicatezza, racconta la bellezza, le stranezze e i drammi di un mestiere primordiale troppo spesso dimenticato, benché fondamentale e degno di lasciare traccia nella memoria collettiva a dispetto dello scorrere del tempo.

Le storie di donne ambientate nella prima metà del Ventesimo secolo, sono storie realmente accadute, storie di vita che, pagina dopo pagina, si animano per voce delle stesse protagoniste, accomunate da un profondo senso del dovere e dalla consapevolezza di dover difendere, con difficoltà e caparbietà, il proprio ruolo in una società dominata da quegli stessi uomini che hanno contribuito a far nascere.

“Queste donne erano avanti con l’età e avevano tante cose da ricordare. Da rivivere.” Questo il ricordo che ci lascia Giovanna Tanelli Bulbarelli nella sua commovente introduzione. “Seduta di fronte a loro, provavo la netta sensazione di essere al cospetto di persone determinate, coraggiose, traboccanti di una umanità che le aveva rese le principali confidenti, se non ‘seconde mamme’, delle varie puerpere che avevano assistito. Se poi toccavo l’argomento bambini, il loro volto si illuminava come se un leggero fascio di luce irradiasse quegli occhi stanchi.”

“Essere una levatrice significa essere tutto – spiega la figlia Paola Bulbarelli che ha curato la prefazione – infermiera, ginecologa, psicologa, pediatra. Perché in mille occasioni deve sapersela sbrigare da sé, affrontare situazioni a volte disperate, prendere decisioni drammatiche in manciate di secondi. E, soprattutto, deve essere capace di ascoltare, senza giudicare, ciò che le viene raccontato nella massima segretezza, alla stregua di un confessore.”

Un libro che è un atto d’amore, di rispetto e di riconoscenza per figure femminili che conquistano il lettore con la ricchezza e la profondità dei loro sentimenti.
La levatrice è una vera eroina di cui pochissimi, in letteratura, si sono occupati senza attribuirle quel riconoscimento professionale e sociale a dir poco doveroso. Eppure, una levatrice significa la sopravvivenza e l’armonia di intere comunità.

“Con un entusiasmo che le faceva orgogliosamente ringiovanire, parlavano dei lunghi anni di lavoro, delle creature che avevano fatto nascere, dei parti normali e di quelli tremendamente complicati. Descrivevano con una precisione prodigiosa gli avvenimenti che, aggirandosi attorno al travaglio, per fatalità o cattiva sorte, si erano resi incomprensibili, a volte addirittura crudeli, quindi indimenticabili. Perché, pensai, queste intricate vicende umane non devono essere conosciute? Ne sono nati quindici racconti. Storie vere, storie di vita.” Queste le parole conclusive dell’autrice Giovanna Tanelli Bulbarelli.

Giovanna Tanelli, in questo suo libro, ha ridato dignità a un mestiere nobile e, al contempo, istruttivo, doloroso e commovente. Ci ha insegnato che fare un bambino non è solo un atto d’amore. Ma, spesso, molto di più. Ci ha spiegato quanto sia faticoso essere donna in una società di uomini e quanto la vita sia da conquistare attimo dopo attimo.

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BIOGRAFIA

Giovanna Tanelli Bulbarelli, mantovana, ha rivelato il proprio talento per la scrittura, vincendo, nel 1950, a vent’anni, un concorso nazionale del mensile Novella, rivista di racconti dei migliori scrittori italiani. È stata correttrice di bozze e redattrice negli anni della sua attività alla Citem ̶ dapprima tipografia della Gazzetta di Mantova, di cui, fino agli anni ’80, fu società editrice ̶ confermando le sue qualità di scrittrice e di giornalista, senza peraltro mai diventarlo. Moglie di Rino Bulbarelli, storico direttore della Gazzetta di Mantova, ne ha incoraggiato e fatto proprie le ambizioni di carriera, condividendo, tra l’altro, con lui, l’invenzione dei mensili La donna mantovana, rivista di moda, cucina, arte e medicina, e Forza Mantova, incentrata sulle imprese della squadra di calcio biancorossa.
La dedizione alla famiglia e alla casa, frequentata, nei decenni, da letterati e politici, industriali e attori, principi e sceneggiatori, estimatori delle sue doti di brillante quanto riservata conversatrice e di cuoca sopraffina, non le hanno mai impedito di continuare a coltivare l’antica passione per la scrittura. Ha pubblicato libri di favole, di cucina e di storie legate alla sua infanzia, difficile ma intensa, trascorsa, come la sua vita, nel segno della dolcezza, dell’altruismo e del rispetto. Ricordando spesso un padre, Aurelio, che non ebbe la fortuna di avere accanto. Tecnico delle luci alla Scala di Milano, era stato costretto a darsi alla macchia perché militante delle forze clandestine antifasciste. Catturato nel 1943, veniva rinchiuso a San Vittore e, l’anno successivo, torturato e ucciso dai nazi-fascisti. Oggi è sepolto a Musocco nel campo 64, tra gli eroi di guerra.