La parola chiave usata dalla Guida Alpina e maestro di sci Robert Cecco per raccontare il suo viaggio appena realizzato in Namibia con Samuele Cavicchi, Carlo Trolese e Paolo Sartori è amicizia. Esordisce così l’ambassador Salomon classe 1985, descrivendo le due settimane nel deserto africano che sono state immancabilmente all’insegna dell’avventura e del wild. Si tratta, infatti, di una terra con caratteristiche molto lontane dai terreni soliti frequentati in montagna da una Guida Alpina. Una destinazione completamente diversa, un ambiente fuori dalla confort zone come racconta Robert: “Per un uomo di montagna, il deserto è sicuramente qualcosa di remoto, di sconosciuto”
L’idea del viaggio è nata per sfidare le sabbie del deserto e tentare un volo in parapendio con un lancio dalla duna ritenuta più alta al mondo, la Big Daddy, con un’altezza che varia dai 350 ai 400 metri, a seconda dei venti incessanti che smuovono quantità inenarrabili di granelli di sabbia.
L’itinerario ha visto diverse tappe da Sossusvlay, a Spitzkoppe, fino ai parchi naturali di Etosha, e Waterberg, per arrivare poi a Walvisbaai e alla Skeleton Coastnella parte settentrionale della Namibia.“La Namibia” continua l’ambassador “rappresenta sicuramente una meta fuori dagli schemi e offre un’ampia varietà di paesaggi dall’oceano al deserto, dalla savana alle montagne e una moltitudine di specie animali in riserve naturali: un viaggio tra elefanti, leoni e ogni sorta di animali selvatici dove il tempo sembra essersi fermato, dormendo sotto le stelle, attraversando terreni aspri e inquieti e con una nuova sfida ad ogni angolo che ha sicuramente messo alla prova la capacità di adattarsi ai limiti”.
Una sconfinata distesa di fine sabbia rossa in un susseguirsi di sfumature che vanno dal rosa al rosso arancio. La prima tappa a Sossusvlei dove si incontrano le dune nel deserto più alte del mondo: raggiungono fino a 400 metri e dalla cima regalano paesaggi di straordinaria bellezza dove lo sguardo si perde verso l’oceano: “L’obbiettivo che ci siamo prefissati” racconta Robert “era quello di lanciarsi dalla duna Big Daddy, da cui si gode semplicemente una vista mozzafiato a 360° del deserto della Namibia, di fianco ai resti di un lago che si è prosciugato. La duna è investita da venti forti a rapida rotazione che rendono l’impresa molto pericolosa a causa delle turbolenze che si creano l’impresa abbiamo dovuto occuparci del materiale prima di tutto, quindi un imbrago più leggero e meno ingombrante da alta montagna”.
“L’imbrago per volare occupa comunque molto spazio con la vela, le corde e tutto il materiale tecnico. Per quanto spazioso possa essere la 100 litri abbiamo comunque dovuto fare delle scelte altrimenti non avevamo abbastanza spazio anche per il materiale da arrampicata ed abbiamo deciso quindi di prendere un imbrago più leggero. Abbiamo quindi utilizzato un borsone Salomon da 100L in cui potesse starci dentro tutto il materiale da arrampicata, corda e moschettoni. Salomon ci ha accompagnati in questa avventura con una fornitura specifica, dai borsoni Outlife Duffel 100L e 45L alle felpe, dai pantaloncini corti e cappellini fino ai piumini, perché comunque l’escursione termica nel deserto è molto alta dai 37 gradi di giorno ai 5 gradi di notte, quindi dormivamo nel sacco a pelo vestiti proprio con i piumini. Ho utilizzato per tutto il viaggio le X ULTRA 4 per camminare e per ogni situazione, dalla salita sulla duna fino alle prove di volo stesse. Le X ULTRA 4 sono state uniche in ogni occasione, sul bagnato e sulla sabbia e il rinforzo a livello della caviglia è stato molto utile soprattutto sui terreni sconnessi. Il supporto maggiorato che vantano le X ULTRA 4 è sicuramente il valore aggiunto insieme al grip e alla mescola ottimale della gomma sotto”.
Robert descrive poi gli aspetti emozionali del viaggio insieme a quelli tecnici: “L’aspetto più sorprendente durante la parte di salita alla duna è stata la disidratazione. Sono altitudini e dislivelli in cui una guida alpina in condizioni normali non farebbe assolutamente fatica, ma qui si lotta contro il vento costante che mitiga il bisogno di bere e quindi è facile disidratarsi a causa delle temperature e bassa umidità. Bisogna considerare attentamente i venti forti e quindi le giornate e i momenti giusti per il volo, affinché tutte le condizioni possano essere ottimali, non bisogna affrontare il tutto con la foga di portare a termine l’impresa. Salire su una duna di sabbia inoltre è come tracciare sulla neve fresca: si può sprofondare quasi fino alle ginocchia, è come ripetere la falcata per tre volte”
Per i compagni di viaggio di Robert, tutti fotografi, gli obiettivi tutti puntati sul paesaggio estremamente affascinante della Deadvlei, un posto fuori dal mondo, in cui dominano il bianco del terreno salino dei corsi d’acqua inariditi, il rosso delle dune e l’azzurro del cielo, insieme agli alberi secchi, bruciati dal sole: “Abbiamo dormito nelle tende posizionate sulle macchine, sono tende che si aprono a libro. Dormire così ci ha fatto sentire sicuramente più tranquilli. Abbiamo avvistato alcuni serpenti, il deserto poi è pieno di specie di insetti uniche e di dimensioni molto grandi. Di notte si sentiva costantemente il rumore del vento”.
La seconda tappa a Spitzkoppe, un ambiente più vicino a quello di montagna: si tratta di una formazione montuosa costituita da diversi picchi granitici, con un dislivello pari a 600 m: “Abbiamo fatto Boulder sulle rocce più basse, 15 metri circa, e che abbiamo scalato una piccola via sul famoso arco con attrezzatura alpinistica. La roccia ha una conformazione particolare, è compatta, forte ma può rimanere in mano, è molto friabile, anche puntando i chiodi avevamo dubbi sulla tenuta, c’è comunque una percentuale molto alta di sabbia. Qui a Spitzkoppe abbiamo passato una giornata ed abbiamo fatto poi campeggio al lume di luna piena”.
La terza tappa ha visto poi i parchi naturali di Etosha, e Waterberg. Etosha è un parco naturale di una grandezza pari a 22.000 km quadrati circa, in cui rimanendo attentamente sempre in macchina – le guide consigliano accuratamente di non mettere fuori dai finestrini testa e braccia – si hanno degli incontri ravvicinati con leoni, elefanti che si avvicinano ai mezzi in modo non minaccioso, per poi arrivare a Waterberg, un parco privato, una riserva di rinoceronti bianchi orfani.
È stata poi la volta di Walvisbaai, una cittadina sulla costa da dove il gruppo è partito con un ultraleggero per ammirare lo spettacolare paesaggio che vede il deserto da una parte e le dune che finiscono per riversarsi nell’Oceano sulla meravigliosa Skeleton Coast, chiamata così proprio per i numerosi relitti di navi utilizzate durante le fasi coloniali dello sfruttamento intensivo delle miniere di diamanti. Uno spettacolo immenso per vastità, colori e meraviglia della natura.
Dall’impresa nascerà anche la produzione di un documentario ora in lavorazione che permetterà di sentire da vicino le meravigliose emozioni che questo viaggio in Namibia ha regalato al gruppo.
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